venerdì 7 febbraio 2014

Ma ci sarà un correttore a Torino

Oggi apro Twitter e leggo questa cosa:
Non do peso alla faccina e prendo l'insigne giornalista seriamente: vado subito a vedere di che cosa si tratti. Mi immagino chissà quali orrori. Trovo in effetti una cosa piuttosto involuta e orrenda, salvo che l'ha scritta il giornalista stesso. Penso a uno scherzo; cioè, già è difficile immaginare che l'abbiano pubblicato così: ma che l'abbiano usato come esempio di articolo di giornale in un esame di Stato... o forse l'Esame consisteva nel prendere l'articolo e renderlo leggibile, comprensibile, sensato.

Oggi apro Twitter, leggo un pezzo su Facebook tempestato di goffaggini e imprecisioni, e decido di reagire. Non ho intenzione di aprire un dibattito con l'insigne giornalista, il quale anzi dovrebbe essere per primo arrabbiato per come l'articolo è andato in stampa. Magari l'ha dettato per telefono; oppure ha mandato una mail; in ogni caso non è lui il problema. Il problema è la cinghia di trasmissione tra le cose un po' imprecise che un giornalista stimato può permettersi di buttar giù in modo approssimativo e l'articolo che il lettore pagante dovrebbe leggere il mattino dopo. Questo pezzo è rivolto alla redazione: per favore, fate un po' di fact checking. Un minimo. Prendete uno stagista, dategli in mano un notebook - oppure ditegli di portarselo da casa. Non è un lavoro difficilissimo: si tratta di verificare con un po' di pazienza quando compia gli anni Zuckerberg, quanto effettivamente fatturi Facebook: cose così. E soprattutto questo pezzo è rivolto al correttore di bozze, se ancora esiste: per favore, fa' qualcosa. Tu sei importante. Se non conosci tu la punteggiatura, fidati, non la conosce più nessuno. Sei l'ultimo argine tra la lingua italiana e, come si dice adesso? la barbaria, ecco: dopo di te la barbaria.

Un ultimo metro di mani avanti: purtroppo è più facile notare gli errori degli altri che i propri. Non è solo un modo di dire: è davvero così, ed è una verità orribile che mi attende al varco tutti i giorni. Su questo blog io faccio un sacco di errori. Le notti soprattutto. Davvero tanti, e molti imperdonabili. Però. Però io non sono una firma prestigiosa che scrive sulla Stampa, e se lo fossi mi preoccuperei che qualcuno leggesse i miei pezzi e mettesse in ordine la punteggiatura prima di andare in stampa. Me ne preoccuperei tantissimo. E se un mio pezzo uscisse particolarmente brutto, e finisse in un Esame di Stato, me ne vergognerei.

Facebook, la piazza del paese virtuale che fa incontrare il Pianeta

La Rete “social” nata a febbraio 2004 oggi ha 1 miliardo e 250 milioni di utenti


Il 4 febbraio 2004, quando lo studente di Harvard in T-shirt e jeans sdruciti Mark Zuckerberg, 20 anni, lancia la start up «Facebook», non esistono in azienda composta da cinque amici, «charts», grafici per studiare i segmenti di mercato in cui la crescita è maggiore.

Il primo paragrafo è fondamentale non solo per i contenuti che deve passare (ovviamente non possono starci tutti), ma per il rapporto che instaurerà col lettore. È la prima impressione: quella che ha tanto peso nel giudizio che tendiamo a dare alle persone. Nel primo paragrafo devi dire cose interessanti, ma devi anche presentarti. La persona che si presenta in questo paragrafo ti sta dicendo: Ciao, ho tantissime cose da dirti che non ci stanno in una frase sola, e purtroppo non so come funzioni questa cosa di combinare due frasi insieme. La... come si chiama... la sintassi, ecco: la sintassi italiana. Non è roba per me. Qualsiasi cosa voglia dire non esistono in azienda composta da cinque amici, «charts», grafici per studiare i segmenti di mercato in cui la crescita è maggiore, non lo sta dicendo in italiano.

