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giovedì 4 ottobre 2007

contro la lingua italiana, 36

L’italiano è una lingua scomoda, ci pensavo qualche giorno fa.

È successa una sciocchezza. Un signore, non molto esperto di wikipedia, si è avventurato su una pagina di discussione per chiedere che fosse tolto un errore che “purtroppo, si sta diffondendo eccessivamente, sia per ignoranza, sia per leggerezza o sia per distrazione”. L’orribile errore era la parola “obbiettivo”, scritta con due B.

Ultimamente collaboro poco a wiki: e quel poco lo spreco in menate come questa. Sì, perché davvero ho perso cinque minuti del mio tempo per ob(b)iettare che non si trattava né di ignoranza né di leggerezza, ma di una forma consentita dai dizionari; e nel frattempo mi chiedevo se esista al mondo un’altra lingua scomoda come quella italiana, con tutte queste false regole e falsi errori che fanno perdere tempo alla brava gente che vorrebbe solo comunicare senza strafalcioni. Forse no: solo noi possiamo perdere una mezz’ora a litigare su una doppia B. O sulla virgola dopo la “e”: ci va o non ci va? (Ci può andare). O sull’accento su “sé stesso” (meglio metterlo). O sul gerundio a inizio frase, che non ha mai fatto male a nessuno. Lunghi dibattiti negli uffici (e su wiki) perché c’è gente che non si rassegna a dire “scannerizzare”, anche se sta già sui dizionari. “Ma è brutto”. Beh, non sempre le parole possono esser belle, ma l’importante è capirsi: e se ci vogliamo davvero capire, “scannerizzare” è più preciso di “scandire” o “digitalizzare”. Proprio non va giù? E va bene, c’è anche “scansionare”. Basta non mettersi a litigare su quale dei due sia più corretto: nei dizionari ci sono entrambi, uno deriva da scanner e l’altro da scansione. Sono sinonimi, come “adempiere” o “adempire”, come “obiettivo” od “obbiettivo”. Ognuno è libero di usare quel che vuole. In realtà l’italiano sarebbe una lingua tollerante… ma forse è proprio questa tolleranza il problema. La libertà fa paura, anche quando è solo la libertà di usare una o due B.

L’ipercorrettismo non viene dall’alto. Chi ha dimestichezza con i grammatici di professione sa quanto siano tolleranti (anche troppo: a volte per non dar torto a nessuno pasticciano un po’, come l’Accademia della Crusca sulla questione “euro/euri”). Gli ipercorrettivi sono persone come noi, che l’italiano lo sanno più o meno come noi, magari con l’inconscio segnato per sempre da una sadica maestrina elementare. Portano l’italiano come una giacca stretta, che in teoria dovrebbe farli apparire eleganti e invece li rende goffi, e pronti all’imminente prossima figuraccia. Il signore che ci teneva tanto a togliere una B alla parola obbiettivo, si muoveva impettito come un mangiatore di scope, mandando avanti virgole a casaccio. Questa è la nostra lingua: un vestito scomodo, che nessuno riesce a portare con grazia. Nel frattempo, chi non vuole correre il rischio taglia la testa al toro e invece di “obiettivo/obbiettivo” scrive “target”, che tanto si capisce lo stesso. Se l’italiano morirà, sarà anche colpa vostra, e della matita rossa che tante volte avete brandito a casaccio.

Ci ho ripensato leggendo questo pezzo di Matteo Bordone, significativo come può esserlo un lapsus. Non tanto per i suggerimenti (alcuni giusti, altri eccessivi), ma per l’atteggiamento: Bordone non ci prova nemmeno, a fare il simpatico. Sa benissimo che sta per interpretare il ruolo del maestrino stronzo, e ci si adegua.
Ho deciso, e l'ho deciso tanto tempo fa, che avrei detto il più possibile a uno che dice "mi pare che è", "guarda che si dice mi pare che sia" (e anche "hai un pezzo di insalata nei denti"). Male che vada, se la prende e gli sto sulla palle; poi però la volta dopo non lo dice, forse. (A dire la verità la tecnica non funziona con tutti, per dire con me non ha mai funzionato perché mia madre ripete il mio nome ad alta voce ogni volta che dico "cazzo", e il risultato è che ho una passione viscerale per ogni forma di turpiloquio.)

