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martedì 27 febbraio 2007

scuola di brigatismo, 1

Effetti non collaterali

E continuano a parlare di Brigate Rosse. Tanto chiasso per un gruppetto che non era ancora riuscito a scassinare un bancomat.

Minimizzo? Beh, dipende. D’accordo, il brigatismo uccide. Quanto? Negli anni Zero direi una media di un morto ogni tre anni. Nel frattempo – sarà un po’ banale ricordarlo – abbiamo due o tre Regioni controllate da bande criminali spesso in guerra fra loro. In ogni caso non fanno in un anno i morti che fa il traffico.

Volendo restare ai morti ammazzati, ci sarebbe un'altra emergenza: le famiglie. Il posto più rischioso in assoluto, come sa chiunque ne abbia una (Ratzinger, per esempio, non lo sa). In realtà, se si potessero abolire, si salverebbero centinaia di vite all’anno. Peraltro, se non ti ammazza un parente, spesso è il vicino di casa. In confronto alla casa e al quartiere, lo stadio è un ambiente relativamente più sicuro – più o meno un morto all’anno. Sempre peggio dell’emergenza brigatismo, comunque.

Se comunque preferite discutere di quest’ultima, prego. Ci sono comprensibili motivi per cui periodicamente il brigatismo in Italia diventa un’emergenza più chiacchiarata di mafie, camorre, traffico, violenze domestiche e stadi in rivolta.

Da una parte è una questione politica: lo spauracchio rosso da agitare prima delle grandi manifestazioni. Ma non è solo questo. Il brigatista è quanto di più romantico la cronaca nera ti possa offrire. Infiltrazioni, agguati, complotti, cosa vuoi di più? Solo i padrini mafiosi potevano reggere il confronto; ma da quando hanno iniziato a prenderli si sono scoperti più simili allo zappatore di Merola che a Vito Corleone, e la fascinazione collettiva si è un po’ ammosciata. Meglio allora l’antico killer idealista e metropolitano, metodico e allo stesso tempo fuori del mondo, il che fa sentire un po’ più intelligenti noi che, in questo mondo, ormai ci siamo dentro.

E perché no, dopo tutto. Soltanto, non vorrei che si raccontassero storie ai ragazzini.

Perché il rischio è altissimo, e il tempo non aiuta. I ragazzini non sono copie conformi a quelli che eravamo noi: ormai sono nati a muro di Berlino crollato. Il comunismo è un concetto che dovrebbero imparare a scuola, se ci arrivano. E anche se ci arrivano, cosa vuoi che possano capire sui banchi di un concetto che tiene insieme Marx, Berlinguer, Guevara e Mao – per fare il nome di quattro persone che, se fossero vissute nella stessa unità di tempo e spazio, probabilmente sarebbero venuti alle mani o al Kalashnikov. Se poi pretendiamo di allargare la foto di famiglia per includere Curcio o Moretti, non facciamo che complicare un pastrocchio.

Si rischia, per amore di brevità, di avallare la favola del collateralismo: i brigatisti erano rossi, quindi collaterali a Pci e Cgil. Le cose sono assai più complicate. I brigatisti s’infiltravano e s’infiltrano nella Cgil: tante grazie, dove dovrebbero infiltrarsi? Nella Cisl? Nei circoli Acli? Ma questo non toglie che le Br, vuoi per strategia, vuoi per istintivo settarismo, abbiano sempre considerato la sinistra ufficiale come un obiettivo primario. Ed è vero anche l’inverso: la sinistra ufficiale – che era cosa ben diversa da quella che ci troviamo oggi – ha capito abbastanza presto che il brigatismo era il nemico.

Nei salotti era un’altra cosa, è vero. Lì una zona grigia c’era: del resto la rivoluzione era data per imminente, e non sarebbe stato un pranzo di gala. Lo slogan Né con lo Stato né con le Br tradiva l’atteggiamento di chi stava semplicemente aspettando il vincitore per attaccarsi al carro. Ha vinto lo Stato, e oggi le Br sembrano una banda di matti. Facile, col senno del poi.

