Pages - Menu

venerdì 9 luglio 2010

Coccodrillo à pois

E invece sei più cinico di me!

Salve, sono Leonardo, e per molti di voi sono un fenomeno. No, magari per te che stai leggendo in questo momento sono solo un poveretto, ma ti garantisco che qui passa gente convinta che io potrei subentrare a Eugenio Scalfari da un momento all'altro, e se non lo faccio è soltanto perché sono troppo timido io, oppure per via che in Italia non c'è la meritocrazia eccetera... Balle. Chi mi conosce veramente lo sa. Io non sarei un bravo editorialista, in effetti non lo sono. La verità è assai più prosaica.

Io ero nato per scrivere i coccodrilli.
Lo sapete cosa sono i coccodrilli, no? Quei pezzi che si scrivono in morte del tal personaggio famoso... quando però il personaggio è ancora in vita. Dove si finge tristezza, quando in realtà ci si sta soltanto portando avanti col lavoro. A dire il vero i miei non sono veri coccodrilli: mi è capitato soltanto una volta di mettermi avanti, e non ne vado fiero. Di solito scrivo a corpo già freddino.

Però non ne sbaglio uno. Personaggi di reality, poeti di neoavanguardia, presentatori senza scrupoli, attori decrepiti, musicisti dimenticati (forse giustamente), fumettisti oscuri, tenori strampalati, ciclisti tossicomani, io riesco a spremere una lacrimuccia per tutti. Sarà che più si diventa vecchi... Ma no, è proprio un dono di natura. Che comunque va esercitato.

Il problema è che di Lelio Luttazzi io so pochissimo, giusto qualche antica canzone e ricordi confusi di repliche in bianco e nero. Le poche cose che so, tra l'altro, non combaciano: da qualche parte ho letto che condusse Hit Parade in radio per tantissimi anni, fino a metà dei '70. Ma da qualche parte ho appreso che proprio nel 1970 fu coinvolto in uno scandalo di droga, e che la sua carriera s'interruppe bruscamente. Eppure non smette di condurre Hit Parade, com'è possibile? La verità è che non ne so niente. In quel periodo ero molto impegnato a venire al mondo.

Comunque non è un problema. Questione di mezza giornata, il tempo che serve alle redazioni per tirare fuori i loro veri coccodrilli, a stamparli e poi metterli on line. Nel giro di poche ore la rete sarà piena di informazioni sulla vita di Lelio Luttazzi, e saranno tutte notizie sicure, messe insieme da giornalisti seri, che hanno avuto il tempo di prepararsi e che possono accedere ad archivi importanti. Meno male che esistono, questi giornalisti. Altrimenti non saremmo mai sicuri di niente. Sarebbe tutto un enorme sentito dire. V'immaginate che caos?

Lascio passare dunque una mezza giornata, e poi consulto il Corriere (Luttazzi m'ispira Corriere, saranno i doppiopetti).

Lelio Luttazzi era nato a Trieste (la «sua» Trieste) il 27 aprile del 1923: aveva compiuto 87 anni. È stato uno dei personaggi di maggior successo della canzone italiana degli anni '50 e '60 ma soprattutto un protagonista della televisione, dell'epoca d'oro di Studio Uno, della radio e del cinema. Tra i primi ad inserire nella canzone italiana le strutture del jazz, un modo di comporre "swingato"...

Vabbè, fin qui ci siamo.

Probabilmente l'apice della popolarità lo ha toccato grazie ad «Hit Parade» uno dei più longevi programmi radiofonici, uno dei primi esempi italiani di trasmissione dedicata alle classifiche trattate con lo spirito del varietà. L'annuncio con il titolo dilatato ('Hiiiiiit Parade!!) come in uno spettacolo di Broadway è rimasto nella memoria del pubblico italiano che seguiva la radio negli anni '60-'70.

Ahimè, non nella mia. Ma quella storia dello scandalo?

