martedì 24 dicembre 2013

Il ritorno dell'uomo di neve (nazista!)


Frozen - il regno di ghiaccio (Chris Buck, Jennifer Lee, 2013).

1943. Walt Disney sta vincendo la guerra, quella mondiale. Il suo documentario con inserti animati, Victory Through Air Power, ha convinto Roosvelt che la conquista dello spazio aereo è una necessità strategica; nel frattempo Paperino vinceva l'Oscar spernacchiando Hitler in Der's Fuehrer's Face. Anche se molti disegnatori sono impegnati a disegnare cartelloni di propaganda, Disney continua a pensare ai lungometraggi - magari se si spettezzasse la storia in più episodi, come in Saludos Amigos, si riuscirebbe a lavorare con team diversi, a riciclare un po' di materiale... Proprio in quel momento il produttore Samuel Goldwyn (sì, uno dei tre che aveva fornito il nome alla Metro-Goldwyn-Mayer, roar) gli si fa incontro con un'offerta irrifiutabile: un musical su Hans Christian Andersen. Idea perfetta: si potrebbero alternare spezzoni biografici filmati dal vero con attori in carne e ossa, e cartoon di animazion e in stile Silly Symphonies: di cui almeno uno, Il brutto anatroccolo, è già pronto (ed è un capolavoro). Disney è entusiasta, eppure dopo qualche mese l'idea si arena. Perché?


1944. Adolf Hitler sta perdendo la guerra, quella dei cartoni animati. Dev'essere particolarmente difficile per lui ammettere la superiorità nel capo degli americani, quei mediocri combattenti (di questo il fuehrer è persuaso, tant'è che sulle Ardenne ordinerà di concentrare gli attacchi sulle truppe inglesi). D'altro canto è sempre l'uomo che si è squadrato i baffetti per somigliare più a Charlie Chaplin: il cinema americano ha un certo ascendente su di lui, e l'americano che più lo incanta è Walt Disney. E però al fondatore del Terzo Reich non è concesso di sciogliersi davanti a Fantasia: anche nel momento di massima commozione, non può non constatare l'enorme scarto tecnologico che separa le produzioni californiane da quelle dell'UFA nazionalizzata. Certo, l'Agfacolor ormai funziona, e costa meno del Technicolor - ma dove sono i capolavori? I musical? I lungometraggi animati? Sarà anche per la necessità di sostenere una guerra mondiale su tre fronti diversi, nel mentre che si massacrano milioni di civili, fatto sta che l'animazione tedesca è dieci anni in ritardo sui competitors d'oltreoceano: ci si arrangia con dei brevi film musicali o di propaganda.  Il meglio riuscito, Der Schneemann, è la storiella buffa e poetica di un pupazzo di neve che in una fredda notte prende vita e si nasconde in un frigorifero per vedere l'Estate, il trionfo dei colori - per poi squagliarsi nei prati con nietzscheano amor fati, mentre un coniglio rosicchia meditabondo la carota che fu il suo naso... (continua su +eventi! e parla anche un po' di Frozen)

13 commenti:

  1. Nella prima parte mi hai fatto ripensare un poco a questo.
    Auguri.

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  2. Auguri di buone feste.
    Lo so, è off-topic, ma in fondo lo è molto meno dell'off-topic medio che si legge da usualmente queste parti e non ho nemmeno linkato un video ;)

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  3. "La regina delle nevi" versione sovietica è un capolavoro. Punto.
    (Attenzione però alle versioni tagliate e rimaneggiate dagli americani
    negli anni 60 e 80)
    Frozen non è degno neanche di allacciargli le scarpe

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  4. ah, giusto: un revival della guerra fredda...

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  5. Eh, già, ci sono troppe femmine, è tutto centrato su delle femminucce, pure potenti, non è il caso di portarci un maschietto.

    Educare i figli (maschi e femmine) a pensare che anche le donne possono essere interessanti soggetti in una storia d'azione, invece, è troppa fatica.

    Non parliamo di superare l'idea che la "roba da femmine" non possa interessare i maschi (e viceversa): impossibile.

    (Poi lamentiamoci di come Berlusconi umili il ruolo delle donne, mi raccomando.)

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    1. Educare i figli è importante, ma hai provato a tener fermo un maschietto mentre le principesse cantano per minuti interi? è un musical, è pensato per un pubblico di genere. Come tantissimi altri prodotti. Se ha un messaggio femminista (molto blando), è comunque un messaggio femminista rivolto alle ragazze.

      Ai maschietti non piacciano i musical. E' una cosa umiliante per loro, al massimo, mica per le ragazze (la protagonista di Ralph, lei sì era un interessante soggetto di una storia di azione).

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    2. Mi unisco ai complimenti — ma in seconda battuta anche al commento di Dubcheck (sic, eventualmente).
      Sei in grado di scrivere pezzi davvero belli, e tra l'altro sei in grado di vomitare un numero impressionante di spunti in sole quattro righe (in sè un buon motivo per non disprezzare troppo wikipedia), per cui il mio invito per l'anno prossimo è a ridurre il numero di polemiche con grilli, iene e profeti di terremoti — quelle sono il più delle volte ovvie, e comunque possono essere condotte anche persone meno brave; però non ti invito a smettere del tutto: un Leonardo elitario, che non si sporcasse le mani a rispondere ai commenti più biechi e grevi, temo perderebbe in umanità — ed a scrivere sempre più spesso brani tipo questo.

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    3. Ah, dimenticavo, da maschietto confermo tutto sui musical (a parte quel pezzo in 5 di JCS).

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    4. Il femminismo è solo per le femmine. Sempre meglio.

      (I maschi giocano con le macchinine, le femmine con le Barbie. E' una regola dell'universo, non un costrutto sociale. E comunque gli unici maschi a cui piacciono i musical sono gay, e bambini gay non esistono.)

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    5. La mia esperienza nella ludoteca di un ospedaletto mi dice che tendenzialmente i maschi giocano più con le macchinine [e i soldatini, e, se in condizione di farlo, un pallone], mentre le femmine più con le bambole [ed i peluche].
      Disegnare e colorare piace ad entrambi, ma per qualche oscuro motivo le ragazze hanno più pazienza ed ottengono risultati migliori.
      Dato che quelle qui sopra sono tra le pochissime cose che pensavo di aver capito [insieme al fatto che battere un bambino a memory può essere impresa ardua, e che i miei disegni con figure impossibili ed illusioni ottiche, ed i miei tentativi di improvvisare ensemble di percussioni, sono fallimentari], se devi dirmi che è tutto falso, per favore fallo in maniera gentile.

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    6. Ma no, il femminismo non è solo per le femmine. Però le canzoni con i ritornelli mielosi sono pensate per un certo pubblico di genere. Nessuno obbliga le ragazze ad ascoltare un certo tipo di musica: se l'ascoltano soprattutto loro, è perché è concepita soprattutto per loro. Non te la prendere.

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    7. (Ah, io amo tutto JCS, non so se è la mia parte gay o la mia parte cattocom o entrambe o nessuna delle due).

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  6. Leonardo stavolta il pezzo dell'anno l'ha pubblicato su +Eventi. Un articolo che sarebbe potuto tranquillamente uscire dalle più celebrate riviste letterarie usa, noi lo leggiamo sul magazine online per il tempo libero della provincia granda. Davvero, mi chiedo come sia possibile che tutto quanto l'industria editoriale del nostro paese abbia saputo proporre a Leonardo in questi tredici anni sia una collaborazione come blogger con L'unità.

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