Pages - Menu

lunedì 30 agosto 2010

Veltroni fra i Mammut


Come qualcuno dei più affezionati lettori saprà, il blog Leonardo è misteriosamente in contatto con un universo parallelo che è praticamente identico al nostro, proprio uguale uguale, salvo il trascurabile fatto che i mammut non si sono estinti. In quell'universo ci sono tutti i personaggi che ci sono nel nostro; per esempio c'è Berlusconi e fa più o meno le stesse cose. E Veltroni c'è? Ovviamente c'è, e la scorsa settimana ha scritto una lettera, per fortuna un po' più corta. Solo che invece di leggerla sul Corriere la trovate sull'Unità. E si commenta qui.

[Nel frattempo, in un universo parallelo praticamente identico al nostro, salvo il trascurabile fatto che i mammut non si sono mai estinti, è arrivata in redazione la lettera di Walter Veltroni. In quell'universo ci ha messo qualche giorno in più perché è arrivata via posta aerea].

Caro direttore,
non so se si ricorda di me, sono stato segretario del PD per qualche tempo... scherzi a parte, a me sembra davvero una vita fa. Comunque. Mi ero solennemente ripromesso di non intervenire più nel dibattito del partito che ho contribuito a fondare, ma mi sono sentito in qualche modo chiamato in causa dalla discussione degli ultimi giorni. Mi scuserete se intervengo in modo un po' sbrigativo; lo so, ai vecchi tempi vi avevo abituato a pagine e pagine sui massimi sistemi... in questi giorni però ho molto da fare e cercherò di essere breve. Per quanto mi è possibile.
Da quel che mi è parso di capire (non arrivano molti giornali, qui da noi, e la connessione internet fa i capricci), le possibilità che la maggioranza di centrodestra collassi sono concrete, e nel partito si discute sulla strategia da adottare in caso di crisi di governo. Urne subito o governo tecnico con tutti quelli che ci stanno (tutti, presumo, tranne Bossi e Berlusconi)? Ecco, per prima cosa voglio dire che trovo naturalissimo e per niente scandaloso il fatto che ci siano pareri divergenti. È questo che rende il PD uno dei pochi veri partiti (se non l'unico) dove esiste un confronto: ai vertici così come alla base.

Detto questo, bisogna anche tener conto che qualsiasi opinione lievemente diversa da quella del segretario (che saluto) sarà per forza di cose amplificata e distorta dagli organi di informazione, che campano di scontri e titoli strillati. Alla fine può passare l'idea che il PD non abbia una linea chiara. A dire il vero neanche il centrodestra ce l'ha: la differenza è che al PD la linea a volte non è chiara perché c'è un dibattito; nel centrodestra la linea non è chiara perché quei due signori, Bossi e Berlusconi, cambiano idea una volta alla settimana. C'è una bella differenza, e vorrei che gli italiani la notassero. Anche se abbiamo tutti misurato quanto sia difficile fargliela notare.

Il segretario Bersani è stato abbastanza chiaro, fin qui: lui è per un governo tecnico, che ci restituisca una legge elettorale decente, e la par condicio sui mezzi d'informazione. In pratica, si tratta di ripristinare i minimi fondamentali di una democrazia. Poi si potrà anche andare a votare, presentando il PD in uno schieramento di forze che dovrà essere comunque più compatto di quell'accozzaglia che era l'Ulivo del 2006 (dieci partiti). Ecco. Quanto sto per scrivere sbalordirà alcuni lettori, ma per quanto riguarda l'agenda dei prossimi mesi io tutto sommato non la penso molto diversamente da lui. In fondo non esistono molte vie d'uscita praticabili dal disastro in cui Berlusconi e Bossi ci hanno portato.

Per contro, altri ritengono che il PD dovrebbe essere pronto a costruire un'alternativa, che credo significhi andare alle elezioni subito e cercare di vincerle, anche da solo. È a questo punto che mi sento tirato in ballo, perché chi ritiene il PD pronto oggi a una sfida di questo genere non può rifarsi che a un precedente: le elezioni del 2008, quando il partito lo guidavo io.