...ha visto interrompersi bruscamente la sua parabola artistica quando è rimasto coinvolto in una vicenda di droga dai contorni mai chiariti della quale è risultato in un primo tempo responsabile di colpe che non erano tutte sue. Questo episodio, insieme all'atteggiamento di alcuni colleghi che gli erano più vicini e che certo non lo hanno aiutato in quel momento così difficile, hanno spinto Luttazzi ad una volontà di esilio da quale è uscito soltanto raramente per qualche piccolo spettacolo con alcuni musicisti amici.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Fine dell'articolo. Non dice molto. Notate quante ambiguità: “Contorni mai chiariti”, “colpe che non erano tutte sue” (quindi aveva alcune colpe? Quali?), “alcuni colleghi” (chi?) È il classico pezzo di qualcuno che non ha accesso a informazioni di prima mano e non vuole sbilanciarsi (me ne intendo). Insomma, non è un vero coccodrillo. Non è stato scritto mesi fa, e poi chiuso in un cassetto in attesa che venisse utile. È stato buttato giù in fretta da qualcuno che non aveva tempo per documentarsi.

Cosa pensare? I coccodrilli sono cinici, ma professionali. E se smettono di essere cinici i giornalisti, dove lo trovo io il materiale per fare un pezzo empatico e straziante? Mi sarebbe piaciuto leggere un bel pezzo documentato sulle traversie giudiziarie di Luttazzi, magari piagnucolare un po' sul modo ingiusto in cui si è interrotta la sua carriera. Ma in realtà non sono ancora sicuro che si sia interrotta bruscamente, o in modo ingiusto. Non ne so niente.
Vabbè, mi dico, il Corriere ha bucato. Proviamo la Stampa.

Il maestro e compositore Lelio Luttazzi è morto la scorsa notte nella sua casa, a Trieste. Lo si è appreso dal suo amico e agente, Roberto Podio, portavoce della famiglia. Aveva 87 anni e soffriva da tempo di una neuropatia. È stato uno dei personaggi di maggior successo della canzone italiana degli anni '50 e '60 ma soprattutto un protagonista della televisione, dell'epoca d'oro di Studio Uno, della radio e del cinema. Tra i primi ad inserire nella canzone italiana le strutture del jazz, un modo di comporre 'swingato'...

Ehi ehi, un momento. L'ho già letto, questo pezzo.

...ha visto interrompersi bruscamente la sua parabola artistica quando è rimasto coinvolto in una vicenda di droga dai contorni mai chiariti della quale è risultato in un primo tempo responsabile di colpe che non erano tutte sue. Questo episodio, insieme all' atteggiamento di alcuni colleghi che gli erano più vicini e che certo non lo hanno aiutato in quel momento così difficile, hanno spinto Luttazzi ad una volontà di esilio da quale è uscito soltanto raramente per qualche piccola rentreè con alcuni musicisti amici.

Oddio, qualche differenza c'è: per esempio, nella versione della Stampa al posto di “spettacolo” c'è “rentrée” (con un errore di ortografia, ma passi). Ma al Corriere lo sanno che la Stampa li scopiazza così? E se fosse la Stampa che scopiazza il Corriere? Tanto comunque ne sanno poco entrambi. Che fare?
Proviamo la stampa locale. Una cosa che ho capito è che Luttazzi è nato e morto a Trieste. (La "sua" Trieste). Figurati se al Piccolo non gli hanno preparato un coccodrillo decente...

Lelio Luttazzi era nato a Trieste (la "sua" Trieste)...

No. Anche il Piccolo no.
Ora, io lo so che scrivere profili biografici è molto meno facile di quanto sembri. Mi è capitato di farlo per lavoro, e il mio lavoro consisteva esattamente in questo: scopiazzare informazioni a destra e manca. Però mi hanno insegnato che oltre a copiarle devo cambiarle un po', lavorare di sinonimi, rimescolare la sbobba... sennò non sono più un pubblicista. Non sono neanche più un essere umano, sono un software semantico neanche troppo elaborato. È la seconda volta in due necrologi che leggo “la «sua» Trieste”. È un inciso ridondante, la prima cosa che un essere umano taglierebbe per dissimulare il furto di contenuto. Ma qui non c'è più nessuna umanità, a parte quella che serve a premere ctrl+c e ctrl+v.

L'annuncio con il titolo dilatato ('Hiiiiiit Parade!!) come in uno spettacolo di Broadway è rimasto nella memoria del pubblico italiano che seguiva la radio negli anni '60-'70. 