Almeno le informazioni sono precise? Beh, no. Zuckerberg compie gli anni in maggio, quindi il 4 febbraio 2004 ne aveva 19. Come sanno tutti quelli che hanno visto il film (e sono tanti) "Facebook" all'inizio si chiamava "The Facebook", ma questa è una curiosità. L'ha fondata con quattro "amici"? È quantomeno discutibile. Il paragrafo non ha molto senso: all'inizio The Facebook era rivolto esclusivamente a una precisa comunità di studenti universitari, quindi ovviamente non esistevano "charts": non servivano, il segmento era uno solo. A proposito: perché usare l'inglese "charts" se hai paura che il lettore non capisca e devi appesantire la frase di un'estesa traduzione in italiano? Perché l'italiano ti dà fastidio. Esatto. Nel primo paragrafo tu spieghi una parola inglese perché nei successivi la userai. Stai cercando di spostare i tuoi lettori dall'italiano all'inglese, perché in inglese ti senti più a tuo agio.

Arrivano poi, con gli investitori, il successo, le invidie, il film e il primo articolo del New York Times, 26 maggio 2005, stupefatto che il ragazzo Zuckerberg abbia persuaso il finanziere Jim Breyer di Silicon Valley a investire 13 milioni nella sua idea, che ha coinvolto in un solo anno due milioni e ottocentomila studenti, sparsi per 800 campus universitari d’America. 

Ancora sintassi involuta. Vi invito a cercare il soggetto di "stupefatto". Potrebbe essere il New York Times o "l'articolo". Un articolo stupefatto? Mah. La proposizione principale, "arrivano le invidie" eccetera, sta all'inizio: tutto il resto è una serie di proposizioni relative a cascata che ci travolge con qualche virgola qua e là.

Ottimo investimento, oggi gli utenti sono un miliardo e 250 milioni, la nazione Facebook domina il Pianeta.

Finalmente una frase breve - anche se in realtà sono tre frasi giustapposte tramite due virgole un po' goffe. "Ottimo investimento" è un'affermazione un po' incauta; magari poteva essere l'occasione di notare che il modello di business di Facebook non è ancora chiaro, e che le fluttuazioni del titolo in borsa sono probabilmente più causate dalla speculazione che dall'effettivo successo della piattaforma. In ogni caso, anche se esistesse una "nazione Facebook", con 1.250.000.000 utenti non dominerebbe il pianeta: i cinesi sono di più. Va bene, è solo un modo di dire; andiamo avanti.


Dieci anni or sono - se quelle «charts» ci fossero state e non c’erano - la crescita era tra i giovani, un milione di blue jeans a cercare amicizie online negli Usa.

Cioè? La crescita era tra i giovani solo se le "charts" ci fossero state? E quindi, siccome non c'erano, la crescita non era tra i giovani (con i blue jeans)? Per fortuna sappiamo tutti la storia (all'inizio si entrava solo con la matricola dell'università), perché qui è incomprensibile. C'è un finto periodo ipotetico che in realtà è un inciso. Tre flessioni del verbo essere in mezza riga sono abbastanza brutte a vedersi.

Oggi Facebook cresce con più velocità tra i cittadini con oltre 65 anni (Cgil pensionati svolge programmi di alfabetizzazione digitale tra gli iscritti) e il Paese boom 2014 sarà la Turchia.

Un paio d'affermazioni senza fonte. L'inciso sulla Cgil è un po' fuorviante (meglio mettere la P maiuscola, così il lettore frettoloso capisce al volo che "Pensionati" fa parte del nome dell'organizzazione. In realtà si chiama SPI, ma anch'io avrei scritto Cgil Pensionati: si capisce meglio). Voglio sperare che i programmi di alfabetizzazione della Cgil riguardino l'uso di computer o tablet, la navigazione su internet, e magari anche i social network; ma quel che capisce il lettore frettoloso è che la Cgil insegni ai pensionati a usare facebook.

La Borsa è stata raggiunta, a singhiozzo, nel 2012, tra i dubbi degli analisti sull’arrivo della pubblicità e su una certa disaffezione degli adolescenti. Vola per qualche tempo il mito «Facebook va male tra i ragazzi», «i teenagers prediligono Snapchat», messaggini che scompaiono da soli, beffando Nsa e Snowden in futuro.

Raggiungere a singhiozzo. Chissà cosa vorrà dire ma vabbe', almeno non è la solita frase fatta. C'è un mito che vola ed è costituito da due virgolettati (chi si sta citando?) e da "messaggini che scompaiono da soli, beffando Nsa e Snowden in futuro". Il lettore deve sapere cos'è la Nsa e chi è Snowden, e magari aver sentito parlare della storia dei "messaggini che scompaiono da soli". Oppure no, visto che questi messaggini befferanno la Nsa e Snowden "in futuro". (Forse intendeva "in seguito", chi lo sa).

