venerdì 6 settembre 2013

Un Pane così amaro

L'intrepido (Gianni Amelio, 2013)

C'è gente che lavora a questo mondo. Che solleva pesi sulle impalcature, che ti porta la pizza in motorino, che gioca coi tuoi bambini mentre fai la spesa, gente che spazza lo stadio quando te ne vai. Ti pela le carote che trovi impiattate al ristorante; gente che quando va male al ristorante prova a venderti le rose. C'è gente che lavora, e il giorno che non riesce a lavorare chiama Antonio Albanese che di lavoro fa il rimpiazzo. In questo film si chiama Pane, ma potrebbe ancora chiamarsi come il protagonista di un altro film di Amelio, Buonavolontà: è l'eroe senza macchia e con qualche paura, che però deve farsi subito passare. Non è affatto intrepido, trema continuamente, ma tira fiato e va avanti. Il male gli scorre intorno senza sporcarlo: lo tenta con gli occhi disperati di una ragazza, il male lo assume tutti i giorni e qualche volta lo paga persino, ma non c'è niente da fare. Pane è così puro, così tranquillamente tetragono a ogni spunto di disperazione, che ti fa sorgere il sospetto che la sua bontà sia soltanto un'ossessione, che lui sia il più malato di tutti. Proprio come il Buonavolontà della Stella che non c'è, la sua energia è un motore che gira a vuoto e che forse non serve più a nessuno.

Antonio Pane, se potesse scegliersi il lavoro, vorrebbe fare il cartello stradale in un giorno di sagra, quando al paese arriva tanta gente che non sa dove trovare le cose: Antonio Pane vorrebbe aiutarli tutti, abbracciarli tutti, ma anche quelle sagre ormai utilizzano tabelloni elettronici. Sono più convenienti. Antonio Pane è disposto a cercare il lavoro ovunque si sia cacciato, eventualmente in Albania. Ha una moglie che lo ha lasciato per qualcuno più furbo, e un figlio che non riesce a dar forma ai suoi sogni; un'amica misteriosamente disperata che rovescia le tazzine al bar ma almeno non fa le piazzate, questo è importante. Un film italiano senza personaggi che si urlano in faccia è sempre una buona notizia. Allora cosa c'è che non va. Non lo so (continua su +eventi!)

3 commenti:


  1. Di solito Leonardo recensisce film che non mi piacciono e dei quali la parte migliore è, appunto, la recensione dove mescola trama e personaggi con la sua vita privata, coi mali dell'Italia, col terremoto in Emilia, coi dolori del PD o con quant'altro. Di solito però i film da lui recensiti non mi fanno voglia.

    Questo invece mi è venuta voglia di andarlo a vedere.

    RispondiElimina
  2. Mi hai fatto decidere di non andarlo a vedere. La vita è già abbastanza deprimente.

    RispondiElimina
  3. Uno dei film più brutti che abbia visto negli ultimi tempi. Deprimente, ma anche sconclusionato. Non si capisce bene di cosa si parli, del lavoro che non c'è, della disperazione giovanile, delle insicurezze, delle crisi di panico che poco hanno a che vedere con la crisi economica? Niente a che vedere con Chaplin, richiamato in molte critiche. Non vedo né ironia, né denuncia sociale, né introspezione psicologica, solo noia mortale.

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).