Ecco, appunto: tua mamma ha adottato una tattica educativa fallimentare, e tu la stai imitando. Freud ti direbbe che quel che cerchi è proprio il fallimento: davvero non hai pensato i tuoi lettori potrebbero mettersi a dire “anedottica” o “nel merito” con la stessa passione viscerale con cui tu continui a dire le parolacce? Sicuri che non ci sia un sottile gusto del proibito dietro al successo di "piuttosto che" o del sempreverde "a me mi piace"?

Gli errori non sono semplicemente “ignoranza, leggerezza, distrazione”. Prima di tutto sono segni di un disagio. Non c’è dubbio che sia triste sentirsi dire “c’è stato un misunderstanding”, quando l’italiano ha almeno due espressioni più brevi (e più belle) per dire esattamente la stessa cosa. Ma impuntarsi non serve. Occorre almeno cercare di capire perché succede: com’è possibile che qualcuno in Italia preferisca “misunderstanding” a “equivoco”? Davvero l’italiano è diventato così scomodo? E se lo è diventato, la colpa non sarà un po’ di tutte le maestrine che pretendono di imporre le loro idiosincrasie? Se “v’è” ti fa schifo, non usarlo. Ma perché qualcun altro non potrebbe preferirlo a “c’è”? Proprio l’esempio di Bordone (“Del doman non c’è certezza”) mostra come a volte un “v’è” possa evitare una cacofonia. L’italiano dovrebbe essere quella lingua confortevole in cui si può scegliere tra “v’è” o “c’è”, o “tra” e “fra”, a seconda di come suona la frase. Dovremmo sforzarci di rendere la lingua italiana un posto accogliente e confortevole, dove le parole si possono scegliere anche in base al suono, alla simpatia; e dove i neologismi e varianti fossero ancora benvenuti. Perché così era al tempo di Dante, e ancora al tempo di Gadda; e i periodi bui che ci sono stati in mezzo sono proprio quelli dominati da maestrine superciliose con problemi di punteggiatura. Anche a me danno fastidio i participi “ad sensum” (“ad minchiam”, li chiama Bordone), però alla fine dei conti che male fanno? Se i latini li tolleravano, c’è un motivo oggettivo per cui gli italiani non dovrebbero usarli?

Avremmo ancora una lingua viva, se solo volessimo. Invece perdiamo tempo prezioso a correggerci errori inesistenti, a lamentare la morte del congiuntivo (morte lentissima: se ne parla almeno da cinquant’anni), a stringerci ancora senza motivo il colletto linguistico. Moriremo strangolati dai nostri cravattini. If you want, be happy now: for tomorrow’s never sure.

37 commenti:

  1. "incomprensione" e "misunderstanding" non mi sembrano così diverse come bellezza - a parte che una è in italiano, claro.
    Se mi dici "è più bello dire «non ci siamo capiti»" allora è un altro conto.

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  2. per .mau: malinteso?

    eppoi: ho il vago ricordo di un lungo capitolo del Migliorini sulla traggedia dei volenterosi italofoni dell'800, la traggedia dei "doppioni", di cui l'italiano straborda (a differenza, pare, della maggior parte delle altre lingue). Sì, gli ipercorrettismi sono tipici dei semidotti, ma mi sembra che qua fai un po' un calderone coi doppioni - e con tutto l'incruento (sociologicamente sanguinoso?) ambaradan della faccenda, vabbè.

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  3. (Se mi obbligassero a sopprimere una parola della lingua italiana, io voterei proprio ambaradan).

    "Malinteso" suona molto bene, e anche "equivoco"; c'è anche "qui pro quo", che è latino per tutti.

    Il Migliorini anch'io me lo ricordo, nel senso che non ce l'ho in casa, e forse qualcosa col tempo l'ho persa. Proporrei di non vedere necessariamente nei doppioni un limite della lingua italiana: Dante se ne serviva proprio perché aveva bisogno di una lingua elastica che quadrasse nelle terzine.

