mercoledì 6 maggio 2015

La scuola dell'obbligo, con piglio manageriale

A un giorno dallo sciopero, ringrazio gli esponenti del mondo dell’impresa che su internet han dedicato ore preziose a spiegare a noi docenti retrogradi, incompetenti, pigri, 68ini, intoccabili, come rifarebbero la Scuola secondo i criteri imprenditoriali, manageriali, liberisti, moderni, che li hanno resi uomini di successo che al pomeriggio spiegano il mondo agli sfigati.

Purtroppo mancherà per sempre la controprova, ovvero: quanto mi piacerebbe nominare d’émblée uno di voi dirigente di un istituto comprensivo. Un esperimento. Assistere alle riunioni in cui con piglio manageriale risolvereste i problemi di organico e di relazioni col pubblico. Vedervi mentre interagite col comune che non ripara la caldaia; il genitore-avvocato che intende denunciarvi perché un prof ha sequestrato un cellulare in base al regolamento, ma in deroga al codice penale; il prof in malattia che se lo demansioni è mobbing; i vigili che non recepiscono le vostre segnalazioni sul tizio che stalkeggia le ragazze al cancello; i servizi sociali che esigono che l’alunno A sia spostato per motivi seri ma non avete il posto, e tante altre cazzate che non vi sono mai venute in mente perché, in effetti, avete sempre fatto un altro mestiere. Un mestiere che nessuno vi spiega su facebook al pomeriggio. Sfortuna.

Finché dopo un paio di giorni concludereste che la scuola così non può funzionare, cioè, dove sono gli utili? Non ha senso. Quindi la chiudete e - con piglio manageriale - ne riaprite un’altra in Romania.

17 commenti:

  1. ok, ma qualche idea (oltre a quella di assumere tutti i precari) per migliorare la scuola italiana è chiedere troppo o a Leonardo lo status quo fa comodo?

    MatteoZ

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    1. Se per "precari" intendi quelli che lavorano da anni assunti a settembre e licenziati a giugno; che hanno fatto concorsi; che hanno pagato per corsi di specializzazione resi obbligatori da un ministro e chiusi da un altro, assumerli a questo punto è l'unica cosa decente da fare (visto che stanno già lavorando per noi).

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  2. Per altro, vogliamo dirlo? Questa dicotomia privato -> efficiente vs pubblico -> fancazzisti rubastipendio ha sinceramente rotto i coglioni. Abbiamo avuto esempi di aziende che funzionavano e davano lavoro (con tutti i loro difetti) che una volta privatizzate sono finite dentro un buco nero dal quale non riescono ad uscire. Un esempio? La Telecom.
    Non so se a voi è mai capitata la sventura di avere a che fare con un'azienda telefonica o un ISP, altro che burocrati pubblici.
    Oppure vedere autostrade, treni, banche, assicurazioni... tutta roba che finita fuori dal controllo pubblico non ha fatto un passo di miglioramento verso gli utenti, diventati clienti, ma ha solo ingrassato le tasche dei nuovi azionisti (che però non era più la collettività).
    Oppure l'ILVA che è stata rilevata dai Riva ad un tozzo di pane con l'impegno di risanarla e di ridurne l'impatto ambientale e il risultato è quel che vediamo a Taranto.

    Che la scuola debba aver bisogno di un reset non ci piove, che la strada maestra sia quella di rendere le cose pubbliche sul modello di quelle private (che hanno come fine quello di arricchire gli azionisti e non di fare il bene di chi le utilizza) è una solenne idiozia. Tanto più che le scuole private e gestite col piglio manageriale ci sono, e sono in tante con l'acqua alla gola, non ostanti generosissimi contributi pubblici e spesso la fama di diplomifici.

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  3. Pubblico VS Privato. Di solito esistono i crociati dell'una e dell'altra parte.
    C'è gente che sostiene che andrebbe privatizzato tutto, solo così si garantisce l'efficienza, e gente che invece ritiene che ogni cosa andrebbe resa pubblica, solo così si garantisce equità.

