martedì 17 settembre 2013

Fateci un fischio

Non credo di poter parlare a nome degli italiani, in fondo non ne frequento tantissimi. Tuttavia se mi volessi azzardare a riassumere in una frase il loro stato d'animo complessivo verso il 17 settembre 2013, credo che la frase sarebbe "Fateci un fischio".

Perché non è che certe questioni non c'interessino, anzi. Mi piacerebbe, sotto questo aspetto, poter rassicurare i politici che vanno in tv a dibattere, e i giornalisti che l'invitano, e che nessuno guarda più - non spaventatevi. Non è che non ci freghi più nulla della sorte del governo, o di quella di Berlusconi. O di Renzi che dice una cosa di Letta che dice una cosa di Renzi. Sono cose che ci appassionano ancora, però... fateci un fischio, ecco, non vi aspetterete mica che stiamo davanti al video impalati tutte le sere ad assistere al dibattito sul voto palese o sulla commissione. È una cosa senz'altro importante, che avrà ripercussioni sulle nostre vite: però nel frattempo dobbiamo viverle, abbiate pazienza, e fateci un fischio quando succede davvero qualcosa. Quando Berlusconi decade. O quando fissano la data del Congresso PD. O quando cade il governo. Nel frattempo non prendetela se cambiamo canale o se addirittura spegniamo e usciamo: non è niente di personale. Voi pretendete di avere qualcosa da dire tutte le sere, avete l'esigenza di sparare un titolo tutte le mattine, e forse a questo punto nemmeno vi accorgete che non sta succedendo niente, quasi niente, da una ventina di giorni: e che le vostre schermaglie in tv sono più noiose del raddrizzamento della Costa Concordia.

Ma davvero vi sorprende che tre talk show di politica non superino il 5% di share? Sul serio pensavate che mostrare la Santanchè tre volte alla settimana avrebbe funzionato? "Sarò forse malato, ma a me, il duello tra Marco Travaglio e Daniela Santanchè è piaciuto moltissimo: non riuscivo a staccarmi dal video", scrive Telese nella sua "apologia del talk show rissoso e inflazionato". Mi piacerebbe rassicurare anche lui: non è malato (continua sull'Unita.it, H1t#197).

Più probabilmente fa parte di un circuito mediatico molto ristretto, e molto autoreferenziale, che con le risse in tv ci campa, o ci vorrebbe campare. In mancanza di meglio, dal momento che i talk show politici non hanno tolto spazio ad altri programmi “più brutti”, come scrive ancora Telese: si sono fatti spazio nella seconda serata semplicemente perché costano poco, pochissimo. I politici sono una delle rare categorie che in tv ci viene gratis: butta via. Minima spesa massima resa: basta non raccontarsi che si sta facendo informazione, o addirittura una specie di servizio pubblico. Si sta semplicemente allungando il brodo, nella speranza che qualche telespettatore assonnato lo trovi comunque un po’ più saporoso di quello della concorrenza, e scelga di addormentarsi sul divano con la tua rissa in sottofondo.
Non è che la tv non aiuti a vincere o perdere le elezioni. Ma non è tramite i talk show, che storicamente hanno sempre funzionato da sfogatoi per un bacino di utenza che non è mai stato maggioritario. Si può loro riconoscere il (de)merito di avere lanciato sulla ribalta nazionale qualche personaggio, che quasi sempre però si è rivelato più bravo a discutere in tv che a combinare cose in parlamento o altrove (il classico esempio è la Polverini, da una poltrona di Ballarò alla Regione Lazio). L’inflazione di programmi del genere me ne ricorda una analoga a metà anni Novanta, quando Mediaset e TMC cominciarono a dar battaglia sul serio alla Rai in un terreno di gioco molto più ambito: il calcio parlato. Da un anno all’altro la seconda serata si popolò di processi e controprocessi, popolati da personaggi che non rifiutavano di incarnare le più trite opinioni da bar; le moviole della domenica furono rallentate per durare fino al martedì. L’irradiazione di tutte quelle ore di chiacchiere non creò in Italia un solo esperto di calcio in più: allo stesso modo, è difficile immaginare che tutti questi duelli verbali a base di Santanchè e/o Travaglio creino un qualche tipo di consapevolezza nello spettatore. Quel che c’è veramente da sapere ogni giorno si riduce a due o tre titoli accessibili da internet: tutto il resto è chiacchiera. Nessun sagace retroscenista da talk show seppe anticiparci la formazione del governo Letta; nessuno è riuscito mai a intercettare la confessione di almeno uno dei famosi 101 franchi tiratori pd che nel segreto dell’urna non votarono Prodi. I talk show non fanno che portare un po’ di bar in tv, per chi comprensibilmente è troppo stanco per uscire o non può permettersi la consumazione: dieci anni fa si parlava di sport, oggi di politica, non è che faccia tutta questa differenza. Poi ogni tanto succede qualcosa davvero: ecco, per favore, quando succederà fateci un fischio. http://leonardo.blogspot.com

