sabato 5 settembre 2015

Il bambino ben vestito e ben nutrito

Venerdì è stato il giorno in cui abbiamo preso atto che c'è una guerra in Siria e un'emergenza umanitaria intorno al Mediterraneo. Non è che non lo sapessimo già: non è che la nostra parte razionale non avesse già recepito l'informazione - ma evidentemente non ci bastava. Per rivedere le nostre priorità, per smettere di discutere di crisi delle borse o riapertura delle scuole e del campionato ci serviva qualcosa di più: un campanello, una sveglia, un grido d'aiuto. Qualcosa che forasse l'attenzione. Immagini agghiaccianti ne avevamo già viste parecchie: la foto del bambino siriano ha qualcosa di più. Ciò che ha di veramente spaventoso - e che non si nota se non dopo qualche istante - è la sua familiarità. 'Potrebbe essere uno dei vostri figli', qualcuno ha creduto di dover aggiungere. Non ce n'era veramente bisogno.

Ognuno poi reagisce in modo diverso e devo dire che non vado orgoglioso del modo in cui reagisco io. Tra mettersi a piangere e imprecare contro le guerre e i recinti e chi li ha voluti, e alzare il sopracciglio alla mister Spock c'è tutta una gamma di sfumature che ancora mi sfuggono. Faccio persino fatica a contenere la stizza della mia parte razionale: cioè sul serio la foto di un bambino sulla spiaggia può smuovere popoli e governi che 71 morti asfissiati in un tir avevano lasciato insensibili? Fa così tanta differenza l'età? E che altro conta? L'abbigliamento, il colore della pelle, l'estrazione sociale (il direttore della Stampa si è premurato di definirne lo status "borghese"), la spiaggia sullo sfondo, l'impaginazione? Sono contento che siate in grado di provare emozioni, ma non vi viene il dubbio di provarle un po' a comando?

Mentre mi faccio queste domande, ecco irrompere sulla mia bacheca il commento di un rappresentante dell'UKIP - il partito formato, giova ricordarlo, da ex conservatori britannici fuoriusciti dai vecchi tories perché non abbastanza euroscettici.



"Il bambino siriano era ben vestito e ben nutrito. È morto perché i suoi genitori erano avidi del benessere europeo. Saltare la coda ha i suoi costi".

Questo tweet - quasi subito ritrattato - è nel suo genere un capolavoro. Siamo ben lontani dal provincialismo frustrato e rancoroso di un Salvini. Per distillare un cinismo così distaccato servono secoli di privilegi. Il primo elemento che salta agli occhi è appunto il cinismo. Da cinis, cane. Si contrappone a "umanità". Molti lo considerano una specie di barriera naturale da infrangere con la potenza delle immagini commoventi: io temo che sia una reazione istintiva che molti di noi sviluppano proprio per difendersi da questo tipo di aggressioni.

Ora basta! dissuadiamoli dall'annegare!
Me ne accorgo soprattutto quando vedo i ragazzini a scuola. Di fronte allo spettacolo della violenza umana - di fronte a film o immagini di repertorio agghiaccianti - hanno poche opzioni a disposizione. O piangono, arrendendosi alla pressione sociale di chi ha deciso di proiettare quel film, quel documentario (commuoviti stronzetto! se non piangi per questo, di che pianger suoli?)- o assumono una smorfia tutta speciale, una versione embrionale di quella che poi indosseranno per tutta la vita di fronte a ogni disastro che non li tocca personalmente. Diventano cinici. Magari da grandi leggeranno il Quotidiano Nazionale, che ha la stessa foto del bambino morto del Manifesto, ma è corredata da un editoriale che spiega che ci vogliono più barriere dissuasive. O se studiano un po' di più ci terranno a sfoggiare il Foglio, troppo snob per mostrare la foto, ma anch'esso pronto a fornire la didascalia, sempre la stessa da 15 anni: attacchiamo il medio oriente, esportiamo la democrazia, magari stavolta funzionerà. Il cinismo di questi organi di stampa è proporzionale all'umanità degli altri, al punto che mi domando se non sia la reazione che corrisponde all'azione. Più ci irradiate di foto che fanno piangere, più ci cresce la pancia là dove credevate che avessimo il cuore.

Certo, non riusciremo mai a dire le cose con l'esattezza, con la classe del signor Bucklitsch. Nota anche la sua attenzione al dettaglio, dovuta certamente al fatto di non aver gli occhi intorbidati da inutili lacrime: il bambino veste all'europea. In realtà non ci sono tutti questi argomenti per considerarlo "well clothed" - probabilmente per Bucklitsch l'umanità si divide in persone ben vestite e selvaggi a malapena coperti da stracci.

