lunedì 28 marzo 2016

Chi la sapeva lunga su Regeni

Quando, ormai due mesi fa, il cadavere di Giulio Regeni fu ritrovato sul ciglio di una strada, con evidenti segni di tortura, apparve subito chiaro che il governo egiziano era in imbarazzo. Le varie ipotesi divulgate dagli inquirenti - un incidente stradale, una rapina, una "vendetta personale" - erano talmente goffe da apparire tentativi di depistaggio: e non c'è motivo di depistare se non si è in qualche modo implicati.

"Io so".
Eppure, anche in una situazione del genere, tra gli opinionisti italiani c'era chi la sapeva più lunga: chi ci spiegò subito che i responsabili del sequestro e del delitto andavano cercati altrove; non emissari del governo, e nemmeno elementi 'deviati', no: Regeni dovevano averlo ammazzato gli oppositori: i Fratelli Musulmani.

A distanza di quasi due mesi, alcuni di questi pareri molto competenti rischiano di sparire dalla prima pagina dei risultati di google. In un certo senso è un peccato, così li incollo qua sotto. Questo è un giornalista di lunga e provata esperienza, Toni Capuozzo, intervistato da Adriano Scianca il sei febbraio per Libero (Capuozzo, la verità sull'omicidio di Giulio: "Vi dico io chi può averlo ucciso"):

«La mia», spiega, «è una conclusione logica: il regime non aveva interesse a compiere questa uccisione [...] I dettagli dell' omicidio raccontano di un interrogatorio condotto con odio e volontà punitiva. Mi pare più probabile che alcuni gruppi organici ai Fratelli musulmani o comunque all'opposizione fondamentalista ad al-Sisi lo abbiano scambiato per una spia.
Giulio era un occidentale, frequentava l'università americana, faceva domande in giro: evidentemente qualcuno lo ha scambiato per ciò che non era e lo ha interrogato, torturandolo, affinché confessasse cose che in realtà non sapeva.
Poi l'ha lasciato in condizioni tali da imbarazzare il regime. Viceversa, anche il peggiore squadrone della morte al servizio di al-Sisi lo avrebbe fatto sparire senza lasciare tracce».

Due giorni dopo Ugo Volli su Informazione Corretta, dopo aver premesso - come Capuozzo - che non conosce molto il caso, ci spiega che il governo non può aver fatto uccidere un ricercatore italiano, semplicemente perché non gli conviene. Invece a chi conviene? Agli islamici. Hanno ucciso Arrigoni (che si fidava di loro) a Gaza, quindi possono aver ucciso Regeni. "Ed è chiaro che questa morte danneggia il governo egiziano, nemico degli islamisti che Regeni frequentava e di cui si fidava, come a suo tempo Arrigoni a Gaza, ben più di un normale attentato. La logica del “cui prodest” punterebbe dunque ai nemici di Al Sisi più che sul governo egiziano").

Nel frattempo emergono testimoni che parlano di poliziotti in borghese che seguivano Regeni; di persone entrate nella sua stanza in cerca di documenti; malgrado tutto questo, venti giorni dopo Angelo Panebianco è ancora convinto che sia stata la Fratellanza Musulmana. In questo caso vale la pena di notare il coraggio di Panebianco, che persiste nel suo "ragionamento" a dispetto delle perplessità dei lettori e delle convinzioni del New York Times, ma soprattutto dagli indizi che nel frattempo erano emersi a carico della "sicurezza egiziana". Insomma dove c'è un "ragionamento" di un editorialista autorevole, indizi e testimonianze di giornalisti sul campo devono cedere il passo.

Sette (inserto del Corriere) 26 febbraio 2016.

Sia Panebianco sia Volli che Capuozzo sembrano dare per scontato che in Egitto i Fratelli Musulmani abbiano ancora una specie di controllo del territorio simile a quello che la criminalità organizzata ha in certi quartieri italiani. Sembrano insomma ignorare la repressione degli ultimi due anni - 1200 condanne a morte soltanto nel 2014, tra cui la "Guida generale", Mohammed Badi'; ventimila arresti. Ciononostante per Panebianco gli islamisti penetrano ancora "nei diversi gangli della società". "Non è difficile ipotizzare che qualche infiltrazione ci sia stata anche negli apparati della sicurezza. Sarebbe strano, anzi, che ciò non fosse avvenuto".

Alla seconda lettura appare abbastanza evidente cos'è che guida Panebianco nella sua lotta contro l'evidenza: negli stessi giorni, ricorderete, il professore si stava spendendo molto nel tentativo di orientare i lettori del Corriere verso l'intervento militare in Libia. Insomma non è soltanto il problema degli affari dell'Eni, c'è qualcosa di più: secondo Panebianco al-Sisi sarà un nostro alleato in Libia, per quale motivo dovrebbe contrariarci ammazzando un ricercatore? Ma soprattutto, per quale motivo dovremmo contrariarci noi, dandogli la colpa? Ma diamola agli islamici, suvvia, è molto più comodo per entrambi.
Il ritrovamento del cadavere ha aperto una crisi diplomatica fra Italia e Egitto. Una crisi che potrebbe compromettere non solo – come sostengono alcuni – i nostri rapporti commerciali e i nostri investimenti in Egitto ma anche, e soprattutto, la nostra possibilità di contribuire ad arginare la minaccia dell’estremismo islamico. Senza la cooperazione con gli egiziani, ad esempio, non sarà infatti possibile aiutare i libici a sconfiggere lo Stato islamico già insediato a casa loro. Perché allora uomini del regime egiziano avrebbero deciso di uccidere quel povero ragazzo e poi farne ritrovare il corpo? 
Sono passati quasi due mesi; dall'Egitto continuano ad arrivare versioni grottesche; nessuno di questi tre esperti è più tornato sull'argomento. Le loro affermazioni si potrebbero semplicemente classificare come incerti del mestiere. L'opinionismo italiano funziona così: gente che la sa lunga, anche quando non ne sa niente, la spara come può e se non l'azzecca si allontana fischiettando. C'è però un problema.

