lunedì 16 marzo 2015

Voltaire per D&G non muoverebbe un dito

Quest'anno il manuale di Storia adottato dai colleghi non mi convince tantissimo. Ogni tanto prende delle topiche inquietanti. Nella verifica sull'Illuminismo ho cancellato una "frase celebre" che doveva essere attribuita a un filosofo: indovinate quale.



Poi ho dovuto di nuovo spiegare ai ragazzi che quella frase Voltaire non l'ha mai scritta, e anzi, chiunque un po' lo conosca davvero sa che nel Trattato sulla tolleranza si lanciava contro i suoi avversari al grido "Schiacciate l'infame". Non proprio il tipo che avrebbe combattuto fino alla morte affinché gli infami potessero manifestare le loro opinioni.

Tre ore dopo, mentre esco da scuola, getto l'occhio nell'atrio su un bel cartellone prodotto da un'altra classe: c'è la stessa frase, attribuita a Voltaire. Come spalare l'acqua col forcone.

Perché insisto tanto su questa storia, sempre la solita? Perché ho la sensazione che la frasetta pseudovoltairiana ci abbia un po' fregato tutti quanti. Prendi uno a caso...



...Stefano Gabbana. Magari anche lui da qualche parte (a scuola?) ha appreso erroneamente che Voltaire avrebbe difeso fino alla morte i gesuiti che non la pensavano come lui. È un'ipotesi come un'altra. Oppure pesca parole a caso dal dizionario inglese-italiano. Elton John se l'è presa perché Gabbana ha definito suo figlio "sintetico" e ha deciso che lo boicotterà. Scelta che puoi discutere finché vuoi, ma in che senso uno che ha deciso di boicottarti per le tue opinioni è "fascista"? Che ragionamento c'è dietro, se proprio ce ne deve essere uno?

Una pista ce la offre Giorgio Mulè, direttore di Panorama, che qualche ora dopo sente la necessità di intervenire per richiamare Elton John, ci credereste?, alle più elementari norme di tolleranza: ma come, Gabbana ha definito tuo figlio "sintetico" e tu ti sei offeso? Si vede proprio che non riesci a "accettare le idee" altrui.  Per fortuna non lo scrive in una lingua che Elton John possa comprendere.


Le immagini sono prese da http://twitter.com/lasoncini,
che magari non la pensa come me (nel qual caso son pronto a morire, va da sé).


Anche qui: di cosa parla Mulè quando parla di "democrazia"? Se Elton John smette di comprare prodotti Dolce & Gabbana diventa in qualche modo antidemocratico? In un'intervista Dolce e Gabbana hanno detto una stronzata, Elton John si è arrabbiato e ha annunciato che non comprerà più i loro prodotti. D&G hanno il diritto di scrivere stronzate (anche se il fatto di rappresentare un marchio che dà lavoro a così tante persone potrebbe suggerire maggiore prudenza), EJ ha diritto di boicottarli. Nessuna democrazia è stata violata fin qui. Nessuno sta impedendo a Elton John di avere figli, fuorché la legislazione italiana vigente. Nessuno sta impedendo a Gabbana di vendere vestiti, accessori, ecc.. Sembra così chiaro, eppure c'è qualcosa che non passa. Uno potrebbe anche pensare che Mulè in fin dei conti non si è ancora fatto le ossa nel mondo dell'opinionismo: che deve ancora farsi; che uno più esperto di lui non commetterebbe lo stesso errore.


"Freedom of expression", dice. Cioè per Severgnini se ti arrabbi con Gabbana; se annunci che non comprerai più i loro prodotti, tu non stai rispettando la "libertà di espressione" di Gabbana. Per dire, io è da anni che non compro più il Corriere: trovo che scriva veramente troppe sciocchezze. Ebbene, pare proprio che mi stia sbagliando. Sto minando la libertà di espressione di Panebianco, di Ostellino, di Sartori, e chissà di quanti altri produttori di opinioni. Dovrei morire per la loro libertà di esprimerle! E invece non gliele compro, è o non è oscurantismo il mio? Che direbbe di me coso, Voltaire?

[Alla fine di tutto sorge il sospetto che Gabbana e il suo socio abbiano capito il mondo meglio di chiunque altro, e che l'immagine di un'Italia intollerante e culturalmente sottosviluppata, incapace di elaborare una discussione decente (e di elaborarla in inglese corretto) sia proprio quella su cui hanno imbastito anni di campagne. Un bel posto del Terzo Mondo dove passare le vacanze].

