sabato 22 settembre 2012

Sono tutti obbligati a tollerarci?

Sono molto affezionato a Charlie Hebdo, un foglio satirico che forse mi ha insegnato più cose sulla Francia del serissimo Le Monde. Ammiro il coraggio dei suoi redattori, che a differenza di tanti anti-islamici da bar si sono sempre presi la responsabilità delle loro provocazioni, pagandone conseguenze molto concrete, quando un anno fa la loro sede andò a fuoco. E anche stavolta, come un anno fa, il loro Maometto mi ha fatto ridere.

Detto questo, vorrei cercare di spiegare perché ritengo che la scelta di Charlie Hebdo di continuare a pubblicare vignette sul profeta - per quanto legittima, e coraggiosa - sia inopportuna. Quando Charb, il direttore, ammonisce che  "Se si comincia a dire che non si può disegnare Maometto, in seguito non si potranno più disegnare i musulmani", indica un orizzonte che è semplicemente implausibile. Le manifestazioni di protesta inscenate nei giorni scorsi nei Paesi musulmani hanno coinvolto 'solo' alcune migliaia di persone: poche, confrontate con il miliardo di musulmani che ha semplicemente ignorato la cosa, e che in certi casi ha manifestato per motivi assai più seri - nel disinteresse dei nostri organi di stampa, che per un presidio anti-vignette si scomodano e per un corteo antigovernativo in Yemen no. In ogni caso, anche nei Paesi dove si è manifestato contro le satire maomettane, nessun governo ha appoggiato le proteste, e molti le hanno soffocate: in Pakistan la polizia ha sparato sui manifestanti e ne ha ucciso una decina o più. Se stavano protestando contro il nostro diritto occidentale di disegnare Maometto e burlarci di lui, possiamo dire che la polizia pakistana ha difeso il nostro diritto. Qualcuno ha voglia di festeggiare? (continua sull'Unita.it, H1t#145) (ora di là si commenta solo con facebook, o se preferite potete commentare qua).

Siamo liberi di disegnare qualsiasi cosa. Ma proprio questa libertà – teoricamente illimitata – mette in crisi una nozione fondamentale, senza la quale forse non riusciamo più a conoscere il mondo: il concetto di limite. Noi pretendiamo che non ci siano limiti alla nostra libertà: se qualcuno da qualche parte nel mondo non ci tollera, occorre costringerlo. Viceversa, noi non possiamo tollerare nessuna limitazione della nostra libertà. La satira deve ridere di tutto: se all’improvviso a quel “tutto” viene sottratta una sola unità (Maometto), il tutto frana all’improvviso e ci ritroviamo nella situazione opposta: non si può più raffigurare niente, non si può più ridere di niente.  Per Charb almeno le cose stanno così: si passa nel giro di una frase dal divieto di disegnare il profeta a quello di disegnare i suoi fedeli, “E poi non si potrà più disegnare cosa? I cani, i maiali? E poi? Gli esseri umani?” Eppure nessuno ha posto la questione in questi termini. Nessuno per ora ha proibito a nessuno di disegnare un musulmano, o un cane, o un maiale. Questa apocalisse della raffigurazione è l’angoscia che riempie il vuoto della nostra fantasia, che non sa più concepire un limite alla nostra libertà.
Torniamo a terra.  Nessuna libertà è illimitata. Ci sono sempre dei limiti storici e culturali, che ci sono imposti o che ci auto-imponiamo. Anche la televisione francese, una delle più libere del mondo, non trasmette film porno in chiaro. Magari in futuro succederà: ogni limite è tale perché è condiviso da una maggioranza che col tempo può dissolversi, o cambiare idea. Queste periodiche crisi delle vignette, che sarebbero ridicole se non facessero danni e morti, sono un banco di prova per l’umanità, che da qualche anno grazie a internet si ritrova a dover condividere una piazza comune, e ancora non sa bene come regolarsi. In una parte della piazza sono abituati a ridere di qualsiasi dio; in un’altra parte non la stanno prendendo bene, ma in ogni caso è chiaro che da qui in poi la piazza sarà una e una sola. Dovremo arrivare prima o poi a stabilire un minimo codice di comportamento. L’idea che va per la maggiore da noi è che tutti gli altri debbano tollerare la nostra libertà, anche a prezzo della loro vita. Mi dispiace, ma non mi sembra un’idea sostenibile.
Mi sembra più praticabile un sistema di tolleranze reciproche, in cui si accetta che ogni gruppo presente nella piazza abbia un margine di suscettibilità, un piccolo recinto sacro intorno ad alcune cose su cui sia inopportuno scherzare. Credo che sia anche l’unico sistema che ci tuteli, visto che in questa piazza non siamo la maggioranza – non lo siamo mai stati, e continuiamo a diminuire.http://leonardo.blogspot.com

