lunedì 21 luglio 2014

Guarda la tua vittoria

Il lungo cammino del popolo eterno.

Cerchiamo di restare razionali e di guardare i numeri. Dall'inizio delle operazioni sono morti tredici soldati israeliani. (Sono morti anche più di quattrocento palestinesi, ma quelli per adesso lasciamoci stare). La loro morte era in qualche modo necessaria?

Prima che l'IDF entrasse a Gaza, i razzi lanciati da Hamas e da altre organizzazioni non avevano fatto nessuna vittima. Zero vittime. Evidentemente l'Iron Dome funziona bene (e i razzi palestinesi funzionano male). Poi Netanyahu, dopo una lunga riflessione, ha lanciato l'offensiva di terra: e tredici ragazzi israeliani, fin qui, sono morti. Più di tutte le vittime delle ultime due operazioni a Gaza. Nel frattempo l'operazione pare che abbia cambiato finalità: all'inizio si trattava di snidare qualche base sotterranea e qualche tunnel, ora si parla di "azzoppare Hamas, cosicché non sia più in grado di colpirci di nuovo per qualche anno»".


A genitori, parenti, amici, qualcuno starà spiegando che quei ragazzi sono morti per ottenere un obiettivo, e che questo obiettivo non è annientare Hamas, la perfida organizzazione terroristica che si fa ostaggio di un milione e mezzo di palestinesi recintati su quattro lati; non è liberare per sempre Israele almeno da questa minaccia; non è assicurare per sempre le proprie famiglie da una pioggia di razzi incendiari o esplosivi; no. Se per un attimo avevamo perfino sperato che Netanyahu volesse almeno dare una svolta alla situazione, ovviamente ci sbagliavamo. I vostri figli, i vostri parenti, i vostri amici, sono morti per conquistare qualche altro anno di relativa sicurezza. Due, tre, magari quattro. Come incidere un bubbone, farne trasudare il liquido. Poi coagulerà, si rigonfierà, tra qualche anno minaccerà di nuovo di esplodere e vi saranno altri amici, altri parenti, altri figli che per inciderlo dovranno morire. Magari toccherà a voi. Dovreste sentirvi fieri di questo.

E tutto questo quanto dovrebbe durare? Più o meno per sempre. Magari Gaza non si presterà per sempre al gioco - c'è un limite al piombo fuso che può cadere su una striscia di sabbia e cemento prima che tutto si riduca a un cratere - ma ci saranno altri recinti, altre strisce. Nei suoi tweet il primo ministro chiama la sua gente "il popolo eterno". Israele sarà sempre una piccola nazione orgogliosa e vincitrice, e la sua vittoria consisterà nel trionfare su piccoli nemici isolati, recintati, incattiviti, addomesticati. Qualcuno ogni tanto dovrà morire per mantenere l'odio e l'istinto di vendetta entro una certa soglia di tolleranza.

Insomma il progetto è questo, la vittoria è questa, questo lo status quo che Netanyahu vuole preservare per il suo popolo. Tra le tante spiegazioni che si possono dare - tutte utili - di ordine strategico, economico, culturale, vale la pena offrire ai lettori quella degli antropologi (che viene a confortare un nostro antico sospetto): il conflitto tra Hamas e Israele è una guerra rituale:

È in questo senso che suggeriamo di leggere il conflitto Israele/Hamas come una “guerra rituale”. Attraverso di essa, entrambi i contendenti ri-costruiscono e ri-affermano la propria identità, rafforzando in tal modo la coesione interna del proprio gruppo. L’identità, inoltre, come sottolinea Ugo Fabietti, “è una definizione del sé e/o dell’altro che affonda le proprie radici in rapporti di forza tra gruppi coagulati intorno ad interessi particolari” [9]. Non è necessario ricordare quali siano i rapporti di forza o gli interessi particolari nel caso in esame. Inoltre, ricorda ancora Fabietti, i gruppi umani hanno la tendenza a “elaborare definizioni positive del sé, mentre producono invece definizioni negative dell’altro” [10]. La “guerra rituale” tra Israele e Hamas, dunque, avrebbe non solo lo scopo di ri-costruire e ri-affermare l’identità collettiva dei due gruppi, ma anche quello di costruire e ri-costruire “l’altro” in modo negativo.
Quelle che Ernesto De Martino chiamava la “crisi della presenza” o il “rischio di non esserci nel mondo” sono pressoché permanenti sia in Israele sia a Gaza. Entrambe le “società” inoltre, sono fortemente militarizzate e l’antropopiesi assume dunque il senso di costruzione (e di ri-costruzione) dell’uomo (l’israeliano o il militante di Hamas) anche come soldato. Le società hanno certamente altri strumenti per definire se stesse e gli altri e per fronteggiare i momenti di crisi, ma, come osserva Francesco Remotti, non tutte scelgono “strumenti antropopoietici tranquilli, anonimi … molte adottano processi che irrompono nella normalità e introducono la violenza, il dolore, la sofferenza fisica e psicologica”  

