giovedì 24 marzo 2016

Ratzinger a Ratisbona (non ha detto quel che pensi tu)

Ognuno ha la sua ricetta, il suo rimedio al terrorismo, e Mario Adinolfi l'altra sera a Ballarò ha avuto la bontà di spiegarci il suo: bisogna tornare a Ratzinger, e non a un qualsiasi Ratzinger col cappellone rosso e le scarpine simil-Prada. Bisogna tornare al Ratzinger tosto, quello di Ratisbona.
La questione che pone Ratzinger nel discorso di Ratisbona dieci anni fa è una questione centrale. Dice Ratzinger all'Islam fondamentalmente: dovete fare i conti con la ragione così come ce li ha fatti il cristianesimo. Il cristianesimo è passato attraverso quella temperie: è stato in grado di fare i conti, e fare i conti  con la Ragione e fare i conti con la Ragione non vuol dire abbassare le ragioni della fede. Vuol dire stare insieme: fides et ratio. L'Islam ha degli elementi in cui questo passaggio diventa complesso. 
Si deduce da queste poche parole che Mario Adinolfi non ha mai letto la Lectio. (O non l'ha capita, o fa finta: decidete voi cos'è peggio). Per pensare che Ratzinger a Ratisbona abbia "detto all'Islam" "dovete fare i conti con la ragione così come ce li ha fatti il cristianesimo", Adinolfi non deve solo aver frainteso un discorso di otto pagine in cui Ratzinger non si rivolgeva mai a nessuna autorità islamica, a nessun credente musulmano. Bisogna anche far finta di non aver letto le successive puntualizzazioni con cui il Vaticano rispose al putiferio di reazioni (anche violente), che ne seguirono. Bisogna per esempio aver dimenticato:

  • la dichiarazione del segretario di Stato Bertone che appena quattro giorni dopo, citando un documento conciliare, ricordava che "La Chiesa guarda con stima i musulmani, che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini"; 

Quanto al giudizio dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, da Lui riportato nel discorso di Regensburg, il Santo Padre non ha inteso né intende assolutamente farlo proprio, ma lo ha soltanto utilizzato come occasione per svolgere, in un contesto accademico e secondo quanto risulta da una completa e attenta lettura del testo, alcune riflessioni sul tema del rapporto tra religione e violenza in genere e concludere con un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza, da qualunque parte essa provenga. (Il grassetto è nel testo).

  • le scuse e le precisazioni che lo stesso Ratzinger pronunciò appena ebbe tempo di affacciarsi alla finestra: "desidero solo aggiungere che sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso nell’Università di Regensburg, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani, mentre si trattava di una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale" (Castel Gandolfo, 17 settembre 2006). 

Insomma Ratzinger fu il primo ad ammettere che a Ratisbona (Regensburg) aveva commesso una gaffe. Prima di ogni altra cosa, la Lectio fu un disastro di comunicazione che pesò come un macigno sul magistero del papa teologo. Quando persino il presidente iraniano Ahmadinejad si scomoda per difenderti e per spiegare che sei stato mal compreso, ecco, è evidente che qualcosa non abbia funzionato. Più drastico di Ahmadinejad suonò il responsabile del dialogo con l'Islam per la Compagnia di Gesù: "Penso che utilizzando un autore mal informato e carico di pregiudizi come Manuele II Paleologo il Papa abbia seminato mancanza di rispetto nei confronti dei musulmani. Noi cristiani dobbiamo ai musulmani delle scuse". Ratzinger si scusò subito, e oggi al suo posto c'è un gesuita. Magari è una coincidenza.

Chi tira fuori ancora oggi Ratisbona in funzione anti-islamica, infatti, ha in mente soltanto la famigerata citazione dell'imperatore Manuele II Paleologo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava",e deve fare un notevole sforzo per ignorare tutto il resto. (Apro una parentesi: usare come campione del cristianesimo il cosiddetto imperatore Manuele è una cosa ridicola in sé. Il tizio governava un territorio non molto più grande di una signoria italiana, e almeno all'inizio del suo complicato regno era sostanzialmente un vassallo del sultano, a cui pagava regolare tributo. Addirittura a un certo punto agli ordini del sultano espugnò Filadelfia, città anatolica di fede ortodossa che formalmente si considerava ancora parte dell'impero romano d'oriente. Certo, a scuola leggiamo che l'impero bizantino finisce nel 1453, e questa idea che cinquant'anni prima un "imperatore" di Costantinopoli fosse un lacchè dei turchi ci mette un po' a passare. Poi da est arrivò Tamerlano, gli ottomani andarono a loro volta a rotoli, e la storia si fece ancora più complicata - ma in sostanza l'aggressività di Manuele nei confronti di Maometto è quella di un combattente che si è misurato con l'Islam per tutta la vita, in guerra e in pace. Chiudiamo la parentesi).