13 commenti:

  1. ma sai che severgnini m'ha convinto.

    ...ho deciso che per difendere la libertà di espressione (e per espiare) comprerò non solo una sobria ed elegante cinta di dolce e gabbana, ma anche un abbonamento della juventus.

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  2. Si, siamo d'accordo, dare del fascista a EJ è sciocco e denota confusione mentale. Inoltre il commento di tale Mulè è ancora più imbarazzante in quanto, oltre ai limiti linguistici (tra l'altro quel testo fa nascere dubbi anche sulla capacità del tizio di esprimersi nella propria lingua madre) e all'improprio riferimento al concetto di democrazia, denota perfino confusione tra rispetto delle opinioni altrui e approvazione delle stesse.
    Ma Severgnini (che io in generale non apprezzo, in quanto sospetto sia un reazionario sotto mentite spoglie), dice quacosa di più preciso e meno sciocco. Lui pone esplicitamente l'azione di boicottaggio commerciale al centro della questione e dice: se tu, EJ, sei in disaccordo con D&B, hai tutto il diritto di esprimere il tuo disaccordo e di proporre opinioni alternative, ma non si capisce per quale motivo tu debba boicottare la merce che loro producono. Perché di fatto se un influente personaggio pubblico annuncia di non voler (più) comprare prodotti di una determinata marca per seri motivi ideologici, tutti sanno che potrebbe derivarne un significativo calo delle vendite. Per quale motivo, dice Severgnini, oltre a esprimere contrarietà e contro-argomentazioni nel merito, EJ tenta anche di arrecare un danno ai suoi contendenti su un piano completamente diverso? E questo ragionamento ha una sua logica.
    D'altra parte la similitudine tra il rifiuto di Leonardo di comprare il Corriere e il rifiuto di EJ (e altri influenti personaggi subito accodatisi) di comprare abiti di D&G non sembra calzante. Non solo il mancato acquisto di Leonardo, seppure pubblicizzato, non ha la consistenza di un boicottaggio commerciale, ma bisogna anche considerare che acquistare o meno un giornale attiene al merito della questione: visto che non attribuisco valore alle informazioni e/o alle opinioni espresse su quel pezzo di carta, mi astengo dal comprarlo e consiglio ai miei amici di fare altrettanto. Nel caso di D&G non è in questione il valore del loro prodotto. Al contrario, si utilizza il valore attribuito ad una loro opinione per svalutare la loro merce. Suppongo che questo particolare tipo di boicottaggio sia lecito e legale, ma mi chiedo se sia anche intellettualmente onesto.

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    1. Per quale motivo? Perché i bigotti vanno colpiti nel loro punto più sensibile: il portafogli.

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    2. Un accessorio non comprato da D&G sarà un accessorio comprato da qualcun altro che magari sarà stato più intelligente e non avrà detto cazzate. Il danno provocato a dei multimiliardari è irrilevante.

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    3. @HopFrog
      Di solito le liti fra vip mi lasciano sempre un po' freddino, ma facciamo finta che sia una questione seria.
      Il signor X ritiene che le opinioni espresse da Y siano sbagliatissime e potenzialmente pericolose, pertanto cerca di limitare il potere di Y e siccome Y guadagna soldi da alcuni prodotti, organizza una campagna di boicottaggio.
      Per me il ragionamento fila. Poi possiamo discutere se per noi le opinioni di Y siano pericolose o meno e se valga o meno la pena di discuterne, ma questa è un'altra faccenda.

      Mutatis mutandis, quando i francesi boicottarono Nestlè non lo fecero perché ritenevano i prodotti Nestè di cattiva qualità, ma poiché ritenevano che andassero fermate le idee politiche del suo gruppo dirigente, ritenute sbagliatissime e pericolose.
      Personalmente non ritengo l'azione di D&G paragonabile per gravità a quelle della Nestlè nella seconda metà del XX secolo, ma se Elton John lo ritiene, il boicottaggio è una scelta molto logica.