Ma chi lo spiegherà ai ragazzini, che proprio il PCI era la bestia nera dei brigatisti, e viceversa? Con la litigiosità istituzionale, e l’ansia dei piccoli partiti di raccattare qualsiasi voto d’estrema sinistra, è diventato difficile capire l’atteggiamento del partito di Berlinguer. Gli si può rimproverare molto, ma certo non la connivenza col brigatismo. Addirittura gli si può rimproverare il contrario: il brigatismo si sviluppò e fece adepti nella sinistra estrema anche perché il PCI, in un decennio che complessivamente andava verso sinistra, intraprese una lunga e faticosa marcia nella direzione opposta, verso quell’impossibile Grossa Coalizione DC-PCI che crollò proprio nel giorno in cui le Br sequestrarono Moro. È quel che scrive per esempio Paul Ginsbourg, e forse stasera mi conveniva semplicemente copiare e incollare.

Un secondo fattore(*) è da ricercarsi nella frattura, sempre più marcata, che si creò tra il Pci e quel ceto giovanile urbano e universitario che gli aveva dato un appoggio cruciale nelle elezioni di giugno [1976]. Più il partito di avvicinava al governo rafforzando la sua alleanza con la Dc, più cercava di stabilire con forza le proprie credenziali come “responsabile” partito di governo. Qui Berlinguer compì uno dei suoi più gravi errori. Nei trent’anni di vita della Repubblica gli attivisti del Pci erano sempre stati presi di mira dalle misure repressive della polizia; dal 1976 in poi, invece, il partito divenne il più zelante difensore delle tradizionali misure di legge e di ordine, anziché farsi campione delle campagne per i diritti civili. Un esempio emblematico di tale atteggiamento fu l’appoggio acritico dato al governo per il rinnovo della legge Reale sull’ordine pubblico, contro la quale il Pci aveva votato nel 1975. Sui temi cruciali che riguardavano i giovani politicizzati – il diritto a manifestare, i poteri della polizia, la detenzione preventiva, la riforma carceraria – i comunisti mantennero un silenzio che non lasciava presagire niente di buono.
I più severi critici del partito imputarono al suo passato stalinista questo ritrovato autoritarismo. Quali che ne fossero state le cause, gli effetti erano indubbi. Qualsiasi opposizione al compromesso storico veniva spesso qualificata semplicemente come atteggiamento deviante. […] Si generò un terribile paradosso: i comunisti volevano prevenire l’estendersi della violenza, ma la loro politica creava un terreno più fertile per i terroristi.
L’anno 1976 vide infine un rafforzamento in termini numerici e organizzativi delle bande terroriste, in stridente contrasto con la caduta verticale della forza e delle attività di gruppi similari negli altri paesi europei interessati dal fenomeno.

(Paul Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi Torino 1989, pagg. 512,513).

È una lunga citazione, ma credo ne valga la pena. Considerato che stiamo ancora scontando, a trent’anni e più, le conseguenze di una svolta centrista che lasciava troppo spazio scoperto a sinistra (non vi ricorda qualcosa?) Continuiamo a discutere di manifestazioni, detenzioni preventive e carceri allo sfascio; la legge Reale, più o meno, è sempre lì. Gli allievi di Berlinguer che oggi formano la classe dirigente dei DS dovrebbero meditare su quello che successe allora. Gli orfani di Berlinguer che ancora oggi oscillano tra manifestazioni antimperialiste e rimpianti per il vecchio PCI dovrebbero scrostare un po’ di nostalgia e ricordare quel periodo con più freddezza.

E tutti dovrebbero impegnarsi a raccontare meglio quel periodo ai ragazzini. Senza inutili nostalgie, e senza troppe storie: la Storia di per sé, con tutti i suoi errori, è già fin troppo interessante.

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(*) Il primo fattore era la crisi dei “gruppetti” extraparlamentari, Lotta Continua, PotOp, ecc.; anche di questo varrebbe la pena di parlare, perché i gruppi avevano costituito fino a quel momento una sorta di ‘tampone’ che aveva assorbito le energie di un pubblico che diversamente avrebbe potuto indirizzarsi alla lotta armata. Qualcosa di simile per certi versi a quello che oggi fanno i movimenti: quelli che portano la gente pacificamente in piazza a Vicenza. E attenzione: periodicamente vanno in crisi anche loro.

