Privacy Policy Leonardo: luglio 2013

mercoledì 31 luglio 2013

L'audace colpo dei soliti palestrati


Pain & gain - Muscoli e denaro (Michael Bay, 2013).

Daniel Lugo (Mark Wahlberg) crede nel fitness, crede nei bicipiti, crede nel sogno americano. È stanco di recitare la parte di palestrato senza cervello, è stanco di motivare ricchi flaccidi in palestra per pochi $ all'ora. I muscoli che si è pompato addosso si meritano più. Daniel Lugo ha un piano: con un paio di colleghi bistecconi sequestrerà un suo ricco cliente, lo torturerà ma poco, quanto basta per farsi intestare tutti i suoi beni. Daniel Lugo mostrerà tutti di che cosa è capace. Purtroppo Daniel Lugo è capace di fare cose veramente molto stupide.

Michael Bay (Bad Boys, Armageddon, Transformers) crede nel cinema, crede nel montaggio serrato, crede nel sogno americano. È stanco di recitare la parte di regista senz'anima, è stanco di montare quindici sequenze in un minuto per ubriacare teen-ager iperattivi. La sua sensibilità di videoclipparo si merita di più. Michael Bay ha un piano: farà un film a basso budget e dimostrerà a tutti di che cosa è capace. Purtroppo, in effetti, Michael Bay è capace di tutto.


È facile odiare Michael Bay. Persino i cinefili antisnob, quelli che vogliono soltanto strafogarsi di pistacchi mentre guardano robottoni e lucertoloni: persino loro disprezzano Michael Bay. Perché, che cos'ha che non va. Ecco, è questo il punto. Non ha proprio niente che non vada. È il sogno americano alla massima potenza, senza controindicazioni, senza retropensieri, è come farsi di steroidi senza pensare al domani e alle controindicazioni ai testicoli, senza neanche il sospetto che ehi, forse stiamo esagerando, forse stiamo trasformando il cinema in un bambolotto gonfiato e senz'anima. Michael Bay ce l'ha, un'anima? Il compianto Roger Ebert propendeva per il no: se l'era venduta per girare The Rock. In cambio Satana aveva probabilmente imposto il cut finale di Armageddon - chi altri se non lui.

Se anche non avesse venduto l'anima al demonio, sicuramente Bay ha venduto il suo corpo alla Hasbro, il giocattolificio che produce i transformers... (continua su +eventi!)

martedì 30 luglio 2013

Il gesuita nello Spazio

31 luglio - Sant'Íñigo López Loiola, AKA Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti (1491-1556)

Sant'Ignazio di Loyola certe volte in cielo vola.
Finché giunge nello spazio, di Loyola Sant'Ignazio.

La sua chiesa del Gesù, questo è un fatto ignoto ai più,
è una nave aerospaziale, Sant'Ignazio generale.

Sopra il ponte sta alla barra Sant'Ignazio di Navarra:
ha la rotta bene in mente Sant'Ignazio l'ubbidiente.

Svolta svelta tra le fratte, schiva rapida il Soratte
poi fa tappa su Titano, Sant'Ignazio, a far metano.

Passa Sirio e Aldebaran, di Loyola Ignazio San
finché arriva su un pianeta, Sant'Ignazio il grande asceta.

Quivi atterra su un sentiero, Sant'Ignazio il papa nero
che conduce senza indugio San Loyola, il gran segugio,

a un villaggio degli alieni molto garruli ed ameni,
pien di gioia e di allegria, Sant'Ignazio di Azpeitìa.

Lo salutan con passione: "Ciao Ignazio gesuitone!
Sei venuto su dal Lazio, di Loyola sant'Ignazio?

È di certo un lungo viaggio, Sant'Ignazio, che coraggio...
Vieni dentro a far baldoria, Ad Maiorem Dei Gloriam.

C'è la birra fredda in frigo, Di Loyola Sant'Inigo,
carne ai ferri col tabasco, caro Ignazio, santo basco.

Mangia un po', tirati su, Sant'Ignazio del Gesù,
hai bisogno di conforto, hai una faccia... sembri morto".

"Grazie no" fa San Loyola, protettore della scuola,
del maestro e dell'allievo, "io non mangio più, né bevo".

"Un cadavere son già, senza orgoglio o volontà,
marionetta in mano a Dio è Sant'Ignazio, ovvero io.

Se ora vengo qui dal Lazio" poi prosegue Sant'Ignazio,
"è per controllare che siate santi come me".

Ora è lì che li ispeziona, Sant'Ignazio di Pamplona.
"Dunque, dite, come va? procedete in castità?

Seppelliste i vecchi vizi? Avete fatto gli esercizi?"
Un silenzio imbarazzante è intorno a Ignazio il comandante.

Parla infine un delegato: "Sant'Ignazio, è assai apprezzato
che tu t'interessi tanto, di Loyola Ignazio Santo,

e alla fede tu ci inizi. Tuttavia i tuoi esercizi
non li abbiamo fatti mai! Non siam mica in Paraguay".

Ci rimane qui un po' male, Sant'Ignazio lo spaziale,
dice: "Attenti, amici, al poi: Cristo è morto anche per voi".

Gli risponde un altro alieno, sempre garrulo ed ameno,
"Sant'Ignazio, invece no. Ci pensammo un altro po'.

Quindi concludemmo che - Sant'Ignazio, pensa te,
tu perdonaci se puoi - Cristo non morì per noi".

"Ma il peccato originale?" "Sant'Ignazio, non ci cale,
né una parte né del tutto, perché quel famoso frutto

noi non lo mangiammo mai, Sant'Ignazio, o non lo sai?
È lì ancora giù in campagna, Sant'Ignazio della Spagna,

sul suo albero speciale, che è del Bene e che è del Male.
Non lo trova interessante, Sant'Ignazio comandante?"

Fa la faccia sbalordita, Sant'Ignazio il gran gesuita;
non se l'aspettava più, Sant'Ignazio del Gesù.