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    4. @Claudio VdA

      In effetti riconosco che l'atteggiamento di EJ (e compagni) possa avere una logica (più o meno nascosta), ma sono anche sensibile alla logica (secondo me più palese) che mi pare di intravedere nell'invito/ragionamento di Severgnini (e compagni).
      Comunque il tuo specifico ragionamento non mi convince completamente, anche se tendo a pensare che contenga la risposta più convincente che si potesse dare.
      Tu introduci dei concetti che, tanto quanto il mio “intellettualmente onesto”, fanno sorgere dubbi e aprono ulteriori questioni controverse. Cosa si intende per potere? Di quale tipo di potere si sta parlando? Il tipo di potere della Nestlè è paragonabile a quello di D&G? Da che punto di vista? Esiste, nei due casi esemplari o in altri simili, una correlazione diretta tra il potere esercitato e la specifica disputa? In quali casi è lecita e/o desiderabile la limitazione di un potere? Con quali e quanti mezzi è bene e saggio che si possa lecitamente e agevolmente attaccare un qualche tipo di potere?
      Tanto per cominciare a precisare uno solo dei tanti aspetti della questione (il paragone tra Nestlè e D&G) e solo da un particolare punto di vista, si potrebbe dire che i boicottaggi di Nestlè siano (tra l'altro) direttamente connessi al prodotto: il suo modo di imporre la vendita del prodotto e di controllare il relativo settore di mercato può essere ragionevolmente considerato commercialmente scorretto, socialmente e culturalmente pericoloso, dannoso dal punto di vista ambientale, politicamente “inquinante”, illegale e perfino criminale. Tra l'altro pare che sia in discussione anche la qualità del prodotto in sé: uso di organismi geneticamente modificati. Si può dire lo stesso di D&G? E se anche lo si potesse dire, sono questi i motivi per cui EJ tenta di danneggiare D&G? E se anche fossero questi i veri motivi, ce ne dovremmo necessariamente rallegrare?
      Si potrebbe dire che in effetti si sta parlando uno specifico tipo di potere, l'influenza socio-culturale prodotta più o meno inopinatamente da personaggi molto popolari, e che questo tipo di potere debba essere considerato tanto pericoloso quanto il più articolato e commercialmente orientato potere della Nestlè. Si potrebbe dire, per esempio, che le opinioni di D&G rappresentino di fatto un attacco alla “cultura progressista”, e che i promotori di tale cultura (individui o organizzazioni, più o meno commerciali, che siano) abbiano tutto il diritto di danneggiare l'attaccante dal punto di vista finanziario, usando qualsiasi mezzo comunicativo disponibile, al fine di metterlo fuori gioco e di sottrargli influenza sociale. Si potrebbe dire e si potrebbe fare. Infatti si è detto e si è fatto.
      Ma è veramente necessario giocare il gioco in questo modo?

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    5. Io non sono Elton John, però alcuni anni fa litigai con il proprietario di un negozio di alimentari vicino casa mia: lui era un berlusconiano viscerale, io un convinto oppositore.

      Non ho mai messo in dubbio la qualità dei suoi prodotti, ma tutte le volte che un amico veniva a casa mia gli racomandavo di non comprare nulla dall'alimentari all'angolo perché il proprietario era un berlusconiano di ferro.

      Nel mio piccolo, dunque, anch'io ho boicottato qualcuno per le sue idee politiche. Ho fatto male? Dovevo valutare se effettivamente non comprando più nulla da lui ne stavo limitando il potere in maniera efficace?
      Elton John ha fatto lo stesso, solo che invece che con un alimentarista ha litigato con una ditta di moda.

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    6. Appunto.
      Povero commerciante berlusconiano. ;)
      Però per completare l'opera avresti dovuto fargli sapere che il calo delle vendite era una diretta conseguenza della sua sciagurata infatuazione per il caimano. ;)

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    7. D&G è assimilabile ad un quotidiano perché la moda, e D&G, fa molta più opinione ed influenza di più le masse dei cittadini-consumatori di quanto ne faccia un quotidiano le cui opinioni arrivano solo a chi lo legge, o poco più.
      Le campagne D&G te le ritrovi ovunque, pure sui quotidiani, mentre non ho mai visto un articolo del Corriere stampato su una maglietta per burini.
      E' totalmente legittimo, e alla base della democrazia, avversare con i mezzi a propria disposizione, nell'ambito della legalità, chi promuove ideali considerati limitanti di altrui diritti. In quanto consumatore e cliente, EJ ha solo l'arma del boicottaggio.

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  3. Sei un grande, Leonardo. Grazie per il tempo che dedichi al blog.

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  4. Io la frase di Voltaire la uso in una versione da me modificata.

    Non sono d' accordo con te, ma darei la vita per dimostrarti che non capisci un cazzo!

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  5. Si è al punto che D&G discettano di etica e Mulè di libertà di espressione!

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  6. Comunque a me dei ricchi progressisti che affittano uteri proletari di disgraziate per avere quello che vogliono continuano a non convincere.

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