lunedì 2 settembre 2013

Riassunto delle puntate precedenti

L'Italia è il Paese in cui abito. Poteva andarmi peggio, ma in sostanza si tratta di una piccola terra senza grandissime risorse che in passato si trovò a essere al centro di traffici e imperi, e fino alla fine della guerra fredda occupava comunque una posizione strategica importante. Ora rimane un ponte tra il nord ricco e il sud povero della terra, un ruolo che non garantisce particolare benessere e sicurezza ai suoi abitanti (storicamente è la categoria del Messico, senza offesa). Nel momento in cui il baricentro dell'economia mondiale si riequilibra verso l'Asia, forse c'era un modo di valorizzare la nostra posizione, ma non lo abbiamo trovato. La classe dirigente ha le sue responsabilità: gli imprenditori più avveduti si sono semplicemente spostati in luoghi dove il lavoro era più conveniente; i politici non hanno trovato di meglio che individuare capri espiatori (è tutta colpa dei comunisti, è tutta colpa di Roma Ladrona, è tutta colpa di Berlusconi) trasformando il dibattito in un infinito match di populismo in cui alla fine sono stati travolti da pagliacci di mestiere (è colpa dei politici! è colpa dell'euro!) La produzione di miti su quanto staremmo bene se soltanto la facessimo pagare ai colpevoli (banchieri, dipendenti pubblici, pensionati, auto blu, extracomunitari) prosegue incessante ed è fin troppo prevedibile, succede più o meno così quasi sempre in situazioni simili. Altrettanto prevedibile il razzismo, che non mi piace chiamare xenofobia fintanto che investe in gran parte mediterranei come noi, fin troppo simili a noi: è la loro povertà, non i loro tratti somatici, a farci paura; ci parlano del nostro passato e ci avvisano di un prevedibile futuro.

L'Italia è il Paese che tanti più svegli di me si sono sbrigati a lasciare. Io mi sono sempre consolato pensando che se i migliori se ne andavano sarebbe rimasto più spazio per mediocri come me: ciò non sta avvenendo. Avrò fatto male i conti. Al centro di questa pianura, mi basta comunque poco per sentirmi privilegiato: una famiglia, un posto fisso, un tetto, un blog dove scrivere quello che mi pare. Non è che ne capisca spesso più dei lettori, questo è implicito ma ogni tanto va ripetuto. Vorrei che in Italia esistesse un partito socialdemocratico che riuscisse a contare qualcosa in Europa: la cosa che gli si avvicinava di più era il Pd di Bersani, ma non è andato molto bene. Quel che è successo dopo l'ultimo voto mi sembra che ci dia una lezione importante: quando gli italiani non sanno da chi farsi governare, ci pensano i democristiani. È una cosa incredibile, perché una volta almeno qualcuno li votava, adesso invece no, in teoria non li vuole più nessuno, ed eccoli lì. Loro se ti distrai un attimo ti fottono, incertezze non le hanno, e quindi sarebbe meglio che non ce le permettessimo neanche noi. Ma noi chi, dopotutto. Già.

Sta per ricominciare la scuola, ho fatto un piccolo esame di coscienza. Tra le tante competenze che dovrei trasmettere ai miei studenti c'è la speranza. Io in questi anni l'ho un po' snobbata, all'inizio pensavo addirittura che non fosse il caso. In fondo sono ragazzini, mi dicevo, le speranze dovrebbero portarsele da casa: speranze immense, impossibili da gestire, al punto che credevo che il ruolo dell'adulto fosse quello di smorzarle un po'. Ricordavo certi miei insegnanti, appesi a speranze un po' datate, speravo di sembrare un po' più sgamato: ma la verità è che non saprei semplicemente spiegare che senso ha il mio insegnare, il loro apprendere, nel Paese in cui sempre più controvoglia abitiamo. Non voglio dire che una speranza non ci sia - non mi alzerei da letto se non ne avessi - ma la mia è così personale, così legata alla mia individuale esistenza che da dentro risulta così complessa e contorta che mi ci perdo e mi annoio io per primo - insomma io sono un tizio che si diverte, spero che un po' si capisca dalle cose che finiscono pubblicate qui.

Mi piace imparare le cose, insegnarle, impararle di nuovo, mi piace cercare di capire, e litigare, soprattutto con gli sconosciuti sull'internet. Tutto questo divertimento, che vergogna, mi compensa evidentemente del vivere in un Paese che va in malora. Ma questo vale solo per me, non è una cosa che si possa dividere o condividere. I ragazzini avrebbero bisogno di speranze un po' più sode; forse anche voi che leggete ne avreste bisogno. In giro ci sono solo quattro deficienti che promettono che senza l'euro o senza l'ici o senza gli africani o senza i magistrati comunisti l'Italia tornerà la quinta potenza industriale. A me basta star qui e dire che non è vero. Ma appena uno mi risponde: cosa proponi? io che posso dire. Propongo di restare qui, e continuare a dirvi che non è vero, che state soltanto dicendo fregnacce; che è prevedibile che le diciate, considerato il momento storico politico ed economico; è prevedibile ma non vi scusa. Forse avevo bisogno di un Paese di mediocri più mediocri di me, e l'ho trovato, senza neanche troppo viaggiare. Forse. Forse l'Italia è il Paese che mi merito.