    La mia opinione si colloca nel mezzo: esistono attività gestibili dai privati e attività di interesse pubblico. Ad esempio istruzione, trasporti e sanità sono i classici ambiti in cui (a mio parere) ci vorrebbe un monopolio pubblico che garantisca i servizi visto che lo scopo non è il guadagno immediato, ma il guadagno sociale.
    Per fare un esempio, negli USA la sanità è quasi tutta privata e si fonda sul sistema delle assicurazioni: il risultato è che le assicurazioni risparmiano nel breve termine non assicurando la gente povera, ma i costi sociali, quindi economici (una persona malata è meno produttiva) sono enormi.

    Altro esempio classico sono i trasporti ferroviari: una società pubblica guadagna soldi dall'alta velocità e col surplus incassato garantisce anche una tratta minore in perdita; una società privata si butta sull'alta velocità e taglia le tratte non redditizie. Nel primo caso, anche chi vive su una linea minore risulta produttivo, nel secondo caso no. Esempio pratico del primo caso: Deutsche Bahn.

    D'altro canto, l'intervento (possibilmente monopolistico) pubblico si dovrebbe limitare agli specifici settori dei servizi. Invece in Italia vige l'idea che se io sono un banchiere, faccio investimenti sbagliati tipo mutui sub-prime e poi fallisco, lo stato si debba accollare la mia perdita e rimettermi in carreggiata.

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    1. Una società privata si butta sull'Alta Velocità e fallisce, come Italo

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    2. Una società privata si butta sull'Alta Velocità e fallisce, come Italo

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    3. questa idea vige più altrove che in Italia. Da noi non si è raddoppiato il debito pubblico nel giro di una notte per salvare le banche too big to fail come hanno fatto in USA, in UK, in Germania, in Benelux, in Irlanda, ecc.ecc., salvo poi, il giorno dopo, strillare "oddio oddio abbiamo il debito pubblcio alle stelle, bisogna segare il welfare state per far tornare i conti". Diciamo che non l'abbiamo fatto per dispari condizioni di partenza (noi il debito al 100% GIA' l'avevamo, e quindi anche volendo non si poteva salvare niente), ma non l'abbiamo fatto, ed altri invece sì.

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  4. Io vorrei vedere invece questi imprenditori di successo che successo avrebbero avuto senza il pubblico sostegno.

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  5. Quale metro di giudizio per il merito degli insegnanti viene proposto da chi protesta, in alternativa al potere decisionale del preside (più eventuale collegio, da quel che si dice adesso)? Non sono riuscito a trovare una risposta. Grazie a chi sa dare qualche indicazione, o link.

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    1. http://www.flcgil.it/attualita/sindacato/la-valutazione-nella-conoscenza-la-prima-giornata-del-convegno-nazionale.flc#allegati

      un esempio tra tanti, un convegno di due giorni con il ministro carrozza come ospite e interlocutore (nei paesi civili si fa cosi'). ma sicuramente c'e' materiale prodotto da altri sindacati e altrettanto sicuramente ci sono studi e pubblicazioni di origine accademica.

      la domanda casomai è opposta: quali studi supportano e danno valore alla proposta del preside unico giudice come modello efficace di valutazione?

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    2. Grazie per la risorsa, anche se più che altro pare il verbale che in alcuni passaggi pare piuttosto sommario, probabilmente per esigenze di sintesi. Questo passaggio in particolare:

      "Non valutazione del singolo, ma delle politiche: il governo di un’istituzione nel suo complesso e anche delle politiche scolastiche del ministero. Ha parlato di rendicontazione e di trasparenza. Il compito del Miur secondo una concezione non dirigistica è “selezionare, investire, trasformare”, ma per il momento il ministero è al primo step. Con soddisfazione della platea la ministra ha annunciato un ripensamento complessivo del sistema di valutazione e dei compiti dell’Anvur che deve diventare un’agenzia terza, che si occupi dei metodi per valutare gli obiettivi stabiliti in sede politica"

      mi pare abbastanza "fumoso" e politichese (forse perché non sono un addetto ai lavori). Comunque sono convinto che ci siano studi accademici più approfonditi (e noiosi da leggere (: )... e che però in questi mesi di protesta non mi sembra siano emersi come alternativa semplice e riassumibile anche a chi non "del settore". Non dico che debbano per forza essere degli slogan, ma idee organiche che possano far capire la proposta della protesta.

