lunedì 9 marzo 2015

No, la tua scuola privata non mi fa risparmiare

Ciao a tutti, mi chiamo Leonardo, ho un blog, e non mi va di pagare per la privata dei vostri figli. Chi mi conosce da un po' di tempo lo sa - è una cosa che scrivo a intervalli regolari, più o meno ogni volta che qualche lobbista o politico di area cattolica bussa al governo con la mano sul cuore e l'altra tesa.

Stavolta però mi hanno letto in tantissimi, non so neanche io perché. Scherzi di facebook. Tra i tantissimi era normale che ci fosse anche qualche lettore che non la pensa come me. Qualcuno convinto che finanziare le scuole private coi miei soldi di contribuente sia una cosa buona e giusta - se non altro perché, pensate un po', farebbe risparmiare allo Stato un sacco. 

È in effetti una storia che ho sentito spesso. Siccome l'articolo 33 della Costituzione è chiarissimo ("Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato"), l'unico sistema per aggirarlo è sostenere che le scuole private facciano addirittura risparmiare. Anche la recentissima letterina pubblicata su Avvenire e controfirmata da 44 parlamentari di area Pd spiega che il "sistema [delle private paritarie] costa allo stato solo 470 milioni di euro/anno [fonte?], pari a circa 450 euro/anno/alunno per la scuola dell’infanzia e primaria [fonte?], mentre lo stanziamento per le secondarie di I e di II grado è praticamente inesistente". Siccome secondo il Ministero dell'Istruzione ogni studente costa allo stato 6000€ all'anno, il risparmio appare evidente.

Ma sarà vero?

Tanto per cominciare, mi piacerebbe sinceramente capire chi ha fatto il famoso conteggio dei 470 milioni di euro l'anno. Se è un dato vero, che problema c'è a citare la fonte? E invece nessuno la cita mai. Se la prendono con te che non sai l'aritmetica, ma non ti spiegano da dove loro hanno preso i dati. È curioso.

Ma anche volendo prendere per buono il dato dei 470 milioni di euro all'anno, qualcosa non mi torna - no, in generale non mi torna niente. È uno di quei problemi che sembrano appunto banalmente aritmetici e poi a guardarli bene non lo sono affatto. Un ente - non necessariamente una scuola - un qualsiasi ente che mi promette di farmi risparmiare se gli do dei soldi, mi lascia perplesso. Forse davvero non sono abbastanza intelligente da capire come funziona. Mi piacerebbe che qualcuno intervenisse qua sopra e me lo spiegasse. Finora non c'è riuscito nessuno, forse sono senza speranza.

Proviamo a capirci. Le scuole private esistono già. Se per assurdo scomparissero all'improvviso; se gli alunni fossero a causa di ciò costretti a iscriversi alle pubbliche, è chiaro che la spesa pubblica leviterebbe. Credo che sia appunto il caso che hanno in mente i 44 parlamentari quando parlano di un "risparmio evidente". Ma è un caso abbastanza assurdo, no? Le scuole private esistono già, e tanti genitori ci manderanno comunque i loro figli. Che lo Stato li aiuti o no. Quale convenienza ha lo Stato aiutandoli?

Gli studenti di queste scuole costano poco allo Stato - 5530€ in meno ad alunno, a dar retta ai vostri numeri. Sembra un bel risparmio, ma se aumentassimo il numero di posti, lo Stato risparmierebbe di più? Ne siete convinti? Io non ne sono del tutto convinto.

E se invece lo calassimo?


Partiamo da un presupposto: si tratta di scuole paritarie. Gli alunni che le frequentano dovrebbero essere in grado di sostenere gli stessi esami degli alunni che frequentano le statali. I pochi dati che abbiamo in riguardo non ci permettono di sostenere che le scuole paritarie finanziate dallo Stato offrano in media un servizio di qualità. A quanto pare per ora il servizio medio è inferiore a quello delle pubbliche - ma a parte questo: qualcuno si aspetta che le scuole paritarie costino di meno?

