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venerdì 17 ottobre 2008

Come diventare leghisti, 1

La scuola di Pippo

Benvenuto alla rubrica saltuaria: Come diventare leghisti. Un viaggio nell'abiezione umana a cura della redazione di Leonardo. Ogni riferimento a cose e persone è doloroso.

Pippo è un operaio specializzato. Vive in una villetta e ha tre vicini: Amintore, Palmiro e Bettino. Amintore è avvocato, Palmiro professore, Bettino agente di commercio.
Pippo non ha la sensazione di guadagnare moltissimo in meno di loro, eppure si sente sempre un po' tagliato fuori. Come se nessuno gli avesse spiegato le regole del gioco. Per esempio:

I figli di Amintore, Palmiro, Bettino e Pippo, hanno tutti frequentato la quinta elementare nel 2007/08.
In gennaio, presentendo la promozione, Amintore ha iscritto suo figlio all'Istituto Santissimo Cuore di Gesù, “un ambiente molto protetto”, dice lui. “Si sa, coi tempi che corrono”.
In primavera Palmiro, che non crede nelle scuole private, ha prenotato un posto per la sua Nilde nella classe a sperimentazione musicale della locale media pubblica. “È un ambiente molto stimolante, e poi... ci vanno solo quelli che... insomma, quelli che hanno proprio voglia di impegnarsi”.
Anche Bettino sentiva un'analoga vocazione musicale per il figlio, ma siccome in giugno egli fallì la prova d'ammissione, dovette ripiegare sulla classe bilingue inglese-tedesco, “perché il tedesco è la lingua degli affari!”. Bettino in effetti fa ottimi affari coi crucchi, che però al telefono insistono per parlare inglese.

E poi, alla fine di giugno, a scuola è arrivato anche Pippo, per iscrivere il suo Pipino. Si è fermato un po' smarrito nell'atrio (lo ricordava più grande) e alla fine si è deciso a chiedere ai bidelli: dov'è che ci si iscrive?
In fondo al corridoio. Pippo si è messo in fila dietro un nero di due metri, un vero armadio. Questo non lo ha turbato più di tanto, perché Pippo non ce l'ha coi neri, basta che lavorino. Nel suo reparto ha un apprendista nero che è molto bravo e si fa i fatti suoi. Per dire, se sua figlia finisse in classe con Pipino, non ci sarebbe nessun problema, pensa Pippo.

A fine luglio il preside ha invitato tutti i genitori ad assistere il sorteggio. Pippo non aveva tempo, doveva fare un po' di straordinario prima delle ferie. Il giorno dopo è passato davanti al tabellone ed è sbiancato: nella classe di Pipino c'erano quindici cognomi stranieri! Su ventisei? Proprio in quel momento ha sentito distintamente un “Casso!” alle sue spalle. Era l'armadio d'ebano già incontrato all'iscrizione.
“Ehi”, dice Pipino, “c'è qualcosa che non va?”
“Tu chiedi a me? Guarda qui, casso! Questo non va! Che classe è questa qua?”
“Ah, sì, c'è anche mio figlio. Ma...”
“Questa no è classe, è merda! Tutti stranieri! Mando mio figlio imparare italiano, e lo mettono con tutti stranieri? Ma è rasismo questo, o no? Casso!”
Per un attimo, un attimo solo, Pipino vorrebbe essere anche lui un nero scaraventato sulle spiagge di Lampedusa da una carretta del mare, solo per il gusto di esprimere con la stessa rozzezza i propri sentimenti, cazzo, mi hanno fregato di nuovo. Uno si sbatte per tutta la vita, mette al mondo un figlio, gli insegna l'educazione, e poi vlam! Te lo prendono e te lo sbattono nel ghetto con i figli dei neri. Pippo non avrebbe niente contro i neri, però non voleva crescere suo figlio esattamente ad Harlem. E guarda qui, invece, la classe del figlio di Bettino: tutti nomi italiani. E la figlia di Palmiro? Anche lì, l'unico cognome strano appartiene a una bambina russa che probabilmente suona il violino dalla culla. Intanto l'armadio d'ebano continua a bisbigliare il suo rosario di merda e casso, casso e merda.
“Senti un po'... a proposito, io mi chiamo Pippo”.
“Io Lumumba”.
“Piacere. Senti, adesso entriamo e chiediamo al preside”.
Lumumba guarda Pippo con aria incredula. Da solo non avrebbe mai osato. Del resto anche a Pippo tremano le gambe, un po'.

