mercoledì 13 dicembre 2017

L'arte dei mostri è l'unica interessante

Non è cominciato tutto con Weinstein. Ho vaghi ricordi di discussioni precedenti – per esempio quando Bill Cosby fu processato per violenza sessuale devo aver sentito qualcuno lamentarsi del fatto che non sarebbe più riuscito a guardare un episodio dei Robinson. Lì per lì non devo aver prestato molta attenzione alla cosa (anche perché, insomma, oggi dove li trovi gli episodi dei Robinson?), ma è stata la prima volta che ho fatto caso al fenomeno.

Quando usciva un film di Woody Allen mi imbattevo regolarmente in qualcuno che, tra tanti motivi per non andarli a vedere, tirava fuori quella triste accusa di molestie alla figlia. Pensavo fosse una forma un po’ stravagante di boicottaggio. Ma poi è scoppiato lo scandalo Weinstein e mi sono reso conto che molte persone intorno a me non sembrano riconoscere la differenza tra contenuto dell’opera e vissuto dell’artista – no, in realtà è più sottile di così. Non è che non la riconoscono: chiunque sa riconoscere la differenza, poniamo, tra Adolf Hitler e uno dei suoi mediocri paesaggi. È che non la vogliono riconoscere. Carino quel paesaggio, di chi è? Di Adolf Hitler? Ah, allora è orribile.


4 commenti:

  1. Scusa, ma l'hai letto fino in fondo l'articolo di Dederer? (al limite basta anche la chiusa) - la sua tesi, da quel che ho capito io, è che tutti gli artisti (e le artiste) e anche i/le wannabe siano dei mostri potenziali, perchè per il solo fatto di voler essere artisti/e fa di loro degli/delle egolatri/e. Che questo si riverberi nel fatto di stuprare una tredicenne a una festa, di ammazzare una persona, di fare sesso con una figliastra diciassettenne consenziente, di masturbarsi davanti alle colleghe, o solo di ritenere di avere delle cose così importanti da comunicare che ti sembra giusto e normale che tutto il mondo stia ad ascoltarti a bocca aperta, è solo questione di dove metti l'asticella della mostruosità, dice lei.
    Almeno, questo io ho capito. Anzi mi pareva anche vagamente assolutorio (o per lo meno, non l'ennesimo contributo al linciaggio) nei confronti dei soggetti citati.
    (peraltro mi pareva

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    1. L'ho letto sì, ma non c'era più spazio per discuterne.

      È che a un certo punto rischia di diventare uno di quei sfoghi da donna in carriera, ah gli uomini se la prendono con noi perché non badiamo ai bambini ecc.

      Poi ha questa idea dell'artista-genio-mostro che è molto romantica: ok, probabilmente chi ha successo riesce spesso a concentrarsi sul lavoro e a escludere altre incombenze (famiglia ecc.), ma probabilmente è vero per qualsiasi ambito: scommetto che il miglior idraulico del mondo è uno stronzo che non porta mai i figli al parco.

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    2. Leo, perdonami, un conto è "essere uno stronzo", un conto è essere un criminale....

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  2. Leo, bel pezzo, però ci dobbiamo mettere d'accordo sull'essere più o meno indulgenti nei confronti di chi crea arte e però magari commette crimini...questo credo sia il punto...

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