"Dunque voi, poveri alieni, sempre liberi e sereni,
voi vivreste - è straordinario, Sant'Ignazio missionario -

in un Eden primigenio?" "Bravo Ignazio, sei un genio!"
"Certo Ignazio, che è così!" "Che ci faccio allor io qui?"

"Questo a noi sembra evidente, Sant'Ignazio combattente:
se sei giunto fin quassù... te lo meriti anche tu.

Ora mangia e bevi, dai, Sant'Ignazio! In Eden stai!
C'è la caipirinha in frigo! Dacci dentro, Sant'Inigo!

Mangia finché non sei sazio! Sei nell'Eden, Sant'Ignazio!"
"Grazie, fame non ne ho", Sant'Ignazio declinò.

"Come vuoi, contento tu, Sant'Ignazio del Gesù".
"Qualcos'altro allora c'è che possiamo far per te?

Dicci pur senza rancore, Sant'Ignazio superiore!"
"Non vorrei chiedere troppo", lor risponde il santo zoppo,

"ma... quell'albero da frutto, con il Bene il Male e tutto,
dite, è assai da qui lontano?" chiede Ignazio il capitano.

"Tu prosegui pel sentiero, Sant'Ignazio, papa nero,
se biforca prendi il destro, Sant'Ignazio, gran maestro.

In due ore se son tante, Sant'Ignazio claudicante,
lo vedrai in fondo alla gola, protettore di Loyola".

S'incammina per la via Sant'Ignazio di Maria,
ché veder vuol l'alberello, non un altro, proprio quello.

Ora Ignazio ha alato il piede - è un miracolo di fede!
Tanta è la curiosità che di corsa andando sta.

Finché in fondo a quella china, Sant'Ignazio di Messina,
intravede nel fondale l'alberello a noi fatale.

Non c'è dubbio, eccolo lì, San Loyola (Ignazio di):
con la frutta sua proibita... è proprio quello, buon gesuita!

A vederla è assai invitante, Sant'Ignazio comandante:
tanto che il gran fondatore... sente sorgere un languore.

Sant'Ignazio, lo sa ognuno, è un campione di digiuno:
un esempio di ascetismo, il fondator del gesuitismo.

E ora, a causa anche di ciò, non mangiando già da un po',
cominciò qui a salivare, Sant'Ignazio il militare.

E un boato dalla pancia, Sant'Ignazio portalancia,
echeggiò siccome un tuono, Sant'Ignazio del perdono.

Si considera il gesuita per principio un morto in vita
che si ciba di virtù, pane secco e poco più.

Mangia meno dei colombi Sant'Ignazio, il prete zombi;
ma morir davvero qui... non è l'ora... non così!

Per la bassa glicemia? Sant'Ignazio di Azpeitìa,
forse a causa del delirio, non lo trova un gran martirio.

E la mela è lì a portata... Sant'Ignazio l'ha adocchiata.
Pensa: "In fondo non è mica quella d'Eva, quella antica".

"Siamo su un altro pianeta" pensa Ignazio, il santo asceta;
"questa mela, se è proibita, è agli alieni, no a un gesuita..."

Ha risolto il suo conflitto, di Loyola il Santo invitto,
e si allunga verso il ramo, Sant'Ignazio, nuovo Adamo.

Ha la mela in mano già, Saint Ignace de Loyolà
quando echeggia la vallata di una limpida risata.

Che sorpresa, che spavento! Sant'Ignazio, prete attento,
va in iperventilazione, dei gesuiti il gran campione.

Poi sussurra, "S-scusa Dio, sono Ignazio, proprio io.
Il tuo servo più indifeso. Non so proprio che mi ha preso.

Forse or ora fui tentato" (Sant'Ignazio è disperato),
"dal nemico più tenace... a me la mela neanche piace".

Qui riprende la risata, sempre meno controllata,
"Sant'Ignazio, ah hah hah hah! Se la mela non ti va,

mangia pere, o pesche, o cocco, Sant'Ignazio! Che pitocco!
Ci cascasti proprio in pieno!" Questa voce ha accento alieno.

Sbuca infatti da una grotta degli indigeni la frotta,
Tutti quanti fan "Cucù!" a Sant'Ignazio del Gesù.

"Sant'Ignazio, era uno scherzo! Non sei il primo e neanche il terzo
che passando paga il dazio - facci il callo, Sant'Ignazio.

Quando arrivan missionari (no, non sono affatto rari),
noi leggiamo i loro miti e ne siamo divertiti.

Quindi li mettiamo in scena, il nostro estro ci scatena
per burlarli e farne strazio - è il nostro hobby, caro Ignazio.

Dai, non prendertela troppo, Sant'Ignazio, vecchio zoppo,
non te lo faremo più, Sant'Ignazio del Gesù!

Mangia adesso e bevi, dai, Sant'Ignazio, non vorrai
qui svenire per davvero, Sant'Ignazio condottiero!"

Tace un poco, piglia fiato, Sant'Ignazio sconsolato;
poi riprende un po' il colore, Sant'Ignazio il fondatore,

e li apostrofa: "Meschini!" (Sant'Ignazio, che combini?)
"Prava e lurida genìa!" (Sant'Ignazio, fuggi via!)

"Refrattaria al buon messaggio" (Sant'Ignazio, non è saggio...)
"In inferno certo andrà, se in inferno non è già!"

Lo interrompe qui un alieno: "Sant'Ignazio, nientemeno?
Se l'inferno è questo qui, ci va bene anche così.

Non c'è angoscia né malanno, si sta bene tutto l'anno,
da mangiare in quantità... Sant'Ignazio, resta qua".

Scappa senza esitazione dei gesuiti il gran campione:
non lo tenteranno più, Sant'Ignazio del Gesù.

Da quel dì non l'han più visto, Sant'Ignazio, servo in Cristo,
la sua nave ormai è sparita, Sant'Ignazio il gran gesuita.

