lunedì 23 settembre 2013

L'amore non basta (a scuola)

Settembre, andiamo, è ora di scrivere vibranti corsivi a proposito della scuola italiana, argomento di cui siamo tutti esperti - dopo aver scaldato panche per 13 anni è il minimo - del resto se guardi bene in piccolo sotto il diploma di maturità c'è scritto SI AUTORIZZA IL LATORE A SCRIVERE VIBRANTI CORSIVI A PROPOSITO DELLA SCUOLA ITALIANA, DENUNCIANDO L'AGGRAVARSI DI X E COMPIANGENDO IL TRAMONTO DI Y.

Del resto finché c'è gente che questa roba la legge, e la segnala, la condivide, la mette sulla bacheca, certe volte la ritaglia pure e la appiccica sulla bacheca non digitale della sala insegnanti non virtuale... Sì, l'ho fatto anch'io. Ma come si fa a riconoscere quale vibrante editoriale vale la pena e quale è del tutto dimenticabile e ti espone allo scherno di chi magari a scuola ci lavora sul serio? Credo di poter aiutare il lettore indeciso con una Guida a riconoscere la fuffa nei vibranti editoriali di denuncia della situazione scolastica italiana. 

1. Entusiasmo a strafottere.
Dare un'occhiata a quante volte compaiono parole chiave come "passione" o "entusiasmo" o similari. Se superano la media di una ogni mille battute, siamo in presenza di fuffa.

Un esempio: "Auguro loro di saper ritrovare passione nello spiegare una poesia di Ungaretti, le leggi della termodinamica, la deriva dei continenti, una lingua nuova, la bellezza formale di una operazione di matematica o di un teorema di geometria. Auguro che la loro parola riesca a tenere vivi gli oggetti del sapere generando quel trasporto amoroso ed erotico verso la cultura che costituisce il vero antidoto per non smarrirsi nella vita".

Capite, non è mica solo amoroso il trasporto, è proprio erotico. Strano, perché sono sinonimi. Comunque questo trasporto dovrebbe essere un antidoto. A cosa? Non lo dice. Allo smarrirsi nella vita. Ti senti smarrito? Prova il trasporto erotico! No, non è una linea di autobus con le lapdancer a bordo, è quella cosa che ti viene quando spieghi Ungaretti o le leggi della termodinamica. Non ti senti trasportato? È colpa della scuola italiana che fa schifo. Per colpa di chi?

2. In che anno siamo? Di solito l'opinionista ha in mente un colpevole, per quanto vago. Controlla le sue citazioni: a volte sono vecchie, sfocate come le fotocopie delle fotocopie delle fotocopie: tana fuffa.

Un esempio: "Sempre più si sta imponendo una scuola che il "sogno" di un recente ministro della pubblica istruzione codificava con le tre "i" (impresa, inglese, informatica), cioè una scuola fondata sul principio di prestazione". 

Quel ministro "recente" è Letizia Moratti, le tre "i" vennero lanciate mi pare nel 2001 come slogan di una riforma (la Moratti, appunto) che in pratica non entrò mai in vigore, e fu sconfessata persino dal successivo ministro di centrodestra, Maria Stella Gelmini. Sono passati 12 anni, e "Informatica" non vuol più dire niente - almeno nelle scuole dell'obbligo dovrebbe ormai esser chiaro che non si fa "informatica", al massimo si usano un po' i supporti informatici (tablet, pc, lavagne interattive, registri digitali, internet), ma certo non per programmarli. L'Inglese non è aumentato, l'Impresa ha ben altri problemi, insomma le "tre i" esistono soltanto nel repertorio degli slogan, ed è lì che vanno a pescarli ogni tanto gli opinionisti. Che cosa nel frattempo stia effettivamente succedendo nelle scuole italiane non è che c'entri molto.

3. Maledetti pedagoghi d'oggigiorno.  Di solito l'opinionista se la prende con 'le teorie pedagogiche in voga', senza però dare l'impressione di avere un'idea precisa di cosa queste teorie dicano.

Un esempio: "Il nostro tempo non concepisce più l'allievo come una vite storta, ma come un computer vuoto. L'apprendimento è il riempimento del cervello di file seguendo l'ideale di un travasamento potenzialmente illimitato di informazioni nella sua memoria". 