Nessun bisogno di chiedere al bidello, stavolta. Pippo sa dove sta la Presidenza, è un luogo che conosce bene, per antica frequentazione, e che ancora risplende in certi brutti sogni. Infatti non riesce a reprimere un brivido, quando al suo timido bussare risponde un “Avanti!”.
Il preside è un altro, naturalmente, tranne per la chierica che sembra uguale - come se lo avessero sostituito un pezzo alla volta, e la chierica fosse l'unico pezzo che apparteneva al modello di partenza - tutto questo Pippo riesce a pensarlo mentre con incerte parole descrive il suo problema, finché il preside smontabile non lo aiuta a mettere punto a una delle sue frasi involute e interminabili, interrompendolo.
“Vede, io capisco che lei e il signor Lubamba...”
“Lumumba”.
“Mi scusi. Capisco che lei e Lubumba possano trovarsi scontenti della composizione della classe, ma se mi mettessi a cambiare posto al figlio di ogni genitore che viene qui a lamentarsi, lei capisce... è proprio per questo motivo che procediamo al sorteggio”.

(In un'allucinazione, Pippo vede Lumumba sbattere il suo pugno da mezzo quintale sulla cattedra. “Che merda di sorteggio è, Casso! In una classe quindici stranieri e un'altra neanche uno?” Ma Lumumba non reagisce. Guarda a terra. Insomma, Pippo, tocca a te).

“Mi permette, signor Preside...”
“Prego”.
“Io non è che sono... che sia... io lavoro sa... anzi, al sorteggio non sono potuto venire perché dovevo fare una cosa, un lavoro... e allora...”
“Ma le garantisco che il sorteggio è stato effettuato con tutti i crismi della legalità, alla presenza di molti altri genitori”.
“Sì, però, signor Preside... sarà anche venuto con tutti i crismi, però... qualcosa deve essere andato storto, se in una classe ce n'è quindici e in un'altra, con permesso, no”.
“Quindici... lei intende gli stranieri?”
“Ecco, sì”.
“Per prima cosa, le dico di non preoccuparsi. Vedrà che una classe con una presenza di stranieri così ampia non potrà che rivelarsi una straordinaria opportunità di crescita per suo figlio. Anzi (voltandosi a Lumumba) per i vostri figli”.
“Va bene, signor Preside, però non capisco allora perché questa straordinaria opportunità l'avete data a mio figlio, e per dire, al mio vicino di casa Palmiro Basazzi, cioè a sua figlia, no”.
“Basazzi? Mi faccia vedere... Ah, ma è al musicale... Le spiego. La nostra scuola ha una sperimentazione musicale, molto apprezzata per le metodologie innovative che da anni sono state introdotte”.
“E gli extra lì non si possono iscrivere?” Pippo guarda Lumumba, che continua a guardare a terra, ma ha spalancato gli occhi.
“Tutti si possono iscrivere. Però c'è una lunga lista, capisce. Così abbiamo istituito una prova d'ammissione”.
“E l'hanno passata solo gli italiani”.
“In confidenza, non sono molti gli stranieri a iscriversi. Si tratta di un corso un po' più impegnativo degli altri, e così...”
(Impegnativo! Te lo dico io cos'è impegnativo! Difendere la merendina da cinque magrebini affamati, questo è impegnativo!)... Però, scusi eh, signor Preside, va bene che c'è la classe musicale e io nemmeno lo sapevo, però... ci sono delle altre classi con pochissimi extra, per esempio questa...
“Sì, certo, ma è una classe bilingue col tedesco”.
“E allora? Gli extra non si possono iscriversi a tedesco?”
“Certo che possono. Ma di solito non lo fanno mai, perché è una lingua più complicata, sa... e poi i nordafricani spesso parlano già francese in casa, e così...”

Il preside continua a spiegarsi, ma ormai Pippo ha capito. Perché non è mica scemo: è solo che nessuno gli spiega le cose. Le regole segrete.
E la Regola Segreta in questo caso è: iscriviti prima che puoi. Prima ti iscrivi, e meno stranieri tuo figlio si troverà in classe. Perché nessuno ce l'ha con gli extra, ufficialmente: basta che non vengano a casa tua a fare le ricerche con tuo figlio.
La gara comincia molti mesi prima. I più tempestivi iscrivono il figlio al musicale. Quelli che non passano la prova d'ammissione possono sempre ripiegare su tedesco. Quando si riempiono le classi di tedesco, è finita: cominciano ad arrivare in segreteria i neri, i marocchini, i cinesi, i filippini, tutta chinatown al completo, e tuo figlio studierà con loro. Per colpa tua, Pippo, perché tu arrivi sempre tardi.