Non sta a me, non sta a noi consolare le Racheli che oggi piangono i loro figli. Se non ha senso giudicare i figli di Hamas cresciuti in un recinto e allevati da martiri, ugualmente è inutile rivolgersi ai figli di Israele a cui sarà chiesto periodicamente un tributo di sangue: il loro recinto è appena un po' più grande, molto più confortevole, ma sempre un recinto è. Forse l'unica cosa che ha senso fare è guardare a noi stessi, e lottare con tutte le nostre forze perché il modello del recinto non sia mai esportabile; controllando che le nostre porte restino sempre il più possibile aperte per chiunque si stancherà di militare in questo o quel popolo eterno.

19 commenti:

  1. Uno ti sta sparando addosso, finché non ti colpisce lo ignori o cerchi di impedire di prendere bene la mira? E visto che non puoi chiedere alle centrali atomiche di correre via zigzagando non è il caso di cercare di rendere inoffensivo chi ti spara?

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    1. Beh, stando all'articolo, se cioè è vero che l'Iron Dome funziona bene, ecco già (ben) attuato il cercare di rendere inoffensivo chi ti spara.
      non discuto se il resto sia "giusto" o "sbagliato". Esiste la legittima difesa, come anche l'eccesso di legittima difesa, ma personalmente non ho idea se qui siamo nel caso di "eccesso" e neanche di "difesa"; e se anche ne ho idea mi paiono questioni spinose e scivolose che il post di L.T. - a mio parere, giustamente - non affronta.
      Magari la domanda è oziosa - o peggio chiaro segnale di latente antisemitismo - ma se le difese missilistiche di Israele funzionano bene e portano ad un bilancio di 0 morti israeliani, a che pro qualcosa d'altro che invece di vittime, sempre e solo israeliane, ne comporta 13?

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    2. Appunto perché Israele potrebbe oggi ritenere che Hamas sia in grado entro breve tempo di migliorare le proprie capacità per superare Iron Dome. Ovviamente è una supposizione, non conosco le tecniche disponibili agli uni ed agli altri né come evolveranno gli scenari prossimamente (comprese le alleanze che si potranno mettere in campo in futuro).

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    3. Beh, se 13 morti dei propri al posto di 0 sono il giusto prezzo per scongiurare qualcosa che al momento non è ma "puta caso succeda?" mi domando davvero dove Israele possa aver voglia di porsi il limite.

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    4. Tieni presente che Iron Dome funziona fino ad un certo punto. C´è un limite preciso al numero di razzi che può fermare allo stesso momento. Se i Palestinesi pensassero di poter lanciare i razzi in totale impunitá ne lancerebbero a centinaia contemporaneamente mandando in tilt le difese israeliane. Inoltre almeno all´inizio l´obbiettivo Israeliano era distruggere i tunnel che da Gaza portano ad Israele da utilizzarsi per attacchi terroristici. Ora apparentemente l´obbiettivo è diventato molto più ambizioso: distruggere i bunker segreti che Hamas ha costruito sotto Gaza. Stiamo parlando di vere e proprie cittá sotterranee, pare che gli stessi Israeliani non si aspettassero delle simili reti di decine di chilometri di magazzini, centri di comando, rampe missilistiche etc. Fin' ora hanno distrutto un bunker segreto su 4 (e non sono nemmeno sicuri di averli distrutto del tutto). Con questo non sto inneggiando, alla morte di ormai centinaia di civili innocenti cerco solo di spiegare le motivazioni israeliane. Resterebbe aperta la questione se è possibile immaginare la Pace tra israeliani e Palestinesi.

      Carlo

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  2. L'articolo sarebbe ottimo se non per la suggestione, questa si' un po' sull'antisemita andante, che all' "esaurimento" dei palestinesi Israele si troverebbe qualcun'altro da tiranneggiare (con che scuse, poi?)

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    1. E perché dovrebbero esaurirsi i palestinesi? Anzi, aumentano.

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    2. "Magari Gaza non si presterà per sempre al gioco (...) ma ci saranno altri recinti, altre strisce." Messa cosi' sembra che nel caso i palestinesi si arrendessero, gli israeliani se la prenderebbero con qualcun'altro.