Sant'Ignazio di Loyola forse è ancora in cielo, e vola

vola in alto nello spazio... è Loyola, il Sant'Ignazio.

venerdì 26 luglio 2013

L'apocalisse non è questo gran sballo


Facciamola finita (This Is The End, Evan Goldberg e Seth Rogen, 2013)

Seth Rogen (Seth Rogen) e Jay Baruchel (Jay Baruchel) sono due attori canadesi che magari di nome non vi dicono niente ma appena li vedete in video vi sembra di riconoscerli. Seth ha fatto un po' più di carriera di Jay e vive a Hollywood; Jay non sopporta Hollywood ma è arrivato per il week-end e vorrebbe avere il suo vecchio amico tutto per sé. Seth invece lo trascina alla festa d'inaugurazione della nuova casa di James Franco (James Franco, in una delle sue interpretazioni più convincenti), dove ci sono altri vip che riconosci a malapena e Michael Cera che sniffa come un bidone aspiratutto e tocca il culo di Rihanna (Rihanna). E qualcuno secondo me al cinema ci va semplicemente per questo: vedere Rihanna che prende a ceffoni l'insopportabile strafatto Michael Cera. Jay è sempre più a disagio, e poi... finisce il mondo. Il mondo non fa che finire, al cinema, ultimamente. È il terzo film apocalittico che vado a vedere in un mese. È senz'altro il più bizzarro, ma richiede un po' di pazienza. Ci sono due modi per approcciarsi a Facciamola finita senza liquidarlo come un film dove attori famosi che non conosci tanto bene interpretano sé stessi in assurde scenate di gelosia e scappano da implausibili mostri digitali.

Il primo è stonarsi, prima durante e dopo. Gli autori non ne fanno un mistero: la trama di Facciamola finita è stata buttata giù mentre si passavano la canna, sembra di sentirli mentre si domandano, boh, come funziona l'apocalisse? Come si sale in cielo? Facciamo che si apre un faretto a occhio di bue dal cielo e ti risucchia? Certo, chi non vorrebbe essere risucchiato? Ahahah, risucchiato, hai capito? L'hai capita? E passala, dai. L'altro sistema per penetrare il film è mettersi a studiare il contesto, i generi e i sottogeneri, tanto quanto basta per scoprire che Facciamola finita è una stoner comedy con molta bromance, che si evolve in un apoca-blockbuster. Insomma lo avete capito, io tra la cannabis e wikipedia non ho mai avuto un attimo di esitazione. Il cast del film è lo stesso di una commedia apprezzata anche dalla critica, Pinapple Express, che io ho snobbato, chissà perché? Forse perché in Italia lo hanno venduto al botteghino col titolo Strafumati? Per carità, dal punto di vista commerciale avevano probabilmente ragione. Insomma è una banda di amici che si divertono a prendersi gioco di loro stessi, e questo è notevole: soprattutto James Franco, che si atteggia a collezionista d'arte e poi distrugge le sue opere per barricarsi. Franco e compagni sono attori, tutto quello che sanno è mediato dal mezzo cinematografico: le loro armi sono le armi di scena, quando provano a effettuare un esorcismo usano lo script dell'Esorcista come "manuale". Tra un colpo di scena e l'altro restano barricati nella villa a mettere in discussione i loro rapporti, sicché il modello inevitabile è quello del Grande Fratello. C'è persino il confessionale. Un grande fratello con le celebrità, la droga, e i mostri demoniaci: non male. Cosa manca? Cosa manca? Rifletti bene. Un aiutino: Rihanna viene inghiottita dagli inferi dopo pochi minuti. Cosa manca? Forse ci sono.

Dove sono finite tutte le donne? (Continua su +eventi!)

giovedì 25 luglio 2013

Il Santo Cane

guinefort cartolina
25 luglio - San Guinefort, cane, vittima del suo padrone (XIII secolo).

"Oggi è san bastardino", diceva l'anno scorso Luca Laurenti in uno spot contro l'abbandono dei cani in autostrada. È un gioco di parole abbastanza insulso; eppure per una bizzarra coincidenza il cosiddetto "esodo estivo" coincide più o meno con la Canicola latina, grosso modo il periodo tra il 24 luglio e il 26 agosto in cui Sirio, la stella più brillante del Cane Maggiore (e del firmamento) sorge nel cielo boreale appena prima dell'alba. L'associazione tra Sirio e il migliore amico dell'uomo è antichissima, o perlomeno si è diffusa in popoli e culture assai distanti: pellerossa nordamericani, cinesi, inuit. Anche per i latini "Canicula", cucciolotto, era un sinonimo di Sirio. In seguito divenne sinonimo di afa, siccità, vacanze al mare, abbandono degli animali domestici. Il cane è probabilmente il primo animale che abbiamo addomesticato, più o meno trentamila anni fa, dopo che per qualche tempo branchi di canidi avevano cominciato a vivere nei pressi degli insediamenti umani, offrendo un servizio di allarme contro le incursioni dei grossi predatori in cambio di qualche buon osso da rosicchiare: e magari davano una mano anche a scacciare topi e bisce. Nella grotta di Chauvet, dipartimento dell'Ardèche, Francia meridionale, ci sono tracce di un cane e di un bambino che camminano assieme 28.000 anni fa. Così è abbastanza appropriato che l'unico animale a essere stato venerato (abusivamente) come santo sia un cane: San Guinefort, un levriero vissuto plausibilmente nel XIII secolo a Villars-les-Dombes. Siamo ancora nella valle del Rodano, a non troppi chilometri dalla grotta di Chauvet; e anche stavolta accanto al cane c'è un bambino.