58 commenti:

  1. Hai dipinto il mio quadro, perfettamente.

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  2. Mah, sarà il mio ottimismo patologico (che poi non so da dove mi venga: nella vita quotidiana sono un pessimista tale che Leopardi al confronto era Justin Bieber), però secondo me non è detta l'ultima parola: in Italia le cose vanno male, ma semplicemente perché non abbiamo fatto niente negli ultimi venti-trenta anni per farle andare bene.
    Quando cominceremo a darci una svegliata, qualcosa si vedrà.
    Il problema è che darsi una svegliata significa cambiare, rinunciare ad alcune cose per conquistarne altre. E a me pare che a meno che la sinistra cominci a darsi una svegliata, qua di rinunce vogliamo farne ancora, preferendo, come giustamente si dice nell'articolo, trovare qualcuno che saldi il conto per tutti.
    Tutti devono rinunciare, tutti devono ricevere. Rinunciare a vecchi privilegi, ricevere nuove possibilità.
    Io come lavoratore con ambizioni da statale, ad esempio, chiederei agli statali di rinunciare alla illicenziabilità e agli scatti stipendiali esclusivamente legati all'anzianità, nonché di sottoporsi a valutazione; chiederei anche la volontà di accettare che le assunzioni possano avvenire in maniera più snella ed efficace dei concorsoni o delle graduatorie, in modo da evitare il precariato.
    In cambio sarei disposto a non richiedere io stesso contratti eterni ma di cinque o sette anni rinnovabili e a sottopormi al regime che ho appena proposto.
    Tanto per cominciare, diciamo.

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    1. ...di rinunce NON vogliamo...

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    2. Molto bello, ma appena gli statali rinunciano alla illicenziabilità e licenziano tutti gli over 50, che si fa?

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    3. gli scatti automatici di anzianità non esistono più da una ventina d'anni, perfino nell'insegnamento i cosiddetti "gradoni" non sono regolari e ci sono differenze stipendiali in base ad una serie di funzioni, progetti ecc che si seguono o meno.
      la valutazione esite da una quindicina d'anni e le modalità di reclutamento (quale? che da dieci anni la P.A. non assume manco a morire) non sono certo come i concorsi pubblici che sostenevo 30 anni fa.

      chiedetemi efficienza, magari non promulgando norme idiote sui pagamenti in trenta gorni, che è impossibile da fare o decidendo dalla sera alla mattina l'obbligo di PEC, quando mezza utenza nemmeno ha la mail.

      scusate il pippone, ma sarebbe bello iniziare a conoscerlo questo mostro del settore pubblico, per poter decidere come cambiarlo (e deve cambiare).

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    4. Dory

      Secondo me tu hai cominciato ad entrare nel merito delle cose da fare. La valutazione esiste ma io non ne ho mai visto gli effetti. Di sicuro non nella scuola, che poi era la cosa cui principalmente pensavo, dove gli scatti sono congelati, ma esistenti.

      Il punto è che il settore pubblico, per come l'ho conosciuto io, ha estremamente bisogno dei cambiamenti che tu dici, ma che quei cambiamenti porterebbero a cambiamenti nel contratto nazionale, in tanti dettagli, in tante antiche comodità che alla fine vince il conservatorismo.

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    5. Giorgian

      E perché dovrebbero? Si può assolutamente pensare ad un modo in cui i lavoratori siano tutelati ma non inamovibili (non faccio neanche guerre di religione sul contratto rinnovabile: è solo un'idea). Nel privato come si fa?

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    6. U, lo so che vorresti i miei scatti, è da tanto che me li chiedi.
      Io vorrei capissi che quegli scatti non li ho mai visti, e difficilmente li vedrò. Magari se t'interessano tanto datti da fare, sindacalizzati, chiedi che me li diano, poi te li passo, è una promessa.

      Tu stai proponendo a qualcuno che non ti assume di accontentarti soltanto di rinnovabili a cinque anni: se non capisci la comicità della cosa, non credo di potertela spiegare.

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    7. Posso concedere che l'idea dei contratti rinnovabili è una pensata non del tutto felice. Ma se del discorso che ho fatto tu vedi soltanto invidia per qualcosa che tu avresti, vuol dire che non hai capito un accidente di niente.

      Te lo riassumo così: le cose come vanno ora non funzionano. Il massimo che sappiamo fare ora è chiedere ognuno di più per sé stesso. Beh, non funziona. E' uno stallo, e se ne esce soltanto con la generosità necessaria per concedere qualcosa, e l'intelligenza per capire quando la concessione è un investimento per il futuro.

      Tu passi il tuo tempo a lagnarti, a invocare improbabili golpetti gentili e a immalinconirti senza capire niente del Paese che ti circonda. Sono scelte, ma spero di non finire mai così.

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    8. Se non vuoi finire come uno che "passa il suo tempo a lagnarsi", prova a non lagnarti per primo. Chiedere generosità agli altri è lagnarsi, per definizione: magari ti suona meno fastidiosa perché è la tua voce, ma fidati, è lagnosa.

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    9. Leonardo

      Specchio riflesso ancora mancava. Grazie per aver innalzato ancora il livello della discussione del tuo stesso blog.

