giovedì 7 febbraio 2013

Evacuate piano

È passata ormai una settimana da quel giovedì sera in cui centinaia di residenti in Garfagnana evacuarono le loro case anche se in realtà non era stata ordinata nessuna evacuazione, a causa di una scossa che - ora possiamo dirlo - non c'è stata. È possibile, perlomeno statisticamente, che qualcuno di loro oltre a un bel po' di paura si sia preso un accidente, visto che è stata una delle settimane più fredde dell'anno. La cosa non fa notizia: ammalarsi è normale, e il fatto che in Italia le epidemie di influenza facciano più vittime dei terremoti è una semplice curiosità. Mesi fa, quando tremò un po' più forte la terra nella bassa emiliana, Beppe Grillo scrisse sul suo blog scandalizzandosi che in Italia non si facessero ancora le previsioni dei terremoti, come le previsioni del tempo. "Se il meteo ci dice che domani pioverà, terremo a portata di mano l'ombrello. Ma se viene annunciato il rischio di un forte terremoto, perché il Comune non ci dice come comportarci?" L'esempio della Garfagnana potrebbe spiegarci perché - finché non diventerà la prassi, e allora probabilmente Grillo si metterà a gridare sdegnato contro i Comuni che spingono migliaia di persone a dormire al freddo a causa di vaghe probabilità statistiche. Sarà senz'altro un complotto delle multinazionali che vogliono vendere più paracetamolo. Più probabilmente, al terzo o quarto o dodicesimo allarme di questo tipo la gente smetterà di prendere sul serio chi li dirama, e magari sarà proprio quella l'occasione in cui la terra tremerà davvero.

A scanso di equivoci, vorrei esprimere la mia solidarietà ai sindaci che nel pomeriggio del 31 gennaio ricevettero un fax dalla Protezione Civile, firmato dal Capo Franco Gabrielli, che confermava "l'ipotesi che la sequenza sia generata da una struttura orientata NE-SW - dunque trasversale alla catena" e che quindi "nelle prossime ore potrebbero avvenire altre scosse a SW della scossa principale, in prossimità dell'abitato di Castelnuovo in Garfagnana e dell'epicentro del terremoto del 23 gennaio 1985". Come si vede il fax, una comunicazione di emergenza rivolta a sindaci non necessariamente esperti di sismologia, né di abbreviazioni in lingua inglese (SW sta per South-West, in italiano sarebbe SO) risultava piuttosto criptico: non per la difficoltà della materia, ma per la sciatteria di chi anche in una comunicazione di emergenza non rinuncia a usare termini tecnici e abbreviazioni non universalmente intellegibili. Se si voleva dare un forte segnale di allerta, forse Gabrielli avrebbe fatto meglio a scrivere: SCOSSE POSSIBILI IN PROSSIMITA’ DI CASTELNUOVO NELLE PROSSIME 24H.(continua sull'Unita.it, H1t#165).

2 commenti:

  1. Conoscendo l'italofobia linguistica degli italiani è più facile che quei sindaci capiscano SW piuttosto che SO (per loro NE-SO probabilmente significa "a nord-est di Sondrio").
    Saluti,
    Mauro.

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  2. hai visto la puntata di presa diretta dedicata al terremoto ?
    Se non l'hai vista: http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-2bd89f08-3f3c-4504-99e9-983c03be1541.html

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