martedì 18 ottobre 2016

Anche nel Nordovest gli uomini odiano le donne

Go With Me (Blackway), Daniel Alfredson, 2015.

Questi due li conosco da tre ore,
vogliono aiutarmi con uno stalker,
a momenti si facevano ammazzare,
hanno un fucile da oche nel baule.
A parte questo tutto ok.
Nelle foreste del Nordovest americano ci si può perdere per sempre. Ci sono boscaioli in fregola per gli alberi, motel in cui qualcuno cuoce metanfetamina e una ragazza resta ammanettata a un letto, nessuno ti saprebbe dire il perché. C'è anche Anthony Hopkins che dà la caccia a Ray Liotta, per motivi non chiarissimi - ok, lui è uno stalker che terrorizza Julia Stiles, un boss dello spaccio e tante altre cose, ma Hopkins va per gli ottanta, dovrebbe stare seduto in un bel salotto con le gambe sotto una coperta trapuntata. Del resto ormai è un trend.

La longevità di molti attori - e l'invecchiamento degli spettatori - ha portato alla nascita di nuovi generi di cui forse non tutti sentivamo l'esigenza: dopo il filone "pensionati che fanno i mercenari o le spie" (da Expendables a Red), quello "ottuagenari vendicatori": Remember di Egoyan, Il mistero del caso irrisolto di Bill Condon, e ancora prima questo Blackway, bislaccamente ribattezzato Go With Me per il mercato italiano che se lo ritrova in sala in un piovoso weekend di ottobre a due anni dall'uscita. Ma si può raccontare la vecchiaia senza farne uno spettacolo? E si può farne uno spettacolo senza averne pudore? Stiamo guardando Hopkins nella parte di un vecchio che non ha più niente da perdere, o stiamo solo vedendo Hopkins invecchiare? Certi suoi sguardi smarriti sono fuori o dentro la parte? (continua su +eventi!)


Puoi farmela un po' più grigia, per favore?

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