6 commenti:

  1. ottimo il ibro di Ginsborg.
    e ottima anche la citazione.

    Buldra.

    [ http://buldra.splinder.com ]

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  2. A parte che il criticare la svolta centrista mi sembra una cretinata. Che doveva fare, Berlinguer, una svolta estremista? Gli estremismi ci sono e ci saranno sempre, e non sono "bene", ma e' il sintomo di qualcosa che non va, non un male necessario, e vanno capiti, ricompresi, ed infine combattuti se degenerano nella lotta armata.
    Ma soprattutto mi chiami
    "una sorta di ‘tampone’ che aveva assorbito le energie di un pubblico che diversamente avrebbe potuto indirizzarsi alla lotta armata" Lotta Continua? Ma stai scherzando E secondo te l'omicidio a causa del quale Sofri si sta facendo tanti anni di galera era dovuto ad un tamponamento mal riuscito? O forse non stai applicando una teoria giustificazionista che gia' tanti male ha fatto finora?

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  3. Io non giustifico mai niente, però ragiono su dati storicamente abbastanza acquisiti. Nel 1976 la crisi dei gruppi extraparlamentari storici ha coinciso con un'escalation del terrorismo di sinistra.

    Sul delitto Calabresi ho evidentemente un'idea diversa dalla tua, ma in generale trovo pericoloso fare di LC, PotOp e terrorismo tutto un fascio. Altrimenti va a finire che Sofri si ritrova fondatore delle Br, come sta scritto credo sull'enciclopedia Larousse. Non solo non le ha fondate, ma ne parlava male; come Toni Negri, del resto. Personalmente non ho simpatie eccezionali né per l'uno né per l'altro, ma confonderli con Curcio o Moretti significa esattamente raccontare balle ai ragazzini.

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  4. Io credo che i ragazzini di oggi sappiano poco e nulla delle vicende della sinistra italiana. Quello che sanno lo pigliano dagli slogan pacifisti e dalle manifestazioni di piazza.
    Detto questo.
    Le cosidette BR di oggi pescano nel disagio dei centri sociali e in quella fetta di popolazione affetta dalla sindrome della terza settimana. Niente a che vedere con la liberazione del proletariato attraverso la lotta armata. Tesi portata avanti solo da qualche esponente storico delle BR e pochi adepti.
    Che poi la sinistra viva sull'orlo di una perenne crisi di nervi è una verita quasi secolare (1921 PSI - PCI)
    Ma se al tempo del pentapartito ci si poteva permettere il lusso di frantumarsi in gruppetti dall'ideologia ferrea, ora (con la legge eletorale voluta delle destre) questo non è più possibile.
    Vale la pena ricordare che il paese ha attraversato periodi di crisi ben più gravi, e questo prima delle brigate rosse. Basti pensari ai falliti colpi di stato
    del 64 e 70 (piano Solo e Golpe Borghese).
    I giovani dovrebbero imparare di più dal passato e i vecchi riflettere di più sui loro sbagli.

    Cattive Inclinazioni

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  5. Leo, stando al tuo criterio, le Forze dell'Ordine meritano il Nobel per la Pace. L'attività sicuramente meno pericolosa di qualsiasi altra è partecipare a manifestazioni in Italia: negli ultimi trent'anni, un solo morto (per giunta impegnato in attività - come dire - piuttosto imprudenti), altro che 'deriva cilena'; i tornei amatoriali di calcetto, è lì la strage dimenticata.

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  6. secondo me gran parte dell'attenzione dedicata attualmente alle nuove br deriva semplicemente dallo sfruttamento mediatico del momento, cosi' come al tempo del lancio dei sassi di tortona sembrava che in italia l'unica attività dei ragazzi fosse quella di gettare pietre dai cavalcavia

    inoltre ritengo che paragonare morti relativi a diverse attività sia fuorviante: il traffico, mangiare, anche fumare etc. sono attività da un lato lecite, dall'altro "vitali". e di vita, ovviamente, si muore (si potrebbe fare molto di piu' ma questo è un altro discorso); mentre il terrorismo è una patologia dai connotati politici e perciò sia inquietante sia molto più interessante

    mario

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