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    10. u.
      gli effetti della valutazione ci sono eccome, perchè si parla di stipendi differenziati (e non poco).

      tu non vedi gli effetti, perchè da esterno vorresti giustamente vedere una pubblica amministrazione ed un sistema scolastico più efficienti ed efficaci. ecco, allora non è il caso di pensare che forse questo mito della valutazione è un'emerita idiozia?
      e lo è perchè è stato creato per risparmiare soldi sugli stipendi, non per migliorare la scuola o la P. A., capisci?

      la scuola e la P. A. miglioreranno quando ci sarà qualcuno che li considererà settori strategici invece di sacche di parassiti e quindi la finirà coi concorsoni idioti del Ministro Profumo, la finirà coi Nuclei di Valutazione che costano e che studiano meccanismi aziendalistici come se P.A. e scuola vendessero tondini di ferro, la finirà col parcellizzare il lavoro per creare posti di dirigenza, aumentando la burocrazia invece di snellirla.

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    11. Io non sto difendendo quel che è stato fatto. La scuola e la PA sono state a lungo considerate un giardino privato dei politici che le hanno per creare consenso. E ancora le usano. Recentemente, in una nota università del Sud i dottorandi disoccupati hanno chiesto, in piena serietà, di essere assunti in blocco alle Poste, e non ti parlo di 30 anni fa.
      La credibilità della PA e anche della scuola è ai minimi termini perché tutti sanno che il nullafacente e la persona rigorosa alla fine vengono trattati allo stesso modo; che chi non vuol far niente non pagherà mai dazio; che nessuno risponde degli errori che fa.
      Puoi girarci intorno finché vuoi, ma il punto è che per far funzionare PA, istruzione, nonché gli ospedali (che cmq in Italia ancora funzionano, checché se ne dica), le caserme, i trasporti e tutto il resto, ad un certo punto devi fermarti e chiederti: "Viene fatto tutto bene? Chi è che sta facendo le cose per bene e chi no?"
      Comunque la si voglia chiamare, questa è valutazione. Che le soluzioni trovate finora siano state pessime non elimina il problema.
      I lavoratori statali per almeno cinquant'anni hanno spesso ricevuto privilegi invece di diritti (illicenziabilità, mancanza di sanzioni, assunzioni o propmozioni ope legis qua e là, ecc.); ora è tempo di cambiare, per la semplice ragione che non riusciamo più a tirare avanti così.
      Quando provi poi a dire qualcosa del genere, salta fuori qualcuno che dice "Io i miei scatti non te li darò mai" e la discussione diventa una rissa.
      Peccato.

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    12. Ma che rissa? Stai già virgolettando cose mai scritte.
      Nessuno ti ha mai detto "io i miei scatti non te li darò mai": esattamente il contrario.

      Quegli scatti, non so davvero più come spiegartelo, non si vedono più da un pezzo.

      La credibilità della scuola non ancora ai minimi termini, malgrado i tuoi sforzi in tal senso.

      Valga come cartellino giallo: il prossimo virgolettato fasullo sei fuori.

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    13. Leonardo

      Beh, e perché tanta acrimonia? Avrò riportato male una tua frase -fraintendendola, ma non in maniera fraudolenta, visto che peraltro l'originale è pochi post sopra-, ma io da te ho avuto soltanto facile ironia, disprezzo, litigiosità.

      Abbiamo litigato in passato, presumo avverrà ancora, ma con me non discuti. Rispondi con argomenti ad personam, e ora minacci pure di buttarmi fuori (cosa che drammaticamente mi costringerebbe ad andare a cazzeggiare da un'altra parte).

      Se vuoi riformulo: "Quando provi poi a dire qualcosa del genere, salta fuori qualcuno che dice "Lo so che vorresti i miei scatti, è da tanto che me li chiedi" e la discussione diventa una rissa.

      Quel che penso, con la frase riformulata, non cambia di una virgola.

      Pur sapendo, venendo a commentare qua, che troverò una dialettica umorale (cui non ignoro di contribuire), non ho mai pensato che potessi essere tanto restio a discutere di idee.

      In ogni caso: io non voglio che gli insegnanti siano pagati meno. Possibilmente vorrei che lo fossero di più. Ma per ottenere questo bisogna "dare" qualcosa in cambio. La fine degli scatti automatici (quelli congelati, sì, ma non da ripristinare sic et simpliciter), in favore di uno stipendio modulare che retribuisca di più chi fa di più (ma in maniera meno arbitraria e aleatoria di come ora spesso nelle scuole vengono affidate le ore di progetti di varia natura), differenziando ruoli e carriere (docente semplice, docente formatore di altri docenti, docente commissario concorsi scolastici

      Vorrei poi che gli insegnanti non impegnati in esami si impegnassero in più attività di aggiornamento, approfondimento e miglioramento della scuola a luglio, invece di mettersi in "ferie di fatto". Sono gesti che l'opinione pubblica e le controparti avvertirebbero come un segnale di serietà, professionalità e competenza tali da meritare retribuzioni migliori.
      Ancora meglio, tutto questo, se gli insegnanti accettano di vedersi valutati, chiedendo che la valutazione sia seria ma accettando di sottoporsi ad essa. Senza brunettismi.

      Ho fatto del mio meglio per essere chiaro e offrire all'analisi come la penso e mi sono morso la lingua per evitare quel po' di ironia che mi riesce. Posso avere una risposta nel merito?

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    14. La valutazione non dovrebbe essere data dall'interno dell'istituto ma da chi usufruisce del servizio.