Da un punto di vista meramente economico non c'è nessun motivo perché ciò succeda. Anche se non è in grado di assicurare ai propri studenti un'istruzione dello stesso livello di quella delle scuole pubbliche, una scuola paritaria dovrebbe far fronte a tutte le spese di quella pubblica. A meno di non credere alla favola del volontariato - ovvero: mi va bene se in cortile c'è un volontario che sta attento che i bambini non si ammazzino sull'altalena - ma se in classe c'è un volontario che insegna ai bambini l'inglese, non è un volontario. È un insegnante non abilitato e non pagato - oppure pagato poco e in nero. È schiavitù, al limite evasione fiscale - non volontariato. Siamo d'accordo su questo? Lo spero.

Dunque non si capisce effettivamente come possa una scuola paritaria costare ai genitori meno di una scuola pubblica. Quest'ultima, tra l'altro, facendo parte di un'enorme rete di scuole presenti in modo capillare sul territorio italiano, può ottenere diversi servizi a un prezzo di favore. Può selezionare insegnanti in tutto il territorio italiano mediante concorsi (anche se spesso non lo fa), razionalizzando una serie di risorse (mezzi di trasporto, personale non docente, cancelleria), con un'efficienza molto maggiore. È un po' il motivo per cui la grande distribuzione può permettersi di tenere i costi più bassi di una bottega in centro. Per lo stesso motivo, ci si aspetterebbe che una scuola paritaria privata costasse al pubblico un po' di più della scuola pubblica. E infatti è così.

Ma ad alcuni non va bene.
Vorrebbero pagarla di meno.
Vorrebbero che gliela pagassi un po' io.

E se io smettessi di pagargliela?

Prendiamo per buoni i dati dei 44 parlamentari. Uno studente di privata primaria costa allo Stato 450 euro? Ma se la scuola costa più o meno quanto quella pubblica (e davvero, non si capisce come potrebbe costargli di meno), questo significa che gli altri 5000 euro e rotti ce li mette il genitore. Abbiamo dunque davanti un genitore che è disponibile a sborsare 5000 euro all'anno per l'educazione di suo figlio, ma ne pretende 450 da me. Ma se smettessi di dargliene 450? Se gliene dessi soltanto, diciamo, 225? Lui toglierebbe suo figlio dalla privata paritaria? Secondo me no. Cioè, magari alcuni sì. Ma pochi. La maggior parte continuerebbe a iscriverlo alla privata, perché cosa sono in fondo i miei 225 rispetto ai suoi 5000?

Vedete come funzionano i numeri? Voi li usate per dirmi che i buoni scuola fanno risparmiare. Io vi prendo gli stessi numeri e vi dimostro che posso risparmiare ancora di più - se i buoni scuola ve li taglio a metà. Chi avrà ragione? Il dibattito è aperto.

Prendete, per esempio, la questione del volontariato. L’istruzione di massa ha convinto il gonzo che lo stato non può – e forse neanche deve – far fronte ai bisogni essenziali dei miserabili, e che a questo può – addirittura preferibilmente deve – supplire l’attività benevolente del volontariato, che tuttavia non può farsene interamente carico, sicché necessita di un aiuto, e da chi se non dallo stato? Al gonzo si fa credere che questo si traduca comunque in un risparmio, e il gonzo, oggi, ci crede. Al gonzo d’una volta, invece, mancava il concetto di sussidiarietà: alla richiesta di denaro pubblico per fare beneficenza avrebbe drizzato le antennine, fottendosene altissimamente di poter apparire cinico, ancor meno di rivelarsi ignorante sul ruolo dei cosiddetti corpi intermedi. Il gonzo d’oggi non se lo può permettere (Malvino)

11 commenti:

  1. Io sono d'accordo completamente sul fatto che le scuole private non debbano costare un centesimo di denaro pubblico, ma sugli insegnanti "volontari" credo si riferiscano alle suore che di fatto insegnano senza essere retribuite.

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  2. Sugli insegnanti "vololontari", siano essi laici o religiosi, il discorso è molto semplice.
    Se si tratta di personale abilitato, che ha sostenuto un lungo percorso professionalizzante, eccetera, allora sono dei professionisti che devono essere pagati, altrimenti è sfruttamento.
    Se invece si tratta di gente che può essere sottopagata in quanto non ha i titoli necessari per insegnare in una pubblica, allora occorre ritirare il bollino di "paritaria" a quella scuola.