Guinefort
La storia, anzi leggenda, c'è stata tramandata da Stefano di Borbone, l'inquisitore domenicano che decise di stroncarne il culto. Un giorno il castellano tornando a casa non trova il figliolino nella culla, ma tracce di sangue dappertutto e soprattutto addosso al cane. Folle d'ira, lo trafigge con la spada: il levriero non offre resistenza al suo padrone, ma proprio mentre esala l'ultimo guaito il castellano ode il pianto flebile del neonato: è sotto il letto, illeso! E in mano ha... che schifo... una vipera morsicata. Dunque è andata così: una vipera voleva mordere il bambino, il prode levriero Guinefort aveva ingaggiato contro di lui una lotta sanguinosa, vincendola: ma poi era arrivato il padrone e non aveva capito niente, povero Guinefort. Il castellano lo seppellì con tutti gli onori, sotto un cespuglio al quale vennero presto attribuite guarigioni miracolose. Ai tempi dare una sepoltura di un certo rilievo a un animale domestico era più discutibile di oggi, e forse questo contribuì alla diffusione della storia. Che ha tutta l'aria di una leggenda, perché diciamolo: quanto sangue puoi perdere mentre ti azzuffi con una vipera? Mica ti stacca la carne a morsi. Magari fu tutta un'invenzione del castellano che voleva coprire la sua infamia: chissà, magari lo aveva trafitto perché voleva andare in villeggiatura in Borgogna e non sapeva a chi affidarlo. San Guinefort guariva le patologie infantili: chi aveva un bambino malato deponeva un ex voto presso l'antico cespuglio. L'inquisitore non ci mise molto a fiutare l'idolatria: fece sradicare il cespuglio, riesumare e bruciare i resti del levriero, chiudere il sito al pubblico. A chi vi si recava venivano requisite tutte le proprietà.

Ma in zona non smisero mai di invocare San Guinefort. Per evitare guai con l'inquisizione lo rivestirono di panni umani, approfittando dell'omonimia con altri santi Guineforti, tra i quali uno originario della Scozia e sepolto a Pavia. La Chiesa romana ribadì la sua condanna negli anni trenta del secolo scorso, il che significa che nel 1930 qualcuno ancora invocava il santo cane. La cui storia magari vi ricorda qualcosa, ma cosa? Pensateci bene... (continua sul Post)

mercoledì 24 luglio 2013

Il volenteroso Grillo della Merkel

A giudicare dalla frequenza con cui appare nei terribili fotomontaggi del blog, si direbbe che Beppe Grillo ha individuato un nuovo nemico: la cancelliera Angela Merkel. Al di là della fisiologica necessità di additare al pubblico sempre nuovi membri di un complotto mondiale che impedisce ai poveri italiani di svalutare e riempirsi le tasche di provvidenziale carta straccia, Grillo e Casaleggio forse vogliono mostrare di aver capito qualcosa che fino a qualche mese non gli era chiaro: gli interessi della Germania non coincidono esattamente coi nostri. La politica del rigore è un buon affare per Berlino, uno pessimo per noi. Perché, non è sempre stato ovvio?

Forse no. Basti ricordare quello che Grillo combinò in aprile. In una delle sue abituali interviste alla stampa estera, nella quale spesso affronta argomenti che persino sul suo blog maneggia con più cautela, invocò sulle pagine del Bild Zeitung una specie di invasione tedesca. Era solo una provocazione, naturalmente. Però forse lo stesso Grillo non aveva capito cosa stava facendo. Il fatto che i giornalisti stranieri siano meno portati a deformare i suoi messaggi - per professionalità o per lontananza dall'oggetto - non significa che siano semplici veicoli neutri, e decisamente il Bild Zeitung non lo è (continua sull'Unita.it, H1t#190)

È un organo ufficioso di quella maggioranza silenziosa che guarda all’Italia e agli altri PIGS come a parenti poveri da disconoscere al più presto, e che alle prossime elezioni federali di settembre probabilmente voterà per la rigorista Merkel o per qualcosa di ancora meno europeista. Annunciare a un pubblico di questo tipo che l’Italia a settembre sarà fallita, come fece Grillo, significa dare una grossa mano alla campagna elettorale della cancelliera. Poi, certo, la si può irridere con un disegnino sul blog. Resta il fatto che, quando si è trattato di parlare all’elettorato della Merkel, l’italiano Grillo abbia scelto di dire più o meno: lasciateci perdere, noi italiani siamo inaffidabili, meriteremmo di essere invasi e comunque falliremo presto. Magari non se n’è accorto subito – Grillo non si accorge sempre subito di tutto quello che combina.
D’altro canto la sua prospettiva era chiara sin d’allora, e Casaleggio nella sua ultima intervista l’ha ribadita: l’Italia fallirà a settembre, ci saranno moti di piazza, locuste, cavallette, eccetera. Chi vende apocalissi un tanto al chilo perché non dovrebbe desiderare che la Merkel vinca le elezioni? Se invece le perdesse, se il fronte europeo del rigore cominciasse a sgretolarsi, la provvidenziale uscita dall’euro si allontanerebbe, e decisamente Grillo e Casaleggio non vogliono questo. Vogliono cantare sul caos, hanno già le cetre accordate, alla fine non c’è da stupirsi se tra una profezia di sventura e l’altra gli capita di fare un po’ di campagna elettorale pro Merkel, pro rigore, contro l’Italia. http://leonardo.blogspot.com

domenica 21 luglio 2013

Dal G8 a Grillo

Questo anniversario di Genova casca più del solito a sproposito, e mi trova filo-governativo mio malgrado, senza essermi mai iscritto né all'albo né, ahimè, al libro paga. L'altro giorno un tizio è venuto qui sotto nei commenti a postare un intervento di Wu Ming, chiamandomi "servo organico". Ecco, per esempio, i Wu Ming: loro sono ancora intellettuali non asserviti come dodici anni fa, loro sono ovviamente contro il PD, contro Grillo e tutto il resto: e quindi? Cosa pensano che dovrebbe succedere a questo punto? Voi lo avete capito?

Più in generale lo vorrei chiedere a chi passa di qui e inveisce contro il vergognoso governo di compromesso, e contro il compromesso stesso, chiamandosi fuori: come se ci fosse ancora un fuori. Con tutto il garbo che riesco a simulare: ma insomma, voi cosa proponete esattamente? Elezioni in settembre? Con la stessa legge elettorale? E pensate che ne uscirebbe una situazione molto diversa? Siete sicuri che sarebbe una situazione migliore? Vale la pena di rischiare? Ma insomma che governo vorreste, visto che questo vi fa schifo (e fa schifo anche a me: ma voi ci tenete a comunicare che vi fa schifo di più, vi fa schifo in un modo che non riuscite a tollerare, e questa vostra insofferenza è un valore, mentre la mia sopportazione è evidentemente una colpa). Posso capire i renziani: loro probabilmente credono di poter risolvere la situazione a vantaggio loro e di tutti. Ma non sono tutti renziani, anzi. E quindi: se pensate che il PD si sia definitivamente compromesso, con o senza Renzi, cosa vi aspettate esattamente dalla prossima crisi di governo? L'apocalisse grillina? L'insurrezione delle masse? Volevo chiedervelo perché onestamente non lo so.