11 commenti:

  1. se la polizia Pakistana ha difeso dei diplomatici o personale occidentale allora ha effettivamente difeso il nostro diritto.

    perché poi parli di voglia di festeggiare? qualcuno a Charlie Hebdò ha espresso questa posizione?

    vedi che anche tu usi strumenti polemici non correttissimi?

    per il resto hai ragione. non ci sono solo ragioni di diritto ma anche di opportunità. però deve restare cristallino come si possa criticare ma non proibire la libera espressione.

    RispondiElimina
  2. Ma se un giorno un gruppo di persone, più o meno cospicuo, si sentisse offeso dall'utilizzo occidentale delle minigonne, perchè queste sono vietate dalle loro usanze o credo religioso, noi ci dovremmo mai limitare? Leonardo forse risponde sì, io rispondo no. Punti di vista diversi, e finchè una legge del mio Stato non mi vieta di farlo io continuerò a portare la minigonna. E non importa che in realtà io sia un uomo.

    RispondiElimina
  3. Leonardo perdonali, che non capiscono quello che scrivi

    RispondiElimina
  4. 1) A parer mio(a differenza di quanto mi sembra pensare lei/mi sembri pensare tu) la liberta' satira/ liberta' di espressione del pensiero non ha uno scopo pedagogico.

    2) Come ampiamente detto da altri, l'insulto, ovvero il grado di suscettibilita' delle persone, non puo' essere un limite alla suddetta liberta', perche' non e' un criterio oggettivo. Lo sono molto di piu' la diffamazione, o la calunnia, o la lesione dell'immagine.

    3)Io non ho nulla in contrario a che un musulmano faccia satira su Gesu'. Questo deve essere il livello di paragone, un confronto tra opinioni. Non ci puo' essere nessun confronto tra chi critica a parole ( o magari anche con la promozione di una legge contro il vilipendio) una vignetta ritenuta offensiva, e chi dice "sai una cosa, se la pubblichi ti ammazzo"

    4) Che sia una minoranza a protestare "vivacemente" mi sembra un dato non centrale (almeno, secondo me). La cosa rilevante secondo me e' valutare quale sia il rispettivo peso politico della minoranza di fanatici e di quella dei musulmani che vogliono (non che accettano, che VOGLIONO) che il confronto avvenga sul piano delle idee e non su quello dei Kalashnikov

    Massimo

    RispondiElimina
  5. Mi sembra che per capire appieno la gente che si sente offesa dalle rappresentazioni di Maometto dovremmo provare a immaginare una situazione rovesciata, ossia una società potente dal punto di vista tecnologico che irrida alcuni nostri tabù.
    Farò due esempi.
    Primo esempio. In alcune società tribali, gli adolescenti partecipano a riti di iniziazione a sfondo sessuale; immaginiamo che una di queste società raggiunga un elevato livello tecnologico e inizi a produrre film e libri in cui si criticano gli occidentali in quanto non permettono ai propri adolescenti di partecipare ai riti d'iniziazione a sfondo sessuale.
    E' molto probabile che in tale situazione alcuni di noi si sentirebbero offesi, ci sarebbero manifestazioni davanti alle ambasciate del paese "tribale" e probabilmente qualche frangia di estrema destra cercherebbe di provocare scontri.
    Altro esempio. Negli USA è considerato normale condannare a morte chi si macchia di determinati crimini; immaginiamo adesso che una qualche civiltà praticante il cannibalismo rituale sia giunta ad un elevato livello tecnologico e inizi a produrre film in cui si criticano gli USA per il fatto che la parte lesa non si nutre del corpo del condannato a morte dopo che costui è stato giustiziato. Credete che la prenderemmo con spirito?
    Ecco, provate ad analizzare le vostre reazioni nei due esempi da me citati, e poi vediamo se continuate a sostenere che da noi "tutto è permesso perché siamo tolleranti".
    Un inciso, prima che la gente venga a manifestare sotto casa mia: anche io condanno entrambi gli esempi da me citati ;)

