venerdì 19 febbraio 2016

Tutti gli uomini del Cardinale

Il caso Spotlight (Spotlight, 2015, Tom McCarthy)

Alla fine per una buona metà del tempo
ci sono loro in un ufficio che si spiegano le cose. 
C'erano una volta i quotidiani. Uscivano una volta sola al giorno, e per stamparli serviva un sacco di gente. Alcuni andavano in giro per il mondo a intervistare persone, ad accorgersi dei fatti. Altri lavoravano per ore e ore chiusi in grandi sale illuminate, senza finestre. Nel seminterrato c'era un enorme archivio di ritagli. Lì c'era semplicemente tutto quello che era successo, anche se trovarlo non era facile. C'erano una volta i quotidiani. Scoprivano le cose. E ne dimenticavano altre.

Liquidato da alcuni come un film necessario, ma un po' troppo convenzionale, Spotlight è un oggetto molto più curioso di quanto non appaia a prima vista. Per essere un film sul più grande scandalo di pedofilia della Chiesa cattolica, è notevole quanto poco compaiano sullo schermo sia i bambini sia i preti. Non c'è nessun sadico bavoso in sottana, nessun paperino che piange nascondo rintanato in un angolo. L'orrore è del tutto verbale, riportato da vittime che non sono più bambini da un pezzo - uomini ingrassati, nervosi, non proprio quel genere di persona che ti muove all'empatia. Addirittura il regista sceglie di staccare prima che si mettano a piangere. È una scelta antispettacolare davvero inusuale: un film che invece di commuoverti vuole farti ragionare, pazzesco. Spotlight sulla carta si era scelto i cattivi più facili su cui infierire - i preti pedofili - e invece di segnare a porta vuota, decide di parlare d'altro: di giornalismo, soprattutto.

Buongiorno, sono una vittima. Non piaccio a nessuno. 
Spotlight parla di abusi dei minori ma potrebbe parlare di scommesse sul baseball, e lo farebbe con lo stesso stile procedurale e quasi documentario che tradisce il transito del regista in una delle officine più importanti e sottovalutate della fiction americana, Law and Order. Quei telefilm ubiqui senza scene d'azione o scene madri, tutti investigazione e procedura, che gratificano lo spettatore non tanto mostrando la punizione del cattivo, ma affermando che con tutte le sue imperfezioni, la Legge funziona e l'Ordine esiste. Come i detective e i magistrati di L&O, i giornalisti di Spotlight non hanno mai illuminazioni improvvise: non fanno che intervistare testimoni, passarsi informazioni, patteggiare con gli avvocati, spiegarsi le tecnicalità amministrative o giudiziarie. Certo, L&O va giù liscio che è un piacere in 40 minuti: confezionare due ore di investigazione senza annoiare invece è una sfida che forse McCarthy ha perso. In compenso è riuscito come pochi a descrivere una metropoli moderna, Boston, come una grande "piccola città": un organismo collettivo che convive col suo marciume interiore espellendo ogni tanto qualche "mela marcia", e che più dei suoi panni sporchi teme le minacce esterne (il nuovo direttore del Globe, ebreo e senza famiglia!)(continua su +eventi!)

4 commenti:

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  2. io credo che guarderò questo film fra un anno o due quando passerà in tv quindi - per favore - potresti rimettere la funzione ricerca, così me lo rileggerò solo se riuscirò a trovarlo.
    cioè, un paio di giorni fa ho visto whiplash e mi sarebbe piaciuto rileggere la tua recensione (sono un tuo fan affezionato, ci ho l'alzheimer, ma sono affezionato...)

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    1. Ma c'è la barra in altro a sinistra.
      (Comunque il pezzo è http://leonardo.blogspot.it/2015/03/sono-stanco-di-leggere-cazzate-su.html)

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  3. nella schermata dello smartphone non c'è, comunque ora vado a leggerlo

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