domenica 18 maggio 2014

Only Lovers Left Awake

I miei amici sono anemici, mi dici
Solo gli amanti sopravvivono (Only Lovers Left Alive, Jim Jarmusch, 2013).

Adam ed Eve sono vampiri da prima che fosse cool. Non saltano più al collo delle loro vittime, che volgarità - col cattivo sangue che circola oggigiorno, poi. E allora che fanno. Che fareste voi, se foste in circolazione da cinque o dieci secoli? Vi alzereste tardi, in ambienti intasati di cimeli, e cerchereste di ingannare l'ansia di (non)vivere collezionando altri dischi o libri che comunque conoscete a memoria.  Il sangue ve lo procurereste in ospedale, grazie a ematologi compiacenti e corruttibili. Vivreste in città decadenti o abbandonate, perché l'umanità vi interessa soltanto quando produce opere d'ingegno artigianali, e quindi ultimamente vi interessa pochissimo. Anche se alla fine è l'unica cosa che vi tiene in vita. Sempre un po' in ritardo coi tempi, analogici in un mondo digitale, e quindi perfettamente mimetizzabili sullo sfondo di qualche scena hipster o postrock. Mi ero quasi arrabbiato coi doppiatori quando ho sentito Tom "Loki" Hiddleston usare la vetusta parola "rocchettari", che, fidatevi, oltre il Raccordo Anulare non ha più cittadinanza. Poi però ho pensato che se fossi un vampiro non riuscirei sempre a svecchiare il mio lessico in modo tempestivo ed efficace: malgrado gli sforzi qualcosa mi sfuggirebbe sempre, come quello stetoscopio che tengo nel taschino per sembrare un dottore, salvo che nessun dottore ne usa più uno simile da quarant'anni.

È difficile non immaginare anche Jarmusch da qualche parte sullo sfondo, dietro a un paio di occhiali neri, mentre invia messaggi onirici alle sue creature. Un Jarmusch notturno e recluso, che continua a perseguire progetti artistici economicamente suicidi - ormai fa un film ogni quattro anni, l'ultimo non l'ha visto nessuno, e probabilmente a lui sta bene così. Gli anni in cui cominciava a bussare alle porte dei produttori con un copione di vampiri erano quelli in cui al cinema trionfava la saga di Twilight - un concept di vampiro ricco e glitterato, su misura per l'adolescente emo-ma-non-troppo. Naturalmente quelli di Jarmusch non hanno niente a che fare con questi vampiri industriali: siamo più dalle parti dell'Addiction di Ferrara. Più che pensati per gli adolescenti, sembrano pensati da un adolescente: drogati, saggissimi, coltissimi, e tuttavia la loro saggezza consiste nello stroncare l'umanità che li ha delusi; tutta la loro cultura si esaurisce in uno snocciolare i nomi di un manuale del liceo; Shakespeare, Marlowe, Byron, Shelley, Tesla, Einstein, e pensate un po': Fibonacci. 

I veri vampiri, secondo me, dai feticci culturali si tengono lontani come dal sangue infetto (continua su +eventi!)

3 commenti:

  1. Leonardo, Lei che sa di cose del pd, quando il Bomba dice votate chi volete ma non i buffoni, a chi si riferisce?

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  2. recensione che incontra perfettamente il mio personale giudizio. quel po' di soporifero non è attribuibile alla pizza (io l'ho visto di pomeriggio) ma alle due ore di buio, credo.
    per il resto, il finale è esilarante nel suo essere surreale e la Mia Wasikowska nel suio rapporto fra la sorella ed Adam spettacolare (una sorella matta in fondo l'abbiamo tutti, anche quando non è nostra sorella)
    alle musiche dieci e lode.

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