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lunedì 14 ottobre 2002

(Le mie guerre, 5):
Meglio la Wehrmacht?

Riassunto: Storia dei conflitti umanitari - e degli effetti collaterali sulla mia coscienza - dalla guerra del Golfo in poi. Siamo al Kossovo…

…A tutto, dicevo, c'è un limite: e io a certe cose non ero preparato. Per esempio:
– Non ero preparato all'uranio impoverito: non mi facevo illusioni sulla 'guerra umanitaria' , ma credevo che non avesse nulla a che vedere con la radioattività. Non ero preparato a sentire un graduato italiano dire che le troppe morti di leucemia dei nostri soldati erano imputabili, ehm, allo stress. Ma gli Onorevoli di destra o sinistra che hanno votato per mandare mille alpini in Afganistan ne hanno mai sentito parlare? O sperano semplicemente che il Karakorum si riveli "meno stressante" dei Balcani?

– Non ero preparato al pietismo degli organi d'informazione. La tv francese fa uso di melassa in quantità assai inferiore alla nostra, ma in quell'occasione si superò: del resto bisognava farci piangere per la sorte di un popolo mentre noi ne bombardavamo un altro…
Non sono ancora riuscito a scordarmi un reportage su una bimbetta zoppa, salvata e accudita in un ospedale di campo, inquadrata dal basso all'alto mentre pedala col solo piede che ha su una bici a rotelle. Pensavo: Ma noi occidentali, che stronzi siamo? Prima gli abbiamo venduto le mine per azzoppargli i bambini, poi abbiamo aspettato che arrivassero i miliziani serbi a bruciargli le case, infine siamo arrivati con il nostro uranio impoverito, le nostre biciclette a rotelle e le videocamere, per immortalare il nostro capolavoro umanitario. Ma se qualcuno facesse lo stesso a noi, come reagiremmo? Ringrazieremmo anche noi per le rotelle?

– Non ero preparato al cosiddetto "fallimento della missione Arcobaleno". Per la verità, anche se 'fallita', la missione ha reso un servizio importante. Ma il danno che la gestione degli aiuti ha arrecato all'immagine del volontariato italiano è incalcolabile. Oggi gli italiani si fidano molto meno del volontariato, a torto o a ragione. Ma perché un programma di aiuti così importante fu affidato a un cartello di associazioni non governative? Chi fu a sbagliare i calcoli? Fu il Volontariato, a causa di un'eccessiva fiducia nelle proprie risorse e nelle proprie capacità organizzative? O fu lo Stato troppo lesto a delegare ai 'professionisti del volontariato', dai quali ci si aspettava (ma perché?) una maggiore professionalità e… onestà? È in casi come questi che si rivela l'altra faccia della medaglia della Sussidiarietà: lo scaricabarile.

– Non ero preparato all'ennesimo bombardamento eterno. Pensavo: l'adriatico non è il Golfo, laggiù i caccia americani potevano fare la gara a tirare giù i minareti, ma qui è diverso, colpiranno qualche stabilimento e amen – Seee, come no. Tonnellate di tritolo, in perfetto stile yankee, senza neanche preoccuparsi di accertare se una camionetta carica miliziani o profughi. E siccome il perfido tiranno si nascondeva ogni notte in un covo diverso, la Nato si sentiva moralmente autorizzata a mollar bombe nei centri storici delle città, senza perder tempo a controllare sulle piantine, caso mai per sbaglio mettessero nel mirino l'ambasciata cinese. Perfino Attila usava più rispetto per la diplomazia.

Cosa c'è di umanitario in questi bombardamenti lunghi mesi, che fanno naturalmente più vittime tra i civili che tra i militari? Non era forse più 'umanitaria' la guerra-lampo della Wehrmacht, che consisteva nello sfondare le linee nemiche coi carri armati, finché c'era benzina (i veri orrori li facevano le SS nelle retrovie)?. Ma la Wehrmacht era l'esercito di un regime odioso che educava i cittadini a morire per la Patria, e poteva permettersi di lasciare qualche soldato morto sul campo. La Nato, invece, è l'espressione delle ricche democrazie occidentali, che si fondano sul consenso e sul benessere individuale. Per salvaguardare il nostro tenore di vita ci si può chiedere, talvolta, di combattere una guerra 'umanitaria': ma di lasciare dei morti sui campi di battaglia, eh no, questo no. È questo che ha reso le guerre della Nato molto, molto più cruente e incivili di quelle combattute dagli eserciti regolari dei regimi nazifascisti. Prima d'intervenire da terra, i potenti eserciti Nato devono essere sicuri che nessuno torcerà un capello ai nostri 'ragazzi' imbottiti e ipervitaminici, cosicché loro possano sorridere e salutare a casa, ciao mamma, qui è tutto tranquillo, ora che ci siamo noi.

La democrazia e il benessere rendono le guerre ancora più violente di quanto già non siano. Questo paradosso l'ho imparato nel 1999, e non sono più riuscito a liberarmene. Sì, perché non mi offre via d'uscita: io, infatti, credo nella democrazia e vivo nel benessere. Ho persino praticato l'obiezione di coscienza, e trovo naturalmente assurda l'idea di morire per la Patria. Bene, non è grazie a gente come me, cinica e disincantata, che la Nato è costretta a combattere le sue guerre a suon di tritolo per non sprecare uomini?

Sento già l'obiezione: chi ci obbliga a combattere le guerre della Nato? Possiamo perfino uscirne. Ma non è proprio grazie alla Nato che abbiamo potuto permetterci non solo cinquant'anni di pace, ma l'esercito da operetta che abbiamo? Perfino il nostro diritto di 'obiettare', di non andare a militare, di professarsi pacifisti, noi lo dobbiamo alla Nato, che ha presidiato i nostri avamposti per tutto questo tempo. E il giorno che volessimo "mandare a casa" la Nato (ammesso che sia possibile), questo non significherebbe forse dover ricominciare ad armarsi… seriamente? Siamo certi di volerlo fare?
Non preferiamo forse lasciare le cose così come stanno, pagando solo ogni tanto alla Nato un tributo di parà o d'alpini su questo o quel fronte esotico? Del resto, quando ne abbiamo avuto bisogno noi, la Nato ha risposto rapidamente, o ce lo siamo già scordati? Si trattava, ricordiamolo, di difenderci da due milioni di profughi cossovari. E cosa sono mille alpini, al confronto…
(continua)

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