Ma dove, ma quando, ma chi avrebbe concepito l'allievo come un "computer vuoto", quando tutta la didattica sviluppata, discussa, e a volte anche imposta nelle scuole italiane negli ultimi 15 anni non fa che insistere sul concetto di "competenze", spesso (non sempre) contrapposto a quello di "nozioni"? Al massimo gli insegnanti - per continuare la metafora del computer - dovrebbero preoccuparsi di installare e manutenere un buon sistema operativo: il metodo di studio, ecc.

4. Ned Ludd vive! Molto spesso l'opinionista ha paura della tecnologia. Cioè: non di tutta la tecnologia. Soltanto di quella che non c'era ai tempi in cui scaldava la panca: quei giorni beati che (lo vedremo) sono quasi sempre l'età dell'oro della scuola italiana. Se ha fatto in tempo a vedere in fondo al corridoio una fotocopiatrice, per lui questa tecnologia sarà ok - in caso contrario starà già tuonando da vent'anni contro la scuola delle fotocopiatrici, che ha trasformato gli studenti italiani in polverosi fotocopiatori senz'anima, pallidi e indifferenti ai contenuti che memorizzano, e puzzolenti di toner. Ma più spesso se la prende coi computer.

Un esempio: "All'illusione botanica si è sostituita quella tecnologico-cognitivista: morte dei libri, informatizzazione degli strumenti didattici, esaltazione delle metodologie dell'apprendimento, accanimento valutativo,"...

Anche quell'"accanimento valutativo" è notevole: l'odiosa novità di dover mettere i voti in pagella. Però la "morte dei libri" mi sembra più interessante. Dal prossimo anno, se il governo tiene, non sarà più obbligatorio farli acquistare. Gli insegnanti che pensano di poter tirare avanti a libri usati o fotocopie o internet saranno autorizzati a provarci. È senz'altro un duro colpo per l'editoria scolastica - che comunque ha avuto a disposizione di molti anni di vacche grasse per cauzionarsi. In ogni caso parlare di "morte del libro" può sembrare prematuro, anche considerando che quest'anno una famiglia in media ha speso 300€ per alunno per comprare questi poveri libri moribondi. Alcuni comunque si possono già fruire attraverso supporti informatici, e questo all'opinionista risulta insopportabile. Cioè se un bel giorno invece di entrare in classe e dire: aprite a pagina 15 che c'è A Zacinto di Ugo Foscolo, osassi accendere una lavagna digitale e proiettare A Zacinto di Foscolo, e poi dessi il link ai ragazzi chiedendo di parafrasare e memorizzare A Zacinto, il tutto senza passare per un libro, ecco, questo equivarrebbe alla morte delle Poesie di Foscolo.

5. Oltre il principio di non contraddizione. A volte in effetti l'opinionista si contraddice.
Vedi sopra. Prima se la prendeva con la concezione degli studenti come "computer vuoti", l'insegnamento come "riempimento del cervello di file seguendo l'ideale di un travasamento potenzialmente illimitato di informazioni nella sua memoria". Poi l'"esaltazione delle metodologie dell'apprendimento", che agli occhi di molti umili operatori del settore risulta l'esatto opposto: non si tratta di ficcare megabyte di nozioni in un cervello vuoto, ma di installare un metodo che gli consenta di selezionare più tardi con comodo le nozioni da solo. Ma per l'opinionista non va bene neanche questo: non va bene nulla che non coincida col suo ideale pedagogico che, molto spesso, si incarna in una persona: un suo insegnante.

6. Per amore di Giulia. Spesso l'opinionista è ancora innamorato di una sua vecchia prof.
...ma come molte forme di amore, pardon, di trasporto erotico, esso non è che una proiezione di un sentimento che proviamo per noi stessi: siamo individui perfetti. Ne consegue che non possiamo che aver ricevuto la migliore educazione del mondo, in istituti che tutto il mondo ci invidierebbe, da insegnanti che avevano capito tutto di pedagogia. Quindi la nostra apparentemente limitata esperienza scolastica è l'unica vera prova che possiamo portare a suffragio della nostra tesi: io so che tipo di scuola è la migliore: è una scuola fatta di entusiasmo e di passione, cioè quella che ho fatto io provando tanto entusiasmo e passione, grazie a una prof (o a un prof) che mi ha fatto tantissimo entusiasmare e appassionare. Va bene. Valla a trovare. Mandale i fiori. Anche una telefonata. Le farai senz'altro piacere. Ma perché devi usare le pagine di un quotidiano, e far finta che dietro a tanto entusiasmo e passione ci sia un'idea generale di come dev'essere fatta la scuola?

