sabato 2 maggio 2015

Uno schiaffo (con affetto) a Zambardino

Siccome a Vittorio Zambardino voglio bene, lo schiaffo che gli darei è da intendersi come affettuoso, ma pur necessario come quello che si dà a un compagno in choc: ehi, sei ancora tra noi? Cioè sul serio pensi che i tizi in felpa nera si siano decisi a dar fuoco a Milano solo dopo aver scoperto che Erri De Luca riconosce agli oppressi il “diritto-dovere di sabotaggio”?

Quando scrivi che ti senti colpevole, tu e la tua generazione che ne ha dette e fatte tante... non so quanti scheletri tu abbia nell’armadio, però lo capisci che non c’entra più niente? Che i ragazzi in felpa non hanno la minima idea di chi voi siate e di che abbiate fatto di buono e di cattivo; che “l’ambiente informativo che abbiamo dato ai nostri figli” ha su di loro un sedicesimo dell’influenza che può avere Assassin’s Creed?

Che si va ai riots a Parigi o Londra per l’adrenalina; per provare il proprio coraggio ed emulare i compagni più grandi che esibiscono cicatrici e raccontano di epiche battaglie; per i triti motivi per cui cent’anni fa si partiva volontari e mille fa s’andava alle crociate; e in tutto questo il ruolo tuo, di De Luca e della vostra benedetta generazione non è che uno starnuto nell’eterno russare della Storia?

Quando la smetterai, almeno tu, di crederti così centrale; di sentirti in colpa ogni volta che un coglione che non conosci ribalta un cassonetto, di voler portare il mondo sulle spalle? Non è mai stato sulle vostre spalle. È un'altra cosa che vi raccontavate, per sentirvi grandi.

2 commenti:

  1. ot:
    non so se sono più giovane o più vecchio di quel signore ma il fatto che "lo stato borghese si abbatte, non si cambia"* è tuttora vero. poi se non è più necessario/opportuno farlo perché il signor zambardino ci si è trovato un angolino confortevole, è un altro discorso.
    * volendo potrei dirlo anche con parole ancora più vecchie, eh...

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