    RispondiElimina
  6. stronzate. il termine giusto è stronzate. e si confonde libertà con opportunità.
    una cosa inopportuna può essere o meno legale. io posso dire e fare mille cose che mettano a repentaglio la vita degli altri, ma (in alcuni casi) NON mi si può impedire.
    poi l'opportunità è un'altra cosa: se io vado vestito da pagliaccio a un funerale è possibile che qualcuno s'incazzi, ci mancherebbe. ma non è vietato, potrà essere sanzionabile il comportamento provocatorio, ecc. ma se mi si prende a bastonate il reato più grave son le bastonate
    sarei contrario perfino se (metti caso) un gruppo di nazisti cristiani (tipo chessò militia christi) si mettesse ad assaltare ambasciate tipo nigeria o di altri paesi che non proteggono adeguatamente i cristiani locali... in questo caso la polizia dovrebbe, con la forza, impedire l'assalto alle ambasciate, o no?
    in ogni caso NON farei decidere a una massa più o meno ampia di "stranieri bigotti" i limiti della libertà di espressione per i cittadini francesi (o statunitensi, o italiani, ecc.), mi pare che hanno costituzione e leggi proprio per questo

    RispondiElimina
  7. E nelle costituzioni e nelle leggi spesso c'è il reato di blasfemia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ma infatti io tenderei a distinguere tra un'azione giudiziaria e un assalto a un'ambasciata. come distinguo tra una critica e una pallottola (sto pensando a van gogh, per esempio)

      Elimina
  8. Come provocazione, è un buon pezzo, darà il via a un confronto acceso e spero interessante. Ma onestamente, credo che sia ora di finirla con questa faccenda che poverini, si offendono se si insulta Maometto, e quindi bruciano cose e linciano persone e si fanno sparare dalla polizia.
    Io personalmente ho rispetto per la fede religiosa del singolo, e non mi permetterei di andare a casa di un mussulmano per insultare Maometto o obbligarlo a mangiare prosciutto (ovunque sia la sua casa, pure qui in Italia). Ma non accetto la che declinazione di massa di una religione, che non è più una questione spirituale ma sociale, ponga limiti alla libertà di chi non è credente.
    Ricordiamoci che la visione di certe vignette su Maometto o di certi film di dubbia qualità non è stata imposta a nessun mussulmano. Se non sono interessati alla satira europea o al cattivo gusto, che girino al largo dai media dove possono imbattersi in questi materiali.
    Hebdo fa bene a difendere il diritto di satira ad oltranza.
    La chiave del problema è proprio questa: che Hebdo pubblichi ciò che vuole e che i mussulmani non comprino Hebdo.
    Leonardo, da te mi sarei aspettato una posizione meno di compromesso. E' giusto riflettere sulle conseguenze che una certa satira può provocare, ma non è giusto farsi tappare la bocca dalla minaccia della violenza di poche migliaia di idioti (idiozia non dipendente dalla religione). Si può discutere sul fatto che un giornale, ad esempio, decida con responsabilità di non pubblicare certe vignette in un dato momento - ma assolutamente non si può obbligare chiunque a rispettare questo limite con la forza.

    Ma alla fine, questa satira, che radici ha? Non ci rendiamo conto che sono proprio gli atteggiamenti intransigenti di certe minoranze mussulmane a screditare la loro religione e a solleticare questo tipo di satira?