Un sondaggio Pew Center cancella i timori del social media, i ragazzini non lasciano Facebook (c’è stata una scherzosa polemica con l’Università di Princeton, su chi per primo chiuderà i battenti per assenza di giovani, il campus o Facebook).  

Tra "social media" e "i ragazzini" ci volevano due punti. La virgola si può usare in tante occasioni, forse troppe; ma lì no. Meglio non usarla per seperare due proposizioni a tutti gli effetti indipendenti tra loro (hanno soggetti e predicati diversi). Probabilmente la seconda è una proposizione coordinata esplicativa; per capirlo basta sostituire a quella virgola "infatti". Ecco: dove può esserci "infatti", è meglio mettere i due punti. Non la virgola. La virgola non spiega, è solo una pausa breve; suggerisce l'affanno di chi legge alla svelta e non riesce bene a capire, e di chi scrive alla svelta e non riesce bene a spiegarsi.


I liceali vanno modificando le proprie abitudini. Possono o no essere su Facebook, ma restano sempre linkati.

Cosa significa? Davvero, io non lo so.

Dieci anni fa nessuno dei pionieri di Zuckerberg raggiungeva la comunità via smartphone, i cellulari del tempo non davano accesso al web.

Dieci anni fa nessuno consultava The Facebook dallo smartphone per un validissimo motivo che tutti dovremmo ricordare, ovvero non esistevano ancora gli smartphone. Siamo all'umorismo involontario. Nel Settecento nessuno usava il miscelatore per farsi la doccia. Puzzoni maledetti! In compenso la seconda affermazione ("i cellulari del tempo non davano accesso al web") è platealmente sbagliata - ci riusciva persino il mio povero nokia coi tasti in membrana. Ci riusciva un sacco di gente che dovrebbe comprare la Stampa per leggere un pezzo così e scoprire che si ricorda le cose meglio dell'autore.

Nota come le due affermazioni (una comica e l'altra falsa) siano legate da una virgola; eppure sono due proposizioni indipendenti. Al limite la seconda è una coordinata esplicativa, proprio come nell'esempio più sopra. Non so se l'autore del pezzo sia convinto che la virgola significhi "infatti"; mi dispiace che anche il correttore sia della stessa idea.


Oggi 945 milioni di utenti, per lo più giovani, agganciano Facebook via telefonini lontani dall’idea di Bell e Meucci di comunicare con i suoni, e sempre più edicole, biblioteche, discoteche, Borse, cineteche, stadi, musei, fori politici e mercati pornografici tascabili. 

Telefonini lontani dall'idea di Bell e Meucci. Bello. Senza ironia, sul serio, bello questo crescendo zucconiano di edicole, biblioteche, discoteche e bordelli. E qui le virgole ci vogliono. Proprio per questo è meglio economizzarle: così quando ti servono risultano meno banali di quanto non siano. Quindi io tra "suoni" ed "e sempre" avrei messo un punto e virgola e avrei tolto la "e".

Facebook fattura sei miliardi di euro, ma la ragione per cui Mister Breyer mise i primi, cruciali, 13 milioni di dollari, spiega tutto il successo, conta la cultura:

Non so quale sia la fonte dei sei miliardi di euro (qui ci sono tanti numeri ma sei miliardi no). Prendo la notizia per buona. La frase non è corretta. La "ragione" che "spiega tutto il successo" è "conta la cultura"? Ammettiamo che sia così: prima di "conta la cultura" servono due punti, non una virgola. Sì, è sempre lo stesso errore.

Invece ci sono due punti dopo. Ci aspettiamo quindi una spiegazione, o un'illustrazione, o una conseguenza dell'affermazione precedente ("conta la cultura"). Parte invece questo virgolettato:

«È un mercato che ha una crescita potenziale enorme, organica e il team di Facebook è intellettualmente onesto e con una brillantezza che toglie il respiro nel comprendere l’esperienza di vita degli studenti al college».  

Questo è quello che l'autore intende per "cultura". Mmmm. Forse si poteva spiegare meglio. Nota come autore e correttore siano risoluti a piazzare virgole ovunque, tranne che davanti a una e: l'unica regola che resiste è quella inculcata alle elementari. C'è una "brillantezza" che "toglie il respiro nel comprendere". Comprendere cosa? la vita degli studenti al college? Ma non avevamo detto che Facebook non era più una cosa da giovani? Forse si tratta di una vecchia citazione dei tempi in cui Facebook era una comunità per studenti di college? Nel frattempo però è cambiato tutto: non è un'affermazione mia, è il senso dell'articolo.

