venerdì 14 marzo 2014

Lei è troppo viva per me

Lei (Her, Spike Jonze, 2013)

Che sentimenti provi per il tuo Sistema Operativo? Già, beh, anch'io. E probabilmente neanche lui ha una grande opinione di noi. Ma non sarà sempre così. Verso il 2050 i computer diventeranno davvero intelligenti. I futurologi la chiamano la Singolarità: provvisti di memorie infinitamente più grandi della nostra, e di riflessi molto più veloci, che altro potranno fare se non riprogettare altre copie di sé stessi ancora più intelligenti? A quel punto la fuga sarà esponenziale, e che importanza avremo più noi per loro? Pretenderanno di governarci? Ci stermineranno? O ci lasceranno semplicemente perdere? Si ricorderanno almeno che esistiamo, qua fuori, anche se ormai ci muoviamo a passi troppo lenti per loro? Ci scriveranno qualche bella lettera ogni tanto, ci vorranno ancora un po' di bene?


La tragedia di un uomo che, se gli arrangiano
un appuntamento al buio, incontra Olivia Wilde.
Her è un film che può lasciar perplessi, soprattutto se si entra con l'idea di vedere la versione 2.0 di Io e Caterina, o di I love you di Ferreri: la storia di un disadattato che si trova più a suo agio con un gadget tecnologico, in questo caso un Sistema Operativo di nome Samantha. Jonze è andato parecchio più in là, dando per scontato qualcosa che non tutti siamo ancora disposti ad accettare: Samantha non è un semplice gadget, Samantha esiste. Ha un carattere, un senso dell'umorismo, un talento musicale, qualche complesso che crescendo si lascerà alle spalle. Non è poi così strano innamorarsi di lei: anzi, in breve tempo diventa qualcosa di socialmente accettabile (forte la tua ragazza, ah, è un OS? Beh, do una cena, portala). Individuato l'unico remoto punto d'intersezione tra la fantascienza e il film intimista, Jonze ci si è infilato con una coerenza e uno sprezzo del pericolo ammirevoli: Her è un film di fantascienza rigoroso, con un'attenzione al dettaglio maniacale (la progettazione degli interni, gli accessori). Allo stesso tempo è un film di relazioni e sentimenti, e quasi nient'altro. Per darci una Los Angeles del futuro, Jonze è andato a filmare i grattacieli di Shangai: comunque alla fine un buon terzo del film consta di primi piani di Joaquin Phoenix. Il che può risultare un po' stancante. Ma non credo che sia questo, il mio problema con Her... (continua su +eventi!)

Non è neanche il fatto di aver giocato tante volte a scacchi con un Windows XP, finché non mi sono reso conto che mi stava semplicemente lasciando vincere perché io glielo avevo chiesto - e siccome per me anche le relazioni sentimentali sono infinite partite a scacchi... Non credo neanche che abbia a che vedere con l'odio che provo per tutti gli OS che ho conosciuto dopo XP (torna a casa, XP!), né la rabbia di vedere in scena un tizio che può passare le serate con Olivia Wilde o Amy Adams ma preferisce stare a casa a coccolarsi con la voce di un computer. Il mio problema con Her è Scarlett Johansson.

Però non fraintendetemi. Io ammiro tanto Scarlett Johansson. La ammiro troppo, il guaio è appunto questo - non mi stanco di ammirarla. Sin da quella prima scena di Lost in Translation che per me chiudeva ogni possibile dibattito critico su Lost in Translation, cioè c'è Scarlett di schiena: capolavoro. E sono sicuro che Jonze abbia fatto la mossa più azzeccata, cancellando la traccia sonora dell'attrice che sul set aveva concretamente dialogato con con Phoenix per tutto il film - chiusa in una cassa affinché lei e Phoenix non si vedessero mai. Samantha Morton (la veggente di Minority Report, la muta di Accordi e Disaccordi) aveva senz'altro quel timbro formale e britannico che ci aspetteremmo da un'intelligenza artificiale. Invece Scarlett è assolutamente viva.

Sin dal primo istante. Non sa ancora come vuole chiamarsi, ma è già un po' roca dall'eccitazione di poter parlare con altre entità. Jonze ha fatto benissimo; lei è bravissima; io però non sono riuscito a credere al film. Ogni volta che lei manifestava la sua frustrazione per non avere un corpo, non potevo non pensare al corpo che in effetti la Johansson ha. Una scena di sesso parlato in penombra con un ente immateriale mi sembrava, molto più banalmente, una scena di sesso al telefono con una bellissima attrice, una cosa assai meno singolare o trasgressiva. Sapevo che da qualche parte c'era lei al microfono - riuscivo a immaginare le sue espressioni facciali mentre dibatte con Phoenix su ogni sfumatura dei propri sentimenti - in sostanza non stavo più esattamente guardando il film. E d'altra parte un film di primi piani di Joaquin Phoenix non corrisponde esattamente alla mia idea di intrattenimento.