Il problema è che quelle elezioni io le ho perse. Le ho perse anche male. Non credo che sia il momento dell'autocritica (ritengo di averne fatta abbastanza), però mi trovo costretto a dover ribadire questa semplice evidenza. Nel 2008 io ritenevo (sbagliandomi) che il progetto di un grande Partito Democratico avrebbe potuto polarizzare intorno ai sostenitori di DS e Margherita un corpo elettorale assai più consistente. Lo dissi anche al Lingotto, mi pare: il PD era un partito che doveva “affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell’innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità”, ecc. ecc. Fu con questo obiettivo (affascinare un po' tutti), che mi misi ad attraversare l'Italia facendo lunghissimi discorsi alla Obama, arruolando per strada Parri, De Gasperi, Saviano, Kennedy, Charlie Chaplin, chiunque potesse essere funzionale alla creazione di un immaginario collettivo progressista postmoderno, alternativo all'immaginario televisivo berlusconiano. Un pantheon, lo chiamavamo. Anche se alla fine somigliava più alla rassegna del lunedì di un cinemino d'essai.

È stato un progetto che rivendico: voglio dire che c'era un ragionamento, dietro, che è facile liquidare col senno del poi, ma che in quel momento poteva sembrare vincente, e che nel tentativo di realizzarlo ho speso molte energie. Credo che nessuno in Italia abbia fatto lo sforzo di sintesi e di rielaborazione che ho fatto io. Oltre ad averci messo la faccia. Resta il fatto che ho perso: che il mio tentativo alla fine si è dimostrato velleitario e fondato su un'errata interpretazione della realtà. Alla prova dei fatti la corazzata mediatica berlusconiana ha schiacciato il nostro cinemino d'essai, lasciando giusto qualche poster appeso alle macerie. Ora, quelli che ritengono che il Pd possa andare alle elezioni da solo anche a febbraio, pensano di avere più carisma e più energie di quante ne avessi io nel 2008? Ma andiamo.

Non mi si fraintenda, io rimango un convinto assertore dell'uninominale, e credo nella vocazione maggioritaria del PD. Su questo ho ancora una posizione diversa da quella della segreteria che ha vinto le primarie: ma appunto, hanno vinto loro, non tocca a me rimettere in discussione le loro scelte. Affrontiamo un problema alla volta: qualcuno davvero ritiene che il PD di oggi sia capace di presentarsi da solo alle elezioni con questa legge elettorale e questa concentrazione mediatica? Costui non si rende ancora conto che sarebbero semplicemente elezioni truccate. Berlusconi vi sembra davvero così bollito? Abbandonato? Qualcosa di simile ci sembrava anche nel 2006. Poi cominciò la campagna elettorale: le corazzate televisive e pubblicitarie fecero il loro lavoro; Berlusconi recuperò i cinque punti di svantaggio e pareggiò. Prodi, penalizzato dalla legge "porcellum", cercò di governare con una maggioranza risicatissima, e fu cucinato a fuoco lento. Oggi volete andare alle elezioni nella stessa situazione? Va bene l'ottimismo della volontà, ma il pessimismo della ragione mi suggerisce che andrebbe a finire più o meno nello stesso modo. Sono lieto che anche Franceschini mostri di pensarla così.

Ho finito – e avrei dovuto essere più breve. Spero comunque di aver contribuito in modo costruttivo al dibattito di questi giorni. Ora scusate, ma devo accompagnare una carovana di turisti all'Oasi dei Mammut. È un lavoraccio, anche se sono molto fiero di come sta andando la mia piccola cooperativa qui a Nburunburu. L'idea di ripopolare la zona con questi meravigliosi animali si è rivelata vincente: l'indotto creato dai safari fotografici ha risollevato le sorti di un villaggio di cinquemila anime. I giovani ormai preferiscono restare qui e frequentare l'istituto tecnico artigianale invece di tentare la via del deserto verso le carrette del mare. Capirete anche voi che da questa distanza mi riesce più semplice giudicare le mie sconfitte del passato, e accettare gli sbagli che ho commesso. Può darsi che io passi alla Storia solo per i miei errori; se è il mio destino, lo accetto con abnegazione; ma vorrei almeno che da questi errori s'imparasse qualcosa. Ringrazio lei, direttore, e tutti i lettori, per la pazienza e l'attenzione.