Perché a dieci anni di distanza c'è ancora chi s'impegna a leggere una sfida all'Islam in un testo che conteneva tutt'altro (se non l'esatto contrario)? Diciamo che c'è una gran voglia di un Papa che chiami alle crociate, e l'infelice citazione di Manuele II Paleologo è l'unica cosa a cui ci si può attaccare se non si vuole risalire al, al Seicento.

Il testo in italiano però mi sembra molto chiaro: prima di citare Manuele, Ratzinger mette avanti tutte le mani che ha. Spiega che l'imperatore era in cattiva fede, visto che "sicuramente conosceva" il principio di tolleranza religiosa contenuto nella Sura 2. Lo accusa di non soffermarsi "sui particolari": afferma di trovarlo "sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile". Insomma, per vedere in queste righe un'identità di vedute tra il papa Ratzinger e il basileus Manuele bisogna stringere gli occhi finché non si cominciano a vedere le stelline, e non si confonde la realtà coi desideri. È quello che ieri ha fatto Adinolfi, l'altro ieri Renato Farina, e domani chissà a chi toccherà.

La citazione del discorso di Ratisbona è bellissima. È un discorso all'Europa. Sono otto pagine che andrebbero rilette, noi le ripubblicammo sul primo numero della Croce perché era immediatamente dopo la strage di Charlie Hebdo e capimmo che lì c'è la via d'uscita. Un grande discorso all'Europa fece papa Ratzinger. 

Talmente grande che è dieci anni che vi attaccate a una citazione nella prima pagina, e vi ingegnate a leggerci una cosa che non c'è. Adinolfi è un personaggio fantastico: sembra disegnato a tavolino da un comitato di gay atei decisi a distruggere la famiglia tradizionale ridicolizzando il cattolicesimo. Il momento in cui qualche prete o animatore cattolico ha deciso che un pokerista divorziato con una vocazione da presenzialista televisivo poteva funzionare come portavoce, ecco: quello è il momento in cui Satana ha preso definitivamente il controllo. Ma di cosa stava parlando davvero Ratzinger?

Non è difficile. In effetti è il titolo della lectio: Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni (nessun riferimento all'Islam). Si trattava di un incontro con i rappresentanti della scienza (non con i rappresentanti di altre religioni, tra cui l'Islam). In questo discorso ovviamente Ratzinger non afferma quello che Adinolfi sostiene di aver letto, e cioè che a un certo punto il cristianesimo avrebbe "fatto i conti con la ragione". Quel che ad Adinolfi sembra l'unica via di far conciliare le due cosa - prima c'era il cristianesimo, poi è arrivata la Ragione, si sono litigati un po' e alla fine si son messi d'accordo e ora vanno a braccetto (e l'Islam dovrebbe fare altrettanto), un teologo non lo può ovviamente accettare, un papa nemmeno: e Ratzinger è entrambe le cose. Per lui non c'è stato mai un momento in cui si sono fatti "i conti", perché il cristianesimo è già nato razionale, e del resto se fai il papa non può che essere così. Per Ratzinger tutto comincia con un evangelista, Giovanni, che prende il primo versetto della Bibbia, aggiunge la parola logos, et voilà, nasce una nuova religione che è Fede e Ragione nel medesimo momento.
Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo versetto dell’intera Sacra Scrittura, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: "In principio era il λόγος". È questa proprio la stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos. Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. 
Il dio dell'Islam invece, in quanto "pura trascendenza", rifiuterebbe qualsiasi categorizzazione, "fosse anche quella della ragionevolezza". Ratzinger lo afferma citando un islamista francese (islamista nel senso di "studioso di Islam"). Nelle pagine successive però si dimentica dei musulmani e illustra come l'idea di un Dio al di sopra del logos abbia tentato più volte i cristiani (e gli occidentali in genere), animando almeno tre ondate di deellenizzazione, tre momenti storici in cui si è tentato di separare Dio dal Logos. La prima ondata, ovviamente, è stata la riforma protestante col suo ritorno alle Scritture. La seconda è stata la teologia liberale a partire dall'Ottocento, e qui il discorso si fa molto tecnico, son cose che il papa studiò da studente. La terza ondata è il relativismo culturale contemporaneo, la mentalità multiculturale che, trovandosi di fronte il Logos del vangelo di Giovanni, non può che incasellarlo in una categoria storica, descrivendolo come un tentativo spericolato di contaminazione tra ebraismo e neoplatonismo. A questa mentalità Ratzinger reagisce come temo reagiscano spesso i teologi a fine prolusione: ehm, si è fatto tardi, io comunque la penso così, arrivederci.

