lunedì 22 agosto 2016

La vera Squadra Suicida si chiama Warner Bros

Suicide Squad (David Ayer, 2016).

Com'è che i nemici di Batman e di Superman scappano sempre di prigione? Non ci stanno mai più di qualche mese, se sciogli l'acido nell'acquedotto di Gotham City ti danno massimo tre settimane con la condizionale. Era ancora l'Età dell'Argento dei fumetti di supereroi, gli anni '60 nel mondo reale, quando qualche lettore cominciò a porsi il problema: è verosimile che Joker esca dal manicomio criminale ogni tre per due? Perché i lettori di fumetti sono così. Possono accettare che Superman abbia il superudito e la supervista, ma dev'essere calato in un contesto verosimile. E gli sceneggiatori questa cosa la capiscono, e invece di farsi due risate si sforzano di trovare spiegazioni, per esempio... c'è un superservizio segreto che arruola i supercriminali in missioni suicide in cambio di sostanziosi sconti di pena. Batman lo sa ma non ci può fare niente, ha le bat-mani legate.

Avete quindici minuti per incontrarvi, raccontarvi che siete uno più cattivo dell'altro, ammazzare gli altri cattivi
e sviluppare un maschio senso di cameratismo. 
Nasceva così lo Squadrone Suicida. Una banda di antieroi che possono anche morire ammazzati, un modo di riciclare vecchi personaggi prima che cadano nell'oblio, un minestrone con avanzi particolarmente speziati. Mezzo secolo dopo, chi abbiamo in cartellone? Il solito super-tiratore scelto (Deadshot), la ganza di Joker, un australiano che si fa chiamare Capitan Boomerang, un tizio squamato, una samurai letteralmente imbucata all'ultimo momento, altra gente abbastanza mostruosa che è lì per farsi ammazzare prima dei titoli di coda, glielo leggi in faccia (glielo leggi dai tatuaggi), insomma, chi è così disperato da aver bisogno di una squadra così?

La Warner Bros?

Da qualche parte ai piani alti della Warner Bros dev'esserci un gruppo di, come definirli, diversamente umani. Qualche figlio di, qualche ragazza di, qualcuno che passava di lì e aveva bamba per tutti, una squadra di iperattivi ipodotati che se hanno mai sfogliato un fumetto non riuscivano a decifrare le scritte nelle nuvolette; se mai sono entrati in un cinema, si sono addormentati dopo i trailer. Una gang di deficienti con una missione suicida: salvare il cinema da sé stesso. Perché andiamo, dopo 15 anni di cinecomics, non sentite anche voi una certa stanchezza? Nell'anno in cui abbiamo già visto Batman pestare Superman e incontrare Wonder Woman, i Fantastici Quattro horror, gli X-Men anni Ottanta, gli Avengers che litigano, Deadpool che scoreggia, e potrebbe andare avanti così per decenni, i calendari sono pieni di uscite fino al 2020, nelle fumetterie c'è un archivio di trame e personaggi praticamente inesauribile... chi può fermare il treno in corsa? Chi può salvare il cinema da tutto questo? La Warner può. La Warner può colarsi a picco prendendo i supereroi e i supercattivi più popolari del mondo e buttarli in film senza senso finché il pubblico non si stufa. Sembra impossibile, ma può funzionare.

"Zio la vetrina è il simbolo,
se non spacchi la vetrina non sei nessuno".
Uno potrebbe obiettare che insomma, stiamo parlando della Warner. I film li sapranno ben fare (sennò, cosa?) Se i cinecomics non sono il loro forte, hanno un sacco di esempi da imitare. E invece no. La Warner continua a fare di testa sua e continua a non capirne niente, è uno spettacolo a suo modo meraviglioso, e assai istruttivo. Alla fine uno il film non se lo guarda per il nuovo Joker con le protesi dentali o per Margot Robbie che fa le boccacce, ma per vedere la Warner che brucia milioni di dollari abortendo un universo cinematico, la Warner che prova a copiare la Marvel ma non ci riesce perché ci vuole un po' di impegno, un po' di applicazione anche a copiare. In dieci anni la Marvel ha messo assieme una ventina di personaggi, alcuni dei quali familiari al pubblico come vecchi amici: non c'è più bisogno di presentarli, niente flashback, bastano dieci minuti di Robert Downey Jr, cinque minuti di Scarlett Johansson, e nel frattempo si libera lo spazio per introdurre nuovi personaggi (meno costosi). Però la Marvel per arrivare a questi crossover ci ha messo dieci anni: su Downey/Iron Man ci ha imbastito una trilogia; alla Warner no, alla Warner hanno fretta, alla Warner ti danno un film solo per rilanciare Batman, presentare Wonder Woman e ammazzare Superman. Hanno troppa fretta di fare i film per fermarsi a farli decenti, è una cosa incredibile. Fanno i crossover prima di creare i personaggi, fanno le frittate senza uova e ne avrebbero di ottime in frigo, le uova più famose del mondo, ma non c'è tempo! Non c'è tempo per romperle! Anche i cattivi: tutti fuori in un film solo, via, che problema sarà mai? Sono cattivi, sono tutti tatuati e colorati, nei trailer sembreranno fighissimi.

Già, i trailer.

Ecco quel che sanno fare alla Warner: i trailer (continua su +Eventi!)

5 commenti:

  1. NOOOOOOOOOO
    NOOOOOOOOOOOOOOOOOO
    NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
    Erano DUE ANNI che aspettavo questo film. DUE ANNI. Due anni che vedevo e rivedevo i trailer, sbirciavo tutte le foto, mi documentavo su tutti questi cattivissimi.
    Finora ho letto solo recensioni orripilate (Leonardo, il tuo tweet ha vinto tutto).
    Comunque a vederlo ci vado, ma con la morte nel cuore.
    Come quando finalmente riesci a uscire col figo della scuola, ma sai per certo che ha l'alito fognato - però che fai, per questo non ci esci?
    SIGH.

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  2. ah.
    beh, grazie.

    ...ma torniamo a anubi contro hari seldon.

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    1. Sempre sia lodato Sheldon e la psicostoria

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    2. Ma perché il correttore automatico mi ha trasformato Seldon in Sheldon? Parlavamo di Hari, mica di Cooper!

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  3. "Ci vuole un po' di applicazione anche per copiare" ... parole sante!
    Credo che la parte migliore del film sia la tua recensione, fra l'altro unico pezzo non realizzato dalla WB.

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