9 commenti:

  1. Combatto il berlusconismo
    per mari color del fiele;
    un vento di pessimismo
    ingravida le mie vele.

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  2. oh, finalmente una parola chiara sulla marea di parolesudise' che ormai ci invade

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  3. Quando decade Berlusconi? Quando finisce il governo Alfano? Quando fissano il congresso PD? Mai, finché aspettiamo che ci facciano un fischio.

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  4. I talk show di politica non li ho mai capiti, per cui mi trovo in difficoltà a capirne il declino (se è questo di cui si parla).

    In casa l'unico canale ammesso è Rai yoyo e la sera si fa altro che non guardare la tele. Ma anche prima che arrivassero i bambini si guardavano piuttosto dei film.

    Devo dire che questi famosi talk show politici sono però un'occasione perduta. A me in teoria non dispiacerebbe seguirli, però solo alla condizione che sia acceso solo un microfono alla volta... e questo temo faccia male all'audience.

    Andrea Kimboz

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  5. Quando decade Berlusconi? Quando finisce il governo Alfano? Quando fissano il congresso PD? Mai, finché aspettiamo che ci facciano un fischio.

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  6. l'articolo di telese è il più scemo del mondo:
    se non ti piacciono i talkshow puoi tornare al grande fratello (?!)
    ho visto il video di travaglio vs santanchè, che tristezza
    i talk show politici sono noiosi e non informano, non aggiungono niente a quanto si legge in giro
    devono fare audience e - grazieadio - non fanno più neanche quella
    il difetto principale è che sono pallosi: vista una rissa viste tutte
    senza informazione a che servono?
    a far emergere i minchioni:
    senza talkshow dove sarebbero gli sgarbi, le melandri, le polverini, ecc.?

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  7. Come dire: dalla politica al saggio letterario romanzo e film:
    Qualcuno Express se il senso dell'umorismo che siamo perduti? E in politica troppo spesso è necessario utilizzare la sottigliezza dell'umorismo per vedere se abbiamo capito la stupidità o l'errore che molte volte noi possiamo incorrere. Non dovrebbe essere una serata divertente sarebbe piccolo graffio sovranamente indiscreta lascia sulla stupidità. L'ostinazione è come il conservatorismo della travolgente forma solo un vago avvertimento si sveglia non approfondire il problema stesso si dilatano solo una situazione complessa che è favorevole alla discussione senza senso o una forma scandalosa di mantenere una situazione tra le mani e su tabelle e non nel posto corrispondente, tanto meno una soluzione che mettono in accordo o avvicinarsi l'accordo base ed elementare ragionamento ciò che è provare. "Non chiedete pere al del Olmo" dice il proverbio...! por Raymond Murdock

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  8. con questi mi sa che se aspettiamo il fischio non ci lasciano neanche più la sedia e il tavolo... :)

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