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    3. beh, se l'articolo è ottimo (se cioè coglie nel segno) mi pare più che sensato immaginare che un qualsiasi popolo A che ha bisogno di avversare un qualsiasi popolo B "semplicemente" per affermare la propria identità e rafforzare la propria coesione interna, per il perseguimento di questi stessi semplici scopi dovrà andare a cercarsi un qualsiasi popolo C una volta che - per qualsiasi ragione e motivo - il popolo B sia scomparso.
      Non ne farei quindi una questione di antisemitismo strisciante.
      Oppure l'ipotesi della "guerra rituale" è affascinante ma priva di fondamenti, ed allora è un altro paio di maniche.
      A meno che l'ipotesi della guerra rituale non sia stata formulata appositamente dall'autore - e/o richiamata qui dal buon Leonardo - appositamente per insinuare nei lettori l'idea che il popolo A (in questo caso, Israele) sia "cattivo". Ma non arriverei a questi estremi di complottismo...

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  3. Scusate, inserisco un mio commento un po' OT e pure rubato da una battuta di Kotiomkin (chiedo scusa, non ricordo l'autore e vista la connessione Internet un po' balorda ora non ho modo di controllare): ma se le varie autorità religiose (papa, rabbini e chi per loro) davvero volessero la Pace in Medio Oriente dovrebbero semplicemente dire: "Cari Israeliani, Dio non esiste. Voi siete il popolo eletto da un personaggio di fantasia". Sicuramente non funzionerebbbe subito, ma sarebbe intanto il primo passo... Uccidiamo le religioni, non vivremo più a lungo ma capiremo quanto è importante e degna di rispetto la vita umana - in Medio Oriente e in qualsiasi altro posto di questa nostra disgraziata Terra...

    Giuseppe Roviaro

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    1. La religione è l'effetto, non la causa.

      Non c'è bisogno di credere in Dio per sentirsi minacciati da un nemico, ma molti che si sentono minacciati da un nemico sviluppano la necessità di invocare un Dio.

      Anche gli ebrei di Babilonia portavano avanti una campagna razionalista contro un dio che credevano non esistesse, Baal. Il profeta Daniele riuscì anche a dimostrare la corruzione del ceto sacerdotale che si era sviluppato intorno al suo culto. Oggi in effetti nessuno invoca più Baal, ma non so se considerarlo un punto a favore del razionalismo.

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    2. Confesso che non trovo l'esempio calzante… Loro volevano soltanto sostituire un 'dio' con un altro…

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    3. La coscienza (e la decenza) umana non deriva dalla religione, la precede. Anche la nostra (vostra, dal momento che vivo ben lontano dall'Italia da 18 anni) bella Italia è ricca di posti come ad esempio le Dolomiti (dove passo le mie / nostre vacanze annuali) dove le guerre non esistono da secoli o migliaia di anni, eppure gli umani sentono ancora e più che in altri luoghi l'esigenza di crearsi un dio e adorarlo... Hai ragione, non si tratta di sostituire un dio con uno più razionale - non c'è razionalità nella vita, e ancor di più non c'è bisogno di crearsi un dio. Per il quale poi uccidere o difendere i propri confini e/o aumentare la superficie dei "propri" territori... io personalmente lo trovo patetico al limite del ridicolo, spero che l'umanità si elevi oltre e così sto cercando di educare i miei figli... Fuori dalle caverne, è ora...

      Giuseppe Roviaro

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  4. Bel post.

    Tutte le guerre rappresentano lo stesso identico rituale macrabo.
    L'elencazione delle cause scatenanti sono di una noia "mortale". Si riassumono sempre in: Lui mi minaccia, io lo uccido.

    Il fatto che ci sia sempre gente disposta ad immedesimarsi nelle "ragioni" dell'uno o dell'altro, (anche a chilometri di distanza e al sicuro) fa pensare che oltre ad un rituale la guerra sia un bisogno umano impossibile da estirpare.

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  5. è sicuramente l'articolo più sensato letto sull'argomento, o quasi c'è solo un piccolo dettaglio:
    si dice israele e alle volte si intende lo stato, alle volte il popolo e alle volte il governo... contrapposto ad hamas che è evidente non essere sinonimo di popolo palestinese
    anche l'idf non è un'entità autonoma, dipende dal governo, non genericamente dal popolo, così come i lanciatori di razzi palestinesi non dipendono dal popolo
    quindi dovresti dire: israele-palestina oppure israeliani-palestinesi oppure governo netanyahu-hamas, perché il "disallineamento" sembra far stridere il filo del ragionamento

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  6. Con il tempo predatore e preda (o ospite e parassita) stabiliscono una dipendenza reciproca.

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  7. 'controllando che le nostre porte restino sempre il più possibile aperte per chiunque si stancherà di militare in questo o quel popolo eterno'

    Sarebbe a dire 'accogliere altri rifugiati'?

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  8. Finalmente un'analisi diversa da quelle solite. Grazie

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