Quando escono sul cortiletto, Lumumba ritrova la lingua che sembrava avere inghiottito. “Se lo sapevo, Casso! Lo iscrivevo a tedesco”.
“Ma è difficile, il tedesco”.
“Per noi è tutto difficile, italiano, tedesco, cosa cambia? L'importante è che mio figlio sta con italiani. In casa non parliamo italiano. Se non lo parla neanche a scuola, tu dimmi, casso: dove?”
Adesso è Pippo che guarda in basso. Pensa al dialetto che si parla ancora in casa sua. È bello spiegarsi in dialetto, ti riempie la bocca e ti sazia – finché non ti capita di dover parlare con un Preside. O con il responsabile Produzione. O con il bancario a cui stai chiedendo un prestito. O con tutti quei coglioni in cravatta che si prendono gioco di lui da quando era grande come Pipino, e che da qui in poi cominceranno con Pipino.

Adesso è ottobre. L'altro ieri la moglie di Pippo è andata all'assemblea dei genitori. I professori hanno spiegato che è una classe difficile, già molto indietro col programma, però l'integrazione con gli stranieri sta funzionando e blablabla. Pipino all'inizio era seduto con un bambino polacco che masticava l'italiano abbastanza per scambiarsi le carte di dragonball. Poi però hanno cambiato i posti nei banchi si è ritrovato una cinesina che non dice mai niente. Intanto al telegiornale hanno detto che i leghisti vogliono fare le classi di soli stranieri.

Pippo stamattina ha sentito che ne parlavano al bar. “È una vergogna”, ha detto Palmiro. “Roba da fascisti”. “Fascisti non lo so”, rispondeva Amintore, “ma razzisti sicuramente”. “Come se gli italiani fossero poi tutti bravi”, aggiungeva Bettino. “In classe con mio figlio invece ci sono certi zucconi made in italy...” “E invece nella classe di mia figlia c'è una ragazzina russa, bravissima, pare che sia già una virtuosa del violino...”
Pippo ha mandato giù l'ultimo boccone di brioche col cappuccino, è andato a pagare il conto, e ha deciso che la prossima volta vota Lega.


(Vedi anche: Stranieri e confusione)

38 commenti:

  1. Come sempre, Leonardo,
    metti il dito sulla piaga....
    Centrata.
    Ouch!

    Giò

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  2. In effetti l'attuale politica italiana produce quello che c'è nell'intestino degli italiani.

    Il problema è che l'operaio è passato dalla lotta di classe, alla lotta contro lo straniero.