    Cambiamo un attimo ambito: voi vi fareste operare da un chirurgo "volontario" che non può ricevere uno stipendio pieno in quanto non ha passato l'esame di anatomia?

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  3. [Sgrunt, per sbaglio ho mandato il commento qui sotto su fb anziche qui.. spero che non ti scocci la ripetizione]

    Applausi.
    Tre piccole aggiunte:
    1) su http://www.istruzione.it/allegati/2014/bilancio_preventivo2014.pdf trovi il bilancio del miur, che verso pag. 22 ti dice che nel 2014 il finanziamento alle private e' stato di 494 milioni
    2) Quando si confrontano i costi, occorre tener presente che nella scuola pubblica la scuola dell'infanzia e' una frazione piccola del totale, mentre nelle paritarie fa la parte del leone (quasi 2/3 degli iscritti totali). La cosa e' imporante perche' la scuola dell'infanzia costa molto meno delle altre, come dimostrato dalle rette stimate dal secondo il MEF (http://www.corriere.it/scuola/primaria/15_marzo_06/detrazioni-le-paritarie-serve-oltre-miliardo-tre-anni-7567df12-c427-11e4-8449-728dbb91cb1a.shtml):1500 euro/anno all'infanzia, 2000 euro/anno alla primaria, 3000 euro/anno alle "medie", 4500 euro/anno alle "superiori"
    3) Come dici anche tu, i costi relativamente bassi (4500 euro di retta + 500 euro di contributo statale sono comunque meno dei 6000 euro spesi dal pubblico) sono dovuti quasi esclusivamente ai bassi stipendi. Purtroppo non trovo il link, ma ad ottobre dello scorso anno era comparsa una lettera ad un giornale ("avvenire"?) che mi aveva lasciato di stucco: il preside di un istituto privato di Lecco si lamentava del piano di assunzioni, dicendo che se fosse stato attuato avrebbe provocato l'esodo dei suoi insegnanti, attratti dalle elevate (???) retribuzioni della scuola pubblica. E questo istituto e' noto come uno dei piu' seri della provincia, non come un "diplomificio": non oso pensare a cosa accada in scuole meno "titolate".

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  4. Layos, purtroppo ha ragione Claudio e le suore c'entrano poco. Tutte le laureate magistrali in lingue che conosco (perché provano nel contempo a fare anche le traduttrici) insegnano in private “paritarie” che le sottopagano, con contratti che peggio mi sento (l'assunzione non esiste, qui come in altri settori, e non solo del privato). Dal punto di vista del diritto del lavoro la scuola pubblica è un problema, ma la scuola privata è un verminaio. (Per Leonardo: forse ci vuole un “lievitare” al posto di quel “levitare”.)

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  5. Io anni fa ho conosciuto una persona che in Sicilia lavorava gratis in una scuola privata perché "fa punti" per vincere poi un posto in quella pubblica...
    Comunque c'è sicuramente nei servizi sociosanitari e educativi una significativa differenza di costo del lavoro tra privato e pubblico: il privato si basa su giovani più o meno precari (anche senza parlare di nero o violazioni di legge, semplicemente applicando le regole esistenti) che costano poco e rendono molto, mentre il pubblico generalmente ha lavoratori molto più anziani (e quindi che, grazie agli scatti di anzianità indipendenti dal merito, hanno stipendi molto più alti ma non sempre rendono di più dei giovani, anzi...), ha molta meno flessibilità e quindi deve usare più persone per fare le stesse cose, e ha una certa quota di personale improduttivo (assenteisti, mutuati perenni, inidonei al lavoro) che nel privato è inesistente.
    In sostanza, in parte è sfruttamento nel privato, in parte è inefficienza nel pubblico, ma è indubbio che, specie in servizi a complessità relativamente bassa dove il grosso del costo è dato dal costo secco del personale, il privato sia più competitivo del pubblico.
    Poi sì, sotto c'è spesso anche una strategia da parte della politica, che porta a esternalizzare i servizi a cooperative e "partner" del proprio giro che poi costituiscono bacini di voti e di finanziamento elettorale...

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    1. "specie in servizi a complessità relativamente bassa"
      Quindi escludiamo in blocco: istruzione, trasporti, sanità.