E in mezzo a tutto questo casca l'anniversario di Genova, e la sirena suona più lugubre del solito. Ho forse tradito la mia gioventù? Gli ideali per cui bla bla bla? Cambio argomento.

Ai tempi di Genova andavano molto di moda i cosiddetti noir italiani. Anche in ambienti tradizionalmente poco sensibili alla letteratura di genere i polizieschi venivano considerati un modo nuovo e originale di descrivere la realtà italiana. Così fu abbastanza naturale che il G8 di Genova finisse in diversi libri del genere, per lo più nello sfondo: persino Camilleri stava per far dimettere il commissario Montalbano dalla vergogna, eccetera. Ma la scena che più mi è rimasto in mente è in Gorilla blues di Sandrone Dazieri, ambientata durante la manifestazione genovese avvenuta un anno esatto dopo - cioè undici anni fa - e che per me e per molti è un ricordo altrettanto vivido del G8 del 2001.

In quelle pagine, se ricordo bene, il protagonista a un certo punto passa per una stanza dove è riunita una cosa fighissima che si chiama "comitato per l'autodifesa". Questo comitato è fatto di giovani, probabilmente ancora in braghe a vita bassa e canottiera, e sicuramente qualcuno porta i dreadlocks. Ma sono fighissimi. Sì, è difficile spiegare, ma nel 2002 si poteva ancora portare i dreadlocks ed essere fighissimi protagonisti della controcultura. Sono hacker, sono videoreporter, sono persino blogger, sono il futuro della sinistra e dell'Italia. Purtroppo sono soltanto un'invenzione letteraria dell'autore, che li descrive in due paginette e poi porta il Gorilla in un altro posto. Nella nota finale Dazieri stesso vorrà precisare che "non esiste nessun comitato di autodifesa come quello che ho descritto". Però, quando uscì Gorilla blues, i lettori di Dazieri in quel comitato ancora ci credevano. Sapevano che da qualche parte nel movimento di Genova c'era gente veramente in gamba (stavo per scrivere "coi controcoglioni", ma ho un'età), che sapeva maneggiare le nuove tecnologie e capiva molto più in fretta degli altri dove stava andando il mondo. Ci speravano. Ci abbiamo sperato. Proprio come il Gorilla, ogni tanto tra un forum e un corteo transitavamo per ambienti dove c'era gente davanti al monitor o con la videocamera in mano e sembravano veramente cazzuti competenti. E alcuni forse lo erano. Ma se ne sono andati presto. Quel che è rimasto era molto, molto inferiore alle attese. Salvo i Wu Ming.

Loro sono rimasti. Erano bravi, e lo sono ancora. Ma probabilmente non bastavano. Adesso è il 2013 e diventa molto difficile spiegare alla gente che tu per qualche anno hai pensato che Indymedia fosse un progetto interessante, o sei andato dietro a personaggi come Casarini. E in effetti non è così, se ti ricordi bene, se vai a leggere il blog, tu non hai mai espresso sentimenti di cieca fiducia in Casarini: non lo hai mai considerato nel modo in cui i grillini considerano il Beneamato Beppe. A me, e a tanti come me, è capitato di trovarci in coda a un corteo di Casarini perché ritenevamo che in quel corteo ci fosse gente aggiornata, lungimirante, con le informazioni giuste e con le chiavi di lettura giuste. Come i Wu Ming, per dire. Ma forse a parte i Wu Ming non c'era molto, e gli stessi Wu Ming non hanno sempre azzeccato le chiavi di lettura.

Adesso - se ho capito bene - accusano Grillo di avere occupato lo spazio dei "movimenti radicali" (sempre al plurale, come ai vecchi tempi), impadronendosi di alcune parole d'ordine e virando tutto a destra. Hanno l'onestà di riconoscere che non è stato Grillo a uccidere i movimenti (un lento suicidio di massa era già in atto da tempo), ma adesso che c'è lui non si riesce più a trovare lo spazio per ricominciare da capo, che è quello che probabilmente interessa a loro. Ricominciare da capo con altri movimenti radicali. Come negli altri Paesi dove Grillo non c'è, e infatti ci sono i movimenti radicali, e infatti...

...non sta succedendo niente.

Niente o quasi. Magari mi sbaglio, magari mi sembra la bonaccia definitiva e invece è l'occhio del ciclone. Però un paio di anni fa c'erano gli Indignados in Spagna: risultati? Occupy Wall Street: conseguenze? La rivolta turca come va? In Egitto, Piazza Tahrir ha buttato giù il regime, non si può dir di no. Oppure si potrebbe dire che l'esercito ha mollato Mubarak e ha affittato piazza Tahrir. Vedremo. Cosa resta? In Libia e in Siria più che movimenti sembrano bande armate. Forse in Tunisia. Non è un bilancio entusiasmante. Tornando da questa parte del mediterraneo, si fa fatica a immaginare che oggi possa sorgere un movimento di protesta di base non antieuropeo: è un'altra simpatica conseguenza del rigorismo imposto dalla Germania. Ma a un movimento antieuropeo la sinistra starà sempre stretta: è sempre più difficile non lasciar filtrare istanze di destra, tradizionaliste e identitarie. Insomma, è triste dirlo, ma in questa fase i "movimenti" avrebbero virato verso destra anche se non ci fosse stato Grillo. Grillo poi ci ha messo l'organizzazione - quella che i "movimenti" non hanno mai voluto avere, e infatti sono tutti implosi: il M5S ancora no. I Wu Ming "tifano rivolta" nella base del M5S, esprimono l’auspicio che "le contraddizioni si acuiscano ed esplodano", un sintagma così deliziosamente anni '70 che mi ricorda l'ultima volta che ebbi a che fare con dei tizi di Indymedia (mi augurarono che il mio blog esplodesse in virtù delle sue contraddizioni). Forse ritengono che "destra" e "sinistra" nel M5S si possano ancora separare, come l'acqua dall'olio, perché sono due cose diverse che Grillo ha messo assieme per accidente: ma è destino che non vadano assieme. E quindi prima o poi si separeranno, le contraddizioni scoppieranno, e a sinistra sorgerà di nuovo un movimento, anzi tanti movimenti, radicali.