Vuoi l'esempio?
"Sull'importanza vitale dell'ora di lezione mi si permetta un ricordo personale". 

Ecco, appunto, no. Bisognerebbe fare divieto a chi a scuola non ci lavora di parlarne permettendosi "ricordi personali", come se avessero una qualche rilevanza statistica. Domani scrivo a Repubblica che i treni da Verona a Modena non dovrebbero fermarsi a Suzzara, che è una fermata inutile, non ci scende né sale nessuno. Ho una qualche competenza per affermarlo? Sono un esperto di traffico ferroviario? Lavoro sui treni? Li prendo almeno tutti i giorni? No, ma... "permettetemi un ricordo personale": l'anno scorso avevo fretta e 'sto cazzo di treno non ripartiva mai, sulla stazione desolata gli avvoltoi proiettavano la loro ombra.

"Da ragazzo frequentavo alla fine degli anni Settanta le aule disadorne di un Istituto agrario specializzato in coltivazione di serre calde situato nell'estrema periferia di Milano. Alcuni dei miei compagni finirono sperduti in India, altri costeggiarono pericolosamente il terrorismo, altri ancora sono stati ammazzati dalla droga. Eravamo in quell'Istituto un manipolo di cause perse. Cosa mi salvò se non un'ora di lezione, se non una giovane professoressa di lettere di nome Giulia [********] che entrò in aula stretta in un tailleur grigio rigorosissimo parlandoci di poeti con una passione a noi sconosciuta? Cosa mi salvò se non un'ora di lezione? Se non quella passione sconosciuta che Giulia sapeva incarnare?" 

Va bene, ti ha salvato. È un modo di vederla. Un altro modo è: ha salvato soltanto te. Gli altri, quelli che sono finiti in India o in Autonomia Operaia, non è riuscita a salvarli. Forse con un approccio diverso avrebbe salvato anche loro. Chi lo sa. Forse loro avevano più bisogno di metodo che di amore; forse un altro insegnante con più metodo avrebbe potuto evitare che un paio di tuoi compagni si dedicassero all'eroina, ma magari alle sue lezioni ti saresti annoiato e ti saresti drogato tu. Impossibile saperlo.

"Questa storia non è solo la mia ma è la storia di molti. Cosa ci salvò se non quel desiderio di sapere che si propagava dalla forza della parola dell'insegnante capace di scuoterci dal sonno? Non è forse questo quello che la scuola burocratizzata della valutazione e della informatizzazione sospinta rischia di dimenticare? Non è forse l'ora di lezione che può rimettere in movimento le vite scuotendole dall'inerzia di un sapere proposto solo come un oggetto morto? Auguro a tutti gli studenti di ordine e grado di incontrare la loro Giulia".

Cari studenti, se incontrate una Giulia, diffidate. Ve lo dice uno che, sotto la coltre di luoghi comuni, il senso dell'articolo dello psicoanalista Massimo Recalcati l'ha capito benissimo: l'insegnamento come transfert erotico, l'idea che io sia dietro la cattedra per farvi innamorare, non già di me ma di Foscolo o della Guerra dei Trent'anni o dell'economia del Sudest asiatico. Non dico di essere bravo come la prof Giulia; dico che istintivamente ho sempre cercato di essere quel prof lì. Ma non perché sia convinto che si tratti del miglior prof. possibile: soltanto perché è l'unico alla mia portata. Non sono bravo con le metodologie, non riesco a insegnare un metodo di studio perché non ho mai capito io per primo che metodo di studio avessi: dipende molto dal fatto che alla vostra età non studiavo, mi innamoravo e basta. Così a volte spero che anche a voi basti questo: innamorarsi del commercio triangolare o della sintassi della frase semplice. Ma poi vi interrogo e me ne accorgo benissimo, che innamorarsi davvero non basta. Magari uno su mille ce la fa, e poi scrive sul giornale che la scuola dovrebbe funzionare così. La storia del resto la scrivono sempre i sopravvissuti, in fondo è giusto. Quel che non è giusto è che pretendono di metterci il lieto fine.