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  6. Sulle scuole paritarie ci sarebbe da dire tante cose.
    Paritarie sono anche le scuole comunali o di altri enti privati (come quelle in cui si fanno 2 anni in uno, per quel che riguarda la secondaria), ma c’è da specificare che su 13.847 scuole paritarie in Italia i due terzi sono cattoliche (http://www.vocazioni.net/index.php?option=com_content&view=article&id=3614:la-scuola-da-i-numeri&catid=97:mondo-voc-ottobre-2013&Itemid=444).
    Per quanto riguarda l’insegnamento di sostegno, per esempio, vi è l’obbligo per lo Stato di fornire il corrispettivo per i docenti per il sostegno alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità (http://aipd.it/aipd_scuola/il-miur-deve-pagare-il-sostegno-anche-per-le-scuole-paritarie-ord-trib-roma-2112213/). Senza contare che spesso nelle scuole paritarie l’insegnante di sostegno viene impiegato per insegnare in classi diverse da quella del bambini disabile, decurtando le ore di sostegno assegnate. Esempio, un’insegnante di sostegno con due bambini – uno in 2 A e uno in 2 B – ha un orario di 24 ore totali (il massimo monte orario), ma 10 di quelle ore vengono destinate a un insegnamento in 2 C o in altre classi. Questo è ILLEGALE rispetto ai diritti dei bambini disabili in primis, ma anche rispetto allo Stato che ripaga uno stipendio full-time. Però nelle scuole paritarie questo si fa anche con il beneplacito dei genitori dei bambini disabili stessi (ebbene sì! E pensare alle lotte che i genitori fanno per avere più ore di sostegno).
    Per quel che riguarda la retribuzione il personale ecclesiastico percepisce una busta paga normale per permettere il pagamento dei contributi – esiste un fondo Inps per il Clero – ma lo stipendio rimane nelle casse dell’Istituto.
    Per quanto riguardo gli insegnanti laici c’è da sottolineare che non sempre sono sottopagati e che la compravendita del punteggio non avviene sempre, ma quando c’è avviene in una maniera subdola e non del tutto provabile: contratti e buste paga sono nella norma, con una retribuzione e un versamento regolare. Tuttavia l’insegnante deve restituire “sottobanco” una parte più o meno consistente dello stipendio (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/01/scuole-paritarie-docenti-sfruttati-buste-paga-finte-zero-contributi-e-stipendi-da-restituire/934262/).
    A parte, poi, il fatto che il personale ecclesiastico fa cose agli alunni che il personale laico non farebbe mai (punizioni pensanti, schiaffi, offese umilianti ecc) e mi stupisco poiché molti genitori sanno come i figli vengono trattati.
    Considerando che preti e suore usufruiscono alcune agevolazioni – come quelle sanitarie – penso proprio che pagare anche le loro scuole non mi va per niente. E chi avrà elezioni amministrative, regionali o per altri motivi dovrà entrare in una scuola nel futuro prossimo si guardi bene intorno.

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  7. Applausi anch'io.

    Altre cose che non tornano:

    1) i 6000 euro come vengono calcolati? Includono anche i costi fissi? E dei costi variabili quanta parte viene effettivamente risparmiata se c'è un travaso da scuole pubbliche a scuole private? Ad esempio, la scuola pubblica paga forse meno per riscaldare una classe con 25 studenti rispetto al riscaldarne una con 26?

    2) Chi garantisce che effettivamente il buono scuola garantisca a più studenti la possibilità di frequentare una scuola privata? Non potrebbe semplicemente accadere che le scuole, dopo l'introduzione del buono scuola, alzino le rette? Dopotutto sono imprese votate al profitto: se lo Stato dà 100 euro ai genitori dei miei alunni e io dico a quei genitori che devono pagarmi 100 euro in più di retta io ci guadagno 100 euro e loro non ci perdono niente, giusto?

