lunedì 21 aprile 2014

Noè senz'animali

Noè è uno dei personaggi più patetici di Bible Fight, 
se riesci a vincere con lui sei veramente bravo. 
Il suo colpo segreto è un fischio con cui chiama 
tutti gli animali del mondo e ti calpestano.

Noah (Darren Aronofsky, 2014)

Settantacinquemila anni fa, più o meno, potrebbe essere successo qualcosa di molto brutto. La specie umana, già in circolazione da centomila anni, con la sua spiccata propensione a dilagare, si sarebbe praticamente estinta. Si sarebbero salvati pochissimi esemplari, qualche migliaio appena: tra loro vi sarebbe anche l'Adamo Y-cromosomale, ovvero il tizio di cui siamo tutti pro-pro-pro-nipoti. Da non confondere con l'Adamo della Bibbia. Che cosa può essere successo di così terribile? In realtà, conoscendo un po' madre natura e la sua fantasia in fatto di catastrofi, abbiamo soltanto l'imbarazzo della scelta: meteoriti, glaciazioni, eruzioni vulcaniche - l'ipotesi più famosa combina le ultime due: durante un periodo già mediamente freddo, un enorme vulcano in Indonesia avrebbe disperso nell'atmosfera miliardi di tonnellate di diossido di zolfo, abbassando la temperatura di 15°C per qualche anno. Noi discendiamo dai sopravvissuti e chissà, forse ne siamo consapevoli. In qualche oscura cella del nostro bagaglio genetico potrebbe resistere l'informazione ancestrale: ce l'abbiamo fatta. Con qualche deduzione elementare che ne consegue: Dio ci vuole bene. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno; ma forse la maggior parte della nostra specie è più incline a pensare: ehi, Dio ci voleva tutti morti e ce l'ha quasi fatta. Dunque questo Dio ci ama o no? Siamo i prescelti o una semplice eccezione nel Suo piano? Cosa avevano fatto di male gli umani per meritare un castigo del genere? Potrebbe ricapitare?

Preferisco.

Noah è un vecchio sogno nel cassetto di Darren Aronofsky, un regista - per quel poco che mi riguarda - ancora difficile da decifrare. Senz'altro dove passa lascia il segno, ed è passato già in molti generi diversi. Però i segni fin qui non si lasciano comporre. A meno di non voler scrivere che Noè, come il Cigno Nero e il Wrestler, è un eroe completamente succube del suo destino - ok, l'ho scritto. C'è un momento molto intenso, in un film che sfida continuamente il ridicolo (e non sempre vince), in cui cade una specie di maschera dal volto patriarcale di Russel Crowe, e finalmente ne intravediamo l'essenza di automa: il Creatore non l'ha scelto perché è buono, ma perché è determinato. Farà qualsiasi cosa il Creatore gli chiederà. Noè, l'eroe più popolare della Genesi, l'unico patriarca che tutti i bambini conoscono, e ha pure un numero con Paperino in Fantasia 2000; Noè, ci mostra Aronofsky, è complice di un immenso genocidio. Poteva riempire l'arca di esseri umani. Poteva prendersene almeno cinque o sei in più, giusto per una questione di pool genetico. Cosa può dire la sua progenie in sua discolpa? Che eseguiva gli ordini? (Continua su +eventi!)

4 commenti:

  1. no, gli uomini di roccia no!
    ho visto la storia infinita millanta volte quando i miei erano piccoli, ma se siamo a casa di mia figlia e lo danno in tv lo vediamo senz'altro
    quindi appena sarà possibile lo vedremo tutti insieme per commentare gli uomini di roccia
    comunque, il fatto di fare un film tratto dalla bibbia (con tutto quello che c'è sulla bibbia) inventandosi delle cose... mah!

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  2. Già purtroppo la gente se lo aspettava diverso (tradizionale). Certo che se Arnosky NON HA visto la Storia Infinita ore si trova un bel bubbone, altro che diluvio....
    Ma poi, cosa centra con la vicenda biblica? Poi Noè non era così disumano, come ben hai detto....

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  3. Giusto per capirci: é simile a quella grandissima cacata che é "l'Albero della vita"?

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    Risposte
    1. Devo confessare che non ho mai avuto il coraggio di vederlo, ne parlavano tutti male (tranne Kekkoz che vuol bene a tutti i film).

      Ma a occhio no, quello era un film a strati, questo è un monolito con incrostazioni fantasy.

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