    Il vero problema siamo noi: di fronte a un doppione vogliamo assolutamente sapere quale delle due voci è corretta, quale è più elegante, quale è giusta. La libertà di usarle entrambe a piacimento ci spaventa.

    Più volte ho assistito a un litigio tra scannerizzatori e scansionisti: che senso ha? Non c'è più nessuna maestra a darvi un voto.
    Sarà che lavorando a scuola (dove la penna rossa la uso seriamente, e tantissimo), quando mi trovo tra adulti vorrei percepire la differenza.

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  4. Secondo me ci sono anche due ulteriori motivi per una lite come quella che citi: campanilismo e polemicità. "Il mio e' meglio del tuo", insomma.
    Siamo ancora al livello dei bambini che litigano perche' uno tifa una squadra piuttosto che un'altra, senza motivo alcuno se non "perche' e' cosi'".

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  5. mah, sinceramente i dizionari ormai contano come il due di briscola (vale come frase fatta?) :-)
    ai tempi di natalia ginzburg dire famigliare era consentito.
    ai tempi miei no. era un errore da penna rossa, in quanto considerato errore ortografico.
    adesso è di nuovo consentito.
    a me fa venire comunque l'orticaria leggerlo, soprattutto se a scriverlo sono quelli che hanno imparato la grammatica all'epoca mia.
    sono una di quelle noiosissime persone che credono che per poter superare le regole si debba innanzitutto conoscerle.
    ai posteri l'ardua sentenza :-)

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  6. Disagio, giusto. Un disagio anche verso una lingua che non c'insegnano ad amare (e non parlo soltanto delle maestrine) perché ci convincono, per esempio, che leggere significa fatica, una fatica che, per di più, non dà risultati concreti, tangibili. Un esempio: tutti a lodare (anche giustamente, non è questo il punto) La strada di Cormac McCarthy e nessuno che dice la verità: che si tratta di un libro di fantascienza. Forse (forse) basterebbe rendere la cultura "più leggera" e qualcosa cambierebbe. Perché, leggendo con piacere e leggerezza, ti scrolli di dosso le sclerosi, le polemiche e gli ipercorrettismi, ti fai una lingua tua. Io che lavoro con le parole scritte (e, sì, applico con una certa severità le norme grammanticali) ho un unico obiettivo (eh, io lo scrivo con una b): la chiarezza. Voglio che il lettore capisca quello che legge. E non mi frega nulla se l'autore scrive "scannare" o "scannerizzare". Scusa, ho un po' divagato... ma è un discorso che mi sta molto a cuore e volevo dire qualcosa anch'io sul tuo post, bello e importante.

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  7. Sposterei un po' il tiro, dall'ortografia alla sintassi. L'altra sera, zappando (aka: facendo zapping... si può usare "aka"?) nel corso delle pubblicità di "Io, robot" (film, peraltro, pessimo) mi sono imbattuto in un talk show (spettacolo parlato?) su LA7 dove un tizio, presentato come direttore di un giornale, risultava all'atto pratico incapace di costruire frasi di senso compiuto, totalmente.

    Mi è tornato in mente il cabarettista romagnolo che a Zelig fa il personaggio dell'assessore... solo che in questo caso era vero!

    Allora mi sono domandato, com'è possibile che una persona incapace anche solo di strutturare delle frasi semplici, per capirci "soggetto-predicato-complemento", finisca in questo paese a dirigere un giornale?

    Tutto ciò mi perplime alquanto.
    :-/

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  8. Patrizia, la persona che ti massacrava con la penna rossa l'aggettivo "famigliare" non conosceva nemmeno bene l'italiano.

    "Famigliare" non solo non è errore, ma ha un significato che "familiare" non ha "pertinente alla famiglia": sulle giustificazioni sarebbe meglio scrivere "motivi famigliari", perché i "motivi familiari" in realtà sono "motivi ben noti a me che li scrivo e a te che li leggi", come a dire: "i soliti motivi".

    Catriona, a dire il vero "scannare" sarebbe meglio evitarlo, per evitare certe ambiguità. Come anche "zappando" per l'attivita di fare zapping: a me piace molto "scanalando". "Aka" è divertente, ma ti sfido a dirlo in qualsiasi contesto extra-internettesco: il problema non è se sia scorretto o no, il problema è che nessuno ti capisce.