      E gli stipendi dovrebbero essere collegati a queste valutazioni.

      Penso all'impiegato arrogante o all'insegnante sfaccendato: misura della qualita' del servizio ricevuto.

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    15. Mi intrometo nella discussione fra U. e Leonardo. Sono d'accordo che delle valutazioni siano necessarie, ma dobbiamo fare molta attenzione a come le facciamo.

      Farò un esempio classico, portato già varie volte da Mila Spicola. Abbiamo una scuola A situata in un quartiere bene di una città del centro-nord e una scuola B situata in un quartiere periferico di una città dominata dalla criminalità organizzata. Uno dei campi di reclutamento della criminalità organizzata è la dispersione scolastica: ragazzini adolescenti che abbandonano la scuola e vivono di semi-occupazione e furtarelli, spesso in condizioni familiari disastrate.
      I docenti della scuola B avranno il problema di andarsi a prendere gli allievi a casa, combattendo giorno per giorno con una situazione di degrado istituzionale, pertanto in tale ottica riuscire ad ottenere una classe con la media del 6 è un risultato enorme.
      Viceversa, la scuola A si trova ad operare in condizioni ottimali, gli studenti sono motivati dalle famiglie e la dispersione scolastica è nulla, quindi avremo rendimenti decisamente più alti.

      Criterio di valutazione grossolano: il rendimento nella scuola B è inferiore che nella scuola A, quindi sarà il caso di aumentare gli stipendi ad A e di tagliare risorse alla scuola B.
      E invece sarebbe proprio B ad avere più bisogno di fondi! Un bisogno disperato!

      Che venga quindi la valutazione, ma attenzione a non lasciarsi prendere la mano da "efficientismi" che nei fatti danno a chi ha e tolgono a chi non ha.

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    16. VdA

      Quel che tu stai dicendo sono esattamente alcuni dei parametri basilari da tenere in considerazione nella valutazione, che non può certo ridursi ad una schedina burocraticamente compilata.

      Di certo non ho la bacchetta magica, ma per come la vedo io, una corretta valutazione può e deve contenere quel che tu dici.

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    17. Parla di scatti; gli fai presente che 'sti scatti non ci sono più, continua a parlare di scatti.

      Poi parla di valutazione; su un blog che ha sempre premesso di essere favorevole alla valutazione, salvo riservarsi il diritto di valutare singoli tentativi di valutazione e scoprire che erano stati fatti particolarmente male, da gente evidentemente mal valutata.

      Come se poi la valutazione dei docenti in Italia non si facesse a causa della tetragona ostilità dei docenti, quando basta dare un'occhiata: non c'è mai stato un progetto serio per valutarci, perché (è stato scritto fino alla noia) valutarci non è la priorità; la priorità è calarci la paga indistintamente, a tutti.

      Ma suppongo che sarà inutile: che ribatterai scrivendo che sei favorevole alla valutazione e che solo sostituendo la valutazione agli scatti automatici la scuola infallibilmente migliorerà.

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    18. 1) Ho detto che gli scatti sono congelati, ma non aboliti. Se mi sbaglio, basta dirlo.

      D'altra parte, nessuno pensa o crede che si debba andare in pensione con lo stesso salario d'entrata. Ma come si arrivi allo stipendio pre-pensione è una discussione che bisogna pure fare. Finché sono esistiti, gli aumenti sono stati per semplice anzianità. Una battaglia per riproporli tali e quali sarebbe sbagliata, ma visto che invece una battaglia per il miglioramento salariale degli insegnanti ci starebbe tutta, trovo sia il caso di cominciare a trovare delle idee. La mia idea è quella della modularità, perché meno discriminante (si paga chi fa di più-più moduli-, in modo che quelli che fanno le stesse cose -stessi moduli- siano pagati uguale). In parte questo è realizzato attraverso i progetti scolastici, che però sono un'altra cosa, e hanno degli ampi margini di arbitrarietà (nonché di aleatorietà: molti progetti sono finanziati da altre istituzione, a cominciare dall'UE e non sono "garantiti").

      2) Sul punto della valutazione potresti fare un respiro profondo e dire: "U., sono d'accordo con te". Non mi offenderei.
      Non mi sembra peraltro di aver mai detto che tu sei contrario alla valutazione. Io ho soltanto detto che gli insegnanti dovrebbero "concedere" di essere valutati. Se anche i sindacati, o altre associazioni professionali che ci dovrebbero rappresentare, ritenessero importante la valutazione, potrebbero loro stessi proporre un modello funzionante, senza aspettare quelli sgangherati alla Brunetta, o punitivi. Non mi aspetto però che ne facciano a breve termine. Potrei giocarci dei soldi.
      La scuola con la valutazione infallibilmente migliorerà? Credo lo pensi anche tu, che sei favorevole ad una valutazione.

      Nel tuo tono noto ancora il fastidio, ma mi sembra che siamo arrivati ad un compromesso più ragionevole.

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    19. Non posso impedirmi di valutare la tua capacità di comprensione del testo e trovarla nel complesso inferiore al grado richiesto per essere "d'accordo con me".

      Quale parte di
      "non c'è mai stato un progetto serio per valutarci, perché (è stato scritto fino alla noia) valutarci non è la priorità; la priorità è calarci la paga indistintamente, a tutti"

      ...ti risulta disperatamente incomprensibile?