In quanto studioso di fine secondo millennio, Ratzinger si rende perfettamente conto che il "logos" di Giovanni non è un semplice sinonimo di "ragione" valevole per tutti i secoli e tutti i continenti. Sa benissimo che la scienza contemporanea non c'entra nulla col platonismo. Però si è fatto tardi, lui ha quel logos lì e non può che tenerselo ben stretto, e sforzarsi di vedere un po' di Platone in Cartesio, in Kant, fino ai giorni nostri. Insomma la lectio di Ratisbona non era un disastro soltanto per quella citazione maledetta, ma anche per l'equivoco bello pesante che si portava con sé fino alla conclusione: gli uomini di scienza erano venuti probabilmente a sentire un discorso sulla scienza. Chissà che si aspettavano: Darwinismo, relatività, meccanica quantistica? Ce n'è di carne al fuoco. Ai poveretti il papa ha spiegato che la scienza nel cristianesimo c'è! C'è sempre stata, ed è... quella ellenistica neoplatonica. Che è come convocare un congresso di ferrotranvieri per illustrare la modernità della biga. A quel punto tanto vale farsi musulmano - o luterano - o al limite agostiniano: sul serio, un bel credo quia absurdum costa meno fatica di dover introiettare le categorie neoplatoniche e scambiarle per 'scienza'.

Tutto questo Ratzinger lo diceva a Ratisbona dieci anni fa, nel disinteresse generale: disinteresse che si è prolungato fino a oggi. Di quelle otto pagine l'unica cosa che è mai interessata ai sedicenti ratzingeriani è una citazione malcompresa. Ancora Adinolfi:

L'Europa non può opporsi a questa follia che non è proprio una follia sradicata proponendo come propria bandiera semplicemente la libertà di fare l'aperitivo. L'Europa deve sapersi opporre a tutto questo in virtù di una radice forte che io non chiamo valoriale. La nostra è una radice storica. È quello per cui da 14 secoli l'Europa dice a un certo tipo di Islam che vuole venire a soggiogare l'Europa: no.

Insomma c'è un certo tipo di Islam che ci vuole venire a soggiogare da 14 secoli. 14 secoli ininterrotti di attacchi al cuore dell'Europa. La famosa presa di Roma del 1099, col sangue che irrorava i fori. Il colonialismo ottocentesco, l'Europa spartita tra mamelucchi e ottomani. Adinolfi la pensa così, e a noi lascia il dubbio: in che tipo di scuole si sarà formato? Pubbliche o cattoliche?

12 commenti:

  1. domanda: hai preso il testo originale della prolusione ratzingeriana (vedi da me il link) o quello poi emendato?

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    1. No, in effetti mi sono fidato del vaticano (mea culpa).

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  2. Più che altro Ratzinger diceva che la scienza non può essere solo positivista: diceva che il Nuovo Testamento è intriso di ellenismo, ma non tutto può essere mantenuto: «Certamente ci sono elementi nel processo formativo della Chiesa antica che non devono essere integrati in tutte le culture.» (comunque se un uomo di scienza va a sentire un papa perché vuole sentire parlare di scienza, lo sta facendo sbagliato)

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    1. Ma nel senso che un uomo di scienza può essere genuinamente curioso di capire come fanno i cattolici a far convivere il darwinismo o il big bang con le e scritture, il Disegno Intelligente, ecc.

      E questo attacca coi platonici.

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    2. Capisco. Ma non lo chiederei comunque a un papa teologo (o a un papa mistico come GP2). In qualità di gesuita, Francesco in teoria sarebbe meglio, ma un domenicano sarebbe il massimo.