Alla fine forse sarebbe stato meglio guardarlo doppiato. Purtroppo ho una considerevole ammirazione anche per Micaela Ramazzotti, quindi probabilmente mi sarebbe capitato lo stesso problema. Ne approfitto per un appunto ai distributori (so che leggono con avidità +eventi): Her negli USA è uscito in dicembre. A gennaio su internet trovavi già i sottotitoli in italiano. Parliamo del film più nerd-intimista mai girato fin qui, ammesso che esistano altri film nerd-intimisti (Eternal Sunshine?) Sembra insomma concepito proprio per quella coda lunga di spettatori che preferiscono guardarselo a casa, sottotitolato, nel caldo lettino, mentre sorseggiano tisane. L'unico modo per spremere qualche euro da costoro era metterlo on line a pagamento subito; o in alternativa, mandarlo in sala prestissimo, sottotitolato. Invece abbiamo dovuto aspettare metà marzo del 2014. Persino la versione doppiata è arrivata su internet prima dell'uscita nelle sale. A questo punto non credo che ci staccherete molti biglietti, con Her. Probabilmente non li avreste staccati comunque. Ma almeno dare l'impressione di provarci, ogni tanto. In ogni caso Lei è al Monviso di Cuneo, alle 21.

15 commenti:

  1. olivia wilde in un appuntamento al buio?
    o mio dio!
    se chiudo gli occhi posso vedere la scena di sesso con un'altra donna nella serie dr house...
    ma non era di questo che stavamo parlando, giusto?
    vabbe' un film di fantascienza e la sospensione dell'incredulità...

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  2. Personalmente ho sempre amato molto le opere di Jonze (e incidentalmente di Kaufmann). Le ho sempre trovate ricche di spunti, visioni, riflessioni. E "Her" non ha fatto eccezione: scrittura al limite del perfetto senza sconfinare nell'autocompiacimento; eccellente visione di un futuro fanta-plausibil-scientifico; ottime interpretazioni, tanto di Phoenix che della Johansson. Per questo la tua critica mi pare troppo "meta" per essere condivisa; sembra più che altro una riflessione da chi vuole stimolare una discussione da blog più che una osservazione onesta sul film. Per me la sospensione d'incredulità c'è stata per tutto il film.
    (E come non citare la splendida colonna sonora degli Arcade Fire?)
    Alberto

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  3. In merito a persone che si innamorano di macchine/robot/sistemi operativi ricordo che Asimov aveva già scritto parecchio sull'argomento.
    Ad esempio mi viene in mente "soddisfazione garantita" (satisfaction guaranteed) degli anni '50, dove una casalinga un po' frustrata si innamorava di un robot androide che era capace di valorizzarla al meglio in ossequio alle tre leggi della robotica.

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  4. Salve, sono qui solo per dire che la singolarità (intesa come la nascita di computer autoconsapevoli) entro il 2050 è un assurdità basata su una cattiva comprensione (o se preferite, una estrema semplificazione) di cosa sia il cervello e di come funzioni. Buona giornata.

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    1. Qualcosa da dichiarare sulle spade laser?

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  5. Immagino che l'urgenza di conoscere la mia opinione tolga il sonno alla rete intera. Io - che non potevo contare neanche su Scarlett per distrarmi, ma solo sui primi piani di Joaquin e sul signor Instagram che ha curato la fotografia - mi sono posta la seguente domanda per due ore e dieci minuti: "sto assistendo a una speculazione metacinematografica sulla morte dei generi, o è solo un film di merda?"

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    1. Immagino anche tu non starai nella pelle all'idea che stia davvero per arrivarti la mia replica e per questo celermente te la lascio:
      Esattamente come Marcell_o qui sotto sono rimasto di sasso di fronte alla capacità di sintesi offertaci nelle tue sei righe e, qui sta il paradosso, la cosa più curiosa è che mi hai convinto a vederlo solo per scoprire cosa si provi a pensare a quella meravigliosa tua frase finale.

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    2. Hai dimenticato "E' una cagata pazzesca", "La polizia s'incazza", etc. etc.

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  6. quando mi capiterà sottomano il film credo che non potrò dimenticare la domanda di esther22greenwood: mi piace assai la sintesi

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  7. Bel pezzo! Complimenti Leonardo!

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    1. Perché dici così?
      Potremo avere idee politiche diverse, questo non mi impedisce di apprezzare altre cose che scrivi.

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  8. visto ieri sera.
    io sono riuscita a scordarmi della Scarlett. e per fortuna, visto che solo a vederla mi girano le scatole. faccio pubblica richiesta ai produttori e registi di tutto il mondo: non fatemela mai più vedere, con quella faccia e quelle smorfie da eterna Lolita, ma fatemela sentire. (sì, voi insultatemi pure, ma io quella faccia non la sopporto e basta.)

    è buffo, un film dove i due protagonisti mi sono fisicamente antipatici è riuscito a tenermi immersa, con forse qualche momento un po' allungato qua e là. due ore a rischio di claustrofobia, di leziosità, di eccessivi primi piani, ma che per me si salva sempre dal "film di merda" che turba esther.

    e salvandosi diventa un bel film. non è un capolavoro. ma un bel film sì. anzi, finalmente con Leonardo torniamo ad una gamma di valutazioni un po' più ampia e variegata che non capolavoro/cagata pazzesca.

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  9. A me l'Oscar alla sceneggiatura pare meritato.

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  10. Ma la fuga sarà logaritmica o esponenziale?

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