      Non è che i docenti debbano "concedere" alcunché: i docenti si siedono e aspettano il giorno in cui davvero qualcuno premierà eccellenze che ancora non si capisce come dovrebbero essere individuate.

      Non c'è mai stato un discorso serio sulla valutazione. C'è stata un po' di retorica antisindacale e tu ne sei evidentemente vittima: amen. Conta quanti anni sono passati da quando la Moratti ne parlava: è successo qualcosa? No. È colpa dei sindacati? Mi ricordi gli oceanici movimenti di protesta anti-valutazione o anti-invalsi degli ultimi anni che avrebbero bloccato progetti già pronti?

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    20. Eh no, Leonardo.

      A parte il fatto che è sgradevole mettersi a valutare le mie capacità di comprensione invece di dibattere e ritornare ai toni offensivi che stavamo abbandonando (peccato)...mi permetto di citarti con un copia-incolla (così non rischio di sbagliare):

      "Poi parla [cioé io] di valutazione; su un blog che ha sempre premesso di essere favorevole alla valutazione, salvo riservarsi il diritto di valutare singoli tentativi di valutazione e scoprire che erano stati fatti particolarmente male"

      Se si è favorevoli alla valutazione, evidentemente si presume che una valutazione, ovviamente ben fatta, possa essere utile alla scuola e ai docenti (a migliorarsi, ad esempio). Essere favorevoli ad una valutazione che non serve a niente sarebbe insensato.

      Dunque, se si ritiene che sia un bene, perché non fare delle proposte? Perché aspettare che le faccia qualcun altro, soprattutto dopo i disastri che si sono visti (nel mazzo possiamo anche mettere i lunari quizzoni di Berlinguer)? Proporre una valutazione seria e articolata non spezzerebbe le gambe a quelli che vogliono semplicemente abbassare lo stipendio agli insegnanti? Non sarebbe una tattica utile?

      Io la mia proposta l'ho fatta, ma risposte di merito non ne ho viste, da parte tua.

      La mia impressione poi è che i sindacati abbiano assunto lo stesso tuo atteggiamento, sulla valutazione: aspettare. Che io ricordi, le proteste contro Berlinguer-Moratti-Gelmini hanno trovato fiera opposizione, e la Gelmini non è neanche riuscita a trovare le scuole pilota per la sperimentazione, ma non è un argomento centrale in questa discussione (che per me sta diventando faticosa da sostenere, visto che devo ricavare gli argomenti dal malcelato sarcasmo dietro cui viene nascosta la difficoltà a dibattere civilmente).

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  3. "una piccola terra senza grandissime risorse"
    tale e quale a Lussemburgo, Svizzera ed Austria, numero 1,5 e 10 per PIL pro capite (noi siamo 24esimi, in discesa).
    Oggi la più importante risorsa naturale è l' educazione, in cui occupiamo una posizione mediocre (vedi test PISA) e scontiamo un grande scollamento tra domanda ed offerta: produciamo legioni di avvocati e relativamente pochi ingegneri, chimici, manager e scienziati vari. Peggio, impieghiamo una buona parte dei migliori in uffici pubblici di dubbia utilità.
    Per finire abbiamo una alta tasazione e spesa pubblica, indirizzata in buona parte a mettere i bastoni tra le ruote a chi produce.
    Quanto al discorso sui mediocri purtroppo il mondo funziona al contrario: quando quelli davvero bravi si inventano un google assumono migliaia di meno bravi per farlo funzionare, i meno bravi da soli aprono pizzerie ed elettrauto, o magari piccole società di consulenza.
    L' effetto 'trickle down' è spesso criticato (giustamente, visto che funziona molto meno di quanto molti voglian far credere) ma esiste e non vedo molte altre chances per i lavoratori low skilled. Meglio fare il parrucchiere o il cameriere a Londra che a Secondigliano, no?
    E' tragicamente vero che il PD di Bersani è la cosa più vicina che abbiamo visto ad una socialdemocrazia europea. Altrettanto vero che non è di una socialdemocrazia che abbiam bisogno ma di liberismo, e tanto.
    Noi di Fare ci abbiamo provato, purtroppo non vedo grandi chances finchè all' italiano medio non entrerà in testa che questa provocazione di Bastiat:

    Lo Stato è la grande entità fittizia attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri.

    Marcello Urbani

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    1. Magari all'italiano medio una cosa del genere non entra in testa perché è una scemenza che non risolve nulla. Lo Stato esiste, e nei posti dove funziona la differenza si vede (il paragone col Lussemburgo è demenziale).

      Siamo una terra di confine: se vogliamo il liberismo, il Messico è alla nostra portata. Un'economia fiorente, ancorché quasi del tutto sommersa, in mano a organizzazioni (eviterei di usare l'aggettivo "criminale", così demodé)che si autogestiscono in modo iperliberista.

      Probabilmente fare il cameriere in certi quartieri di Londra è meglio che a Secondigliano, ma temo che un certo tipo di Londra abbia bisogno di un certo tipo di Secondigliano, che la seconda non sia un errore di percorso, ma funzionale a un certo tipo di equilibrio.

      Voi di Fare, abbiate pazienza, ma non risultate da nessuna parte. In un'ottica liberista, non esistete; e quindi non potete fare nulla per fermare il declino. Un vero liberista poi questo declino si adopererebbe per accelerarlo.