Però l'annotazione vale più di mille lamentazioni, non solo perché ci ricorda un aspetto importante e controintuitivo dei fenomeni migratori (non coinvolgono solo la fascia più povera, ma spesso la classe media), ma perché arriva al punto: quel bambino ci commuove più di 71 profughi asfissiati, o più degli annegati che in una foto ben più agghiacciante di qualche settimana fa punteggiavano un enorme rettangolo di mare, perché assomiglia ai nostri bambini. Alla fine, se scegli di parlare alla parte emotiva, devi sempre usare i soliti trucchetti, tra cui lo specchio riflesso rimane il migliore. Tutto questo sta succedendo a te. Se non a te, a una copia di te stesso. I bambini, pensa ai tuoi bambini. Sono esattamente le stesse corde che toccano i populisti, e molti di loro le toccano in buona fede proprio come il professore che per farti venire a schifo il nazismo ti mostra Schindler's list.

Io lo proietto volentieri Schindler's list. Lo trovo un gran film: ho la speranza che possa produrre più umanità che cinismo. Ma non ne sono sempre sicuro. Se una foto è davvero riuscita a modificare l'accordo di Dublino, ne sono contento. Ma continuo a domandarmi se l'approccio emotivo non sia più parte del problema che della soluzione. Questa strategia di far finta di niente finché qualcuno non trova la foto giusta, il minimo che posso dire è che mi lascia perplesso.

7 commenti:

  1. Devo dire che anche io ho avuto una reazione simile.
    3 settembre. Il governo britannico: "Porte chiuse, tutti fuori, non vogliamo nessuno, neanche quelli in regola!"
    4 settembre: Lo stesso governo britannico: "Porte aperte, tutti dentro, vogliamo accoglierne tantissimi!"
    Disturbo bipolare o cosa?

    RispondiElimina
  2. hai (tanto) ragione,su facebook continuo a vedere gente che condivide roba si salvini e la stessa gente che (cristianamente) chiede perdono al piccolo siriano...
    mi ha scandalizzato molto l'eco seguita alla pubblicazione della foto, enorme rispetto alla notizia degli asfissiati nella barca e nel camion (in entrambi i casi c'erano bambini).
    non mi piace questo parlare alla pancia delle persone, anche se a fin di bene.
    un po' come le telepromozioni (con le stesse tecniche di quelle per vendere materassi, pentole e improbabili collezioni di monete d'oro) per sollecitare donazioni a favore di organizzazioni per aiutare bambini africani con labbro leporino, bambini africani destinati a diventare ciechi. ecc.)
    come diceva il tizio: il mezzo È il messaggio.
    usare trucchetti per sollecitare sostegno politico o economico a questo e quello lo trovo sbagliato e controproducente nel lungo periodo (cioè, per dire: noi stiamo ancora pagando le puttanate della campagna elettorale del '48...)

    RispondiElimina
  3. Di Schindler's list basta quella scena verso la fine in cui gli viene consegnato il lasciapassare dai suoi operai ebrei, e lui sta per lasciare il posto in macchina, quando scoppia in una crisi di pianto e ripensa a quello che non ha fatto, dal vendere il suo anello al poterne salvare altri... quella scena mi tocca dentro ogni volta che la rivedo.

    RispondiElimina
  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  5. "familiarità"

    io in effetti sono un po' mitridatizzato alle foto: sono anni che porto in tasca e maneggio quotidianamente foto di tumori al polmone e alla gola (non sono un oncologo, sono un fumatore; oggi ad esempio c'ho "uomo steso su tavolo dell'obitorio").

    ...e LA FOTO di cui, io non riesco a vederla disgiunta dalla didascalia: "andare in canada in gommone nuoce gravemente alla salute".

    RispondiElimina
  6. Notizia di oggi:

    Gran Bretagna: "No al piano proposto dalla Ue, prenderemo dalla Siria solo 15 mila migranti"

    Io ancora non ho capito in cosa consiste l'"essere nella UE" per un paese come la Gran Bretagna. Sono nella UE come osservatori esterni?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'UK è nella UE perché partecipa alla ripartizione dei fondi europei.
      Siccome la UE non ha poteri fiscali, ogni stato versa una propria quota secondo criteri abbastanza complicati che derivano dalla contingenza storica presente al momento dell'adesione. In particolare, l'UK aderì durante la guerra fredda, quando il nucleo di stati fondatori ritenne che la comunità sarebbe stata più forte con i britannici che senza. In pratica la Tatcher disse: "Ci volete? Allora ci dovete pagare".
      Oggi le condizioni sono cambiate e non vedo perché dobbiamo mantenere nell'UE un paese contrario da sempre ad integrarsi e che paralizza sistematicamente ogni tentativo di costruzione della repubblica federale europea: volete la vostra indipendenza? Ritenete che l'unione faccia la debolezza? Allora andatevene per la vostra strada e piantatela di bloccarci coi vostri stupidi veti.

      Elimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).