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  9. L'agonia del congiuntivo sarà lenta ma non per questo è meno spaventosa: in TV ormai non son contenti se non lo sostituiscono con orridi indicativi.
    Quanto al "piuttosto che" al posto di "oppure", la sua nascita e diffusione sono per me un mistero glorioso, ne sai qualcosa nessuno ?
    Però una sua utilità ce l'ha: mi serve subito a individuare i dementi in TV, nel mondo reale non lo sento usare da nessuno, almeno qui in Toscana.

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  10. a me fa incazzare un casino la tendenza a scrivere "intervista a Pinco Pallino" invece di "intervista CON Pinco Pallino".

    No, non è vero. Non mi fa incazzare. Volevo solo scrivere qualcosa.

    Dovremo anche ab(b)ituarci a piegare la testa quando sorridiamo alla fine di una frase.

    Buone Cose

    Many

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  11. AKA.
    Sai che mentre lo scrivevo mi chiedevo a che lingua appartenesse? Ho appena avuto l'illuminazione: è l'acronimo di "as known as"...
    (magari tu lo sapevi già, ma per me è un piccolo passo verso il sapere...)
    :-)

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  12. Io credo che non abbia senso lamentarsi perché in tv non usano il congiuntivo. Sarebbe ora di rassegnarsi: esistono registri differenti, ed è giusto che ci sia una distanza tra italiano parlato e italiano scritto. Scegliere tra congiuntivo e indicativo è oggettivamente difficile: quando si scrive il tempo c'è, quando si parla a volte no.

    Anche io darei qualcosa per capire chi ha lanciato il "piuttosto che". Ricordo in tv un personaggio dell'Impacciatore, ma era già il riflesso di un'abitudine consolidata. Non so esattamente perché abbiamo iniziato a preferirlo a "oppure" o "invece di". Senz'altro ha giocato molto il fattore fonetico: è un'espressione che riempie la bocca, molto utile quando inizio un elenco senza sapere come lo continuerò: mentre sillabo "piut-to-sto..." prendo tempo e penso a cosa dire. Ha la stessa utilità di "praticamente", o "fondamentalmente": si temporeggia.

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  13. "dell'Impacciatore"?? Sicuro? 'mazza, come suona brutto...

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  14. Leo ti ricordi il grande Ludwig, il nostro nevrotico genio logico?

    Quello che lavorava con "un materiale più duro del granito, ma ne avrebbe avuto ragione" (ovvio che non l'ebbe ma che onore sul campo).

    Io adoro una sua famosa perla (nemmeno ricordo di quale quaderno, e vado a memoria):

    "Quando vai dal fruttivendolo è gli chiedi un cesto di banane, e quello effettivamente te le consegna, ecco, ciò ha del miracoloso"

    Capirsi è un miracolo. Non farlo è l'uso.

    ..Ops, devo ancora stendere il back up, scusami.

    ;)

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  15. quoto! quoto!! quoto!!!
    Anzi: sottoscrivo! sottoscrivo!! sottoscrivo!!!
    Anzi: concordo! concordo!! concordo!!!
    (quando arrivo a "appoggio la mozione del compagno che ha parlato prima di me" abbattetemi pietosamente...)
    Chiara

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  16. Ecco, funziona.
    Blogger non mi lascia commentare quando sono loggata col mio nick. Che strazio.

    Comunque, dicevo che l'italiano non è mica una lingua moribonda, anzi: è tutto il contrario.
    I linguisti che studiano l'estinzione delle lingue mettono l'italiano tra le pochissime al mondo che godono di buona salute.
    I dibattiti sull'ortografia e l'introduzione di termini stranieri sono uno specchio di questa vivacità.
    Le persone che usano "misunderstanding" invece di "fraintedimento" lo fanno perché si riconoscono (idealmente) nelle caratteristiche che attribuiscono alla lingua inglese (dinamicità, apertura al mondo, novità, ecc.) e non in quelle legate all'italiano (provincialismo, cultura locale, chiusura verso il nuovo, ecc.). Questo è anche uno dei motivo per cui alcuni dialetti stanno morendo.
    Detto ciò, anch'io appiccherei fuoco a quelli che non beccano un congiuntivo, uno, in un discorso. Ma questa è un'altra storia.