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    2. Questo è l'assurdo teorema di Saviano secondo cui la mafia è una conseguenza spontanea del liberismo e Casal di Principe una prefigurazione di quel che sarebbe l'Italia se gli animal spirits del capitalsmo non fossero tenuti a bada. Sciocchezze, il rispetto delle regole è alla base di qualunque concezione liberale dello Stato (pensa solo alla tutela della proprietà privata e della concorrenza, non sono certo garantite quando la criminalità organizzata controlla il territorio.)

      Londra ha bisogno di Secondigliano?di che equilibrii parli? la camorra è un complotto di broker della City ai danni del popolo campano, secondo te?

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    3. Anch'io penso che il rispetto delle regole sia importante, ma il tizio qui sopra sosteneva che fosse un'entità fittizia.

      Ho scritto: un *certo tipo* di Londra ha bisogno di un *certo tipo* di Secondigliano. Un certo tipo di sviluppo ha bisogno di un certo tipo di prodotti, che si possono commerciare soltanto in aree come Secondigliano. Non c'è nessun complotto, è il mercato che si auto-regola. Se ci sono modi più efficienti di approvvigionarsi di stupefacenti, la mano invisibile del mercato non li ha trovati.

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  4. Il problema è che anche tu, come i tuoi professori, sei legato a speranze un po' datate. Pensi ancora che la socialdemocrazia sia la soluzione che salva i cavoli della giustzia sociale e la capra del capitalismo. Un mito scandinavo di quarant'anni fa.

    C'è sempre un momento nelle tue analisi in cui ti senti obbligato a pagare un tributo alla tua antica militanza radical: per esempio, tra i rappresentanti della classe dirigente colpevole metti gli imprenditori che hanno delocalizzato, mentre è evidente che la fuga di imprese e imprenditori non è una causa del malfunzionamento del sistema, è un suo effetto; Della Valle ha spostato qualche linea di produzione in Cina, Ligresti invece no, in Italia aveva le sue radici, le sue speranze e i suoi orizzonti, qual dei due secondo te è il sintomo del declino?

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  5. Grazie per questa iniezione di ottimismo mattutino, questo lunedì ne sentivo proprio il bisogno.

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  6. In effetti c'è da domandarsi come mai in Italia faccia così tanta fatica a nascere un blocco socialdemocratico (quello che ad esempio ha permesso alla Germania di spiccare il volo all'indomani della riunificazione) : nel nostro paese il mito del liberismo affascina pure la sinistra, quel liberismo alla tatcher che ha generato varie crisi strutturali negli ultimi decenni.

    Il paragone col Messico lo trovo appropriato: una terra di mezzo di gente in transito, dove può essere simpatico andare in vacanza, ma nulla più.

    Inutile dire che la cosa mi riempie di tristezza: io sono fra quelli che sono partiti con una valigia piena di speranze e hanno trovato ad accoglierli un sistema integrato fatto di servizi pubblici che funzionano, di stato sociale e di continue verifiche incrociate sulla qualità. Mi piacerebbe molto riportare le mie ossa a Sud delle Alpi... ma come? L'industria tedesca fa ricerca assumendo persone con elevato titolo di studio (tipicamente il dottorato) perché l'idea di fondo è che la ricchezza è prodotta dalla conoscenza; l'industria Italiana produce ricchezza abbassando i costi di produzione e la qualità dei prodotti nella speranza di far concorrenza ai paesi emergenti.

    I miei genitori dicono che quando parlo dell'Italia sono diventato pessimista, io che dieci anni fa ero pieno di idee e di speranze (si chiamava movimento alter-mondista, giusto?) ; oggi vedo che tali idee sono state fatte proprie da molti molitici tedeschi, soprattutto nel campo dell'energia rinnovabile e del trattamento rifiuti, il che è quasi un paradosso perché la Germania è stato uno dei paesi europei in cui il movimento alter-mondista fu più debole (vi sono persone che addirittura ignorano sia esistito).

    E forse adesso verrà Kein Pfusch e dirà che non ho capito nulla della Germania, che in realtà destra e sinistra sono uguali eccetera... pazienza, il pessimismo passa anche da lì.

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    1. Ehm "da molti molitici tedeschi" = "molti politici tedeschi", sorry per l'orrore di battitura.

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    2. ecco su cosa si basa l'industria tedesca...
      http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/09/la-favola-del-jobwunder.html

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    3. Dove lo vedi il liberismo in Italia?
      Sonio 20 anni buoni che la spesa pubblica aumenta sempre e

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    4. @Anonimo. Grazie mille per il link di ottima qualità: il testo riesce a dire con parole migliori delle mie i rischi che la politica merkeliana sta portando per l'Europa tutta.

      Fortunatamente l'industria tedesca continua a funzionare per vari fattori strutturali (es: i continui investimenti nella ricerca e la conseguente produzione di qualità) e il sistema bene o male sta ancora reggendo le pessime politiche merkeliane.

