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lunedì 15 ottobre 2001

Secondo me eravamo più di trecentomila.

In corteo si è sentito dire anche cinquecento, e la cosa era plausibile. 14 km. e più di persone in fila, compatte, che a un certo punto hanno invaso i campi e la superstrada: chi ha potuto contarli, e dove? Noi, per esempio, non siamo riusciti a vedere né Perugia, né Assisi: se qualcuno ci aspettava là per contarci, si è perso almeno la metà dei manifestanti.

La nostra corriera (come tante) ha mollato noi e i nostri compagni di viaggio curdi sulla superstrada, perché la polizia bloccava lo svincolo di Ponte San Giovanni: più tardi la stessa polizia ha completato il disastro organizzativo depistando le corriere in tutti i piazzali di Santa Maria degli Angeli. C’erano comitive divise in corriere parcheggiate a chilometri di distanza, né i conducenti potevano comunicare ai gruppi dove erano stati depistati, perché per più di 12 ore nessun cellulare ha funzionato.

Questa cosa dei cellulari è molto curiosa. A Genova hanno funzionato quasi sempre: solo di fianco alla caserma-bunker sul mare perdevano il campo. E là eravamo duecentomila (secondo la Questura) o trecentomila (secondo noi). Stavolta niente: black out totale. E allora si vede che eravamo un po’ di più che a Genova. A meno che…

Non so se sia la stanchezza o la vecchiaia a farmi paranoico, fatto sta che quando, a marcia finita, imbottigliato in un ingorgo umano davanti a un passaggio livello, metà dei miei compagni dispersi e nessuna traccia dei curdi, mi sono rivisto sulla testa quel caro, vecchio amico – l’elicottero – che nostalgia! ho iniziato a pensar male e non riesco ancora a smettere.

Il caos di S. Maria degli Angeli era evitabile? Direi di sì. Bastava fare un calcolo serio di quanti saremmo stati, non era poi così difficile. Si telefona alle associazioni (Arci, Acli, Agesci), ai sindacati… Da Modena eravamo più di un migliaio e lo sapevamo già da qualche giorno. Una volta contate le corriere, si decide dove sistemarle: quelle per Milano in questo piazzale, quelle per Roma in quest’altro… Mi rendo conto che il ministero degli Interni abbia cose più importanti da fare, tipo sgominare la rete europea di bin Laden (senza ironia), però se ne avesse avuto la volontà, un minimo di ordine riusciva a metterlo. A meno che…

A meno che non avesse nessuna volontà di mettere ordine, ma anzi, qualche interesse a fomentare il disordine. Mica ci vuole molto. Ormai siamo tutti schiavi del cellulare: ce lo blocchi per una giornata e non riusciamo più a trovare nemmeno la mamma, figurati una comitiva di curdi persi nel cuore dell’umbria (dopo un’oretta che mancavano all’appello il nostro conducente ha cominciato a proporci di lasciarli lì, e imbarcare qualche altro modenese sperduto, che lì intorno abbondavano. Nel piazzale lungo la ferrovia la gente andava in giro a gruppetti, gridando: “Treeento! Fireeenze! Graanarolo!” Io fermavo chiunque sventolasse una bandiera del PKK. La maggior parte erano italiani, uno era tirolese).

Una situazione simile nella mia vita l’ho vissuta soltanto a Genova, la sera del 21 luglio (vien da chiedersi: dove ho vissuto per 27 anni?) Invece di farci confluire tutti ordinatamente verso la stazione e gli altri luoghi di ritrovo, le forze dell’ordine le provavano tutte per disperderci ai quattro cantoni della città – forse nella speranza che rompessimo vetrine e sfasciassimo cassonetti: cosa che però non è successa, perché a quell’ora probabilmente anche i peggio blecbloc erano esausti e chiedevano soltanto un marciapiede per sedersi. Il comportamento tenuto da quella folla (non era più un corteo) è la miglior prova che in Italia esiste un movimento pacifico e responsabile. Senza più punti di riferimento, caricati nei parcheggi e nei luoghi di ritrovo, abbiamo mantenuto il sangue freddo e ce ne siamo andati a casa.

È la stessa gente che si ritrovava schiacciata davanti al passaggio a livello di Santa Maria degli Angeli ieri sera. Stessa confusione, eppure anche stavolta nessun panico, nessun incidente. Migliaia di persone che non sapevano nemmeno più quando e come sarebbero tornati a casa, e non abbiamo assistito al minimo scazzo! (Glauco non conta).

Ma lì (come a Genova) c’era l’elicottero. Lì (come a Genova) ci si aspettava che dalla confusione nascesse la rissa. Del resto i noglobbal avevano promesso schiaffoni, o no? Quella mattina, appena scesi a un autogrill toscano, già “Libero” titolava: “Ecco i crimini dei pacifisti”. I criminali erano lì, a fare la fila ordinata per il cappuccino e la pipì.

Alla fine siamo partiti verso le nove. Non so in che dio credano i curdi, ma è senz’altro un dio beffardo, perché per puro caso li ha fatti arrivare alla nostra corriera proprio quando aveva messo in moto. Non eravamo proprio sicuri che fossero esattamente tutti i curdi originali, ma a quel punto il conducente nessuno lo teneva più. Ha fatto Assisi-Modena in tre ore (via Cesena), direi che è un record. Il suo stile nelle rampe di decelerazione è inimitabile. E abbiamo portato la pelle a casa anche stavolta.

1 commento:

  1. A distanza di 11 anni da quando questo post venne scritto, mi trovo a leggerlo per la prima volta mentre esploro il blog di Leonardo.
    A quella marcia della pace c'ero anche io (pullman da Pisa), ricordo i cellulari in tilt, mia madre che sosteneva fosse stato il governo a spegnere i ricevitori, la gente che armata di santissima pazienza esplorava i parcheggi e si organizzava col passaparola.
    Se lo scopo era quello di far scoppiare trafferugli mi sembra non abbia funzionato, l'unico effetto concreto ottenuto è stato quello di rafforzare la pessima opinione che avevamo dei governanti, che spengono i ripetitori quando servirebbero maggiormente.

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