Sì, e anche nella mia: è la terza volta che leggo lo stesso necrologio. Contro questa epidemia di contenuti scadenti non mi resta che usare l'arma finale: Google. Lo faccio anche coi ragazzini che mi portano tutti orgogliosi una ricerca stampata al pc: prendo una frase un po' strana, la virgoletto, la butto su google, e in 0,3 secondi trovo la fonte del copione. Vediamo un po' quanti giornalisti hanno scritto la stessa frase:


329 risultati.
No, aspetta, 329?
Vabbè, non sono tutti giornalisti: molti sono blogger che scopiazzano i contenuti professionali dei giornalisti senza nessun rispetto per la proprietà intellettuale, quei felloni. E tuttavia... Avvenire. Il Sole 24 Ore. Il Mattino. L'Unità, ahimè. Il Corriere Adriatico. Il Velino. Il Gazzettino. Il GiornaleRadio KissKiss. Tgcom. RaiNews24. Il Messaggero. La Gazzetta di Parma. È l'elenco di tutte le testate che non hanno ritenuto nemmeno necessario cambiare il numero di “i” della parola “Hiiiiiit”: si vede che Luttazzi ne pronunciava esattamente sei, né una di più né una di meno. E ancora: il Nuovo Quotidiano di Puglia. Leggo On Line. Agi. Alt! Ho scritto Agi? Forse ci sono, ho trovato la fonte. L'Agi è un'agenzia: fornisce le notizie di prima mano ai quotidiani. Il suo articolo mi pare di averlo già letto una mezza dozzina di volte, ma mancano due elementi che ormai mi sto allenando a riconoscere: la “sua” Trieste e la parola rentrée. A questo punto mi viene la curiosità di guardare la concorrenza, ovvero l'Ansa. Molto interessante:

Lelio Luttazzi era nato a Trieste (la ''sua" Trieste) il 27 aprile del 1923: aveva compiuto 87 anni.
© Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

Bingo!
Dunque forse ho capito: i quotidiani non fanno più i coccodrilli. Quando muore qualche personaggio importante prendono le schede delle agenzie e le pasticciano un po'... però, aspetta.

Tra i primi ad inserire nella canzone italiana le strutture del jazz, un modo di comporre 'swingato' 

Questo c'era anche nella scheda dell'Agi, maledizione. Quindi anche le Agenzie si pasticciano le informazioni tra loro?
C'è un altro dettaglio interessante. Nella versione Ansa compare la parola rentrée Ma è scritta in un modo diverso. Comunque sbagliato, ma diverso. Controllo in giro: trovo tre versioni diverse (rentreé, rentree', rentreè). Tutte e tre sbagliate, dannazione – e va bene, il francese è ormai una lingua esotica. Però il dettaglio getta una luce inquietante su tutta la faccenda: questo è un errore di copiatura. Un errore che un ctrl+c e un ctrl+v non potrebbero mai commettere.

Dunque questi non sono pezzi copia-incollati all'ultimo momento. Sono stati scritti a mano. Sbagliare un accento è una prerogativa umana. Insomma: qualcuno ha perso ore e fatica, per ottenere alla fine dei pezzi che sono più o meno scopiazzature reciproche. E se ci sono degli errori, difficilmente li avrà corretti. Al massimo ne ha aggiunti. Questo mi ricorda qualcosa.

Una delle discipline più interessanti che ho studiato da giovane è l'ecdotica. È la scienza – forse è meglio considerarla un'arte – che si occupa di restaurare per quanto possibile le versioni originali dei testi. Specialmente quelli che ci sono stati tramandati lungo il medioevo, quando il software più elaborato era un monaco con pennino tra le mani e neanche un paio d'occhiali decentemente graduati. Questi monaci, non ci credereste, facevano tantissimi errori. Ma era proprio grazie agli errori che si poteva risalire in qualche modo al testo originale. L'idea è che ogni copiatura aumenti il numero di errori contenuti in un testo. Quindi la versione più vicina a quella originale è quella che contiene il minor numero di errori. Insomma, se ci fosse anche una sola versione del coccodrillo di Luttazzi con la parola rentrée scritta correttamente, forse avrei trovato l'originale. Poi ci sono le lectio facilior, le situazioni in cui il copista si trova davanti una parola che non riesce a capire e a copiare, e la sostituisce con una più semplice. È il caso del copista del Corriere, che si è trovato davanti a rentreé o rentreè, ha capito che il rischio di sbagliare accento era altissimo, e ha tagliato la testa al toro scrivendo “spettacolo”. Una lectio facilior che dimostra che il testo del Corriere non è quello originale.