      L'articolo da te citato si conclude con "Stato e mercato non sono agli opposti. Al contrario: la regolamentazione del lavoro, del capitale e del territorio, sono un requisito ed una condizione necessaria per un buon sviluppo economico" Parole sante, ma purtroppo da noi c'è ancora chi crede nella deregulation selvaggia :(

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  7. Che palle sta storia del social-democratico Bersani. Bersani è un democristiano di sinistra; un uomo, forse un brav'uomo, che oltre a non essere socialdemocratico, non ha capito nulla del tempo in cui vive, non ha capito nulla del partito che guidava (lo guidava?), che non hai mai vinto un'elezione e che ha sbagliato in un anno tutto quello che poteva essere sbagliato da un politico.
    A me dispiace molto che i compagni non se ne siano accorti prima e poi le alternative erano tristi lo so ma non la posso più sentire questa faccenda che Bersani sia un socialdemocratico. Scusate è un insulto per i socialdemocratici.

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    1. Forse occorrerebbe capire cosa si intenda per "socialdemocratico".
      Se Hollande, Schulz, Di Rupo e Zapatero sono socialdemocratici, allora Bersani è un socialdemocratico visto che portavano proposte più o meno simili.
      Se Hollande, Schulz, Di Rupo e Zapatero sono democristiani di sinistra, allora Bersani è un democristiano di sinistra per lo stesso motivo di cui sopra.

      Ma se Hollande, Schulz, Di Rupo e Zapatero sono democristiani di sinistra... i veri socialdemocratici allora chi sono? Vendola? Oppure è pure lui troppo democristiano?

      Una cosa che potremmo lamentare ai vari Hollande, Schulz, Di Rupo, Zapatero e Bersani è il non aver affermato con forza la necessità di una Repubblica Federale Europea, lasciando che l'Europa venisse incarnata dai vari Merkel & Sarkozy con la loro austerità nazionalista e tarpa-sviluppo.
      Ma questa è (forse) un'altra storia...

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    2. "Se Hollande, Schulz, Di Rupo e Zapatero sono socialdemocratici, allora Bersani è un socialdemocratico visto che portavano proposte più o meno simili."
      Bersani ha mai proposto di far pagare l'IMU al maggiore proprietario immobiliare italiano (ovvero la Chiesa Cattolica)? E allora direi che di simile tra lui e quei signori non c'è un bel nulla.

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    3. Esatto, socialdemocratici vuol dire essere laici, Bersani non lo è, come buona parte del PD. Vuol dire credere alla crescita delle classi più povere attraverso l'istruzione pubblica, attraverso la formazione continua per gli adulti. Socialdemocratici vuol dire ammortizzatori sociali per tutti, adatti alla situazione del mercato del lavoro e non istituti vecchi, costosi e anti-economici come la cassa integrazione. Socialdemocratici vuol dire non vergognarsi di andare a sfilare coi sindacati e nemmeno esserne succubi. Difendere i diritti di tutti, anche quando può essere impopolare. Essere internazionalisti, progressisti, avere fiducia nel mondo che verrà perché si può farlo migliore di quello che è ora e non essere nostalgici dei bei tempi andati che non torneranno mai.
      Questa è la mia modesta opinione.
      Chi è socialdemocratico in Italia non lo so, certamente non il PD, che sia forse il meno peggio posso accordarlo.

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    4. essere socialdemocratici vuol dire essere laici.
      non so, ho sempre pensato che Don Milani fosse molto più socialdemocratico di altri, per esempio parlando di scuola.

      dire che Bersani non è un socialdemocratico fa abbastanza sorridere.

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    5. Inizio a sospettare che Talebolla abbia confuso le proposte di Bersani con quelle di Letta jr.
      Sono due persone ben diverse e con due progetti politici ben diversi: purtroppo il primo è stato miseramente sconfitto, mentre il secondo ha vinto.
      Non starò a recriminare sul perché Bersani non abbia saputo trovare una maggioranza mentre Letta si, altrimenti inizio a diventare querulo-lamentoso e poi la gente dice che sono ripetitivo ;)

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    6. Letta era il vice di Bersani. Se pure c'erano differenze di idee e vedute, nessuno dei due pensava, evidentemente, fossero un problema.
      Questo mi faceva avere dei seri dubbi sia sulle idee sia sulla serietà di Bersani. E mi è difficile credere che vi sia una reale, efficace idea di socialdemocrazia quando il suo leader mostra di non considerarla granché (prendendosi Letta come vice per ragioni di corrente, mettendo il posizionamento tattico e il corteggiamento al centro di fronte a quelle che dovevano essere le sue idee, ecc. ecc.).

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    7. E i tu dubbi si son rivelati infondati, visto che la realtà dei fatti ti ha smentito.

      Bersani si è presentato con delle proposte socialdemocratiche, tali proposte sono state bocciate e quindi si è presentato Letta con delle proposte democristiane, che invece sono riuscite ad ottenere una maggioranza.

      D'altronde seguendo il tuo ragionamento Giuseppe Garibaldi non fu un vero repubblicano in quanto per questioni di realpolitik ai tempi della Spedizione dei Mille decise di convergere con le truppe regie. Potremmo parafrasare il tuo discorso finale in "E mi è difficile credere che vi sia una reale ed efficace idea repubblicana se Garibaldi mostra di non considerarla granché (scegliendo di dare l'Italia ai Savoia per evitare di trovarsi i Francesi in casa, trovando alleanze più larghe che Mazzini aborriva e il corteggiamento tattico per estendere il consenso, ecc ecc)"

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    8. Quale realtà dei fatti stai menzionando?

      A parte il fatto che le proposte socialdemocratiche di Bersani erano "Un po' di lavoro" e nient'altro, a te pare che Bersani abbia dato buona prova di sé dopo le elezioni?