Io non la penso così.
Per quel che conta.

Ma probabilmente mi sono sempre aspettato molto meno dai movimenti. Per esempio: mai pensato che si potesse fare la rivoluzione, armata o no. La tentazione palingenetica, direbbe Bersani, ecco: mai avuta. Per me i movimenti avrebbero dovuto attirare tanta gente, spostare il baricentro dell'opinione pubblica verso sinistra, e soprattutto portare alla ribalta una nuova classe dirigente. Quelle famose persone fighissime, ancora giovani, ma aggiornate, in grado di padroneggiare le nuove tecnologie e di capire prima degli altri dove stavamo andando. Per me i movimenti erano anche e soprattutto un'occasione per trovare queste persone, che una scuola di partito non avrebbe selezionato mai. E un grosso problema del PD è senz'altro la scarsa selezione nelle vecchie scuole di partito. Ma se nel 2001 mi capitava di pensare al futuro, non m'immaginavo un eden bucolico coi piadinari al posto dei MacDonald's. Speravo che nel 2013 in Italia ci sarebbe stato un solido partito di sinistra guidato e sorretto da gente capace e competente che si era fatta le ossa nel Movimento dei Movimenti. Non è andata così.

E in coscienza non credo che sia stata colpa delle vecchie nomenklature dei partiti di sinistra; non credo che sia stato un complotto di D'Alema o Bertinotti per tenere alla larga le menti migliori della mia generazione. Purtroppo temo di non averle mai viste, le menti migliori della mia generazione. Anche quando i partiti imploravano facce nuove, e D'Alema e Bertinotti si stavano pensionando, non si è presentato nessuno. Nel frattempo i movimenti si erano ridotti al lumicino e candidavano alle primarie PD il Candidato Senza Volto. Una pagliacciata che tutto sommato riassume tutta l'inadeguatezza di una generazione, la mia, che non può neanche dire di aver perso come quella di Gaber, perché per perdere bisogna almeno partecipare, metterci la faccia, e noi no.

Abbiamo cominciato a contestare l'idea di leader, non era giusto esprimere un leader (e quindi nessuno sentiva la necessità di sbattersi per conquistarsi una qualche leadership); bastavano i portavoce. Poi anche i portavoce hanno iniziato a mettersi il passamontagna, sia mai che ti scappasse per sbaglio a qualcuno di diventare una faccia nota, magari (brrrr) televisiva. Abbiamo reclamato la disorganizzazione e l'anonimato, e coerentemente siamo scomparsi nel caos. Poi è arrivato Beppe Grillo, e ha rilevato tutto per due lire. Da quel che ho capito i Wu Ming ritengono sia una specie di errore di percorso, nulla che non si possa correggere con molto ottimismo della volontà. Per me no, per me è l'esito naturale di tutto il movimentismo italiano degli anni Zero. I fermenti di destra c'erano già al G8, magari nascosti nell'insalata del banchetto Bio. Matti con i volantini sul signoraggio e le schie chimiche circolavano già La superficialità, la demagogia, la disorganizzazione, erano già presenti e al tempo ci sembravano inevitabili, qualcosa di cui ci saremmo liberati crescendo. Ma non siamo cresciuti, è la nostra tragedia. Io non credo che oggi ci possa essere in Italia un altro movimentismo fuori da quello di Grillo, che riunisce così bene tante cose disparate che erano saltate fuori nel decennio prima. E non è colpa del solo Grillo se il risultato è catastrofico e oggettivamente prolunga la carriera di Berlusconi (e di D'Alema). Il movimentismo era miope e votato all'autolesionismo prima di incontrare Grillo, che non ha fatto che interpretarne le istanze più riconoscibili: morte al compromesso, qualsiasi compromesso. Viva la verità alternativa, qualsiasi sia la fonte, ogni cazzata ha diritto al suo quarto d'ora. Abbasso i complotti, la trilaterale e Bilderberg: quanto se ne parlava su Indymedia ai tempi. Abbasso l'organizzazione, decide tutto un pool di uomini illuminati e fighissimi blogger e videoreporter nel camper di Grillo: e si vota su internet, la prima volta che sentii proporre di votare su internet ero esattamente a Genova, 12 anni fa. Mi dispiace scriverlo, più che a voi dispiaccia leggerlo, ma io da Genova a Grillo vedo una lunga linea abbastanza rettilinea. Poi vabbe', Casarini mi stava più simpatico di Grillo. Ma non molto di più. Indymedia sembrava più interessante di Beppegrillo.it. Ma non molto di più.

E non vedo perché dovrei tifare rivolta, stavolta. Potete anche darmi del servo del potere: siete ottimisti, se pensate che questo straccio di Potere possa ancora pagarsi la servitù. Non penso di dover difendere il governo Letta; penso sia un accrocchio vergognoso; non capisco quale alternativa abbia in mente chi implora la crisi al più presto. Ho una famiglia, un mutuo, queste triviali cose che m'impediscono di unirmi allo spensierato coro del Tanto Peggio Tanto Meglio, di quelli che non vedono l'ora che scoppino le contraddizioni. Per mia esperienza, in Italia le contraddizioni tendono a non scoppiare: trovano un equilibrio e ti prendono per stanchezza. Ovviamente spero di sbagliarmi.

venerdì 19 luglio 2013

Ma la Bonino invece perché?

Forse mi sarò perso qualcosa, ma onestamente a questo punto non capisco che ci stia ancora a fare Emma Bonino al governo; cosa aspetti a dare - almeno lei - le dimissioni.