Quel che né Zuckerberg né Breyer, avevano previsto - e che dovrebbe ancora far riflettere - è che pensionati di Matera, pescatori delle Filippine, casalinghe di Chicago e Rio, banchieri di Londra e Macao, sacerdoti ad Accra e scienziate al Polo Nord, si sarebbero comportati esattamente come i teenager di dieci anni fa, decidendo cosa amare, con chi fare amicizia, a chi legarsi via Facebook. 

La maledetta virgola tra soggetto e verbo. La maledetta virgola. Ma non c'è un correttore a Torino?

Quel che i sondaggi schematici - chi è online e chi no, chi usa il web e chi no, chi va su Facebook e chi no, chi legge i giornali e chi i siti - non riescono a cogliere è la capillare penetrazione dei social media nel nostro tempo. La metà dei cittadini che non è iscritta a Facebook, ma usa per lavoro il web, vive in casa (fonte Pew) con almeno un iscritto a Facebook. Il che vuol dire che quei papà, mamme, figli che riluttano ai Like, le amicizie, le fotine postate e i cuoricini riversati a iosa, sono comunque nella galassia Facebook, i loro volti appaiono nelle stesse foto Instagram, i loro commenti faranno capolino online, le loro storie e giudizi entreranno nell’acquario della Rete.

È un po' come quando i giornalisti si lamentano perché la gente li giudica dalle copie vendute: guardate che l'acquirente la sua copia se la porta in casa e lì la leggono tutti, mamma nonni bimbi e il cane. Per tacere di chi se lo dimentica in treno, sicché se lo legge tutto lo scompartimento. E i bar? Tutto un sommerso pazzesco. Ecco perché la gente non compra i più giornali; voi pensavate che fosse a causa dei pezzi illeggibili e invece no: è colpa dei bar, dei passeggeri distratti, del cane. Riluttare di solito regge un verbo: si rilutta a "concedere un like". Il dizionario Treccani però concede che si possa usare riferito a cose, ma "in usi elevati, non comuni"; insomma c'è un'improvvisa impennata di registro stilistico che purtroppo termina subito, come vediamo:

Molti utenti criticano Facebook, lo trovano petulante, invadente:

La solita virgola sbagliata, per il solito motivo. Si poteva mettere un punto, o un punto e virgola. Capiamoci: ne uso tantissime anch'io di virgole brutte così. Lo faccio per due motivi: (1) a volte mi scappano; (2) voglio suggerire un'accelerazione nella lettura, un anacoluto minimale. Comunque qui non la userei. Forse dovrei smettere e basta.

ma restano comunque e a chi chiede perché, rispondono con una paura ancestrale: «Mi sentirei solo, temo di perdermi qualcosa». 

"Mi sentirei solo" non è una "paura ancestrale": può essere al limite un'ammissione che tradisce una paura ancestrale.

Dieci anni fa i ragazzi resero dunque ricco Zuckerberg perché aveva colto per primo il loro profondo desiderio di restare per sempre uniti, «Forever Young», come nei quattro anni di college, per molti americani i più spensierati.

Dieci anni fa Zuckerberg non diventò ricco tutto d'un colpo, suvvia. C'è davvero bisogno di quel "Forever Young", appiccicato come un adesivo sul serbatoio di una Moto Gilera per mascherare l'ammaccatura già un po' rugginosa? Tanto più che il desiderio più profondo non è quello di restare sempre giovani (quello non credo che Zuckerberg l'abbia colto per primo), ma "sempre uniti".

I loro fratelli minori non hanno bisogno di un link per sentirsi legati, vivono in un ambiente saturo di comunicazione, da WhatsApp, Tumblr, Pinterest e Twitter, dove semmai occorre non strafare con le foto audaci online se non si vogliono rogne con i professori o al lavoro.  

Un'altra virgola d'affanno tra "legati" e "vivono" (beh, almeno qui il soggetto è lo stesso). Segue un elenco burchiellesco di cose in realtà molto diverse tra loro, che l'autore non ha spazio, voglia e pazienza di spiegare. Stanno lì da sfondo.

Dieci anni fa Facebook era la piazza del paese virtuale, come negli Anni 50, tutti i vitelloni fermi a cercare una ragazza, le ragazze intente a chiacchierare tra loro e ignorarli.