Errori e banalizzazioni permettono di raggruppare le versioni in famiglie. Se cinque manoscritti contengono lo stesso errore, o la stessa lectio facilior, probabilmente derivano da un manoscritto solo, e così via. In questo modo i filologi riescono a costruire l'albero genealogico delle versioni manoscritte dello stesso testo, e a recuperare un'immagine il più possibile precisa di come doveva essere la versione originale.
Ecco, avendo una vita a disposizione mi piacerebbe diventare il filologo di questa roba. Sul serio, mi piacerebbe capire chi ha copiato chi e chi ha aggiunto cosa. L'idea che mi sono fatto è che esistano due coccodrilli originali, entrambi piuttosto reticenti sui trascorsi giudiziari di Luttazzi. Il primo contiene l'urlo di guerra “Hiiiiiit Parade”; l'altro insiste sulla “sua” Trieste e parla di una rentrée. I giornalisti li hanno smontati e rimontati a piacimento, quasi sempre senza usare il copia-incolla automatico. I più scrupolosi hanno aggiunto informazioni prese da altre fonti; alcuni hanno semplicemente giustapposto i due articoli, riscrivendo due volte le stesse informazioni.

A proposito, pare che Luttazzi sia stato incastrato da un'intercettazione telefonica: fu arrestato con Walter Chiari e Franco Califano per detenzione e spaccio. Si fece 27 giorni in prigione, durante i quali Hit Parade fu condotta da Giancarlo Guardabassi. Però poi tornò, completamente scagionato, e continuò a condurla per altri sei anni: insomma, di una carriera troncata di netto non si può parlare. È vero tuttavia che non condusse più “Ieri e oggi” in tv: fu sostituito da Arnoldo Foà. Sapete da dove ho preso queste informazioni, alla fine? Esatto. Wikipedia.
Il bello è che sono le uniche informazioni che avrei potuto copiare e incollare senza temere complicazioni.
Tutti gli altri brani che ho citato sono coperti da copyright.

(Ps: ma chi è il vero re dello swing? Luttazzi batte Arigliano 25.300 a 3.930!)

27 commenti:

  1. però non ho capito perchè non hanno usato il copiaincolla. E nessuno protesta di tutte ste scopiazzature di roba protetta da copyright?

    RispondiElimina
  2. Secondo me hanno usato il copincolla, ma i diversi programmi di elaborazione testo hanno fatto casino con la correzione ortografica.

    RispondiElimina
  3. ... è anche probabile che un'agenzia (non ti dico quale) abbia copincollato da un'altra agenzia (non ti dico quale)...

    RispondiElimina
  4. Geniale. Da antologia. Un elogio all'umanesimo, tra l'altro.

    RispondiElimina
  5. Su rentrée, direi che va evidenziato il problema dei diversi software. Ogni tanto le accentate saltano e mettono caratteri diversi, quindi ognuno di loro si sara' preoccupato di gestire la cosa al meglio (una lectio facilior ad usum softwaris).

    RispondiElimina
  6. Ai vari anonimi che se ne interrogano: tutti i giornali sottoscrivono contratti con le agenzie stampa, acquisendo il diritto di riprodurre i contenuti di queste sulle loro pagine; diritto che generalmente i giornali impiegano per scrivere articoli un po' più elaborati, o semplicemente per tagliuzzarli e giustapporli, a collage.
    Non è violazione di copyright, dunque, sebbene si tratti di lavoro di scarsissima qualità.

    E questo, come sappiamo, avviene perché le redazioni online dei giornali italiani non possono - o non vogliono - permettersi staff in quantità e qualità simili a quelle dei giornali (anzi, dei media, visto che ci mettiamo dentro anche BBC e CNN) inglesi o americani.
    Scommetto quanto volete che entro lunedì pomeriggio, quando saranno aggiunti nell'archivio della Camera gli interi contenuti dei giornali cartacei, il livello degli articoli sarà nettamente superiore, o perlomeno conterrà ricerca originale (chissà, magari scopiazzata da Wikipedia).

    [tra quadre: per quanto riguarda le versione di 'rentrée' sto con Lap(l)aciano: molto più probabile si tratti di un paio di errori segnalati dalla correzione automatica, arditamente corretti da chi si dovrebbe occupare solo di tagliare e incollare, per scrupolo di coscienza - perché ci si ritiene pur sempre giornalisti, eh!]

