lunedì 13 luglio 2015

L'europistola alla parete

Di economia capisco poco, a differenza di tutti a quanto pare. Quello che sta succedendo purtroppo continua a sembrarmi ragionevole non già da un punto di vista finanziario (ci perderemo tutti) o men che mai strategico (sembra che abbia prevalso l'autolesionismo), ma ahinoi, narrativo. Il Grexit è la famosa pistola appesa alla parete nel primo atto, che nel secondo qualcuno fatalmente impugnerà, sennò che storia sarebbe. Non già i greci, che pure qualche tendenza suicida l'avevano mostrata, ma - colpo di scena - i tedeschi. Dietro di loro, gli europei più giovani e affamati, meno propensi a comprendere la tragedia di una nazione che ha vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità.

Dire che questa è la fine dell'Europa mi sembra un po' ingiusto: per quanto l'ultimatum alla Grecia (75 anni dopo il nostro) possa risultare disastroso, è una delle scelte maggiormente condivise che i dirigenti europei abbiano preso. Si tratta semplicemente di un'Europa molto diversa da quella che avevamo immaginato: a trazione centrosettentrionale, con a disposizione ancora qualche serbatoio di manodopera sottosviluppata nelle nuove province ad est. Il mediterraneo avrebbe ancora un'importanza strategica, ma vallo a spiegare ai politici (e ai loro elettori). Vista dalle pianure baltiche, la Grecia deve sembrare un pastrocchio piccolo e sacrificabile.

L'Italia - si spera - sarà un'altra faccenda: però a questo punto possiamo aspettarci davvero di tutto. I nostri rappresentanti hanno seguito tutta la cosa con la consueta superficialità e mancanza di visione: ma prendersela con loro è già un morsicarsi i codini sulla via verso il mattatoio. Con questi tedeschi (e lettoni, e finlandesi, e slovacchi, ecc.) non ci avrebbe salvato un De Gasperi: Renzi evidentemente non lo è.

2 commenti:

  1. Se posso fare un paragone storico un po' impertinente...
    I sudditi dell'ex-Regno delle due Sicilie si sono accorti che l'annessione al Piemonte non era il toccasana in cui speravano. La conseguente ribellione, capeggiata da tal Crocco-Tsipras e' stata repressa.
    Emanuele Ripamonti

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  2. Mettiamola così: non è certo la prima volta, né sarà l’ ultima, che il debitore mostra il dito medio al creditore; è però alquanto insolito che lo faccia mentre gli chiede un ulteriore prestito. Sembrerebbe piuttosto il comportamento del tossicodipendente nei confronti della madre, cui ha già fatto sparire l’ argenteria, mentre le chiede di sganciare la centoeuro ma, se questa gli dice di farsi una doccia e trovarsi un lavoro, la copre d’ insulti.

    Ah, per la cronaca, “il creditore” siamo noi, non Schauble. Dal 2010, per la precisione.

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