venerdì 28 dicembre 2012

Il pane e le rose e il single malt

La parte degli angeli (The Angels' Share), Ken Loach, 2012

Una volta, mille estati fa, all'officina di mio padre si fermò un camionista scozzese con un Tir in panne. Il rosso dei capelli proseguiva sul collo scottato. In un qualche modo riuscì a farsi capire dai miei - il mio inglese scolastico non fu di molto aiuto - e in capo a un paio di giorni se ne ripartì. Di lui rimase soltanto un bottiglione di un litro e mezzo di una cosa mai vista, un liquido arancio-ruggine, dimenticato nel nostri frigo - o forse lo aveva scambiato con del vino bianco credendo di farci anche un favore. La misteriosa sigla sull'etichetta ("IRN-BRU") sembrava alludere più a reagenti chimici che a una bibita frizzante. Ciononostante io e mio fratello provammo ad assaggiarla. Il primo sorso fugò ogni dubbio: era un reagente chimico. Oppure un crodino zuccherato. In ogni caso - decretammo dopo aver svuotato il litro e mezzo - era imbevibile.

Novecento estati più tardi mi ritrovai in Scozia immerso tra insegne che dicevano tutte IRN-BRU, IRN-BRU, sembrava che tutti fossero fieri di farti sapere che lì ti servivano il crodino zuccherato. Ne parlai con i miei ospiti e scoprii che il "ferro fermentato" (iron brew) non conteneva davvero ferro, macché, appena uno zerovirgolazero di citrato ferrico di ammonio... ed era la seconda bibita nazionale. "Tu ovviamente immagini qual è la prima".
"Veramente no qual è?"
"Lo scotch".

 Racconto questa storiellina per venire incontro allo spettatore italiano, che nell'ultimo film di Ken Loach sentirà parlare di costosissimi whisky pregiati. Per la verità cosa sia un whisky lo sappiamo più o meno tutti. Ma in un paio di scene i protagonisti si attaccano a dei bottiglioni di irn-bru: ecco, quella roba mi sa che la maggior parte degli spettatori qui da noi non l'ha mai vista né assaggiata. E invece è importante, ai fini della trama, sapere di che si tratta: che ha più o meno lo stesso colore di un nobile single malt, ma non potrebbe avere un sapore più diverso: è un bibitone dolciastro e plebeo, roba da camionisti arsi dal sole. Ed è tuttavia scozzesissimo, più scozzese dei kilt turistici che i personaggi indossano per mimetizzarsi mentre vanno verso le highlands a fare il colpo della vita in autostop. Credo che uno spettatore scozzese, di fronte al solo pensiero di un malt mill travasato in una bottiglia di... stop, non voglio raccontare la trama. Però secondo me, se non sai cos'è l'irn-bru, ti perdi un po' del divertimento (che continua su +eventi!)

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).