venerdì 26 dicembre 2014

La sola edicola in città (non funziona)

Consuntivo 2014, forse

Abbiamo avuto tutti un anno difficile.

http://www.linkiesta.it/fine-discoteche-italiane
Io non dovrei nemmeno lamentarmi - un anno senza inondazioni e terremoti, buttalo via - ma la situazione in generale mi sembra abbastanza grigia, anche e soprattutto nel www. Tanto che mi domando se abbia davvero un senso venire qui a cercare di spiegare e spiegarmi perché gli accessi sono un po' scesi, e come intendo reagire al problema ecc. ecc. ecc. - come se questo sito fosse l'unico al mondo che non riesce più ad attirare l'attenzione. Come se non fosse fisiologico, e tutto sommato giusto, che aumentando il bacino di lettori non aumenti anche la possibilità di trovare qualcosa di meglio. Come se non avessi anch'io tante cose più interessanti e importanti da fare.

Comunque. Vi è sembrato volare, il 2014? Quaggiù non è volato affatto. Uno di quegli anni in cui sembra che non cambi niente e invece è cambiato tutto. Molte cose in peggio, ok. Ma concentriamoci sul cambiamento. È pur bello cambiare.

Zoccolo e picchi.
Il primo cambiamento che si è fatto notare nel 2014 è quella che mi piacerebbe chiamare la fine della viralità facile - ma poi mi toccherebbe comunque prendere una mezza dozzina di righe per spiegare cosa intendo. Mettiamola così: il pubblico di un sito come questo si divide in zoccolo e in picchi. Lo zoccolo è fatto di quelli che vengono sempre, con cadenza quotidiana o settimanale. Lo zoccolo è il privilegio e il vanto di un sito storico come questo (14 anni, signori); è cresciuto con alterne vicende fino al 2009 e da allora è sempre sceso, sempre. Vi chiederete come fa un bacino a scendere per sei sette anni senza toccare mai lo zero, ebbene, sono il primo a stupirmene.

L'altra componente sono i picchi. Quelli che arrivano soltanto quando un pezzo diventa virale - cioè attira l'attenzione su facebook, dato che da diversi anni, ormai, la viralità dipende unicamente da facebook. Twitter, quando si arriva ai grandi numeri, sta a Facebook come il ciaocrem alla nutella, mi dispiace. Non ho mai voluto molto bene a Zuckerberg e alla sua creatura, ma ormai l'unica edicola aperta in città è la sua, e mi tocca pure sgomitare per ottenere un posto sull'espositore. In ogni caso, nel 2013 era bastato comparire nell'edicola con assiduità per aumentare, a fine anno, il numero totale degli accessi. Un classico esempio di dead cat bounce (= "Anche i gatti morti precipitando rimbalzano") - in ogni caso l'effetto è già finito. Ma è finito perché, sin dai primi mesi del 2014, non c'è stato più modo di diventare virali su facebook. Un ritocco all'algoritmo, o forse sono diventato più noioso, fatto sta che anche questa pacchia è finita. Il pezzo più letto dell'anno scorso aveva raccattato diecimila clic in un paio di giorni (per arrivare a ventimila nel giro di qualche mese). Quest'anno  più di quattromila non si facevano, non c'era verso. È sufficiente confrontare le due campagne elettorali, entrambe molto discusse, che portavano un sacco di lettori infervorati a discutere nei commenti: quest'anno mi sembra di averla seguita con più assiduità, portando a casa molto meno.

L'unica edicola in città...
Nel frattempo - forse per autosuggestione - facebook mi sembra diventata molto più caotica. Non c'è più verso di ritrovare l'unica cosa tra cento che ripensandoci ti interessava. Forse ho troppi amici, forse troppo pochi, chi lo sa - resta impressionante la quantità di minestra riscaldata che Zuck mi propina al posto dei contenuti interessanti che mi perdo ogni giorno, accorgendomene magari una settimana dopo. È terribile vivere in un posto dove esiste una sola edicola e non ci trovi mai quello che interessa - almeno in questo Internet non avrebbe dovuto somigliare a San Martino Secchia. Che fare?

(I cinque post più letti del 2014. Il terzo è del 2012).

  1. La scuola dell'amore (non passerà!)
  2. Palla al centro, Cinquestelle
  3. 5 cose che nessuno sa di Dalla, forse
  4. Ma ci sarà un correttore a Torino
  5. L'esplosione controllata di Grillo


Prima o poi ci stancheremo di FB - ci siamo stancati di tutto - e troveremo qualcos'altro che all'inizio funzionerà bene e poi sempre peggio ma comunque avrà attirato così tanti utenti che resterà comunque per un pezzo il posto più interessante e divertente. Funziona sempre così - dove sono le discoteche della nostra adolescenza? Ci sembravano eterne, e invece - il problema è che disfarsi da Facebook sarà oggettivamente più difficile. Ci abbiamo rovesciato troppa vita dentro, e senz'altro Zuck non ce la restituirà. Non gratis. È un po' il problema dei tatuaggi.