    RispondiElimina
  9. A mio parere si stanno confondendo ambiti diversi.

    Le libertà individuali sono dei limiti imposti innanzitutto allo stato, in ogni caso a beneficio dei sigoli.
    Negli USA, la terra dei liberi, la costituzione garantisce a tutti i cittadini financo il diritto di inneggiare pubblicamente alla violenza.
    In teoria il limite è il cielo - in teoria; in pratica se vendi abbonamenti per la tv via cavo contenenti il canale delle news di Hezbollah finisci dritto in galera - ed il singolo tentativo di imporre un limite più basso è un attentato allo stato delle cose.

    La tolleranza è invece un principio, una ricetta - in competizione con altre ricette - che si può adottare, in maniera più o meno importante, in presenza di approcci o inclinazioni culturali differenti a livello di gruppi sociali. Si tratta di limiti che gruppi di individui si autoimpongono liberamente, ciascuno nell'interesse dei propri membri, in una sorta di do ut des.

    Per dirla barbaramente, hanno verso opposto: la tolleranza è qualcosa di attrattivo, mentre la libertà di espressione è centrifuga [questo, ovviamente, è solo uno dei modi di guardare alla cosa; come esempio nobile di questa meschina riflessione si pensi magari all'antitesi tra libertà e democrazia di cui parla spesso Canfora].

    Chi interviene in favore della (possibilità di) pubblicazione delle vignette o del (trailer del) film che canzona e/o semplicemente rappresenta il profeta non mi pare che invochi un presunto diritto ad essere tollerato [del resto tollerarsi è una scelta, un punto su cui si può convergere insieme alle altre parti, può ispirare il diritto ma non credo sia un diritto in senso stretto] ma il diritto di dire quello che vuole - che, ad esempio, in America tradizionalmente è considerata roba parecchio seria...

    RispondiElimina
  10. @vari (marcell_o, Riccardo Gatti, ecc...)
    Perchè diamo per scontato che cose simili non accadano già anche in Occidente?
    Prima fatemi riassumere quelle che secondo me sono le caratteristiche salienti di queste violenze:
    1) Sono state reazioni assolutamente esagerate (eufemismo). Per quanto un azione possa essere giudicata offensiva, la violenza non è mai accettabile come reazione
    2) Sono state perpetrate da una piccola parte dei mussulmani, fra l'indifferenza o, in alcuni casi, la condanna del resto della popolazione

    Sicuramente, da quello che so, non c'è mai stato nulla di simile nel mondo occidentale causato da satira nei confronti della religione, ma se guardiamo in altri ambiti ci sono, IMHO, episodi molto simili

    Un interessante paragone potrebbe essere fatto col movimento anti-abortista (anche se con alcune differenze):
    1)In America ci sono stati numerosi episodi di violenze (e anche omicidi, bombe, ecc...) comessi da esponenti del movimento anti-abortista http://en.wikipedia.org/wiki/Anti-abortion_violence
    2) Questi atti sono stati condannati da larga parte del movimento anti-abortista, ma la stessa cosa è successa anche con gli scontri di cui si parla nel pezzo

    Non ho fatto rierche approfondite, ma non mi stupirei di scoprire che, in altri contesti, possiamo trovare simili episodi di violenza anche in Italia (tipo, scontri fra opposte tifoserie, fomentati da qualche marginale offesa? Sicuramente ci sono stati, hanno mai portato alla morte di qualcuno?). Non rientrano nella stessa classe di reazioni violente e spropositate? Certo, bisogna sostituire a "Dio" la parola "calcio", ma più o meno è uguale.

    Questa non vuole essere una giustificazione in alcun modo per questi episodi di violenza: giudico dei cretini gli esaltati del movimento anti-abortista di cui sopra, così come le teste calde delle tifoserie.
    Però non consideriamoci "superiori" agli islamici, nè pensiamo che "da noi" queste cose non avvengono: magari non per la satira, ma capitano uguale.

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).