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    3. ...senza contare che si può dare il caso di un genuino uomo di scienza con un ferro di cavallo appeso alla porta di casa.

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    4. "un uomo di scienza può essere genuinamente curioso di capire come fanno i cattolici a far convivere il darwinismo o il big bang con le e scritture, il Disegno Intelligente, "?

      Veramente ci convivono benissimo. Il darwinismo non confligge, il Big bang, poi, meno che mai. Se poi ti riferisci a quella percentuale (alta, credo che in America sia del 40%) che crede che il mondo sia stato creato in 6 giorni, beh, allora Huston abbiamo un problema però, Leonardo, non puoi mettere tutto insieme.

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  3. Dove si è formato Adinolfi? A me pare sformato, non formato.

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  4. No, vabbe'.
    Passi l'aver preso per buone le ""sbobinature"" vaticane — eppure illo tempore Malvino mise egregiamente in luce come il mitico "non zi può zuperare qvesto problema dell'Aidz zolo con zoldi, che zono necessari, ma ze non c'è l'anima che za applicarli, non aiutano; non zi può zuperare con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema" il giorno dopo era diventato "direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema" per poi collassare in "direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con soldi, pur necessari, ma se non c'è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema", con tanto di interpolazione divinatoria dell'ellittica (in corsivo); insomma quel team che si industriava in codesto tipo di baloccamenti il premio onestà intellettuale 2009 ha rischiato seriamente di non vincerlo.
    Ma davvero stai dicendo che basta appiccicare una bella filastrocca intercapedine, un bel "sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica" e poi uno può dire quello che vuole?, che Galileo porta dritti alla bomba atomica e che gli islamici sono dei tagliagole?, e allora perchè non che gli ebrei complottano per dominare il mondo e che i negri sono delle mezze scimmie?, perchè pure lì la letteratura virgolettabile è piuttosto corposa.

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    1. Nel caso la differenza tra la prima e la terza versione è perlopiù una sottolineatura: l'estensore ci teneva a far notare una cosa (la distanza tra Ratzinger e Manuele) che era presente sin dal primo momento, ma a quanto pare non era stata notata abbastanza. È una variante d'autore, approvata ormai dieci anni fa: non credo che quando hanno ripubblicato la lectio nella Croce, ad esempio, si siano rifatti a una stesura diversa (certo, siamo più o meno nello stesso ambito in cui Sherlock Socci si inventa quarti segreti di Fatima, quindi tutto è possibile).

      (Peraltro non sono sicuro della lingua in cui fu effettivamente pronunciato: se fosse tedesco, o latino ma è difficile, si tratterebbe semplicemente di varianti di traduzione).

      Risalire alla stesura originale può avere un senso se si vuole sottolineare l'autogol comunicativo - nell'occasione Ratzinger fu molto goffo - ma se ci interessa la reale opinione dall'autore, credo più onesto rifarsi all'ultima.

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    2. Posto che credere alle sbobinature del Vaticano è un po' come credere alle prove degli americani, il punto è che di citare Emanuele Paleologo o C. F. Von Weizsacker non me l'ha detto mica il dottore; se perlatro penso che il parere di Paleologo sull'islam o quello di Von Weizsacker su Galileo non siano particolarmente significativi o addirittura siano delle semplificazioni, delle distorsioni, delle mistificazioni, nonchè qualcosa che può urtare, li presento in tutt'altro modo, o semplicemente non li cito. Ma se in un discorso sull'islam scelgo meramente di virgolettare Paleologo, così come Von Weizsacker sulla fisica, poi, se sono adulto, mi devo prendere le responsabilità di averlo fatto. Nel caso di Ratzinger, in effetti, non è chiaro se crete sue uscite siano frutto di malizia o di crassa ingenuità — praticamente un non aver raggiunto la maggiore età intellettuale — ma questa è altra questione. L'idea che metto il disclaimer e poi virgoletto le cose più turpi, tanto stavo solo citando, è tana libera tutti.

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  5. ma lui, paparatz, parlava con gli amici suoi in tavernetta, non era previsto che ci fossero giornalisti a ripetere il tutto a c@#$% di cane. peccato che non ha potuto dà la colpa a quelli della zanzara o come diavolo si chiama
    certo fosse stato un papa in carica che parlava a un'assemblea...

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