lunedì 17 giugno 2013

When I'm feeling sad


Noi non è che fossimo esattamente la famiglia Bach, ma tu in particolare eri veramente stonato. Veramente. Questo non t'impediva di apprezzare la musica, ma di sicuro la percepivi in un modo diverso, che non ho mai capito, perché io non ho mai capito molto. Avevo sempre altro a cui pensare, al limite il mercoledì bussavo e ti dicevo: sto andando in fonoteca, vieni?

Poi ti prendevo per il culo per i cd che ti portavi a casa, i Nomadi, Guccini. Ligabue lo compravi originale. Poi quando non c'eri in casa entravo in camera tua e rubacchiavo quel che non avevo il coraggio di prendere in prestito io, ad es., il Pilota di Hiroshima (un duro alla maniera di John Wayne). C'è che a certe pentatoniche io proprio non resisto. Tu invece chissà cosa ci sentivi. Era facile che ti attaccassi al contenuto, Hiroshima, Auschwitz, Praga, tutte quelle cose che ci fanno sentire impegnati. Resta da spiegare Coltrane.

Ti eri incapricciato di Coltrane, avevi cominciato a prenderli tutti. Io ci avevo messo anni a digerire My favourite things, tu no, tutto subito, avevi fretta. Questa fretta allora non la capivo: dal mio punto di vista (che era l'unico importante) era un desiderio di sorpassarmi, da liquidare con sufficienza. E poi si sa che i ragazzini fanno finta di amare tante cose, ma che ne sanno loro dell'amore vero.

Anche Coltrane del resto l'ho sempre amato di un amore distratto, come tutti i miei amori, e non avevo pudore di ficcare capolavori di free all'interno di nastroni che parlavano di tutt'altro. Mi piace variare perché è l'unico modo di sentire i sapori, non reggerei venti minuti di Coltrane, soprattutto al volante. Ma dieci minuti tra gli Ultravox e i Motorpsycho perché no, sono fatto così, non me ne vanto.

Tu eri più serio e i dischi li registravi interi; non sempre avevi a disposizione una cassettina col minutaggio giusto, e quindi uscivano anche a te degli strani ibridi. Ricordo che My favourite things stava sul retro di Tubular Bells. Io ti prendevo in giro per questa cosa, essendo idiota.

D'altro canto ero io che ti portavo a in fonoteca, a noleggiare CD con scritto sopra Proibito Il Noleggio. Un giorno mi hai chiesto di portarti con me, o te l'ho proposto io, non ricordo bene, essendo idiota. Di questo sono abbastanza sicuro; ma in un qualche modo devo pure andare avanti, o no? Attaccarmi alle cose positive.

C'è questo problema: che di cose positive mi sembra non ce ne siano tante. La memoria dovrebbe aiutarmi, selezionando bei momenti e liquidando quelli imbarazzanti. Alla maggior parte delle persone succede questo. A me no, e questo mi rende un poco più difficile la vita. Continuo a pensare a che inutile modello devo averti fornito, negli anni in cui poteva pure servirtene uno. Con le mie teorie infinite, le solitudini assortite, i miei amori sfigati, gli incidenti in macchina, le depressioni e le manie. Il casino che montai tornando a casa perché mi avevi messo a posto le cassette, il problema è che le cassette erano già a posto in un ordine segreto che solo io conoscevo, prima di essermelo dimenticato, e devo essermela pure menata a lungo con questa storia. Tu cosa avrai pensato. Probabilmente che eri il fratello di Rain Man, e non te n'eri ancora reso conto. E che ti conveniva crescere in fretta; anche per me, ti conveniva.

Io devo pure andare avanti, attaccarmi a quel che c'è; ma c'è che devo averti riempito la testa di un sacco di chiacchiere senza direzione. A un certo punto mi sono accorto che crescevi più in fretta di me e la cosa non mi spaventava affatto, anzi, non vedevo l'ora che tu diventassi il mio elettricista di fiducia. Ma io non sono stato il tuo informatico di fiducia, né il tuo tecnico del suono, né il latinista che poteva darti una mano con le perifrastiche. Sono stato un idiota, e ora è un po' tardi. Non è che non ti volessi bene: il problema è che io sono fatto così, molto distratto nei miei amori, è il meglio e il peggio che si possa dire di me.

Ma devo andare avanti: così quando vedo arrivare le brutte nuvole di metà giugno, mi rifugio sotto quel che posso. Penso che ti portavo in fonoteca, ogni giovedì: e tu ti portavi a casa Tubular Bells e John Coltrane. Come tu potessi capire il free a 14 anni resta un mistero – forse l'essere così veramente, veramente stonato in questi casi ti aiutava. Mi manchi sempre. Non solo quando mi serve un elettricista. Sempre.

L'altro giorno in una classe proiettavano Tutti insieme appassionatamente quando sono arrivato io, No ho detto, non possiamo guardarlo fino alla fine perché non finisce mai - aspettate Natale. Ma vi faccio sentire io una cosa: e ho caricato My Favourite Thing a tutto volume, è stato imbarazzante. 

Non ci capiamo niente, professore.

È perché siete intonati.

È un problema?

Con gli anni si impara a conviverci.

8 commenti:

  1. Chissà a fargli ascoltare "Giant steps", allora.

    RispondiElimina
  2. io ho amato john coltrane da subito, però avevo 18 anno e ascolatvo già il jazz che avevo iniziato a sentire (insieme ad altra musica strampalata) per radio -> popoff, la sera dopo le 22-30
    ma erano gli anni '70 e se anche mancava un pelo agli anni 80, c'era in giro un sacco di musica buona (un bel po' di gente morta nei 10-15 anni precedenti)
    che forse è l'unica cosa che ci ha fatto superare indenni gli anni '80: sapevanìmio che un altro mondo esisteva, anche se in italia era sparito di colpo con gli anni di piombo
    non è l'età, è la prospettiva che ci rende così cinicamente disincantati in questi pallosi anni 10-20
    ochei, ora inzio a lavorare
    i miei fratelli più grandi però mi avevano fatto conoscere i beatles, i doors, i black sabbath...

    RispondiElimina
  3. Quando avevo 18 anni su radio3 c'era "un certo discorso" e nonnostante fosi abbastanza intonato erano riusciti a farmi amare Mario Schiano.....

    RispondiElimina
  4. Bello. Il Coltrane che hai scelto non è per niente free, però notarlo è pedante. Scusami.

    RispondiElimina
  5. non c'ho capito molto, ma mi è parso toccante

    RispondiElimina
  6. Il Jazz...l'ho conosciuto grazie al mio amico Sergio alla fine dei '70.. -tutti rigorosamente registrati su cassetta - Parker, Coltrane, Monk, Davis (sentito a Umbria Jazz nell'86 (l'anno di Chernobyl...)....poi mi sono innamorato della fusion (Metheny, Steps Ahead) e il Jazz l'ho lasciato in disparte....da poco ho iniziato a riascoltare Evans (complice radiotre)
    Comunque -fatto salvo Leonardo viso il suo "Heautontimorumenos"! -andrebbe scritto un libro(ne) sul contributo di fratelli, sorelle e amici "più grandi" nell'avvicinamento ai generi musicali

    RispondiElimina
  7. pensa un po', capita che passo di qui a leggerlo mentre ascolto uno di quei miles davis più sperimentali.
    bellissimo, come ha già detto qualcuno.

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).