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  17. Ah, sono CuloDritto.
    Ora la pianto e vado a gettarmi da un dirupo.

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  18. dai leonardo, non posso credere che solo a me a scuola abbiano insegnato che "famigliare" fosse un errore e che si dovesse invece scrivere "familiare"! diciamo piuttosto che in una certa epoca quella era la grammatica in uso e che poi un certo revisionismo l'abbia appunto "rivista" :-)

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  19. Se il De Mauro considera "obbiettare" come una variante del verbo "obiettare", va da se che l'aggettivo "obbiettivo" divenga variante di "obiettivo".

    Per quanto mi riguarda è obbiettivo ciò che si pone con imparzialità rispetto ai fatti, mentre l'obiettivo è quel tubo pieno di lenti che si fissa alla macchina fotografica.

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  20. No, questa differenza tra i due termini non c'è. Anche perché hanno origine dalla stessa parola latina.

    Obiettare, Obiettivo e Obiezione hanno entrambe le forme, tutto qui.

    Patrizia, non credere che l'Accademia della Crusca o qualche altra istituzione passi il tempo a decidere quali parole sono da proibire ai bambini e quali si possono recuperare. Semplicemente le tue insegnanti preferivano che si usasse "familiare", tutto qui.

    Tra l'altro ho dato un'occhiata al dizionario: non segnala nessuna differenza d'uso tra "familiare" e "famigliare". Quindi quanto ho scritto sopra non è corretto: si possono usare indistintamente, così come "obiettivo" e "obbiettivo".

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  21. scannerizzare e' davvero troppo orrenda per usarla. io ho ripiegato su "passare allo scanner". e' scomodo ma non mi fa venire la pelle d'oca come quella parola la :).

    per il resto del post non posso che approvare incondizionatamente.

    alek

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  22. bene, sarà meglio che ripassi un po' di lessico.
    In genere i doppioni esistono anche in inglese, ma sono di origine completamente diversa (anglo e normanno, ma questo Leo lo sa meglio di me). Dante, e prima di lui gli stilnovisti, hanno fatto i furbi, però il vero dramma dei nostri doppioni è che le parole sono entrate sempre dal latino, ma in tempi diversi.
    Per familiare/famigliare, la mia maestra dalla penna rossa diceva di parlare di familiari come persone e famigliari come cose usuali. Poi non correggo mai.
    Ambaradan è colpa dell'Etiopia, che ci si può fare?
    "Piuttosto che" temo sia un lombardismo (insubrismo?), purtroppo.
    E qua mi sembra di avere fatto tanti pensierini come alle elementari :-)

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  23. 'nsomma. anche a guardare i blog: mi pare il 99,9% sia tenuto da ggente che se ne strafotte della kruska, xchè cmq cioè kissenefrega. solo perché noi li ignoriamo non vuol dire che non siano maggioranza schiacciante.

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  24. Se avrei capito limportanza delitaliano per la mia vita l'avessi studiato meglio.

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  25. ehi, da quando hanno introdotto il K nell'alfabeto italiano? :-)

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  26. Io tollero tutto, tranne il "piuttosto che" invece di "oppure", che mi fa veramente accapponare la pelle. E mi dispiace, caro nautilus, ma purtroppo lo si sente anche nella vita reale, dove peraltro mantiene l'utilità da te indicata.
    Anche "e quant'altro" mi suscita orrore, anche se ad un livello minore.

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  27. Bel post. Al quale si aggiunge un punto di vista che raramente incontro. :)

    A me piace giocare con la lingua.

    Per farlo, però devo ammettere che mi trovo spesso a ricercare in rete, sul sito dell'Accademia della Crusca o sul dizionario quale sia la forma 'corretta' di dire qualcosa, o se esistono più forme.

    Anche se devo dire che di solito mi capita di guardarlo perché vengo corretto, più che altro. :)

    Insomma, a me piace giocarci.

    Soprattutto, trovo un gusto particolare nel riuscire a "creare" parole che per il suono che offrono e per le commistioni di somiglianza riescono a comunicare ciò che intendo meglio di un giro di parole.