E, ci tengo a dirlo, ho capito abbastanza bene che, malgrado sia ministro degli esteri, non è in nessun modo responsabile di quanto è successo alla signora Ablyazov e a sua figlia. So che ha persino cercato di metterci una toppa, anche se concedere asilo politico a due persone che hanno già preso il volo è peggio del buco. So che nessuno l'ha informata dei fatti per tempo, e il punto è un po' questo. Ma insomma sono sicuro che non è sua responsabilità, e che avrebbe gestito il caso in modo molto diverso. Si tratta quindi di prendere atto che in Italia c'è qualcuno - limitiamoci a chiamarlo così, "qualcuno" - che per fare un favore a un amico leader di un Paese non democratico è in grado di deviare elementi delle forze dell'ordine e di ottenere una "rendition" (un sequestro di persone) senza che ne sia informato né il ministro degli interni né quello degli esteri.

Quello degli interni si chiama Angelino Alfano, e possiamo dircelo (siamo adulti): è semplicemente un segnaposto. Il fatto che non sia stato informato, o che magari non abbia semplicemente capito cosa stava succedendo, addolora ma non stupisce. Il segnaposto non può dimettersi perché il governo cade; il governo è un accrocchio vergognoso che si tiene insieme semplicemente per evitare che se ne crei nei prossimi mesi uno ancora più vergognoso. Napolitano è stato abbastanza chiaro: quel che è successo alla signora Ablyazov e a sua figlia è uno scandalo, ma non lo è abbastanza per causare una crisi di governo al buio - che oltre a rovinare l'estate e il rientro di milioni di cittadini, non restituirebbe una bambina al padre. Quindi Alfano resta. È penoso ma è così. Ma Emma Bonino perché? Cos'ha da difendere, se non la sua dignità, e magari quella di un piccolo partito che alle prossime elezioni difficilmente vorrà vantare i risultati di questo governo?

Qui non si discutono le capacità di Emma Bonino, finché durerà il governo potrà senz'altro fare ottime cose alla Farnesina. Ma durerà poco, e allora forse la cosa migliore di tutte sarebbe un bel gesto.

(PS: in realtà la Bonino dovrebbe rispondere di un altro guaio non piccolo, di cui si parla poco: la crisi diplomatica con la Bolivia, dopo che all'aereo del presidente Morales era stato negato di poter sorvolare lo spazio aereo italiano. Gli americani temevano che sull'aeroplano ci fosse Snowden. È un fatto molto più grave di quanto possa sembrare: Morales non è un criminale, ma il leader di un Paese che in fatto di democrazia ha qualcosa da insegnare al Kazakistan. E forse anche ad altri Paesi europei dalla reputazione un po' di ribasso, dove il confine tra forze dell'ordine e milizie personali di un tycoon capo di partito è sempre più sfumata).

giovedì 18 luglio 2013

(Forza)

Venerdì qualcuno è entrato nella casa bolognese di Alberto Nerazzini, il giornalista di Report. Gli ha portato via attrezzature audio e video professionali, e i computer vecchi e nuovi: e nessun altro oggetto di valore. Sui giornali non se n'è parlato molto - è quasi comprensibile, siamo in crisi di governo, come d'altronde sempre. E poi forse c'è anche una questione di temperamento. Nerazzini è bravo a fare le inchieste, sfido chiunque a dire di no. Può darsi che non sia altrettanto bravo a trasformare sé stesso in una notizia: altri forse al suo posto avrebbero subito forato il video dichiarando cose altisonanti del tipo Non Ci Arrenderemo Mai. Nerazzini si è limitato ad ammettere di aver perso l'archivio degli ultimi anni di lavoro, e che gli ci vorrà del tempo per ricominciare: se gli volevano tagliare le gambe gliele hanno tagliate. In quest'ultimo periodo era tornato a lavorare nella Locride, stava documentando un processo per 'ndrangheta. Però in questi anni, dalla Sicilia della malasanità alla Lombardia delle cliniche d'oro, di nemici se ne dev'essere fatti parecchi (continua sull'Unità.it).

Anche se è un mio amico, non so proprio cosa potrei consigliargli. Posso solo immaginare come ci si deve sentire nel momento in cui qualcuno ti dimostra che può entrare in casa tua quando vuole, e prenderti quello che vuole. Credo che valga la pena di tenere ancora in giro la notizia: c’è un giornalista, un bravo giornalista, che è stato vittima di un gravissimo atto d’intimidazione. E chiedere a chi passa di qui: ricordate quando Annozero faceva dei reportage coi fiocchi? A volte erano cose di Nerazzini. Vi ricordate certi servizi degli ultimi anni di Report che hanno lasciato il segno? Parecchi li ha realizzati Nerazzini. Fin qui non aveva una scorta, e adesso non ha più i microfoni e le videocamere. Fate girare: più gente lo sa meglio è. Di certo nessuno è indispensabile, ma se si ferma lui ci sentiremo tutti un po’ meno informati, un po’ più poveri. Dopodiché potrebbe anche fermarsi per un po’, ne avrebbe il diritto: negli ultimi dieci anni non è stato fermo un attimo, ne ha appena festeggiato quaranta e il suo ultimo lavoro sulla ‘Ndrangheta è stato trasmesso in Ontario, Canada (i boss cominciano ad ammazzarsi anche là). Cuffaro è in prigione, Don Verzè non c’è più, hai nemici in due continenti diversi: ma hai anche tantissimi amici. Forza.

martedì 16 luglio 2013

Fottiti apocalisse

Goya. Blake. Doré. Del Toro.
Pacific Rim (2013, Guillermo Del Toro).