      Perché altrimenti mi viene semplicemente da dire, rispondendo alla tua domanda "opposta", che la valutazione di un dipendente da parte del suo superiore è qualcosa che accade quotidianamente in qualsiasi attività lavorativa un minimo organizzata. Personalmente il mio lavoro viene giudicato continuamente, tanto dai miei clienti che dai miei responsabili.
      E' un metodo infallibile? Assolutamente no. E' meglio che nessun giudizio, nessuna misurazione? Probabilmente si.

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  6. Mhmm, qui

    http://www.orizzontescuola.it/news/ddl-scuola-25-marzo-sindacati-incontrano-forze-politiche-e-parlamentari

    si dice che "I sindacati considerano inaccettabile affidare al DS la chiamata diretta dei docenti e l’attribuzione del salario accessorio legato alla premialità. E’ indispensabile definire un bilanciamento dei poteri tra DS, Collegio Docenti e Consiglio d’Istituto."

    senza però entrare nel merito specifico di come dovrebbe avvenire questo bilanciamento o chi dovrebbe stabilire quali obiettivi e metodi di misurazione del merito applicare.

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    1. È interessante questo approccio per cui chi protesta per una norma iniqua dovrebbe avere già un ddl pronto nel cassetto.

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  7. Sinceramente non capisco perché questa risposta sulla difensiva. Da quello che ho sentito dai servizi, uno dei motivi della protesta è che il giudizio di merito potrebbe essere nelle mani del dirigente scolastico, e ciò sarebbe fonte di iniquità. Ho chiesto, di conseguenza, chi dovrebbe dare tale giudizio : studenti? Genitori degli studenti? Colleghi? Commissioni ministeriali? E secondo quali parametri?
    Affermare che sto chiedendo la stesura di un intero ddl addirittura mi sembra un po' l'atteggiamento di chi ha la coda di paglia... O semplicemente di chi non vuole un giudizio di merito (ma dirlo esplicitamente fa sempre brutto, no?).

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    1. I sindacati sono tanti, e hanno idee diverse. In un comunicato congiunto propongono un "bilanciamento dei poteri tra DS, Collegio Docenti e Consiglio d’Istituto", che non è poi così vago. Ma forse vuoi le percentuali: quanto ai Ds, quanto ai collegi, quanto ai consigli.

      Scusa, il fatto è che non sei il primo che fa questa mossa, alla fine il gioco ne prevede di limitate e io un po' mi annoio. È al governo che spetta fare scrivere un ddl (e scriverlo decente). I sindacati hanno proposte alternative, tra loro differenti. Ma l'essenziale è che i sindacati chiedono di ridiscuterne, perché fin qui hanno la sensazione che la discussione sia stata una farsa.

      Peraltro hai preso proprio l'aspetto più discutibile del ddl, quello che è già in corso di modifica perché, per com'era stato presentato, era inguardabile. Non piaceva neanche ai dirigenti.

      Ti sembra di vedere delle code di paglia. Lo so, funziona sempre così. Se vuoi sapere cosa ne penso della valutazione, o delle prove invalsi, prova a curiosare nell'archivio. Scoprirai che non ho nulla contro la valutazione e che tutti gli anni somministro le prove invalsi: all'inizio ne ho viste di pessime, ma nel corso del tempo mi sembra molto migliorata. Da diversi anni faccio presente che quelli che sbandierano ai quattro venti la proposta di valutarci (incassando la simpatia degli elettori) poi alla prova dei fatti non hanno fatto mai nessuna proposta concreta, dalla Moratti in poi. La proposta concreta di Renzi è: decide tutto il dirigente in modo discrezionale. Ah vabbe', il merito.

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