    RispondiElimina
  7. La radio la faceva ,Leo
    andava in onda al venerdi sera
    e al sabato in replica
    dopo le 13.
    Alla radio.
    testimone
    Sono.
    ;)
    il problema è che in italia
    si dimenticano tanto le persone,
    finiscono in sgabuzzini dimenticati,
    che poi in realtà non si sanno notizie
    certe.
    Amelie anna

    RispondiElimina
  8. Complimenti.Standing Oooooovation (con 6 O)

    RispondiElimina
  9. Comunque il Corriere qualche problema con l'ortografia dei coccodrilli deve avercelo. Nel sommario di quello dedicato a Rina Gagliardi, Sandro Curzi diventa Curci:
    http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_27/rina-gagliardi_c74cd212-81db-11df-98f9-00144f02aabe.shtml

    RispondiElimina
  10. e così anche tu hai scoperto il segreto del giornalismo italiano!

    La cosa terribile è che questo modo ignorante e pedestre di fare giornalismo è mutuato anche ad argomenti tecnici, per cui un giorno viene fuori che è praticamente pronta la batteria che si carica in 30 secondi, ed il giorno dopo che un nuovo incredibile disinfettante è stato lanciato sul mercato (salvo poi scoprire che nel primo caso si tratta di un gruppo di ricerca americano che pensa di aver trovato un materiale che potrebbe bla bla bla, e che nel secondo caso parliamo della cara vecchia varechina).

    Purtroppo il mondo dei media inizia a risentire di anni e anni di sfruttamento del precariato e di annullamento delle professionalità.
    Che poi, questo è il motivo per cui ormai trovo inutile comprare certi giornali tipo quelli che trattano di informatica, visto che alla fine gran parte delle informazioni le ho trovate già in rete più o meno scopiazzate da tutti su vari siti.

    RispondiElimina
  11. Noooooo! Non puoi lasciarci cosi` sul piu` bello! Non si riesce a scoprire il coccodrillo originale?
    Per me questo poteva essere il miglior post dell'anno...

    Cordialita`
    Pitd

    RispondiElimina
  12. E' solo un caso che fai un post dedicato all'ectodica proprio nei giorni del festival della filologia?
    http://www.oliveriana.pu.it/index.php?id=18269

    RispondiElimina
  13. Poi qualcuno che ne sa scrivere - e che magari addirittura lo conosceva - alla fine si trova, ça va sans dire.

    RispondiElimina
  14. Da Hiiiiiit Parade all'ecdotica, questo post è quasi un Beniamino Placido (bel coccodrillo quello lì, a proposito).

    "Ma al Corriere lo sanno che la Stampa li scopiazza così? E se fosse la Stampa che scopiazza il Corriere?"

    Ma sono queste disattenzioni che ti impediscono di diventare un barbogio Scalfari.

    RispondiElimina
  15. la cosa strana è che abbiano tutti copiato dall'ansa e non da wikipedia :-)
    (che poi ai tempi la voce la creai io, anche se era molto più smunta di adesso...)

    RispondiElimina
  16. ti utilizzo immediatamente per i miei corsisti copioni(e tuoi colleghi): sempre utilissimo!!!!
    chiara (che reitera la semestrale offerta di matrimonio e/o 7 fanciulle vergini)

    RispondiElimina
  17. Post veramente interessante e molto bello. Soprattutto per chi come me non sa quasi nulla dei meccanismi del giornalismo e dell'ecdotica...

    RispondiElimina
  18. Lezione di ecdotica su un coccodrillo: straordinario. E anche piuttosto deprimente, dato che mette in luce la situazione in cui verte il giornalismo italiano.

    RispondiElimina
  19. posso mettere altra carne al fuoco? e se si trattasse di un comunicato stampa emesso dalla famiglia? questo spiegherebbe la "necessità" di dire che è stato implicato in un caso giudiziario me non entrare troppo nei particolari... E' solo un'idea anche se forse l'ecdotica è meglio.

    RispondiElimina
  20. Non per far la pignola ma... CITO: "Ma al Corriere lo sanno che la Stampa li scopiazza così? E se fosse la Stampa che scopiazza il Corriere? Tanto comunque ne sanno poco entrambi." ... ehm... ma questa frase non vuol dire la stessa cosa? Non dovrebbe essere: "Ma al Corriere lo sanno che la Stampa li scopiazza così? E se fosse Il Corriere che scopiazza La Stampa? Tanto comunque ne sanno poco entrambi." Ti serve una correttrice di bozze?! ;P

    RispondiElimina
  21. Con plagiarism(http://plagiarisma.net) sono arrivato a 1700 risultati :)

    RispondiElimina

Puoi scrivere qualsiasi sciocchezza, ma io posso cancellarla.