9 commenti:

  1. "Io credo alla dolce violenza che la ragione usa agli uomini" (B. Brecht, Leben des Galilei)

    Interessante la metafora di Recalcati: la pulsione erotica come metodo di studio.
    Ma il nostro buon Recalcati dovrebbe sapere che anche l'erotismo dalla fase adolescenziale del "a me mi piace e mi ci tuffo" evolve in una progressiva consapevolezza e può essere goduto al meglio attraverso la consapevolezza, la conoscenza e l'analisi sia delle tecniche (come realizzo la tal cosa? Kama-Sutra), sia delle ragioni (perché mi piace la tal cosa? Meccanismi psicologici).

    La metafora della pulsione amorosa è dunque incompleta: affinché uno si possa innamorare di Foscolo o del legame covalente ha bisogno di un solido metodo di studio che gli permetta di scavare a fondo nei dettagli di Foscolo o del legame covalente... altrimenti l'amore resta cotta giovanile, quella che M. Paolini aveva sintetizzato in "Cent'anni di solitudine: capito niente, ma bello... bello!".

    Ecco, un buon metodo di studio mi permetterebbe anche di capire qualcosa e di vedere il bello nascosto. Insegnanti, dateci un metodo: adoperandolo, l'innamoramento verrà da se!

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  2. il metodo, serve il metodo
    se abbiamo parecchi milioni di studenti e alcuni milioni di insegnanti è statisticamente improbabile trovare ababstanza "giulie" per far innamorare gli studenti
    quindi?
    le riforme e la pedagogia (qualunque cosa voglia dire) andrebbero rapportate alla realtà
    anche chi ha finito la scuola da 10 anni o da 5 anni (che significa le medie da 15 o 10 e le elementari da 20 o 15) non sa in che piano inclinato è messa la scuola (in generale)

    niente di grave, eh

    al msssimo si finirà come gli americani:
    a far guerre in posti che la maggior parte ignora dove siano
    e, se vogliamo dirla tutta, 'ste guerre si fanno neanche tanto bene

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    1. "il metodo, serve il metodo
      se abbiamo parecchi milioni di studenti e alcuni milioni di insegnanti "
      un ottimo metodo valido in ogni discussione è non dare i numeri a vanvera.
      http://archivioscienze.scuola.zanichelli.it/diamo-i-numeri/2012/11/01/studenti-insegnanti-e-classi-tutti-i-numeri/

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  3. ottimo articolo, per migliorare la scuola servono più Invalsi e meno retorica
    Matteo Z.

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  4. come leggo "Invalsi" mi viene voglia di invadere la Polonia (semi-cit.)

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  5. A Suzzara non ci sono avvoltoi, salvo quelli che ci vengono in treno da Carpi. Che, comunque, è una stazione molto più insignificante di Suzzara.

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  6. Ciao Leonardo, noi abbiamo iniziato le medie: prega per noi.
    L'impressione e' molto "Scuola Marilyn Monroe" del film "Bianca"...

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  7. Ora che i buoi sono scappati, e i fornitori dei McDonald li hanno attesi al varco iietro la collina e trasformati in hamburger, comincia a diventare di moda offrirsi volontari per la lucidatura delle porte della stalla.
    Dov'era tutta questa intelligente preveggenza quando noi insegnanti ci cazzavamo giorni e giorni di stipendio in scioperi e manifestazioni (e di solito pioveva) in cui ci sentivamo sempre più soli e isolati, e ci sarebbe servito non dico un editoriale o una lezione al freddo (quando facevamo lezione all'aperto per far vedere cos'è la scuola), neanche una al caldo in un'occupazione o autogestioe, ma una stretta di mano e un tratto di strada percorso insieme a noi?

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  8. Vedi, quando mi fai inca..are, mi fai inca..are tanto, ma quando sono d'accordo, sono d'accordo tanto.
    In questo caso sono d'accordo tanto.

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