I Kaiju. Io non sono sicuro che a Cuneo possiate capire, che rompimento di coglioni siano i Kaiju. Uno guarda il telegiornale e pensa di farsi un'idea. Anch'io la pensavo così, poi si è aperta la faglia qua dietro. Niente di paragonabile per carità, lo sappiamo che i nostri son kaiju ruspanti, che non tirano giù grattacieli o centrali nucleari. Al massimo se la prendono con un condominio, una palestra, un magazzino. Però davvero non avete idea, di quanto rompano i coglioni i kaiju. Anche quando non escono. Magari stanno fermi per un mese - pensate che in quel mese noi si dorma? No, no, ci vanno nei sogni, li calpestano, sgambettano nei nostri progetti del futuro, ci lasciando la bava, fanno questo i kaiju. Ti svegli urlando: ma prenditi piuttosto un condominio. E lasciami i sogni. Prendi quello sfitto qua di fianco. Tanto i prezzi son crollati. Fanno questo i kaiju. Si siedono sul tuo mutuo ventennale, ci fanno la cacca di ammoniaca. Ti svegli sudato e vedi tua moglie che sta ditando lo smàrfon.
"Ma cosa fai a quest'ora".
"Ho sentito qualcosa".
"Stavi sognando".
"L'hai sentito anche tu, ti sei svegliato".
"Mi sono svegliato per la lucina di quel cazzo di smàrfon".
"Vedi? Lo sapevo io. Ne è uscito uno di seconda categoria, a Massa Finalese".
"Un kaiju di seconda categoria".
"Esatto".
"Mi hai svegliato per un cazzo di kaiju di seconda categoria, non lo senti nemmeno con gli strumenti un kaiju di seconda categoria".
"Magari adesso viene qui".
"Da Massa fin qui, certo. Manco i pompieri chiamano più, per un kaiju di seconda. Non ci vanno neanche i vigili urbani".
"Potrebbe essere l'inizio di una sequenza".
"Se prova ad attraversare il Secchia se lo mangiano le pantegane, un kaiju di seconda categoria. Io te lo rompo quello smàrfon di merda".
"Me l'hai regalato tu" (continua su +eventi)

lunedì 15 luglio 2013

Il vescovo in guêpière

Brancati
Brancati is not amused.
16 luglio - San Vitaliano di Capua (VII sec.), un vescovo molto distratto.

A San Vitaliano capitò, verso la fine del settimo secolo, di svegliarsi molto presto, come tutti i giorni, per il servizio mattutino; di intonare i salmi in cattedrale con gli occhi probabilmente ancora incispati di sonno; e di cominciare a udire, negli intervalli tra inno e responsorio, qualche risolino sempre meno imbarazzato, finché non capì che stava succedendo qualcosa di veramente terribile; e solo in quel momento aprì gli occhi davvero; e solo in quel momento si accorse che era vestito da donna.

Da donna come?

La leggenda non lo dice! e quindi siamo liberi di sfrenarci: reggicalze, guêpière, eccetera. Anche se più probabilmente era un semplice sottanone: ma siamo nel settimo secolo, quasi ottavo, qualsiasi indumento femminile in quella situazione sarebbe risultato piuttosto conturbante. Bisogna anche dire che il mattutino si cantava molto presto: prima dell'alba. Con tutto questo, per arrivare vestiti da donna in cattedrale ci vuole una certa disattenzione. Vale la pena di ricordare ancora una volta che il travestitismo fu ritenuto per tutto il medioevo un peccato gravissimo (carnevale a parte), e che a Giovanna d'Arco alla fine bastò mettersi in pantaloni per farsi bruciare come eretica. In seguito Vitaliano riuscì a dimostrare che si era vestito così a sua insaputa: alcuni suoi nemici, preti invidiosi che mal digerivano la sua popolarità presso i fedeli capuani, gli avrebbero sostituito nottetempo i paramenti sacri con abiti femminei; Vitaliano poi era uno di quelli che al mattino si vestono alla cieca, senza neanche accendere il lume, e così... in fondo sempre gonne sono, no? Devo dire che non è così implausibile. Meno di un vescovo col fetish degli indumenti femminili? Non saprei.

La prima reazione di Vitaliano fu darsela a gambe in direzione Vaticano, dove il Papa lo avrebbe senz'altro capito e sostenuto... (continua sul Post).

Si scherza, maiale

Suona il telefono, tu stai sicuramente facendo qualcosa di più interessante. Però chi lo sa, magari è una chiamata importante; così rispondi. È Calderoli.

Calderoli che balbetta e che t'informa che nelle prossime ore, su internet e sui giornali, compariranno notizie su di te, su di lui, che sono tutte una montatura, insomma lui non voleva dire quello che è stato detto da lui, un casino, un gran casino. Sarebbe probabilmente un casino anche se non provasse a spiegartelo Calderoli. Ma, insomma, per farla breve: orango tango.

A capo di cinque minuti, cinque minuti della tua vita che sarebbero preziosi anche se non fossi un ministro della repubblica, hai capito più o meno questo: Calderoli durante un comizio ti ha dato dell'orango tango. Però la cosa è arrivata ai giornali e quindi Calderoli adesso si sta scusando con te. Calderoli infatti non intendeva davvero paragonarti a un orango tango. Cioè, insomma, Calderoli a un comizio ha evocato un orango tango, ma si sa cosa succede ai comizi, no? Ai comizi leghisti, insomma. Si beve, si canta, se ne dicono tante, e insomma... orango tango. Ma non voleva veramente dire orango tango. Se non fosse stato un comizio, se non fosse stato Calderoli, non avrebbe mai detto orango tango. Purtroppo è capitato di essere a un comizio, ed essere Calderoli. Ma poteva capitare a chiunque, no? Di nascere Calderoli. Non lo si può veramente incolpare di questo, e così in un qualche modo bisogna pure perdonarlo, congedarlo, metter giù il telefono, ché i minuti sarebbero preziosi anche se non fossero i tuoi.

Solidarietà al ministro Kyenge, che ha ricevuto la telefonata che nessuno vorrebbe ricevere, e pare sia riuscita a metter giù senza mandarlo a cagare. Io non sono ministro della repubblica e quindi posso: Calderoli, da bravo, a cagare. E attenzione: quella cosa che ai maiali piace razzolare nelle loro feci... è una leggenda. Lo fanno solo se sono costretti, in cattività. Sono animali relativamente puliti. Anche tu hai ancora tanto spazio a disposizione, pulisciti almeno la bocca.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).