martedì 12 luglio 2016

La cena delle notifiche

Perfetti sconosciuti (Paolo Genovese, 2016)

Il dramma della Comunicabilità, la tragedia di una generazione che può permettersi l'Iphone ma non ha imparato a silenziare le notifiche. Li senti poi sui treni che chiacchierano con la suocera, pur di farci vedere che hanno relazioni umane: li vedi sui balconi mentre guardano nel vuoto e parlano con l'ex, o con la next; mentre attraversano gli incroci una volta, due volte, con l'auricolare; mentre sextano in coda al bagno pubblico e poi entrano per scaricare la fotina. Vogliono essere scoperti, questa è la verità. Come i serial killer. Vogliono essere osservati - che gusto c'è ad avere segreti se nessuno se ne accorge?

"Tante volte può essere il T9".
Nell'anno in cui il cinema italiano sembrava aver riscoperto il Genere, l'anno in cui il Racconto dei Racconti e Jeeg Robot si litigavano la maggior parte dei David di Donatello, alla fine il premio al miglior film l'ha portato a casa Perfetti sconosciuti, una specie di rivincita del Tinello, del cinema intimista coi borghesi che chiacchierano. E però a suo modo è un genere anche questo: le cene-che-degenerano tra l'altro stanno avendo un revival internazionale. C'è stato Carnage, c'è stato Le prénom che ha avuto anche una sua versione italiana. Ma mentre Il nome del figlio dell'Archibugi è la classica variante d'autore, in cui lo sforzo delle maestranze era rivolto soprattutto a calare il canovaccio in una situazione italiana (anzi romana), Perfetti sconosciuti è quel tipo di piccola idea geniale ed esportabile, che è ambientata a Roma per comodità, ma potrebbe svolgersi ovunque (continua su +eventi!).

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