    3) I presunti risparmi dipendono da quanti genitori decidono di cambiare scuola, da pubblica a privata, dopo l'introduzione di un buono scuola. Supponiamo, per essere generosi, che l'unica ragione per cui la gente manda i figli alla scuola pubblica è che costa meno della privata. Vediamo i casi estremi. Secondo i dati forniti dai 44 in Italia ci sono un po' più di 1 milione (=470 milioni complessivi / 450 per alunno) di studenti che frequentano una scuola privata. Se il buono scuola fosse pari all'intera retta della privata, che supponiamo pari ai 6000 euro che lo Stato spende per ciascun alunno della scuola pubblica, tutti sposterebbero i propri figli dalla scuola pubblica alla scuola privata. In tal caso lo Stato ci perderebbe un botto di soldi: risparmierebbe infatti la spesa che sostiene per istruire i circa 8 milioni di alunni che attualmente frequentano le scuole pubbliche ma pagherebbe altrettanto per finanziare la loro retta. In più pagherebbe per intero anche le rette di coloro che già frequentavano la privata, spendendo così 5550 x 1000000 = 5,6 miliardi di euro in più. Quindi un buono-scuola totalitario farebbe perdere soldi allo Stato.
    E se il contributo fosse minimo? Diciamo 1 euro? In tal caso verosimilmente nessuno sposterebbe i propri figli alla privata, tutto rimarrebbe com'è ora, ma lo Stato ci rimetterebbe il buono (da 1 euro) che pagherebbe a coloro che già frequentano la privata. Ci rimetterebbe cioè 1 milione di euro. Nei due casi estremi lo Stato quindi ci rimetterebbe sicuramente. Per cifre intermedie è assai probabile che continui a rimetterci. Ad esempio se il contributo fosse pari a 100 euro a studente sarebbe necessario che 17000 persone decidessero di passare dalla pubblica alla privata perchè lo Stato non ci rimetta. Questo nell'ipotesi che effettivamente lo spostamento di 17000 studenti dalla pubblica alla privata comporti per lo Stato un risparmio di 6000 euro per ciascuno di essi. Ma anche questa è un'ipotesi ridicola. 17000 significa 2 studenti per ciascun comune italiano. Verosimilmente un tale "travaso" non comporterebbe nemmeno un euro di risparmi: 2 alunni in meno non comportano riduzioni di classi, non comportano riduzioni di personale, non comportano minori spese di manutenzione delle scuole.

    L'aritmetica dei 44 è pura ideologia.

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  8. 1) Io se me lo potrò permettere manderò mio figlio alla privata, pensa che voglia avrò di pagare la scuola pubblica degli altri.
    2) Non si parla di scuole private ma paritarie (scuole che hanno superato un processo di accreditamento da parte dello Stato, che quindi conserva il controllo sull'intero sistema).
    3) L'articolo 33 della costituzione NON dice che lo Stato non può finanziare la privata, ma solo che non è tenuto a farlo. Cosa completamente diversa. La privata nasce con soldi privati, poi può fare domanda per avere finanziamenti pubblici e lo Stato può decidere di darglieli.
    4) La scuola paritaria fa risparmiare circa 6 miliardi all'anno allo Stato. Se si eliminano i finanziamenti, lo Stato deve tirare fuori 6 miliardi che non ha.
    La soluzione è una maggiore liberalizzazione della scuola: lo Stato emette un voucher, che il cittadino potrà usare per la pubblica o la privata/paritaria. Risparmio, concorrenza e miglioramento del servizio.

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    1. 1) Lei è un cittadino, contribuirebbe all'istruzione pubblica anche se figli non ne avesse. Non penso che vivere in un quartiere senza scuole gioverebbe alla sua qualità della vita.

      2) Le scuole paritarie sono private. Il processo di accreditamento lascia molto a desiderare.

      3) L'articolo 33 della costituzione dice quello che c'è scritto: niente oneri per lo Stato. Si può interpretare in tanti modi, ma dice: niente oneri per lo Stato.

      4) Mi fornirebbe, per favore, le fonti di questo misterioso risparmio di 6 miliardi? Prima erano 470 milioni, adesso addirittura 6 miliardi.

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  9. se le paritarie chiudessero il sistema scolastico collasserebbe dato che

    1)la statale non può accogliere tutti

    2)verrebbero meno i 6 miliardi annui in quanto aumenterebbero le spese della statale

    non ci vuole molto,solo obiettività

    http://www.secoloditalia.it/2015/07/scuole-paritarie-fanno-risparmiare-ogni-anno-65-miliardi/

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