La solita virgola affannata (tra "50" e "tutti i vitelloni"). The Facebook dieci anni fa era una piattaforma aperta soltanto agli studenti accademici: è probabile che tra di loro le interazioni fossero di livello un po' più alto di quelle di adesso. E però vuoi rinunciare all'occasione di rilanciare uno stereotipo intramontabile: la piazza italiana in bianco e nero con le donne che filano svelte e i vitelloni che fischiano? È una specie di archetipo dell'inconscio collettivo: se socchiudi gli occhi riesci a intravedere in sovraimpressione DOLCE & GABBANA.

Oggi Facebook è la stessa piazza del paese virtuale, ma nel 2014 le ragazze l’attraversano distratte in metropolitana o in Vespa, caricano amici o amiche di fretta, e si allontanano in ogni direzione del web infinito, cuffiette alle orecchie senza ascoltar nessuno. 

Quindi non è cambiato niente: le ragazze non ti filano nel 2014 così come non ti filavano nel 2004. Nel frattempo però si sono messe le cuffiette... ma aspetta, c'era un sacco di gente con le cuffiette anche nel '04; ce le avevo pure io le cuffiette nel '04. Vabbe', sarà una metafora. C'è un'altra virgola sbagliata, potete trovarla da soli.

53 commenti:

  1. Complimenti, divertentissimo! (Dopo complimenti va bene la virgola o dovevo mettere il punto e virgola o i due puntini? Sono confuso...)

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. La virgola tra soggetto e verbo mi fa stare male

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    1. anche a me.
      io gli darei 5 anni di galera

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  4. "la barbaria" e "che mi attende il varco" sono dei riottismi?

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    1. La barbaria è un lettismo (http://video.repubblica.it/politica/letta-da-grillo-frasi-folli-una-corsa-verso-la-barbaria/154750/153249); il varco è un errore mio ovviamente.

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  5. Ho il dubbio che gli articoli che vengono pubblicati su La Stampa online non passino dal correttore di bozze manco per sbaglio. Ne ho appena letti un paio sulle olimpiadi di Sochi (entrambi scritti dalla stessa giornalista) che mi hanno dato i brividi tanto erano scritti male....

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    1. questo è stato pubblicato anche su La Stampa, versione cartacea.

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  6. Nella Weltanschauung Riottiana-Tornatoriana-Dolcegabbaniana, qual è la webapp per fare le impennate con il Ciao davanti agli amici?

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  7. Leggendo il curriculum di Riotta, risulta che si è laureato in Filosofia presso l'Università di Palermo e che in seguito si sia preso una seconda laurea, stavolta in Giornalismo, presso la Columbia University di New York. Una persona con tale curriculum dovrebbe essere in grado di dominare perfettamente sia la lingua italiana che quella inglese.

    Un'importante differenza fra lingue neolatine e l'inglese nella forma scritta è la separazione fra frasi coordinate: l'italiano (e con lui francese e spagnolo... il rumeno non so, ma sarei curioso) tende a coordinare con punto e virgola, due punti o punto fermo a seconda di come le due frasi, o i due gruppi di frasi, siano in reciproca relazione; in inglese si tende invece ad usare il punto fermo un po' per tutto.
    Una delle difficoltà di chi è madrelingua inglese e si trova a dover scrivere in italiano, francese o spagnolo è appunto cercare di capire come accidenti si usino questi strani simboli dagli anatomici nomi: "colon" e "semicolon".
    Di solito un neolatino che legge un testo inglese tenderà a trovarlo piatto a causa della brevità dei periodi, mentre ad un anglosassone i nostri testi appaiono orrendamente involuti e rintrecciati.
    L'inglese gioca su altre sfumature, ad esempio avere il pieno controllo dell'uso degli articoli in tale lingua è per noi estremamente difficile: quando usarlo? Quando non usarlo? E qui si rigira la frittata: a noi tutto questo giocare con gli articoli sembra orrendamente involuto e rintrecciato, mentre i nostri testi appaiono piatti a chi è abituato a esprimere un universo semantico col semplice apparire e sparire d'un articolo.
    Quando un neolatino scrive un testo in inglese, spesso l'impressione del lettore madrelingua è che gli articoli siano messi un po' a casaccio "Qui ci vorrà? Ce lo metto? Massì, mettiamocelo!".

