mercoledì 20 maggio 2015

La scuola del merito e dei bonus: una simulazione

Supponi d’essere un giovane docente, assunto da un dirigente che vede in te qualcosa, chissà cosa, nemmeno tu lo sai ancora. Un giorno ti convoca e attacca i complimenti per la didattica innovativa e il buon rapporto coi genitori, anche se l’ing. Pierini è preoccupato per i brutti voti del figlio in matematica. E italiano. E scienze. E insomma non possiamo aiutarlo ‘sto ragazzo?

Al che candido replichi che certo potresti aiutarlo, se studiasse di più e cerbottanasse meno palline di carta. Dovrebbe cambiare atteggiamento. E il preside paziente a spiegarti che è un po’ tardi per cambiare atteggiamento; si fa giusto in tempo a cambiare i voti, sennò Pierini jr rischia d’essere bocciato e suo padre lo iscriverà a un’altra scuola. Così niente lavagna interattiva a settembre. Ci siamo capiti?

Tu lo guardi sorpreso ed è evidente che no, non vi siete capiti. E lui, sospirando: ma ha capito chi è l’ing. Pierini? Lo sai quanto ci può devolvere in school bonus? Vuole rinunciare ai suoi soldi perché il figlio è deficiente? È una disgrazia, ma è anche un’opportunità. Così riusciamo a metter via i soldi per la lavagna. Non mi dica che non le piacerebbe una lavagna.

E non la prenda in questo modo. Non era questo che vedevo in lei. Vedevo un giovane abbastanza intelligente e disperato per capire ed eseguire i miei ordini. Ci rifletta: tra il figlio scioperato di un papà ricco e generoso e un giovane docente inflessibile, di chi posso fare a meno a settembre?

10 commenti:

  1. Cioè stai dicendo che i figli dei ricchi potrebbero trovare una scorciatoia, però semplicemente pagando la scuola pubblica anzichè istituti privati o di recupero, business attualmente da alcuni miliardi di euro? Diamine, ma non potremmo istituzionalizzarlo, essere più espliciti?

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    1. Sì, ma così mettiamo in crisi un'economia. Se i ricchi possono comprarsi i diplomi, che almeno li paghino salati (e senza bonus da parte mia).

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  2. L'Ing. Pierini comunque iscriverà il figlio ad una scuola privata, ops! paritaria, per cui potrà detrarre parte del costo e probabilmente il figlio non avrà neanche necessità di seguire quelle noiose lezioni che tanto non gli servono perchè l'Ing. Pierini ha già pronto un posto per il figlio in un consiglio d'amministrazione di una partecipata pubblica.

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  3. Scusa Leonardo, ma non si capisce perché in questi discorsi gli insegnanti e i dirigenti diventino tutti così meschini, irresponsabili, incompetenti ecc., quando invece se si tratta di difendere la categoria (magari dalla minaccia di un aumento di orario o di diminuzione delle ferie), diventano tutti degli indefessi lavoratori che suppliscono ad ogni carenza dello Stato brutto e cattivo.
    Possibile che diventeranno (diventerete) tutti così miseri al passaggio della riforma?
    E non solo gli insegnanti eh, ma pure i dirigenti, i genitori, gli alunni.

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    1. Io il post lo leggo così: la "buona scuola" non corregge una falla abbastanza importante del sistema, forse una delle poche che andava corretta d'urgenza.

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    2. Ma cosa c'è di "meschino e irresponsabile" nell'applicare le logiche di mercato? Se le scuole devono competere in questo modo, non c'è nulla di incompetente o meschino nell'atteggiamento del dirigente.

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  4. Quando insegnavo alle scuole medie in Italia, una volta volevo bocciare un somaro di quelli da primato mondiale. Il preside si opponeva: "Non si può professore, C. è il figlio del vicesindaco!". E io: "Preside, mica è colpa mia se il figlio ha un vicecervello!"

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  5. Carissimo
    Condivido appieno i tuoi timori. Però non posso fare a meno di ricordarmi che quando mi diplomai all'ITIS (dieci anni fa) circa un centinaio di studenti ammessi alla maturità passarono in blocco gli esami e si diplomarono. Fra questi, non meno di 4/5 capre. Ruminanti. Presente la vacca che guarda il treno?
    Ecco.
    Ho saputo che uno di questi si è anche laureato. E all'epoca faticava ad esprimersi in italiano.
    Ripeto: il tuoi timori sono anche i miei, però....

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  6. Agendo in quel modo il preside svaluterà la propria scuola e presto i genitori si accorgeranno che non conviene prendervi un diploma. In un mondo ideale i risultati negativi si riflettono anche sulla carriera del preside.
    Meritocrazia, appunto, quella che prova ad introdurre la legge.

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    1. E perché il preside svaluterebbe la propria scuola? In realtà sta facendo il possibile per rivalutarla. I genitori si accorgeranno che prendere un diploma lì è più facile che altrove e le iscrizioni aumenteranno.

      Non so esattamente cosa intendi per "meritocrazia", ma credo che si tratti di un'etichetta sull'involucro che attira un certo tipo di clienti.

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