martedì 9 dicembre 2014

Woody Allen e la fabbrichetta dei sogni

Ho una telepatia: qualcuno in sala si è già addormentato

Magic in the Moonlight (Woody Allen, 2014).

Dietro le quinte, l'illusionista è esausto. Ha montato quasi cinquanta spettacoli in quasi cinquant'anni, ha calcato le scene di New York Londra Parigi Roma San Francisco, e ancora non capisce cosa si aspettino da lui quando si alza il sipario. Trucchi nuovi non ne ha da vent'anni. Quelli vecchi li ha riciclati tutti cento volte, o mille, a un certo punto ha perso il conto. Più tardi ha smesso di preoccuparsene. Più tardi ha smesso anche di fingere di preoccuparsene. Ciononostante la gente continua a venire, quindi maledizione, toccherà inventarsi qualcosa anche quest'anno. Ma di basso profilo, per carità! Qualcosa che non stupisca nessuno - una commedia, è chiaro.

Ormai ogni volta che gli scappa di fare qualcosa di vagamente diverso, qualcosa che desti un interesse diverso dal solito, capitano guai. Si fa viva un'ex moglie o un'ex figlia, lo accusano di cose per le quali non è stato processato, anzi nemmeno indagato ufficialmente - la vita non è già difficile di per sé? Ci vogliamo davvero aggiungere questi periodici surplus di merda? Commedia, commedia, per carità. Qualche vecchio canovaccio, controlliamo se non l'abbiamo già usato negli ultimi dieci anni? Ma no, chissenefrega (Whatever Works è del 2009, ma la sceneggiatura è molto più antica). Ci mettiamo un prestigiatore, da quand'è che non usiamo un prestigiatore? Dal 2006? Neanche male. Del resto vorrei vedere voi, un film all'anno da quasi cinquant'anni. Cosa ci venite a fare? Cosa vi aspettate ancora, a parte lo spettacolo di un vecchio zio che invecchia in tempo reale - lo trovate rassicurante? L'illusionista non lo trova così rassicurante.

Anche lui, che credete, vi sta guardando ingrigire. Siete quelli che una volta venivate a farvi due risate raffinate. Gli stessi che da un certo punto in poi hanno cominciato ad avere pretese esagerate, a pomparsi con Bergman, con Antonioni, a citare MacLuhan in coda al botteghino. Quelli che negli anni Ottanta cominciavano a sentirsi stretta la pelle che indossavano e fantasticavano di cambiarla, e di uccidere l'amante molesta, quelli che negli anni Novanta si sarebbero portati le puttane ai funerali, quelli che da un certo punto in poi si sono stancati anche di far finta di non essersi stancati di far finta. A gente come voi va somministrato un film tranquillo; se lo ambienta nei soliti anni Venti sembrerà un Poirot televisivo, da subire sonnecchiando sul divano. Macchine d'epoca, Jazz di New Orleans, illusionismo e spiritismo - vi fa secchi in sala dopo una mezz'ora, scommettiamo? Se è proprio quello che volete. Ed è quello che volete, evidentemente. (Continua su +eventi...)

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