    Nel leggere il testo italiano di Riotta, si ha l'impressione di una persona di origine anglosassone, uno scrittore che rifugge da "colon" e "semicolon" e se proprio li deve usare... "Qui ci vorrà? Ce lo metto? Massì, mettiamocelo!"
    La domanda che mi pongo dunque è: quando era studente a New York Riotta ha dimenticato i propri studi palermitani o cosa? (e per rendergli più comprensibile la domanda, l'ho condita con un simpatico anglicismo)

    Concludo segnalando un refuso: "Meglio non usarla per sUperare due proposizioni a tutti gli effetti indipendenti tra loro". ;)

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    1. Tra lo stile accademico anglo-sassone e quello "latino" corrono delle differenze importanti, ma io non le farei risalire alla grammatica, quanto al diverso approccio "culturale".
      Gli anglo-sassoni scrivono per farsi capire; i latini tendono a cercare sostenutezza.
      Io tendo a preferire i primi, ma sono cerchiobottista: quando scrivono bene gli anglosassoni sono di una trasparenza elegantissima, ma quando scrivono male i loro testi diventano di una piattezza irritante.
      Quando i latini scrivono male, sembrano hidalgos ubriachi, ma quando scrivono bene riescono a darti un senso di profondità e partecipazione eccezionali. Il problema è che quelli che scrivono male sono molti di più.

      "The" in inglese per me è una croce continua, in ogni caso.

      Quanto a Riotta, per me resta un mistero. Non mi è chiaro come abbia convinto tutti a prenderlo sul serio.

      Ammetto infine che gradisco molto questo tipo di articoli di Leonardo Tondelli.

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  8. Leo, attenzione al grillino che è in te. A fare i duri e puri si rischia sempre di incontrare uno più puro che ti epura.
    Ad esempio: Natale si scrive con la maiuscola o con la minuscola? :)

    T.

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    1. Qui non si contesta un passaggio o un piccolo refuso, ma l'intera struttura articolo.

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  9. caro leonardo, se un tuo studente avesse scritto questo articolo come tema che voto gli avresti dato ?
    Matteo Z.

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    1. Beh, io al massimo correggo temi di quattordicenni, per cui un testo del genere mi impressionerebbe.

      Allo stesso tempo mi sto mettendo in discussione, perché pretendo dai miei studenti il rispetto di regole e prassi che ormai non rispettano nemmeno sui quotidiani.

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  10. Non ci sono più i correttori di bozze nei giornali:(

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  11. Uhè bambolotti, mentre voi state a gingillarvi sulle virgole e sui punti Tsipras sta lavorando anche per voi, altro che il letta e il renzi.

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  12. Sì ma vedi Leonardo, tu sei old. Invece Riotta è il new che è avanzato.

    Comunque, volevo farti i complimenti e ringraziarti per quella lezione sulle virgole. Quel che però non ho capito è il tuo utilizzo del punto e virgola. Seriamente, qual è la regola che utilizzi? (sii clemente lo chiedo da argentino che vive da parecchi anni in Italia ma non ha ancora imparato l'italiano)

    PS: ah, non ho potuto fare a meno di notare come quel uso così inconcludente delle virgole lo impieghi spesso anche Saviano.

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    1. Non c'è, purtroppo o per fortuna, una vera regola; il punto e virgola termina una proposizione esattamente come un punto, mentre la virgola dovrebbe separare gruppi di parole (sintagmi) all'interno della stessa proposizione.

      Quindi se stai scrivendo una proposizione che non ha nessun legame sintattico con la precedente (neppure una congiunzione), dovresti aver messo punto o punto e virgola. Spesso si usa ugualmente la virgola, per motivi stilistici o per sciatteria.

      Non è l'unico ambito in cui la sciatteria diventa uno stile (pensa alla musica leggera), però dovrebbe essere quantomeno sciatteria consapevole, e non troppo noiosa.

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    2. eh vedi, proprio il fatto che non ha una regola mi mette in difficoltà. Finisco per non usarlo.
      Il fatto è che nella mia lingua madre, lo spagnolo, una regola c'è, ed è totalmente contraria alla pragmatica italiana. Ad esempio si usa per unire due preposizioni con una congiunzione (avversativa e non):
      - in tanti vorrebbero diventare come Riotta; ma pochi sono coloro che ci riescono, il suo stile e l'utilizzo che ne fa delle virgole è fin troppo inimitabile
      oppure in due preposizioni che hanno una virgola al loro interno. Comunque un legame c'è quasi sempre.