L'idea di attribuire il delitto Regeni alla fratellanza musulmana non è una pensata originale di Capuozzo, non è un'idea di Volli, non è un ragionamento autonomo di Panebianco. È una velina governativa egiziana.

Se googlate "Regeni fratelli musulmani" ve ne accorgete subito: trovate decine di articoli in cui diversi organi di stampa vi propongono la stessa pista: Regeni "sarebbe stato ucciso da agenti segreti sotto copertura, molto probabilmente appartenenti alla confraternita terrorista dei Fratelli musulmani, per imbarazzare il governo egiziano" (è esattamente quel che afferma Panebianco qualche giorno dopo). Tutti però la mettono tra virgolette perché, spiegano, l'ipotesi è stata messa in giro da un sito web governativo, Youm7, che a sua volta ripeterebbe voci recepite intorno alla procura di Giza. E nessuno di questi organi di stampa italiani mostra di voler credere davvero a quel che sostiene un sito web governativo egiziano, e alla procura di Giza. Nessuno tranne Capuozzo su Libero, Volli su Informazione Corretta, Panebianco su Sette. Altri giornalisti italiani che abbiano aderito in modo così acritico a un'ipotesi messa in giro dal governo egiziano non li ho trovati. Così mi sembra utile mettere i loro nomi in nero su bianco. Probabilmente non identificheremo mai i veri responsabili del sequestro e della morte di Giulio Regeni. Tutto quel che possiamo fare è non dimenticarci di chi si prestò, anche in buona fede, a un abbastanza evidente tentativo di depistaggio. 

6 commenti:

  1. "Giulio era un occidentale, frequentava l'università americana, faceva domande in giro: evidentemente qualcuno lo ha scambiato per ciò che non era..."

    ...spiegatemi bene cosa NON È un occidentale che lavora per gli americani e va in giro facendo domande. io da solo, perdonatemi, non ci arrivo.

    ...'sta cosa mi ricorda la vecchia battuta di - se non sbaglio - woody allen secondo cui la ricchezza non dà la felicità, però dà una sensazione tanto simile che ci vuole un vero luminare per distinguere fra le due.

    RispondiElimina
  2. il ritrovamento del cadavere rimane però un particolare che non si riesce a incastrare nel quadro. perchè non farlo sparire per sempre? perchè non costruire con tutta calma una storia che dia la colpa ai fratelli musulmani, prima di far ritrovare il cadavere? l'unica spiegazione che mi viene in mente è che il ritrovamento sia stato un errore. il cadavere doveva sparire ma qualcuno non ha portato a termine il lavoro. l'alternativa è che non sia stato il governo egiziano.

    RispondiElimina
  3. Il particolare non si incastra nel quadro se hai deciso che gli egiziani devono comportarsi come gli argentini di Videla. Ma non è scritto da nessuna parte che debba andare così.

    1. Lo fanno ritrovare perché non vogliono inquirenti italiani che si mettano a cercarlo setacciando il Cairo, e inoltre sono sicuri che il governo italiano si berrà qualsiasi versione.

    2. Lo fanno ritrovare perché ci tengono che passi il messaggio: non vogliamo impiccioni, e neanche gli stranieri non sono più sacri (e comunque il governo italiano si berrà qualsiasi versione).

    3. Magari non volevano farlo ritrovare e qualcosa è andato storto. Un imprevisto è comunque più probabile di uno squadrone islamico che va in giro a imprigionare italiani per una settimana, torturandoli lentamente, il tutto solo per mettere in imbarazzo il governo (entia non sunt multiplicanda).

    4. C'è anche la possibilità, ventilata da più parti (alcune delle quali non proprio presentabili, ad es. Bisignani), di un conflitto tra vari organismi dello Stato. Siamo già nella dietrologia, ma è una dietrologia un po' più praticabile.

    RispondiElimina
  4. hai citato degli esempi di giornalismo ad minchiam
    nello specifico direi che in egitto è un gran casino e c'è da considerare la legge di murphy, oltre alla teoria del caos e a quella dei giochi
    se in italia, durante gli anni di piombo, era un gran casino tra servizi più o meno deviati, apparati semisegreti paralleli, bande della magliana, neofascisti vari, perché in egitto dovrebbe esserci meno rimestamento?
    è molto sospetta la fretta del governo di chiudere una faccenda imbarazzante con un governo amico che tendenzialmente si beve tutto; quindi è possibile che una certa incapacità dei servizi egiziani unita alla nota indifferenza per i diritti umani abbiamo creato 'sto casino
    per creare imbarazzo al governo egiziano basta poco: un attentato, un dirottamento... non c'è bisogno di fa 'sta cosa intrugliata
    tornando ai 3 giornalisti, diciamo così, (uno dei quali fa anche lezione all'università di bologna) secondo me il modo migliore di sputtanarli è questo: ricordare le puttanate che scrivono a farli sta' zitti gli si fa un favore

    RispondiElimina
  5. Capuozzo, Panebianco, Chiesa, il complottismo é contagioso?

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).