A me non piacciono i tatuaggi. Sono una persona costituzionalmente incerta, tendo a pensare al me stesso del futuro come a un estraneo che avrà senz'altro gusti diversi dai miei, a cui devo consegnare il mio corpo nella condizione il più possibile ottimale, e quindi trovo stupidi i tatuaggi. Non vedo l'ora che passino di moda. Il problema è che il tatuaggio non è un anellino qualsiasi. Non passa di moda per definizione. Chi si fa un tatuaggio a vent'anni potrebbe trovarlo disgustoso a ventuno - ma non lo farà. Cristallizzerà il suo gusto al tempo in cui gli piacevano i teschi o i font esotici. Svilupperà milioni di teorie - una per ogni giorno in cui si vede il collo tatuato allo specchio - per spiegarsi come mai quella macchia sul collo è interessante a dispetto di ogni ragionevole estetica. Farà il possibile e l'impossibile per autoconvincersi che i tatuaggi sono belli e probabilmente riuscirà a convincere qualcuno più giovane di lui a replicare il suo errore all'infinito. Intere civiltà del passato sono discese in questo abisso.

Mi chiedo se Facebook non sia un po' la stessa cosa. Vedo un sacco di gente buttarci dentro la loro vita, indifferenti al fatto che sia una lavagna indelebile, e di proprietà altrui. Poi si lamentano se Zuck per augurargli il buon Natale gli risputa la foto della figlia morta - hai regalato le tue foto all'unico edicolante in città, che t'aspettavi? C'è gente che ha chiuso i blog - per carità, li capisco - e poi scrive cose intelligenti su facebook, ma perché lo fate? Davvero avete tanta intelligenza da regalarla gratis agli incroci delle strade, come la Sapienza dei Proverbi? Non vi interessa più tenerla in archivio, volete lasciarla tutta a Zuckerberg?
E se un giorno ve la cancella?
O se un giorno voleste cancellarvi voi?
Vi state tatuando facebook sul collo, rendetevi conto.

(Il consuntivo prosegue un'altra volta perché sono andato fuori tema)

5 commenti:

  1. mah, quel che dici per i tatuaggi val per qualsiasi decisione importante della vita, che ti puoi raccontar che non è per sempre, ma se non è per sempre almeno nelle conseguenze significa che non era importante, la mia macchia sul collo mi piace e mi piacerà sempre perché fa più bello un collo, puoi sforzarti ad attribuirmi milioni di teorie, ma al mio tatuaggio penso solo quando qualcuno me lo fa notare - allo stesso modo per cui uno con delle strutture non si interroga tutto il tempo su come è fatto il proprio corpo. peraltro, il tuo ragionamento sui tatuaggi per quanto mi riguarda si adatta perfettamente ai figli. è insomma un ragionamento che va un po' su tutto ciò che non ci piace delle scelte degli altri. su facebook però ai ragione. e vale ancora di più per twitter

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma infatti anche i figli andrebbero fatti con molta attenzione e solo quando non si può proprio fare diversamente.

      Elimina
  2. boh, ti do la mia opinione di lettore assiduo (per quel che vale) : gli articoli su Grillo e Renzi sono sempre la solita minestra riscaldata, abbiamo capito che non ti piacciono. Invece sarebbe interessante sapere come la pensi su, che ne so, ad esempio su questo Papa che fa innamorare anche icone della sinistra come Benigni (per carità di patria non cito Scalfari) o qualche articolo sulla politica estera, ad esempio sul nuovo Califfo, su come i compagni dei centri sociali abbiano trovato la nuova mecca a Kobane e stiano facendo la "rivoluzione" protetti dai droni americani.
    Comunque le recensioni sono un appuntamento iperdibile, non smettere.
    Matteo Z

    RispondiElimina
  3. Non è stato un anno facile, no. Di almeno una cosa, però, personalmente posso dirmi soddisfatto se non orgoglioso: dopo 4-5 anni trascorsi lì (senza eccessiva ripulsa, ma anche senza particolare entusiasmo, preciso), ho detto (credo definitivamente) addio a Facebook. Ho detto addio anche a quei "quindici lettori" quotidiani che mi poteva garantire, ma a oggi la sensazione è che il guadagno sia superiore alle perdite: anche dovendo fare i conti con scambi informativi e comunicativi ridotti di molto, affrancarsi da quella sorta di «gigantesca dilatazione del presente» secondo me incarnata da Facebook, con «il ritorno, tutto insieme, del passato, da quello più prossimo a quello più remoto, con una sua nuova declinazione al presente», penso che nel lungo termine sarà qualcosa di cui giovarsi più che rammaricarsi. La mia convinzione è che bisogni «tornare a guardare nella direzione di qualcosa di più elevato, più qualitativo e anche più sofisticato, se ci si vuole liberare di qualcuna delle tante incrostazioni e difficoltà del presente». (Vedi http://maculae.wordpress.com/2014/10/03/tutto-li/)

    Resisti con il blog, perciò, e tutt'al più prova a replicare (se già non lo fai) qualcuno dei post migliori su Medium.com

    Buon 2015, nazzareno

    RispondiElimina
  4. grazie per averci ricordato il ciao crem

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).