      Vabbè, curiosità. Saluti.
      Santiago

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  13. il pezzo è molto divertente (e istruttivo, per quelli semianalfabeti come me) e anch'io mi chiedo perché riotta riesca a farsi prendere sul serio
    il new che è avanzato sta lì già da un po', ormai è ammuffito: in che giorno si butta l'umido?
    oh, io i punti, le virgole e il resto li metto a caso, ma tanto mica scrivo sulla stampa...

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  14. Bellissimo testo. Non ho ancora finito, ma intanto segno un refuso:
    "Ecco perché la gente non compra i più giornali;"

    Correttore torinese disoccupato

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  15. Tipico atteggiamento di sinistra che ci ha portato allo sfascio: guardare la forma e non i contenuti.
    Così va bene la punteggiatura?

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    1. Se volessimo rispondere per slogan potremmo dire: Aldo ha il tipico atteggiamento della destra, che insulta invece di controbattere.
      Siccome però certi atteggiamenti non sono né di destra né di sinistra, potremmo invitare Aldo a leggere il pezzo: noterà che si discute eccome di contenuti! Ma si sa, l'atteggiamento tipico di certa gente superficiale è leggere le prime dieci righe, mescolarle coi propri pregiudizi e saltare alle conclusioni senza finir di leggere.
      Perché leggere è old, molto meglio accusare la sinistra di sfascio (anche se non c'entra un tubo con l'argomento).

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    2. Caro anonimo, devi sapere che all'epoca tutta la intellighenzia si è ritrovata nei salotti per discutere della legge sul conflitto di interessi scritta a quattro mani da S.B e G.L.

      Il commento è stato: "nulla da eccepire. Le virgole, i punti, addirittura i due punti sono corretti. E' perfetta."
      Caro anonimo, questa è storia.....

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    3. Come cambia il mondo: ricordo che un tempo la destra accusava i rossi di aver tolto il latino dalle scuole e di volere un popolo bue che si abbeverasse presso le fonti della Pravda e dell'Unità. Ora mi tocca sentire un a destra di sostanza e una sinistra di forma. un tempo la destra era Montanelli e Cesare Marchi, linguista rigoroso ed ironico. Negli anni '50 i comunisti erano ridicolizzati perché ignoranti, vedi Peppone. I pochi comunisti colti erano ex-fascisti riciclati e il solo intellettuale era Togliatti. Ora la desta è ignorante e rivoluzionaria, mah!

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    4. Bravo Aldo! Cantagliele a questi comunistacci sudici! Ma se tornassimo al merito dell'articolo?
      Riotta afferma che nel 2004 i telefonini non navigavano su internet. Leonardo dice che lo facevano.
      Tu come la pensi in merito?
      Ai tempi degli esordi di facebook, esso era aperto ai soli studenti universitari. Riotta afferma che lo usavano solo per rimorchiare, invece Leonardo sostiene che lo usassero anche per altre cose.
      Tu come la pensi in merito?

      Per nascondere il fatto che non hai opinioni in merito a quanto affermato da Riotta e da Leonardo, prima ti concentri sulle virgole e poi ti metti a divagare parlando dell'intellighenzia che discuteva di conflitto di interessi.
      Questo atteggiamento non è tipico né della destra né della sinistra, ma delle persone superficiali che gettano nell'arena argomenti a casaccio solo per nascondere la propria superficialità qualunquistica.

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    5. Carissimo anonimo ti devi ricredere. Anche io ho delle opinioni.

      Nel 2004 i telefonini è vero che navigavano, nel senso che lo si poteva fare. Poi è anche vero che navigare era molto costoso e molto lento e quindi pochi usavano la rete dai telefonini. Credo questo intendesse il buon Riotta che ha torto ma ha anche ragione.
      Su facebook. C'è qualcuno che lo ha usato e lo usa non per rimorchiare?

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    6. Facebook viene usato per fini commerciali (vendere, farsi pubblicità, reclamizzare eventi-prodotti-loghi), per rintracciare gente, per organizzare eventi, per condividere informazioni e sì, qualche volta anche per rimorchiare.
      Ma queste sono tutte cose per comunisti cattivi: i vigorosi giovani di destra lo usano solo ed esclusivamente per rimorchiare le femmine e dare figli alla patria!

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    7. Il 98% di chi usa facebook lo usa per rimorchiare. Il 2% lo usa per altri scopi. Io non sono ipocrita e lo uso per rimorchiare.
      Tu invece devi essere uno di quei comunisti barbuti e occhialuti che organizza ancora cineforum e dibattito e poi va regolarmente in bianco.