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  3. Provo a dire qualcosa limitandomi a descrivere la mia esperienza di genitore di n. due figli che hanno frequentato e frequentano scuole nel pratese, ricordando che Prato viene inchiodata dalle statistiche al titolo di città più (o una delle più) multietnica d'italy (pare che il secondo cognome più presente in Prato sia Hua).
    I miei figli hanno sempre avuto "stranieri in classe", in percentuali più o meno alte. Sono un papà (o babbo) molto compreso nel ruolo, esigente con i propri figli, fino a scollinare nella rompicoglionaggine ansiogena. Anche sforzandomi proprio non riesco a vedere quale sia stato il ruolo negativo svolto dai compagni di classe stranieri dei miei figli. Quello che registrato sempre è stata la rapidità con cui i bambini stranieri non solo imparavano l'italiano, ma diventavano italiani, assorbendo tutto, compreso il peggio. Esattamente come i bambini italiani.
    La percentuale di bambini e ragazzi bravi e "zucconi" è stata sempre identica fra le varie "etnie".
    Problemi sono spesso sorti, semmai, con le attività extra-scolastiche (gite, teatro, etc.), in quanto spesso le famiglie "straniere" non hanno nè mezzi nè tempo nè disponibilità a far partecipare i propri figli.
    L'abbandono scolastico è stato notevole nel passaggio alle scuole superiori, ma mi è sembrato più acuto fra gli italici. I ragazzi stranieri che arrivavano alle superiori direttamente dai paesi d'origine, tendono ad abbandonare o ad iscriversi agli istituti tecnici.
    Molti ragazzi stranieri si iscrivono ad istituti tecnico-professionali, per accellerare l'entrata nel mondo del lavoro.
    Nel liceo scientifico del mio secondo figlio la star per rendimento scolastico è una ragazzinaa cinese, tallonata da una ragazza albanese. La star sportiva è una ragazza marocchina (atletica leggera). Il mio primo figlio ha ritrovato alla facoltà di ingegneria amici e compagni di classe "stranieri".
    Alcuni mie banalissime opinioni:
    - sarà fortuna, ma tutto 'sto rallentamento o altro peso specifico negativo degli alunni stranieri francamente non l'ho visto nè tantomeno vissuto
    - ho sempre l'impressione che molti problemi della scuola siano da affrontare partendo dall'esterno della scuola: se proprio è un problema l'educazione linguistica, credo sarebbe meglio aumentare le dosi per gli adulti, con corsi, giornali bilingue, trasmissioni televisive, etc.
    - non riesco a trattenere la risata quando sento dire che le clasi-ponte servono anche per l'educazione alla legalità ed alla cittadinanza dei bambini stranieri: quando noi italiani ci mettiamo sulla cattedra per parlare di cultura e legalità siamo davvero comici. Leggere il post ed il commento: http://salviamoiltessile.blogspot.com/2008/07/le-strane-case-di-prato.html
    - l'integrazione, la convivenza e compagnia cantante non sono nè saranno un bel pranzo di nozze, ma una necessità
    - non ho una particolare affezione o odio nè per gli stranieri nè per gli italiani
    - urgono provvedimenti a 360 gradi per l'alfabetizzazione di italici e stranieri

    Ciao a tutti.. scusatemi per il disordine, ma ho fretta

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  4. Parlo per esperienza personale: avevamo una bambina cinese in classe alle medie. Era brava e silenziosa, soprattutto (che io ricordi) in matematica. Sicuramente per lei l'integrazione è stata dura. Cmq,come suggerito da un amico, io ormai ho imparato a ragionare così: stanno semplicemente cercando di risparmiare soldi e distruggere la scuola pubblica il più possibile. Così sempre più gente andrà alla scuola privata. E voi sapete di chi è buona parte delle scuola private, no?

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  5. Leo, qual'è la tua esperienza con gli alunni stranieri?

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  6. Leonardo, scrivi sempre da dio, senza offesa (per te, intendo). Ma faccio fatica a capire cosa vuoi dire qui. O, meglio, non capisco da che parte stai sul problema delle classi-ponte per stranieri.

    A me, personalmente, sembra che qualunque cosa possa aiutare chi per colpe non proprie non sa l'italiano, figli di calciatori e veline compresi, debba essere fatta, provata e testata.

    Concordo, invece, con Giam che ride quando sente parlare di "educazione alla legalità ed alla cittadinanza dei bambini stranieri". Dove li mandiamo a fare questi corsi? In Francia? In Svizzera? ;-)

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  7. gran bel post, al solito :9

    @dotcoma: so che il primo impatto è: in fondo che male c'è. ma chiunque si occupi di pedagogia, formazione, istruzione, psicologia, sa che quello scelto dal governo è il modo peggiore di aiutare l'integrazione (ed anche la crescita).. che infatti non è cercata. i bambini li metti a scuola con tutti gli altri, e se hanno bisogno ci sono gli insegnanti di sostegno.. ah già, ora c'è il maestro unico, ma guarda.. messa così la leggiucola sa tanto, ma proprio tanto, di ghetto...

    saluti a tutti

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  8. @ventopiumoso: non so quale sia la strada giusta, ma penso che:
    1.ogni strada vada provata.
    2.le classi separate (di fatto) già ci sono, come Lia e lo stesso Leonardo già ci hanno raccontato.
    3.nascondersi dietro un sito come fa Uòlter sia da cazzoni.

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  9. e si i riferimenti sono proprio dolorosi.
    Avvengono tutti i giorni attorno a noi e forse li assorbiamo senza vederli.
    Negli anni scorsi cercavamo casa e uscendo da quel che vedevamo il commento solito con mia moglie era: ma i libri i dischi i dvd le videocassette le riviste, dove li mettiamo? Dove li tengono?
    Semplice, basta non averne, non appesantire la vita con questi fardelli. Tanto c'è la TV!! C'è Sky (solo cinema e calcio però).
    Mia moglie insegna alle superiori, i ragazzi stranieri sono più determinati, seri, EDUCATI, dei nostri.
    Forse è per questo che devono stare da parte, potrebbero insegnare qualcosa ai nostri, qualcosa che noi non insegnamo più.

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  10. dotcoma, credo che leonardo voglia dirci che finora le politiche nella scuola per quanto riguarda l'integrazione dei bambini stranieri siano state insufficienti. né i palmiri né i bettini né gli amintori hanno saputo davvero "metterci le mani" in maniera razionale, ma se la sono sempre cavata affidando le iniziative alle autonomie dei singoli istituti. che, da parte loro, nella maggior parte dei casi magari se la sono pure cavata egregiamente (gli esempi di scuole in cui l'integrazione si è realizzata non mancano), ma poi tanti istituti, invece, hanno risolto il problema nel modo che descrive qui leo. una ghettizzazione nascosta, trasversale. il plesso scolastico che conosco io, per esempio, ha due scuole elementari e due materne. in qualche modo il preside ha "guidato" tutti i genitori di bambini stranieri verso una delle due scuole, creando così nel suo plesso la scuola per gli italiani e quella per gli extra. interrogato sull'argomento, lui ti risponde che sono i genitori stranieri a voler mandare i figli tutti nella stessa scuola, perché è quella più vicina ai capolinea degli autobus. che poi è vero, verissimo! però questo non dovrebbe essere permesso, semplicemente. fioroni a un certo punto aveva emesso una circolare in cui esortava i presidi a non superare nelle singole classi una certa percentuale di bambini stranieri: era così difficle da applicare questa regola? o era il caso, come invece è successo, di gridare al "razzismo"? perché questo è successo, e le voci più alte sono state proprio quelle dei papà palmiri, se proprio vogliamo essere precisi. così adesso ci ritroviamo con i pipini che sono i soli a esser rimasti fregati, ai quali non rimane che diventare leghisti per fare in modo che i figli escano da quel ghetto che già c'è, in forza dell'unico criterio possibile: la cittadinanza. è allucinante, ma la situazione è questa, come al solito perfettamente rappresentata dall'autore di questo blog.

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  11. vien da pensare che il tutto sia stato fatto apposta, che il "dagli allo straniero" porta voti (a destra). Mentre le buone intenzioni deficienti dei sessantottini come Uòlter, no.

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  12. Leonardo,
    Post a parte (veramente azzeccato), ste classi ponte non le vedo male. Hai la voglia di parlar chiaro e dire come la pensi? "A parlar chiaro se va'" diceva Magnotta.
    Io ho sentito i pareri di molti italiani "emigrati" ultimamente per lavoro in Canada e li queste classi sono la normalità il primo anno che iscrivi tuo figlio a scuola e loro non si sono mai sentiti discriminati, anzi.

    Molte maestre su Radio24 hanno detto di essere d'accordo anche se hanno fatto presente che l'errore arriva molto prima ovvero nell'accettare bambini stranieri in classe addirittura ad Aprile.

    Davide

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  13. Sembrerà strano ma credo che a scuola si vada per imparare ed il compito degli insegnanti sia quello di "insegnare" a qualunque bambino si trovino davanti a parlare , legger e scrivere in un Italiano possibile alla loro età. Mia figlia non ha mai avuto problemi con bambini di altre etnie, neri gialli o meticci. Se già dalla scuola si comincia ad insegnare che esistono differenze solo per la provenienza o il colore della pelle, cosa dedurranno e come si comporteranno nel seguito della loro vita? Posso essere d'accordo su percorsi didattici che si differenzino in parte, sostegno a chi ne ha bisogn per adattarsi alla nostra cultura, ed anche per chi invece voglia recuperare la cultura del territorio, i dialetti ad esempio e la storia locale. Però tutto quuesto deve essere oltre una base comune che faccia di quei bambini dei cittadini "Italiani" poi ognuno potrà essere libero di esprimere le proprie diversità.

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  14. io non conosco l'esatto contenuto della riforma nè le recondite intenzioni dei leghisti.

    ma il concetto per cui chi entra a scuola debba conoscere almeno un po' di italiano prima di poter seguire le lezioni mi pare del tutto ovvio e ragionevole (e se facessero i test seriamente, non è mica detto che nelle "classi ponte" non ci finisca anche qualche figlio di italiani, anzi -e sarebbe correttissimo).

    a parte l'aneddotica del "ma mio figlio aveva in classe gli extracomunitari" (e va benissimo: ma conoscevano la lingua?) , vorrei sapere sensatamente:
    - cosa fanno in Francia, Germania o UK dove sicuramente si sono già posti questi problemi
    - come attualmente si risolve il problema da noi

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  15. non ti sembra di essere troppo ottimista, a pensare che noi si possa copiare qualcosa che funziona all'estero? ;-)

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  16. Questo post e' la dimostrazione di un teorema che i miei vecchi conoscevano gia' bene:
    "Cuando l'accua toca el cul, se impara a noare".
    Siccome il buon Leonardo, nell'elemento in questione, si ritrova immerso da mane a sera e il livello sta salendo, non posso che salutare queste sue prime, vigorose bracciate con un 'Eccellente!', pronunciato alla Montgomery Burns, con le mani giunte e un ghigno di malcelata soddisfazione.

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  17. @brullonulla: Come chiunque abbia un po' di esperienza in merito sa perfettamente, il problema della lingua non esiste (soprattutto per i bimbi piu' giovani, ma anche piu' tardi). Sono Italiano, vivo in Francia, e mio figlio a tre anni e' perfettamente bilingue. Come i suoi compagni di asilo provenienti da famiglie non francofone. D'accordo, e' nato qui. Ma quanti fra i bimbi stranieri che frequentano le scuole italiane sono nati in Italia, o vi sono arrivati in eta' prescolastica? Sospetto che non siano proprio una minoranza.
    Ho amici i cui figli sono passati da scuole Italiane ad Americane a Francesi, fra elementari e medie, e non ne hanno risentito piu' di tanto. In qualche mese erano alla pari degli altri.
    In Francia per quanto ne so i bambini (elementari e medie) non francofoni vengono iscritti a una classe ordinaria e seguono corsi aggiuntivi di lingua Francese finche' necessario (raramente piu' di un anno).
    Il problema, dicevo, non e' la lingua ma piuttosto una discriminazione basata su censo, livello sociale e pregiudizi razziali.
    Istituire classi separate per i figli di immigrati equivale a istituire classi differenziate per censo. E' vero che in parte cio' avviene gia'...

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  18. classi ponte per gli stranieri??????
    ma io ho in ufficio gente LAUREATA E DOTTORATA che mi chiede con quante Z si scriva "organizzazione"!!!!!!!

    i bambini imparano in fretta.
    certo e' che devono essere ben distribuiti
    per essere seguiti meglio.

    mettiamo esami di ammissione per tutti allora e vediamo quanti tra stranieri e italiani sanno usare un congiuntivo.

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  19. ... E se nelle classi differenziali ci andassero anche i bambini con qualche piccolo ritardo psichico o psicomotorio, che anche questi vengono spesso tacciati di rallentare i cosiddetti normali, sarebbero meno accettabili (o meglio qualificate per quello che rischiano di diventare)?

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  20. ma quello potrebbe essere il prossimo passo temo...

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  21. Anni fa ho fatto l'insegnante di appoggio. Anzi, no, nemmeno quello, ero solo un assistente. Di ragazzi con handicap. Erano inseriti in classi normali, ovviamente; ma mi si diceva che in passato non era così, che per quelli come loro c'erano i corsi speciali, poi li avevano aboliti perché il modo migliore per integrare gli handicappati (o diversamente abili, o come diavolo li volete chiamare) è questo, metterli in classi normali.
    Immagino ci siano a tutt'oggi casi limite: ma facendo un confronto con gli "extra", quanti arrivano in classe senza sapere neanche una parola d'italiano? Quanti creano problemi insormontabili, che non possano essere risolti con qualche insegnante d'appoggio, qualche corso opzionale al pomeriggio, di quelli che tutte le scuole possono organizzare ecc.? Poi, non so, nelle classi oggi c'è di tutto, ci sono extra figli di genitori pieni di soldi con addosso certe griffe, e allora? Probabilmente nelle classi speciali ci finiranno solo i figli degli extra sfigati, e allora saranno veramente dei ghetti. I figli degli extra integrati - anche se magari ignoranti come talpe, come tanti dei boys italiani, del resto - andranno ai piani alti. Il che vanificherà una delle belle cose prodotte dal '68, ovvero un sistema scolastico tendenzialmente egualitario. Con buona pace di don Milani.

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  22. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  23. Forte dose di ipocrisia nella proposta leghista, come al solito. Per piccola esperienza, il problema delle diverse competenze linguistiche è un problema perché in classe ne hai anche trenta, di bambini. Fai classi con 20 elementi, e vedrai come ne guadagna la qualità dell'insegnamento, compresa la possibilità di seguire diversi gruppi. Ma non mi pare che il trend sia quello. La parola d'ordine è solo tagliare, risparmiare.

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  24. @roberto:
    Sono Italiano, vivo in Francia, e mio figlio a tre anni e' perfettamente bilingue. Come i suoi compagni di asilo provenienti da famiglie non francofone. D'accordo, e' nato qui. Ma quanti fra i bimbi stranieri che frequentano le scuole italiane sono nati in Italia, o vi sono arrivati in eta' prescolastica? Sospetto che non siano proprio una minoranza.

    questa è una non-risposta: se conoscono già l'italiano, dalla classe-ponte non ci passano proprio.
    quindi per loro il problema non si pone: se è così per tutti, vorrà dire che tali classi rimarranno vuote.
    dov'è il problema?


    In Francia per quanto ne so i bambini (elementari e medie) non francofoni vengono iscritti a una classe ordinaria e seguono corsi aggiuntivi di lingua Francese finche' necessario (raramente piu' di un anno).


    non mi sembra una situazione ottimale, perchè in quell'anno rimangono indietro sulle lezioni dei primi mesi (che non riescono a seguire).


    Il problema, dicevo, non e' la lingua ma piuttosto una discriminazione basata su censo, livello sociale e pregiudizi razziali.


    che non ha niente a che vedere però col concetto delle classi-ponte (sempre che nella proposta di legge non ci sia scritto "classi per NEGRI",eh, chiaro)

    ve la metto semplice: il discorso è che se io fossi un alunno che si trasferisce in un paese di cui non conosco la lingua, io vorrei tantissimo un sistema che si prende cura di me insegnandomi la lingua del luogo prima di farmi seguire le lezioni, invece di farmi sentire lo scemo del villaggio che segue inutilmente lezioni in una lingua incomprensibile.

    non so, immedesimatevi nella situazione e fate voi.

    per carità: bisognerebbe leggere la proposta perchè certo fidarsi della Lega non è il massimo, ma anche gridare allo scandalo random mi pare poco sensato. il concetto che ci sta dietro mi pare giustissimo; si può discutere sull'effettiva implementazione e sulle discriminanti presenti in essa.

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  25. Piccolo OT ma non tanto OT

    Visto al telegiornale la manifestazione contro la Gelmini e sono rimasto disgustao

    bambini di 6 anni che gridano "la scuola pubblica non si tocca,siamo tutti nella lotta",roba da matti,manco fossero soldati da mandare al fronte,sono soldati per qualcuno forse,che crede di mandarei pargoli in prima linea a dire cose che non capiscono sia una cosa positiva.
    Interviste ai manifestanti ( giovani ) che non sapevano mezzo articolo della riforma,anzi qualcuno diceva pure, meno male che mi hanno tolto il latino ma le altre cose ( quali scusa?) non mi piacciono..
    Ebbeh se si vuole cambiare cosi la scuola,cari miei,la vedo lunga.....

    Poca informazione e troppo strumentalismo

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  26. Mi ha segnalato il tuo blog e il post un'amica. Ho scritto un post sullo stesso argomento (http://danicl2007.splinder.com/post/18751786/Classi+differenziali) e la mia esperienza con gli alunni stranieri è molto positiva: sono in genere più motivati, più curiosi, più aperti perché sono abituati a confrontar due culture.
    Nella mia scuola (la sms Garibaldi di Palermo) il criterio è quello di inserire due-tre ragazzi per classe. Niente ghetti.

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  27. Ma ci discutiamo anche sopra?
    Ma quale volete che sia, il senso della bella proposta leghista?

    Non ho capito il senso del post.
    E dire che faccio l'insegnante anch'io.
    Mah...

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  28. @brullonulla:
    questa è una non-risposta

    Quello che mettevo in evidenza e' che per i bambini, la lingua NON e' un problema. Imparare una lingua e' la cosa che fanno meglio, sono macchine programmate apposta per quello. La proposta della Lega gioca sull'equazione figlio di immigrati = non conoscenza della lingua italiana = ritardo per tutti gli altri studenti. Tutti i passaggi in questa tripla uguaglianza sono scorretti. Molti figli di immigrati arrivano in eta' scolare sapendo l'italiano, ed inoltre una eventuale non conoscenza della lingua non e' motivo di ritardo per gli altri. Ma l'elettorato della Lega non vuole bimbi extracomunitari in classe coi loro figli, stop. Indipendentemente dal resto. La lingua e' un pretesto, e la proposta della lega mira ad aumentare consenso proprio giocando su questo equivoco.

    se conoscono già l'italiano, dalla classe-ponte non ci passano proprio.

    Intanto dovrebbero fare un test, dal quale i figli dei leghisti verrebbero ovviamente esentati...

    non mi sembra una situazione ottimale

    Eppure funziona. Mi spiego meglio. I bambini non francofoni vengono inseriti in classi ordinarie, ma l'insegnamento del solo francese avviene in classi speciali o con insegnanti d'appoggio, fino a che raggiungono un livello sufficiente.

    se io fossi un alunno che si trasferisce in un paese di cui non conosco la lingua, io vorrei tantissimo un sistema che si prende cura di me insegnandomi la lingua del luogo prima di farmi seguire le lezioni

    Ma tu non sei un bambino. Un adulto forse la vedrebbe nel modo che descrivi - magari anch'io. Ma la barriera linguistica per un bambino e' molto, molto piu' trasparente. Ed inoltre, dubito che il metodo che proponi sia quello ottimale anche per un adulto. Una lingua si impara praticandola, in full immersion, non mediante l' insegnamento scolastico. Questo puo' essere solo un supporto. Pretendere di insegnare una lingua a dei bambini PRIMA di metterli a contatto con bambini madrelingua e' come pretendere di insegnargli a nuotare PRIMA di fargli toccare l'acqua. Mettere i bimbi stranieri in classi speciali significa rallentarli, non favorirli.

    E tutto questo tralasciando i rischi legati al riunire in classi speciali bimbi che gia' rischiano di subire discriminazioni a causa della loro origine. E che spesso di fatto sono svantaggiati socialmente ed economicamente.

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  29. Te lo dico col massimo rispetto, ma stavolta Rectoverso con "Leonardo per chi non ha tempo #8" t'ha proprio superato.
    La sua è la migliore illustrazione del concetto di "guerra tra poveri" che abbia mai letto.

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  30. e mentre noi discutiamo gli altri con senso pratico affrontano questo stesso problema senza sentirsi accusare di razzismo:
    http://fr.wikipedia.org/wiki/Classe_d'accueil

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  31. x anonimo delle 8.24

    era il Tg5


    comunque,ogni volta che i bambibi vengono strumentallizati di grandi è sempre una cosa negativa

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  32. @anonimo, l'hai letto, il link a wikipedia che hai postato?

    Perche' nel caso, dice fra l'altro:
    "La CLA n'est donc pas une classe mais un cours, comme le cours de mathématiques."
    Ovvero, quanto dicevo sopra. Gli alunni sono inquadrati in classi normali, e seguono corsi paralleli di francese, per un tempo limitato. La maggior parte del tempo seguono i corsi normali insieme agli altri alunni.
    Niente a che vedere con la proposta della Lega.

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  33. @ Fabio
    era il Tg5
    comunque,ogni volta che i bambibi vengono strumentallizati di grandi è sempre una cosa negativa


    Concordo.
    Anche quando le manifestazioni (e i relativi bambini) vengono strumentalizzate dai giornalisti, però...

    (P.s.: ma come scrivi???)

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  34. mammifero

    io e il la scrittura con il pc non andiamo d'accordo.....

    :D

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  35. ma forse senza scendere nella solita rissa italica, non era possibile leggere nel post una valutazione piu storico politica in generale, che non uno spunto per diatribe "classi separate si,no"?
    forse non è piu lampante il fatto che la lega riesce sempre in anticipo sul resto della compagine partitica tradizionale (amintore, bettino, palmiro) a raccogliere facilmente consenso grazie ai problemi nuovi che si presentano nel paese e che invece i referenti politici tradizionali sembrano snobbare da sempre?
    il post poteva vertere sia sull'integrazione nelle scuole pubbliche, ma sarebbe stato altrettanto efficace se pippo fosse stato un piccolo imprenditore di un ditretto produttivo provinciale e i suoi amici dei capitani d'industria di lungo corso.
    sbaglio?

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