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martedì 31 gennaio 2012

Pedoprete è chi il pedoprete fa

Dai che ancora per due ore è gennaio, faccio in tempo a postare il mio fondamentale contributo sull'annosa questione: ma Don Giovanni Bosco non era per caso uno di quei preti pedofili?


Ma no. E comunque, che razza di domanda è? Sul Post, ovviamente.

lunedì 30 gennaio 2012

Nec minimo puella naso

Attenzione: a causa di un flame epico, non tutti i commenti sono visibili in questa pagina. Per leggere gli ultimi bisogna cliccare sulla scritta "carica altro..." che compare sotto il modulo dei commenti (non è molto visibile, lo so). Alcuni dei primi commenti sono per il momento non disponibili, ma spero di riuscire a ripristinarli. Scusate il diagio.


E l'antisemitometro s'impenna
Un altro esempio, preso dal sito di un giornalista che a queste cose ci tiene moltissimo. Michele Dau è il vicesegretario generale del Consiglio Nazionale dell´Economia e del Lavoro. Qualche mese fa, leggendo la Guida del Touring su Israele, incoccia in questa definizione: nello Yad Vashem di Gerusalemme sarebbe «narrata la storia della Shoah dal punto di vista degli ebrei».
«Visitando la straordinaria, e unica al mondo, ricostruzione storica, mi sono domandato il significato di quell'affermazione – denuncia nella missiva inviata a Renzo Gattegna, presidente dell´Ucei – e la mia indignazione è cresciuta, senza poter trovare una giustificazione accettabile di quella sottolineatura. Cosa si intenderebbe evidenziare? Forse che vi sarebbero altri punti di vista sulla Shoah?»
In effetti, se uno scrive "dal punto di vista", sembra voler lasciare intendere che ne siano consentiti altri. Peccato che ciò sia, a quanto pare, antisemita:
«E quali sarebbero gli altri punti di vista in qualche modo accettabili? Forse quelli dei movimenti dei neonazisti che si sono affacciati in Europa? O forse si intende lasciare aperta la strada alle interpretazioni negazioniste che vorrebbero se non cancellare del tutto i fatti, quanto meno limitarli a quantità minima senza una vera decisione dei nazisti [...] Comunque si voglia leggere quella frase è davvero lesiva della dignità della sofferenza atroce di milioni di persone».
Non so se è chiaro: l'espressione "punto di vista degli ebrei" è qui dichiarata lesiva della dignità della sofferenza atroce. Come se sulla Shoah fosse consentito avere più punti di vista. No. È lesivo il solo affermarlo. Se io scrivo "il punto di vista", ammetto che possano essercene più di uno; se ammetto che ce ne sia più di uno, lascio implicitamente intendere che anche i negazionisti ne abbiano uno accettabile: se io consento ai negazionisti di averne uno accettabile, evidentemente sono i miei amici, e quindi io sono un antisemita. Non fa una grinza. Non resta che rassegnarsi: la Shoah non è un fenomeno come gli altri, suscettibile di osservazioni differenti da differenti punti di vista. Non si può avere differenti punti di vista sulla Shoah. Non si può nemmeno avere "il" punto di vista degli ebrei, perché anche l'uso dell'articolo determinativo non può escludere che ce ne possano essere altri, e il solo pensiero è psicoreato. La Shoah, per farla breve, non si può più osservare: va messa in un'Arca e nascosta con le tendine, e chi le solleva probabilmente resterà fulminato, ma se lo meritava, brutto antisemita.

Antisemiti moderni: l'odiosa caricatura di W. Allen, by Stuart Hample
Siamo nel 2012, Bin Laden è morto e la guerra in Iraq è finita. Prima che riparta lì nei pressi, ce la facciamo a metterci d'accordo su una definizione ragionevole di antisemitismo? Secondo me non è così difficile. È antisemita chi odia gli ebrei. Chi ritiene che siano coinvolti in un complotto mondiale per qualsivoglia fine. Il mondo ne è pieno (di antisemiti) e a dire il vero non è che facciano molto per dissimulare il loro antisemitismo. Chi nega la Shoah di solito è un antisemita. Chi la rivendica è sicuramente un antisemita. Fascisti e nazisti sono quasi sempre antisemiti. Non c'è bisogno di processare le loro intenzioni per accorgersene, di solito non te lo mandano a dire. Non c'è bisogno di sottolineare certe ambiguità nelle loro guide turistiche, né di misurare l'ampiezza e l'inclinazione del naso nelle loro vignette.

Antisemiti moderni: il ributtante abuso di luoghi comuni nel Fagin di Will Eisner,
la AntiDefamation League è stata informata?
Sostenere che Vauro sia antisemita, ribadire che lo sia perché ha disegnato il naso di Fiamma Nirenstein in un certo modo, è al di là dei confini seppure sfumati del ridicolo. Cioè, io posso anche capire che un fatto eccezionale come la Shoah vada preso con le molle, e che persino l'espressione "punto di vista" possa destare l'allarme di chi si allarma un po' per professione. Ma il volto (tutt'altro che sgradevole) di Fiamma Nirenstein non è un fatto altrettanto eccezionale. Non più del volto di Maometto, che come il suo pretendiamo raffigurabile: e se il disegno è una caricatura, il naso potrebbe anche risultare un po' più grosso del normale, senza scomodare il nazismo per questo. Sì, è vero, anche i nazisti facevano le caricature. E i cartoni animati. E Hitler era vegetariano. E non tutti i vegetariani sono nazisti; Biancaneve e i Sette Nani non è un film nazista anche se faceva piangere il fuehrer; e il problema che abbiamo col nazismo non è la passione per le caricature, comune a dire il vero con tantissime culture; bensì la assai più censurabile tendenza a sterminare interi popoli e minoranze in nome di concetti in cui non crediamo come la purezza etnica eccetera. Se poi la Nirenstein ritiene di poterci dire che le vignette di Vauro fanno parte di un progetto più vasto, che parte dal disegno di un naso e arriva di nuovo ai forni e ai camini, si merita semplicemente che le si rida in faccia, quella faccia dal naso non piccolo.

E che dire di questo, cioè, ebrei=ratti, una vergogna,
roba da degenerati, ciò si dovrebbe bruciare nelle piazze.

sabato 28 gennaio 2012

Quanto son difettivi i sillogismi

A Tommaso d'Aquino è successo l'opposto che a San Paolo: anche lui a un certo punto ha visto qualcosa che lo ha turbato e sconvolto, ma da quel momento in poi non ha più scritto niente.


O forse era solo stanco, scrivere a quei tempi era faticoso, mica come adesso che basta pestar cazzate su una tastiera wireless. Il filosofo di paglia si legge e si glossa sul Post, astenersi averroisti e neoplatonici, brutte merdacce.

giovedì 26 gennaio 2012

Dove comincia il tuo naso?

Non è una domanda retorica, sul serio, dove? Per colpa di Facci, e di Vauro, e di Peppino Caldarola, mi è capitato di passare alcuni preziosi minuti della mia vita a contemplare foto di Fiamma Nirenstein per capire che naso avesse veramente. Senza neanche riuscirci, peraltro.


Vi sembra un bel modo di prepararsi al Giorno della Memoria? A me non sembra un bel modo. Vauro e il naso di Fiamma si legge sulla nuova, fiammante, Unita.it, e si commenta laggiù, possibilmente senza fare troppo gli antisemiti che ci ho famiglia, grazie.

mercoledì 25 gennaio 2012

Il nostro uomo a Damasco

Il cristianesimo, in effetti, non comincia il 25 dicembre, ma verso il 25 gennaio, quando un ebreo che forse non era ebreo arriva accecato a Damasco e si mette in contatto con dei cristiani che non sanno ancora bene d'essere cristiani. Insomma, sotto i migliori auspici.


Sul Post si parla della Conversione di San Paolo, un giorno che ha cambiato la vita di tutti noi, in particolare dei prepuzi di tutti noi. Non mi sembra un particolare da nulla.

martedì 24 gennaio 2012

I blog, ehm, ecco

Stanotte a mezzanotte (cari amici della notte) su wr8.rai.it c'è un intervista a me stesso medesimo; così chi si sentisse in crisi di astinenza può finalmente sapere cosa ne penso dei blog, del rapporto tra blog e giornalismo, tra blog e social network, eccetera. Che non fraintendetemi, gli intervistatori in generale sono gentilissimi a venirmi ancora a cercare, e fanno benissimo a farmi le stesse domande, visto che io continuo a fare più o meno le stesse cose.



Io nel frattempo sto lavorando sulle pause, cioè cerco di farne sempre di meno, chissà che in un'altra decina d'anni di applicazione io non diventi un intervistato affabile, uno che fa anche piacere ascoltare quando parla, hai presente. Se a mezzanotte avete altro da fare (buon divertimento), la trasmissione replica alle sei del mattino, e poi a mezzogiorno, e poi alle 18, e poi troverò modo di linkarvi il podcast, insomma arrendetevi.

UPDATE: Ecco il podcast.

sabato 21 gennaio 2012

Da porcospino a icona gay

Se sarete così gentili da perdonare il mio omofobico ritardo, sul Post c'è il pezzo su San Sebastiano (20 gennaio), il protettore dei vigili urbani e degli appestati, di cui si sussurra in giro che abbia anche qualche riguardo per i gay. Son tutte chiacchiere messe in giro tra Rinascimento e '800, lui in realtà non ha fatto niente...


...A parte offrire il torso a frecce tutt'altro che metaforiche. Comunque se avete notizie più precise, potete commentare sul Post. Alla prossima.

mercoledì 18 gennaio 2012

Back to Severgninia

La terra delle metafore

Magari ci sono altri Paesi là fuori - almeno io voglio sperare che ci siano - Paesi qualsiasi, anormali o più semplicemente imperfetti, dove tra tante navi che ogni giorno tornano a un porto senza intoppi, ce n'è una ogni tanto che cola a picco in circostanze non chiare, lentamente: così che c'è tutto il tempo per i cronisti di accorrere sul posto, o fare ricerche serie sui precedenti della compagnia, degli ufficiali, se la nave aveva avuto altri incidenti in passato eccetera. Intanto i soccorsi procedono, si contano le vittime, le circostanze si chiariscono sempre più, si fa un processo, i quotidiani ne parlano. Magari qualcuno decide di schierarsi contro il comandante, appoggiando le tesi di chi ritiene il suo atteggiamento criminale; altri invece (anche solo per cercare di dire qualcosa di diverso, che è un impulso istintivo del commentatore) si domanderanno se non sia il caso di allargare il quadro, e magari troveranno storie collaterali, che arricchiranno effettivamente la conoscenza collettiva dei fatti. Io credo, voglio credere, che in altri Paesi funzioni davvero così. Ma non nel mio, che si chiama Severgninia.

In questo Paese, se una nave cola a picco, per le prime dodici ore i cronisti non si preoccupano troppo di documentare la cosa: tanto c'è twitter, e per i telegiornali c'è youtube con tutti i filmati di repertorio che vuoi, puoi anche mandare un naufragio di qualche anno fa, nessuno farà caso alla differenza. Nel frattempo le nostre penne da prima pagina non è che stiano a giocare al solitario, anche se da fuori sembrerebbe così: in realtà stanno elaborando. Fuori c'è una nave che sprofonda, sì, un equipaggio che cerca di salvare i passeggeri, sì, e sarebbe anche interessante parlarne, se al pubblico interessasse questo, ma al pubblico non interessa questo, bensì, ci credereste? le metafore. I lettori di giornali nel mio Paese ne vanno matti, si può dire che li comprino esclusivamente per le metafore, e così, capite, i giornalisti sono costretti a dargliene. Loro magari vorrebbero parlare della nave che affonda, ma riescono a metterla in prima pagina solo se precisano che è una metafora del Paese incagliato e alla deriva. Che ci volete fare, a Severgninia è così. Non erano nemmeno finiti i soccorsi, e già si leggevano colonnine sulla metafora del Paese incagliato e alla deriva. Evidentemente ci interessano, sennò non ce le scriverebbero. D'altro canto, una metafora così delicata, così sofisticata, quando ti si ripresenta. Ehi, la sapete la novità? Il nostro Paese è incagliato e alla deriva.

(Ma parla per te, @coglione)
C'è un comandante che, da quel che abbiamo visto e sentito, ha dato prova di un atteggiamento irresponsabile e quasi criminale. Magari domani emergeranno prove che lo scagioneranno, lo riabiliteranno, magari si scoprirà che con la sua manovra ha salvato migliaia di persone, non lo so. Non me ne intendo. In altri Paesi parleremmo di lui, litigheremmo su di lui, per giorni e giorni. Non a Severgninia. A Severgninia riusciamo a parlare di lui per pochi secondi, poi diventa immediatamente qualcos'altro. Una metafora (e ti pareva). Dell'Italia e degli italiani - pardon, della Severgninia e dei severgniniani. Ha fatto una manovra pericolosa? Perché noi severgniniani siamo fatti così, chi di noi non è mai stato tentato di passare vicino agli scogli mentre manovra una nave da crociera. Ha minimizzato il rischio e il disastro? Tipico di noi severgniniani, avanti, confessate: stamattina il termometro segnava meno uno e siete partiti senza catene, tali e quali il comandante. Lui scappa dalla nave che affonda, noi ci diamo malati per non andare a trovare la suocera, una faccia una razza. Gramellini si guarda allo specchio e vede il comandante, ecco perché è interessante il comandante: perché ci aiuta a cogliere qualche sfaccettatura del carattere di Gramellini. Se ce l'abbiamo con lui è soltanto perché ce l'abbiamo con noi stessi. O pensavate che ce l'avessimo con lui perché affonda le navi e scappa? No, macché. Ce l'abbiamo solo con noi stessi, noi severgniniani siamo fatti così. Viviamo nel nostro ombelico e ci lamentiamo della lanugine tutto il tempo.

Avete parlato del Titanic, per inciso complimenti, non è da tutti saper pescare riferimenti storici così originali. Ma appunto, quando sprofondò il Titanic, che voi sappiate i giornali sulle due sponde dell'Atlantico si riempirono di elzeviri sul carattere sfrontato e improvvido degli anglosassoni? Sarebbe valsa la pena di scriverli? Sarebbe valsa la pena di leggerli?

Viene divulgata una telefonata tra il comandante e la capitaneria di porto. Sarebbe molto interessante anche se riguardasse un incidente della marina mercantile, ma in realtà ormai si è capito che parla di noi, la capitaneria di porto è nostro padre, o Mario Monti, o il nostro superego, o le tre cose insieme, mentre invece il comandante è Berlusconi, ma è anche un po' tutti noi, che manovriamo navi da crociera come quando facevamo le penne in motorino, che ci vuoi fare, cambiarci è inutile, lo dice anche la pubblicità della schiuma da barba.

Siamo severgniniani. Tutto quello che succede, ha senso soltanto se è il primo termine di una metafora di cui noi siamo il secondo. Tutto è interessante, a patto che parli di noi, della nostra storia e dei nostri difetti che sono così tanti che le metafore non ci bastano mai - ci vogliono più alluvioni, più terremoti, più naufragi, più dirette di Mentana.

A me poi Severgnini sta mediamente simpatico, e onestamente non so neanche cos'abbia scritto sulla tragedia in questione. Non ce l'ho con lui, diciamo che me ne basterebbe uno solo, ecco. E un altro migliaio sui blog, dove non danno fastidio, per esempio adesso sto severgninizzando al quadrato, ma mica mi pagano. Quello che mi atterrisce, quello che mi atterra proprio, è il severgninismo fatto sistema, la riduzione di ogni evento a metafora per cui se ti capita di affondare una nave non è colpa tua, ma di tutto un popolo, una cultura, una storia che ti hanno portato a manovrare vicino agli scogli, povero capro espiatorio di tutti gli italiani che la mattina non allacciano le cinture. Ecco, secondo me altrove non è così. Spero non sia così. Voglio crederci, che non tutto il mondo è Severgninia.

martedì 17 gennaio 2012

Di anacoreti e porci

Oggi è Sant'Antonio non-di-Padova, l'eremita, che viveva nel deserto ed è diventato patrono degli animali di cortile, ma anche un po' del surrealismo.


