mercoledì 13 aprile 2016

Un videogioco ad Auschwitz

Il figlio di Saul (Saul Fia, László Nemes, 2015).

Un giorno o l'altro uscirà un videogioco su Auschwitz. Sarà probabilmente un buon prodotto, assolutamente rispettoso della memoria delle vittime, che riuscirà a terrorizzare e a suscitare un genuino orrore in tutti i volonterosi giocatori. Si potranno interpretare diversi personaggi, sonderkommando o kapò o fuggitivi. Ci saranno missioni da compiere: trovare una macchina fotografica con la quale documentare il terrore; organizzare una rivolta; seppellire il proprio figlio con un rito religioso. Un giorno qualcuno lo farà, e dopo la sorpresa iniziale, non ci sembrerà una cosa così strana o sbagliata. Un modo di esercitare la memoria, di combattere il negazionismo, di far vivere ai giovani qualcosa di lontanamente simile a un'esperienza... Ciononostante le polemiche fioccheranno: è giusto ambientare un'avventura ad Auschwitz? Forse non è giusto, ma ormai ci ha gà pensato il cinema, no? I videogiochi seguiranno.

No, è fatto meglio di così.
Il figlio di Saul ha vinto l'Oscar per il miglior film straniero e il Gran premio della giuria a Cannes, e decine di altri riconoscimenti tra cui uno assolutamente straordinario: è il primo film ambientato ad Auschwitz a essere recensito sui 400 calci, che più che un blog ormai è la Bibbia quotidiana del cinema d'azione. Perché Il figlio di Saul, oltre a essere un buon prodotto, assolutamente rispettoso della memoria delle vittime, è un film d'azione. L'ambientazione è sin dall'inizio data per scontata, del resto ormai escono più film su Auschwitz che western. Il personaggio è un sonderkommando, un prigioniero ebreo addetto ai lavori più orribili: accompagnare i suoi correligionari alle docce, sentirli urlare mentre soffocano, smistare vestiti e oggetti personali, trasportare i cadaveri ai forni, smaltire le ceneri. Durante una giornata di gioco lavoro, Saul fa tutto questo, ma ha anche una missione da compiere: seppellire degnamente un bambino che forse è suo figlio. Bisogna trovare un rabbino, corrompere qualcuno, collaborare con qualcun altro che sta organizzando una rivolta. Ma tutto questo resta sullo sfondo: in primo piano c'è il personaggio, e la sua missione. Tutto l'orrore che gli scorre intorno finisce rapidamente fuori fuoco.

Il figlio di Saul è piaciuto a tutti tranne me... (continua su +eventi!)

2 commenti:

  1. finalmente un film che ho visto pure io.

    ...solo che si intitolava "la vita è bella" (poi te dicono mapperché manco al cinema vai più).

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