lunedì 14 gennaio 2013

C'è ancora qualcuno che ci fa i patti

Negli ultimi giorni, se ho ben capito, è successo che Santoro e Berlusconi si siano messi d'accordo prima della diretta per parlare solo di certe cose e di altre no, ad esempio delle condanne no. Poi è partita la diretta e Berlusconi dopo un po' si è messo a parlare delle condanne di Travaglio. Santoro urlava che non erano i patti, ma era un po' troppo tardi.

Pochi giorni prima Berlusconi e Lega si erano messi d'accordo per andare alle elezioni assieme: dopo aver promesso per tanti mesi ai suoi elettori che non sarebbe successo mai più, Maroni, a malincuore, ha dovuto accettare un'alleanza. Purché Berlusconi non fosse il candidato premier. Ieri sono usciti i bollini dei partiti e su quello del PdL c'era scritto, com'è naturale, BERLUSCONI PRESIDENTE. La morale di tutto questo è la solita.

Forse Berlusconi stavolta non vincerà, ma ce lo meriteremmo. Senz'altro se lo meriterebbe Santoro, e Maroni, e chiunque pensi che con Berlusconi si può scendere a patti. Non si fanno i patti con Berlusconi. A memoria d'uomo, non si ricorda un solo patto che Berlusconi abbia rispettato, da quello famoso con la Retequattro di Mondadori per dividersi le inserzioni pubblicitarie a partire da un lunedì (che eluse facendo lavorare i suoi collaboratori il fine settimana) alle ultime meno esaltanti stagioni in cui persino le olgettine si lamentano di promesse non esaudite. Il tizio è così, sappiamo tutti che è così, ma per un motivo o per un altro ogni tanto ci è utile convincerci che stavolta andrà diversamente, stavolta sapremo giostrarlo a nostro vantaggio. Come se tra bicamerali e inciuci e leggi elettorali non ci avesse sempre fregati tutti. Ma dopotutto Santoro può essere contento dello share, e Maroni adesso è comunque sicuro di salvare giunte e passare lo sbarramento. Insomma alla fine farsi fregare da Berlusconi conviene ancora a qualcuno. Di sicuro non a noi (continua sull'Unita.it H1t#162).

Quando la settimana scorsa ho scritto che Berlusconi si comporta da provocatore, da troll, e che cedere alle sue provocazioni significa sempre fargli un favore, alcuni mi hanno iscritto al partito trasversale di quelli secondo i quali di Berlusconi non si dovrebbe più parlare. Tutti zitti, alla Veltroni, al limite tappandosi occhi e orecchie nei periodi di particolare recrudescenza, come questo. Mi devo essere spiegato davvero male. Io penso che di Berlusconi si debba parlare, e tanto, ma soprattutto contro B. si debba agire in modo concreto, affinché non danneggi più la democrazia di questo Paese, come ha fatto negli ultimi vent’anni. Se uno ritiene in coscienza che Berlusconi abbia tradito gli italiani, abbia abusato della loro credulità, e abbia approfittato in modo criminoso del credito che gli è stato concesso, non gli offre una tribuna televisiva. Non si scende a patti con ladri e truffatori, mi sembra autoevidente. Se per qualcuno così evidente non è, ebbene, è un motivo in più per continuare a sottolineare quanto B. sia ladro e quanto sia truffatore. Molta gente ancora non l’ha capito, il che dopotutto non è sorprendente visto che a volte fingono di non averlo capito nemmeno Maroni, o Santoro, o Travaglio, o chiunque scelga di venire a patti con lui.
Il problema non è parlare o non parlare di Berlusconi, il problema è sempre come parlarne. Non basta documentare che è un brigante, un incapace e un allupato, visto che a molti italiani piace evidentemente così: brigante, incapace, allupato. Quel che forse bisognerebbe denunciare con più forza è che il brigante, in tutti questi anni, ha rapinato noi: che la condizione orribile in cui si è trovata l’Italia negli ultimi anni è un risultato diretto della sua incapacità: che le mazzette per le sue veline le ha prese dalle nostre tasche; le stesse da cui ha sifonato milioni e milioni di euro per l’operazione più patetica mai vista, il finto salvataggio dell’Alitalia. Gli italiani conoscono il ladro, e lo stimano per la sua indiscutibile faccia tosta: forse dovrebbero ragionare più spesso sull’identità delle vittime, tutto qui. Il resto sono chiacchiere, e delle chiacchiere resta il principe. Anche se lui ha sempre preferito farsi chiamare Presidente.http://leonardo.blogspot.com

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