E siccome su di lui ho già preso topiche clamorose, sul Post è intervenuta l'esperta mondiale. Mica un blog di cani e porci, è il caso di dire.

domenica 15 gennaio 2012

Don't feed the Pannella

Allora, di quelli che sputano addosso a Marco Pannella, di persona o su facebook, o sul sito dei Radicali, o dovunque, sappiamo già cosa pensare: vergogna, villani, un uomo anziano, dopotutto ci ha le sue idee, senza di lui avremmo divorziato e abortito ugualmente ma ci saremmo divertiti meno eccetera.



Ma cosa pensare invece di Marco Pannella che va in un corteo apposta per farsi sputare, e poi carica il video su internet? Dei suoi seguaci che passano ore a collezionare i commenti infamanti sul suo profilo facebook e poi li recitano, ci montano un video, scelgono il Bolero di Ravel come sottofondo manco fosse la vhs di un bukkake, lo caricano su youtube, ne approfittano per una riflessione su internet e la democrazia? Che fenomeno è esattamente? Secondo me è un fenomeno interessante. La politica come prosecuzione del trolling con altri mezzi. Pannella e il Partito dei Troll si legge e si commenta sull'Unita.it (ma diciamo che si commenta anche qua sotto, vah. H1t#109).

mercoledì 11 gennaio 2012

Certi gatti sono più bigi di altri

Ma voi mettetevi nelle squame del direttore del Giornale, che finalmente aveva trovato la campagna giusta, e probabilmente pregustava di farci prime pagine su prime pagine, Malinconico Dimissioni, Malinconico Vergogna!, Malinconico ancora lì? Gli ozi di Malinconico... più tutti i più vieti giochi di parole che il triste cognome può suggerire al fantasioso titolista, insomma immaginatevi l'eccitazione, l'entusiasmo, il brio col quale si stava apprestando a scrivere per cinquanta giorni in cinquanta diversi modi "chi non ha mai peccato scagli la prima pietra"...


...e invece al primo titolo, Malinconico che fa? Si dimette davvero. E adesso? Ci si ributta su Fini, ovviamente. Le dimissioni che spiazzano Sallusti (e Ferrara) si leggono sull'Unita.it e si commentano là (H1t#108).

venerdì 6 gennaio 2012

Né tre, né re, né magi

Non solo, ma lo vedete questo ragazzo qui sotto, e questo cane? Ecco, non esistono. Non sono mai esistiti.
Revisionismo storico, sul Post! Oro incenso e kryptonite per tutti! (Tranne per i giuslavoristi, per loro ho solo carbone, mi spiace).

mercoledì 4 gennaio 2012

Lettera a un vecchio Ichino

Insomma capita che la mia letterina (ina ina) al giovane ichino con la i minuscola abbia fatto il botto sull'Unità. Capita che l'abbia letta anche il professore Ichino con la I maiuscola, che a differenza di Renzi(*) l'Unità la legge ancora. Capita che non vi si sia riconosciuto - e giustamente. E così mi ha risposto, il giuslavorista. Perché di Ichino si possono dire cose brutte, ma se lo tirano in ballo lui risponde. Risponde anche ai bruchi, ai vermi e a me.




E allora io gli ho chiesto scusa. Più o meno. Sull'Unità. (H1t#107). E si commenta là.

(*) via Soncini.

domenica 1 gennaio 2012

San Silvestro non c'era, o dormiva

A Si', chette serve?
Non è un Papa da veglioni. Non è neanche un Papa da donazioni. Un Papa che indicono il concilio di Nicea e lui manco si presenta. Effettivamente, Silvestro è famoso soprattutto per le cose incredibili che non ha fatto. La grande truffa della Chiesa d'Occidente è sul Post, buona notte (e buon anno).