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giovedì 15 settembre 2011

Vacanze senza fine

L'estate ormai è alle spalle. Non importa che l'abbiate trascorsa in una spiaggia gremita o chiusi in casa ad aggiornare i vostri social network: prima o poi sarà capitato anche a voi uno dei più strazianti fra i classici argomenti da ombrellone: le vacanze degli insegnanti. Pare proprio che ne facciano troppe, no? Non si potrebbero tagliare in qualche modo? Specie quest'anno, quando a un certo punto per saltarci fuori sembrava che si dovesse amputare un po' di tutto – le province, i seggi in parlamento, le tredicesime, tutto – possibile che nel frattempo torme di laureati vadano in giro da giugno a settembre a spese nostre?

Ma è vero che gli insegnanti fanno troppe vacanze?

Sì, cioè no, cioè... è complicato. Di solito chi tira fuori l'argomento “troppe vacanze” tende a non considerare alcune cose.

La prima banalissima cosa è che gli insegnanti lavorano in un'istituzione, la scuola, che non gira attorno alle loro esigenze. Non è per far piacere agli insegnanti che si è stabilito di chiudere le scuole in luglio e in agosto. Semplicemente viviamo in un Paese mediterraneo soggetto a estati torride, e non disporremo mai di abbastanza risorse per climatizzare tutte le scuole pubbliche della Repubblica, nemmeno se volessimo. È molto più conveniente, per la serenità delle famiglie e la cassa dello Stato, salutarsi a metà giugno e rivedersi a metà settembre. L'insegnante non fa che adattarsi, e non è detto che si adatti bene. Io ad esempio soffro un po', come spiegherò più sotto.

La seconda cosa è che le nostre scuole aprono i cancelli agli studenti per un numero netto di giorni più o meno in linea con la media europea, e in particolare con la media di quei Paesi civili che hanno uno spread rispettabile e un'istruzione decente. Anche se altrove non è difficile vedere studenti sui banchi fino al trenta giugno, e dal primo settembre in poi. Il trucco è che in altri Paesi le ferie sono spalmate con più uniformità sull'intero anno scolastico: i famosi quindici giorni di vacanze di primavera in Francia o in Germania, eccetera. Noi no, noi facciamo questo enorme blocco in estate che sembra fatto apposta per far incazzare i contribuenti sotto l'ombrellone, per poi tuffarci a capofitto in uno studio matto e disperatissimo tra ottobre e dicembre e tra gennaio e aprile (da lì in poi cominciano i famosi ponti, che a seconda dell'anno possono toglierci da due a dieci giorni di lezione, ma pare che non si possa razionalizzare la cosa sennò il comparto turistico crepa sul colpo, il che mi sembra demenziale, ma tant'è).

È meglio il nostro sistema o quello francese o tedesco? Senz'altro quello francese o tedesco, se vivessimo in quei Paesi (e in qualche regione contigua a Francia ed Europa centrale varrebbe la pena di ricalcarlo). Ma siamo più a sud, e – banalmente – fa più caldo. La scuola italiana si può certo riformare e migliorare in mille modi, ma non è che si possa trasferire a un'altra latitudine. Forse un passo avanti come nazione lo faremo quando accetteremo la nostra condizione mediterranea, come dire quasi tropicale, ormai. Se uno va a vedere le nazioni zavorra dell'Unione europea, i famigerati PIIGS, scopre che a parte l'Irlanda si tratta di Paesi fortemente soggetti a questo clima mediterraneo che forse duemila anni fa poteva incubare la civiltà occidentale, ma era il periodo in cui l'aratro era uno spunzone di ferro e l'olio d'oliva il prodotto d'igiene personale più cool, gli atleti se lo spalmavano su muscoli e capigliatura. Sono cambiate tante cose e adesso, oggettivamente, è più difficile mantenere determinati standard di efficienza e civiltà intorno al quarantesimo parallelo. I tedeschi dovrebbero accettare questa semplice evidenza, stampare i maledetti eurobond e non rompere ulteriormente, che a questo punto un minimo di servizi efficienti tra Monaco di Baviera e Taormina interessa più a loro che a noi.

Ora confesserò una cosa imbarazzante. C'è un momento, verso la seconda metà di agosto, in cui comincio a pensare alla scuola, e all'inizio faccio un po' di fatica a metterla a fuoco. A quel punto, per aiutarmi, cerco di fare l'appello mentale di una classe: mentre mi aggiro in moto browniano in un negozio senza sedie, o giaccio inerte su uno sdraio, provo a ricordare i nomi dei miei studenti in ordine alfabetico. Ecco, è imbarazzante, ma non riesco mai a chiamarne ventotto su ventotto – c'è sempre qualcuno che manca, qualcuno di cui non ricordo più né il nome né il volto. E dire che ho lavorato con lui per almeno nove mesi. Probabilmente è qualcuno che credevo di conoscere abbastanza bene, semplicemente perché vedevo il suo faccino tutti i giorni e ogni tanto gli correggevo qualcosa. E invece non so più chi sia. Lontano dai banchi, lontano dal cuore. Maledette vacanze lunghe.

A me il calendario scolastico italiano non piace. Le lezioni della mia scuola addirittura partono lunedì prossimo, e oltre il dieci giugno probabilmente non andranno. Secondo me allungando un po' la coperta ai bordi si potrebbero tranquillamente inserire quindici giorni di lezione in più, senza aumentare lo stress di studenti o insegnanti. Nel mio caso specifico poi parte dello stress è dovuto proprio al fatto che non ho mai abbastanza tempo per interrogarli tutti o finire il programma, insomma 10-15 giorni di lezione in più li farei senza obiezioni. Questo non andrebbe in nessuno modo a influire sulle cosiddette “vacanze” degli insegnanti, perché in giugno e in settembre gli insegnanti a scuola ci sono comunque. Per dire, io ormai è da due settimane che vado a scuola quasi tutti i giorni, anche se i ragazzi li ho visti soltanto in foto. Cosa faccio? