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lunedì 4 gennaio 2010

Ho una teoria #4

Abdulmutallab in the Matrix

Gli anni Zero cominciano e finiscono con la stessa storia. C'è un giovane che vive la sua vita in una città al centro del mondo civilizzato. Ha un buon posto, ma si annoia: prova la sensazione di vivere sulla superficie di un’illusione. È una cosa difficile da spiegare, i suoi amici non capiscono. L'unico che gli dà retta è un misterioso sconosciuto incontrato su Internet, che gli dà un appuntamento (continua sull'Unità online) (ho detto online, non cartacea).

È una sorta di profeta: nelle sue parole si sente un vago retroterra religioso, parole orecchiate nelle preghiere dell'infanzia. Al giovane spiega che il mondo in cui vive è pura apparenza, creazione di Satana che inganna gli uomini per succhiar loro l’energia. Per questo è indispensabile trascendere, chiudere gli occhi e ritrovare la realtà. La quale non è un nirvana, al contrario: la realtà è un mondo durissimo, dove gli Eletti combattono Satana e se necessario sacrificano la loro vita nel combattimento.

Ho una teoria: il film che ci ha portati negli anni Zero è The Matrix. Anche se è uscito nel ’99 – e non è certo il primo blockbuster in cui un novellino impara le arti marziali e sconfigge i cattivi – il film dei fratelli Wachowski aggiunge alla formula qualcosa di nuovo. Le scene d’azione sempre più coreografiche sono pervase da un senso di oppressione e mistero che marca la distanza dal fragore delle baracconate anni Novanta. Quello che ci tenne incollati allo schermo dieci anni fa – e che continua a sorprenderci ancora oggi, malgrado gli effetti speciali mostrino i segni del tempo – è il misticismo del film: i lunghi monologhi di Morpheus, che ipnotizzarono il pubblico scatenando sui forum on line una deriva di interpretazioni (Matrix e la gnosi, Matrix come la caverna di Platone, Matrix e le Upanishad…) Forse i Wachowski intuivano che sotto i deliri egotici dei giocatori compulsivi di consolle video si annidava un’inquietudine più profonda, metafisica addirittura. La sensazione di vivere immersi in una smagliante e perversa simulazione, che ci nasconde il mondo vero: la disponibilità a inghiottire qualsiasi pillola per ritrovarlo; un percorso di conversione e salvezza vissuto in una condizione di profonda solitudine (anche dopo la conversione l’eroe sarà sempre “the One”, l’Unico, il Solo).

L’ultimo antieroe degli anni Zero è Umar Farouk Abdulmutallab. Classe 1986, studente brillante, figlio di un ex direttore di banca, Abdulmutallab non si è mai veramente sentito a suo agio nel suo appartamento londinese da quattro milioni di sterline, nel suo quartiere, nel suo mondo. Probabilmente ha condiviso con milioni di coetanei la sensazione di vivere sulla superficie di un sogno non suo. Finché probabilmente qualcuno non ha risposto agli appelli lanciati su Internet, dove si lamentava per la sua solitudine di studente musulmano a Londra. In Yemen, dove si è recato con il pretesto di un corso di lingua araba, Abdulmutallab ha ricevuto la conferma a gran parte delle sue intuizioni: il mondo in cui ha vissuto tutta la sua esistenza è pura apparenza, creatura di Satana che inganna gli uomini per succhiar loro l’energia. La realtà, viceversa, è un mondo durissimo, dove gli Eletti ingaggiano con Satana una lotta senza quartiere. Una volta de-programmato e riconvertito, Abdulmutallab è stato rispedito nella realtà simulata del Grande Satana, con una fiala di esplosivo e una missione: provocare uno squarcio nella simulazione, fare irrompere la realtà rivelata su un volo per Detroit.

Spesso, quando parliamo di Al-Qaida, la consideriamo un movimento retrogrado, espressione del ritardo storico del Medio Oriente: come una 'sacca di medioevo' in un mondo che va avanti. Forse ci sbagliamo: Al-Qaida è moderna quanto noi. I suoi militanti più famosi sono uomini di origine islamica, ma di studi occidentali, come il plurilaureato Mohamed Atta (autore nel 1999 di una tesi in cui si lamentava l’impatto dei grattacieli moderni sulla skyline islamica di Aleppo). Se l’Islam è una via di fuga da una realtà in cui non si trovano a loro agio, l’immaginario da cui scaturiscono i loro piani sembra risentire più dei blockbuster globalizzati che delle sure del Corano. Atta e Abdulmutallab provengono dallo stesso nostro mondo civilizzato, e condividono le stesse ansietà, la stessa alienzione che dieci anni fa trovammo rispecchiate nel film dei Wachowski. Obama può bombardare lo Yemen, come Bush bombardò Afganistan e Iraq. Ma l’alienazione e la solitudine che hanno portato Abdulmutallab in Yemen sono in mezzo a noi, e presto o tardi porteranno un altro studente brillante e solitario a colloquio col Morpheus di turno.

16 commenti:

  1. la verità è che a questo mondo c'è sempre chi soffre e chi fa soffrire.

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  2. E' per questo che la guerra al terrorismo è una maschera della guerra condotta contro ciascuno di noi, che siamo divenuti il nemico interno dell'impossibile guerra asimmetrica "made in USA".

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  3. correggi il link (manca la l a lunita)

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  4. "Forse ci sbagliamo: al-Qaida è moderna quanto noi"

    Leva pure il forse. (e comunque, "noi" chi?)

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  5. D'accordo con quanto hai scritto tu, Leonardo... Per chi non l'avesse ancora letto, ci sta al mondo un romanziere algerino che racconta come un essere umano (appartenente alla borghesia) diventi un attentatore: Yasmina Khadra con "Le sirene di Baghdad" e "L'attentatrice". Fa a pezzi quello che da anni ci stanno ripetendo alcuni intellettuali e cioè che stiamo vivendo uno scontro tra civiltà. Dice benissimo, Khadra, che questo non è assolutamente vero. E scrive tante altre cose lucide e poetiche.

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  6. Cmq quelli dell'Unità se non hanno il fegato di aprire le loro preziose pagine cartacee, posso benissimo incartare il mio pesce con qualcos'altro.
    NelloF

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  7. Che esista un malessere in ognuno di noi, che spinge al suicidio, al terrorismo, a fare strage della propria famiglia o dei genitori è cosa risaputa. Non occorre scomodare tutte queste teorie. Chi compie queste pazzie è solo un debole che non sa affrontare i problemi della realtà con nuove idee

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  8. secondo me si confonde sempre la categoria del moderno col contemporaneo. evidentemente siamo provvisoriamente contemporanei ed eventualmente moderni. ma alcune cose sono eterne.
    bush poteva evitare di bombardare se voleva evitare quel genere di terroristi come il tizio di londra: è evidente che bombardare non serve a evitare le inquietudini, le psicosi e robe del genere.
    ma non è che un presidente usa si deve preoccupare delle pulsioni tardoadolescenziali di ragazzotti mediorientali, mica è uno psichiatra. certo bombardare non aiuta a ridurre le psicosi, ci mancherebbe.
    però non stiamo parlando di ragazzetti che sbroccano il sabato sera, stiamo parlando di ragazzetti che sbroccano e che qualcuno addestra e indirizza, invece che per togliergli quattrini come tanti telepredicatori per fargli buttare giù un aereo.
    però, secondo me, certe inquietudini tardoadolescenziali c'erano anche al tempo dei romani o dei barbari.
    un ragazzetto sbroccato che cerca di far saltare un aereo non mi pare gran cosa, mi pareva peggio quando 'ste cose le organizzava gheddafi con bel altra efficacia
    obama potrebbe fare molto, ma insomma non è che può miracolosamente guarire la gente dal mal di vivere

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  9. Non è che tutti coloro che si sentono soli si armano per tirare giù un aereo, convinti da qualche "santone". Però sono convinta che è anche nostra responsabilità (dico anche mia) se un ragazzino, depresso e rabbioso scelga la distruzione. Mentre leggevo mi sono ricordata del tema di una mia alunna marocchina, che scrisse che l'unico momento felice della sua giornata è quello della preghiera mattutina. Io che sono la sua insegnante mi sono stupita, sopratutto perchè non avevo capito.

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  10. Bowling in Columbine, and in Sana'a too.

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  11. Sorry, Bowling for Columbine, volevo di'.

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  12. @Marcello
    La mia impressione, per quanto possa valere, è che la società dei consumi conduca alla vergogna e alla frustrazione. Ne seguono alcune cose, poi. Rimango dell'idea che un presidente Usa debba invece farsi carico delle pulsioni tardo adolescenziali di un ragazzotto mediorientale. Me ne faccio carico io e se ne deve fare carico anche lui.

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  13. di primo acchito la tua analisi (leonardo), mi è parsa perfetta. poi ci ho ripensato. non è che semplicemente l'attivismo è spesso di estrazione agiata o borghese e acculturata come fu a suo tempo per molti adepti delle brigate rosse e non solo. in qualunque epoca e paese si è verificato questo.

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  14. Trivia: l'idea di Matrix è molto probabilmente scopiazzata dal fumetto "Razzi amari" di Stefano Disegni uscito qualche anno prima. In chiave ironica ha la stessa trama e anche gli stessi look.

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  15. Il velo di Maya non lo abbiamo davanti agli occhi, ma nella mente.

    Poi, se non nella misura degli effetti massimi, non c'è grande differenza tra un adepto di Al-Qaida e un esaltato nostrano.

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