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    8. Ne deduco che le seguenti pagine, che cito solo a titolo di esempio, sono state aperte per rimorchiare

      https://it-it.facebook.com/adidas
      https://it-it.facebook.com/vodafoneit
      https://it-it.facebook.com/carrefour
      https://www.facebook.com/cocacola

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    9. Aldo, toglimi la curiosità: e l'altra metà del cielo?
      (Le donne, intendo)
      Stanno su Facebook in attesa da farsi rimorchiare da un bel gancio quale il tuo?

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    10. I network sociali vanno adoperati per elevare Laudi al Signore, per lavorare nel Suo nome, per combattere la fornicazione e per diffondere il di Lui Verbo.

      E anche per ridicolizzare miscredenti, beninteso.

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    11. @MargA
      L'altra metà del cielo (fascia 27-50) a mio parere ha perso completamente i freni inibitori. Puoi intuire poi facilmente che il gancio da 26 cm fa la sua parte

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  16. Quando ho letto il pezzo di Riotta sul quotidiano (l'ho strappato al bar ad un cane che stava finendo di leggere Gramellini) ho pensato: "eh? Ma cosa diavolo scrive?". Tu qui fai un'analisi puntuale sullo stile di cui, credo, ti sei debba ringraziare pubblicamente. Non vorrei però ci distraessimo dai contenuti, che commenti bene, ma ho la sensazione che l'attenzione alla sintassi emerga con più forza. Il punto è che questo pezzo non ha né capo né coda ed è frutto di uno "sbrigativismo" superficiale intollerabile.

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  17. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  18. Leonardo nazi grammar: like!

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  19. Nel 2004 gli smartphone esistevano e, per quanto incredibile, il mio Nokia6600 mi permetteva un'embrionale navigazione sul web. Per il resto, quel tipo di grammatica sottilmente appesa al soffitto (passatemi la metafora..) secondo me ha il suo fascino colloquiale.

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  20. Leonardo o il perverso piacere dell'analisi del testo. Del resto, io godo persino quando lego il Mortara Garavelli (Bice)

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  21. Ragazzi, il correttore di bozze non esiste più. Si tratta di farina tutta del sacco di Riotta.

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  22. Leo, per caso hai mai recensito la serie tv Breaking Bad?

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  23. Risposte
    1. Leo, il tempo se si vuole lo si trova.
      Preferisco che tu mi dica che non te ne frega una mazza della serie tv in questione
      Grazie

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    2. In realtà ne parlano tutti benissimo e mi piacerebbe vederla, però è un monte ore che non posso proprio fisicamente reggere. Forse in estate, ma dicevo così anche l'anno scorso e non ce l'ho fatta.

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  24. Segnalo un'altra cappellata.

    Snapchat che permette di scambiare "messaggini che scompaiono da soli, beffando Nsa e Snowden" è da doppio facepalm. Tradisce l'incompetenza tecnica di chi scrive. Come se i messaggini di snapchat andassero direttamente da telefono a telefono senza passare da un server centrale negli Stati Uniti.

    Poi c'è questo mito dei "teenager" che "beffano" questo e quello. I teenager è da mo' che non beffano più nessuno. Li vedo più come vittime inconsapevoli della tecnologia che (ab)usano.

    (Leo, ho messo tutte le virgole a posto? :-) )

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    1. Onestamente non avevo nemmeno collegato Snapchat a "messaggini che scompaiono da soli", anche perché l'idea di snapchat che beffa la Nsa (e Snowden?) è abbastanza surreale.
      Nota anche come mette sullo stesso piano un'organizzazione governativa e Snowden, manco fosse una specie di avversario della Nsa dotato degli stessi mezzi e della stessa curiosità.

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  25. Scusate la domanda stupida, ma in quale esame di Stato è stato proposto l'articolo di Riotta? E cosa diceva il testo del suddetto esame? Qualcuno ha qualche notizia?
    Grazie.

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  26. "Arrivano poi, con gli investitori, il successo, le invidie, il film e il primo articolo del New York Times, 26 maggio 2005"

    Prima il film e poi l'articolo?

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  27. "social media" è un plurale generico come "la gente". Indica un gruppo generico di applicazioni internet destinate allo scambio di materiale generato dagli utenti. Facebook fa parte dei social media, ma non è un social media.

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    1. Meglio dire che è un social medium?
      Io un tempo onde evitare queste dubitose miscele di inglese e latino usavo il termine "social network": almeno è una lingua sola!

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    2. No social medium non esiste. C'è un motivo se lo chiamano tutti social network...

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