    In aggiunta, tendo ad usare parecchio termini inglesi, e ogni tanto mi trovo a scavare in lingue che non conosco (francese, tedesco, spagnolo, giapponese, ...) giusto per il gusto di poter importare vocaboli nelle mie frasi.

    Io sono troppo soggettivista e lo so, però ritengo che la stessa frase con vocaboli inglesi suoni male in bocca a certe persone e bene in bocca ad altre. Insomma, semplificando se l'inserimento è fatto con cognizione di causa, o solo perché 'fa figo'. :)

    Peraltro, io sono anche uno che in chat, via sms o quant'altro, si è sempre preso la briga di usare maiuscole e punteggiature. A volte persino finendo schernito (in chat, soprattutto). :P

    Da qualche tempo mi sono anche messo a tentare di scrivere gli accenti giusti su "perché" anche quando scrivo al pc. Insomma, il simbolo c'è... :D

    La cosa ancora più buffa è che questo mio giocare con la lingua è spesso preso per una forma di "inglesofilia"... quando in effetti è l'esatto contrario. :D

    Grazie per la riflessione. :)

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  28. "la classe sta nella cura dei particolari", diceva qualcuno. usare i congiuntivi e scrivere correttamente sarà sempre un segno distintivo di classe e raffinatezza.

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  29. allora siete veramente una VERGOGNA skifosa ke perdete questo tempo siete scanddalosi te lo giuro che in mente mi vengono cose bruttissime una dietro l'altra..ma vaffanculo c'è ke kazzo dite ma siete delle perdite di tempo...tu poi marì mio caro marì se SCANDAVERGOGNOSO..sempre se questo si possa considerare un termine italiano CAZZONI

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  30. Interessante questo blog.
    Anche se in ritardo, vorrei lasciare un contributo commentando questo post.

    Con le parole, lessico e sintassi, ci lavoro ogni giorno.
    Trovo che i doppioni della lingua italiana siano meravigliosi, perché ognuno comporta una sfumatura diversa di significato.
    (E lo stesso vale per le parole dialettali, tanto che studiarle sarebbe – per me – affascinante: in relazione anche al carattere e alla storia del popolo che le usa.)

    Oltre a questo, penso anche che, sebbene la lingua italiana sia flessibile e in evoluzione continua, in determinati contesti i doppioni non siano propriamente usabili a piacimento, indifferentemente.
    Insomma, alcune regole esistono.

    Bisogna capirsi, ma non occorre appiattirsi.

    L’importante, in ogni caso, è non usare una penna rossa dove basterebbe una matita, è non imporre dove sarebbe piuttosto il caso di consigliare.

    Chiudo con due notazioni.
    Secondo me, e a detta del mio tecnico/insegnante di Photoshop, il termine corretto è “scandire”, perché la macchina in questione compie esattamente il medesimo lavoro di chi scandisce una parola o una frase ecc.
    Perché dici che invece è “scannerizzare”? Mi piacerebbe avere una spiegazione.

    La storia dell’accento su “se stesso” non l’ho capita. Era una provocazione?
    Ci sono miriadi di altre regole in apparenza sciocche, come appunto le “i” etimologiche; che senso ha impuntarsi e non seguirle, per lo meno in contesti non strettamente artistico-letterari?

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  31. Beh, diciamo che il tuo insegnante di Photoshop non è d'accordo con Tullio De Mauro, che scrive i dizionari.

    Il motivo lo hai detto tu: "la macchina in questione compie esattamente il medesimo lavoro di chi scandisce una parola o una frase". Ecco, scandire è un termine più vago, scannerizzare (o scansionare) è più preciso. Se io passo un foglio a un collega e gli dico "scandiscimi questo", lui me lo deve leggere sillabando o deve passarlo allo scanner? Se uso "scannerizzo" l'equivoco non c'è.

    L'accento su sé stesso è meglio metterlo: il motivo l'avevo spiegato estesamente qui. E un po' quello che si trova su dizionari e grammatiche. Poi, se non volete accentarlo, io porto pazienza: se invece pretendete di correggermi l'accento, divento una bestia.

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Puoi scrivere qualsiasi sciocchezza, ma io posso cancellarla.