venerdì 8 marzo 2013

La vita senza fodere d'argento

Il lato positivo (Silver Linings Playbook, David O. Russell, 2012)

EXCELSIOR!

Patricio, Pat, è un bipolare. Non lo sapeva. Se n'è accorto nel suo box doccia, mentre stava picchiando a sangue l'amante della moglie. Ma questo è il passato, anche il ricovero coatto è il passato, anche l'ordinanza restrittiva passerà, l'importante è essere ottimisti, positivi, riempire un libretto (il "silver lining playbook") di buoni propositi, mantenerli, e Nikki tornerà. Nikki è la moglie scomparsa. Era dal 1981 che un film non otteneva quattro nomination agli Oscar nelle quattro categorie riservate agli attori (l'ultimo fu Reds di Warren Beatty, chi l'avrebbe mai detto). Anche se alla fine la statuetta l'ha portata a casa soltanto Jennifer Lawrence. Per il suo personaggio, Tiffany, era stata opzionata Anne Hathaway che però aveva un'impegno, ed evocate tra le altre Angelina Jolie e Kirsten Dunst: dopo un provino che doveva essere una formalità, Russell ha scelto la 21enne Lawrence, assolutamente fuori parte. Non si è trattata di una scelta al risparmio: la Lawrence è un talento naturale fuori discussione (chiunque ha visto Winter's Bone lo sa, purtroppo siamo in pochissimi che ci svegliamo nel cuore della notte davanti a Rai Movie e non riusciamo a trovare il telecomando). Ma soprattutto è la protagonista di Hunger Games, ovvero il primo capitolo di una saga per adolescenti, ovvero una montagna di soldi che deve ancora emergere del tutto. È brava, è bella, e a 21 anni ha vinto un Oscar interpretando una vedova ninfomane che incontra Pat e lo trascina in un concorso di ballo.


Ce l'ha messa tutta Jennifer, ha anche preso dei chili per esplicita richiesta del regista; ugualmente la cosa lascerebbe un po' perplessi se non fosse così brava e bella che in fondo chissenefrega, i film americani sono belli perché la mantide del quartiere, quella che si fa licenziare solo dopo esserci stata con tutti quelli dell'ufficio, è Jennifer Lawrence Ventunenne. Ah, è molto bravo anche Bradley Cooper, che fin qui io avevo visto solo in tv e in commedie un po' coglioni. Il suo Pat, sempre in bilico tra ottimismo e disperazione, era un personaggio rischiosissimo. E anche lui ha dovuto imparare a ballare - o magari sapeva ballare già e ha disimparato. Ed è bravo persino Robert De Niro, pensateci bene: da quand'è che non vedevate De Niro recitare bene in un film bello? Vi sconsiglio di contare gli anni, a me è venuta la vertigine. De Niro, se ti dimentichi un attimo quelle commedie coglione in cui fa il padre rintronato, te lo ritrovi in questo film che fa davvero il padre rintronato, e saranno i lineamenti italiani, ma è così credibile che ti mette in imbarazzo, hai voglia di telefonare a tuo padre alle tre del mattino per dirgli che gli vuoi bene.

Ma insomma che film è? Una commedia? Non proprio... (continua su +eventi!, c'è anche Muccino sul fondo).

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