      Ti sembra che Letta stia facendo la politica che ci si aspetterebbe dal vice di un capo socialdemocratico, sia pure in un contesto di grandi intese?

      Ma se di socialdemocratico non ha nulla, Bersani perché se lo è preso come vice?

      Per riprendere il tuo parallelo risorgimentale, è come se Mazzini avesse fondato la Giovine Italia affidando la vice-presidenza a Carlo Alberto.

      Cmq, contesterei anche l'idea che il progetto di Letta abbia vinto alcunché: le elezioni le ha perse pure lui, in quanto vice di Bersani.

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    9. Letta ha vinto perché ha trovato una fiducia in parlamento, Bersani ha perso perché non l'ha trovata.

      Per quanto riguarda le proposte di Bersani, eccone un buon bignamino
      http://www.youtube.com/watch?v=pyR1J59qyR8
      a me sembra che si sia comportato in maniera degna: ribadire i propri punti, dire no alle aperture a Berlusconi, eccetera. Se poi i suoi punti non ti piacciono nessuno si offende, però a me sembravano proposte di sinistra.

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  8. Alcune proposte per i tuoi prossimi post:
    - questo nuovo papa sembra proprio una brava persona
    - renzi almeno è giovane
    - l'importante è la salute
    - pubblicare le tue poesie adolescenz... no nente. scusa. niente.

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  9. le poesie adolescenziali non le ho lette perché le poesie mi fanno venire le bolle, anche quelle adolescenziali
    però ho trovato la cosa molto autoironica
    mi pare giusto che qualche lettore ti chieda di scrivere su questo o su quello, meno giusto che ti si chieda cosa non scrivere sul tuo blog, io penso che basti non leggerlo
    dove lavoro io c'è tanta gente che non fa un cazzo (scusa, è per la chiarezza), e così gli avanza tempo per suggerire, indicare a quelli che lavorano come devono svolgere il proprio
    lo stesso vale per la scuola... gente che non entra in una scuola dai tempi del liceo propone improbabili riforme dell'istruzione...
    un'altra cosa che mi piace è un non socialdemocratico che fa l'elenco delle idee irrinunciabili per un vero socialdemocratico...
    un po' come quelli che dicono "i veri cattolici..." oppure quegli altri "se tu fossi davvero ateo..."
    comunque è vero: i socialdemocratici del vicino so' sempre più verdi (o erano irlandesi?

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    1. Sempre più rossi vorrai dire!

      ..ed è già polemica circa il colore dei veri socialdemocratici ;-)

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    2. fino a non molto tempo fa "socialdemocratici" era un'offesa. in italia intendo.
      quindi, ora, gente che idealmente farebbe sfracelli (sfracelli da tastiera voglio dire) distribuisce patenti da socialdemocratico... boh
      per tornare al colore dei socialdemocratici... il rosso è una categoria dello spirito, direi che il rosso è negli occhi di chi guarda:
      a berlusconi immagino di sembrare un comunista al 100%
      per me no, per dire

      tanto per chiarire:
      non sono comunista (nel senso che trovo molto utopico e inefficiente la proprietà collettiva dei mezzi di produzione)
      non sono socialdemocratico (nel senso che non vorrei un socialismo dal volto umano - data la mia età - tenderei ad accontentarmi di un capitalismo dal volto umano)

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    3. Il capitalismo HA il volto umano...ed è quello il problema.

      Il resto però s'è rivelato molto peggio. Meglio farlo funzionare decentemente piuttosto che abbatterlo.

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    4. Diciamo che il capitalismo presenta qualche squilibrio da correggere, e questo si fa mettendo delle regole al mercato affinché esso non diventi la legge della giungla dove chi è più grosso mangia chi è più piccolo.
      Nulla di nuovo sotto il sole: in passato vennero introdotti sistemi di regolazione e di tutela. Strano, ma vero, in tale periodo il debito pubblico (il grande spettro dell'oggi) era sotto controllo.

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  10. È dura trasmettere ottimismo per il futuro, soprattutto in Italia

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  11. La speranza è una trappola. Una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono «state buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà, perciò adesso state buoni, tornate a casa – sì, siete dei precari, ma tanto fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto. State buoni, abbiate speranza». Mai avere la speranza. La speranza è una trappola, è una cosa infame, inventata da chi comanda.

    Come finisce questo film? Non lo so. Io spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, che è trecent’anni che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige anche dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni.

    (Mario Monicelli, dichiarazioni rilasciate a “Rai per una notte”, edizione speciale della trasmissione “Annozero” di Michele Santoro, dal PalaDozza di Bologna, 25 marzo 2010, www.raiperunanotte.it).

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  12. Ecco un altro Paese che e' disperato, isolato, con una crisi economica che si aggrava...

    Israelis ranked 11th-happiest people in the world
    http://tinyurl.com/pf6kzw4

    Beijing businesses looking for products labeled ‘Made in Israel’
    http://tinyurl.com/okuuymp

    Oil Discovered in Israel’s Yam 3 Offshore Field, Could Generate $11 Billion
    http://tinyurl.com/psunll4

    Vien proprio voglia di distruggerlo, questo Paese, nevvero? E poi e' la causa di tutte le guerre!

    P.S. si sta bene in Italia, la' in provincia, con tutto quello che hai (ahem...) studiato?

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