mercoledì 2 dicembre 2015

Xavier, cuore di tenebra

 3 dicembre - San Francesco Saverio, missionario ed esploratore, evangelizzatore di massa

...apud campum babylonicum ducem impiorum in cathedra ignea et fumosa sedere, horribilem figura vultuque terribilem (Ignazio di Loyola, Exercitia Spiritualia, 140)

Suppongo che vi ricordiate quando sono diventato, per un po', marinaio di acqua dolce.

Ma cominciamo con ordine. In quel tempo ero tornato a Goa, al collegio. Ufficialmente ero in ritiro spirituale. Stavo cercando di smettere con l'oppio, anche. Non ridete. Me lo aveva prescritto un dottore indiano contro l'ulcera. Senza accorgermene avevo aumentato le dosi. È difficile spiegare a chi non l'ha provato. Ti sembra di entrare in un mondo diverso, che al risveglio non sai raccontare nemmeno a te stesso. Potrebbe essere il paradiso, ma più probabilmente è un altro luogo. In ogni caso, avevo visto uomini migliori di me partire e non tornare, ed ero determinato a non seguirli. Così mi ero chiuso in una cella col mio Eymerich tascabile e il flagello. Quando i miei nervi cominciavano a tendersi e a chiedere il frutto del papavero, io cercavo di strapparmeli a nerbate. Poi il dolore mi teneva sveglio tutta notte e un po' d'oppio dovevo prenderlo comunque, per non impazzire. Vedevo le pareti della cella stringersi intorno a me, e pensavo alla giungla. Sentivo di diventare sempre più debole, e vedevo gli idoli diventare sempre più forti - stavo sbagliando metodo, evidentemente.

D'altronde, ognuno ottiene quello che vuole. Io volevo una missione; e per scontare i miei peccati me ne assegnarono una davvero speciale; una volta conclusa, non ne avrei volute altre.

Non posso raccontarvi tutto, naturalmente. Ricevetti un invito a pranzo che non si poteva rifiutare. Mi buttai sotto un getto d'acqua gelida per togliermi la giungla dalle palpebre, e nel giro di un paio d'ore ero di nuovo un domenicano nel suo saio pulito e profumato, al cospetto dell'Inquisitore Generale di Goa.

Si era fatto arredare un bell'ambientino, nel palazzo di un Khan locale. Il disprezzo per gli idoli, e le vacche sacre in particolare, lo manifestava facendone arrostire generose porzioni per gli ospiti.

"Buongiorno padre".
"Buongiorno fra Marcelo. Ha già conosciuto il Generale?"
"No padre, non di persona".
"Lei ha lavorato molto in autonomia, è vero?"
"Sì padre, è così".
"Nel suo dossier si parla di un paio di autodafè nei distretti a nord di Goa".
"Al momento mi dichiaro non disponibile a parlarne, padre".
"Lei non ha già lavorato per l'Inquisizione?"
"No padre".
"Non ha bruciato tre idolatri e due musulmani in un villaggio a venti leghe da qui?"
"Non... non mi risultano le attività da lei menzionate. Ne sarei propenso a parlarne qualora tali attività..."
"Cos'è quel brutto taglio sul collo?"
"Un incidente di pesca durante le attività ricreative, Padre".
"È profondo. Sembra un gatto a nove code. Lei fa uso del gatto a nove code nella sua cella?"
"No padre".
"Lo sa che è proibito?"
"Certo padre".
"Va bene, si sieda. Ha l'aria di uno che digiuna da un mese. Vediamo quello che abbiamo qui. C'è dell'arrosto, di solito è buono. Ma se vuole provare i crostacei, non dovrà fornirci ulteriori prove di coraggio".
"Grazie, padre".
"Mi serve nel pieno delle forze. Ha mai sentito parlare di Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier?"
"Nato in Navarra nel 1506, al collegio fu compagno di cella del fondatore dell'ordine noto come Compagnia del Gesù, Íñigo López Loiola. Inviato da questi a Goa nel 1541 su richiesta di sua maestà il re del Portogallo, estese l'opera di evangelizzazione delle Indie fino a Malacca, alle Molucche e a Cipango, battezzando milioni di indigeni e compiendo centinaia di prodigi..."
"...Non tutti risultanti al nostro Sacro Ufficio. Vada avanti".
"Nel 1552, desideroso di portare il messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo nell'impero della Cina, parte su una giunca diretta all'estuario del fiume delle Perle, ma muore di febbre nell'isola detta di Sanclan. Dio dà, Dio toglie, Dio sia benedetto".
"Amen. Tutto qui, figliolo?"
"Più o meno sì".
"È sicuro di non aver sentito altre voci?"
"Niente di rilevante, padre".
"A proposito di un padre gesuita che addentrandosi nel fiume delle Perle con un carico di fucili, avrebbe portato la coltivazione del papavero nel cuore del Guangdong?"
"Lo apprendo da voi, padre".
"Francisco Javier è stato uno dei migliori pastori che la Chiesa abbia mai inviato nelle Indie. Un cavaliere e un santo. Spiritoso, intelligente. Ma in un qualche modo non riusciva ad accontentarsi. Lo avremmo voluto più spesso presso di noi, a Goa. Come sa, c'è tantissimo lavoro da fare per le anime dei sudditi indiani del Re, senza andare in capo al mondo. Sappiamo che lo stesso Loyola gli aveva chiesto di fermarsi. E invece... le Molucche, e poi il Giappone, e poi... la giungla. Lei conosce la giungla, fra Marcelo?"
"Ci sono stato".
"Poi però ha dovuto andarsene... ha conosciuto i tormenti dell'ulcera, mi hanno detto".
"Cibi troppo speziati".
"Che altro ha conosciuto?"

L'orrore.

"Si sta ancora curando?"
"No, padre, sono guarito".
"Me ne rallegro. Stavo dicendo... quando Francisco si addentrò nel Fiume delle Perle, le sue lettere cominciarono ad apparirci... insane. Abbiamo pertanto stabilito di non divulgarle. Eccole qui" (continua sul Post!)

1 commento:

  1. Son curioso di leggere il seguito di questa agiografia in versione conradiana.

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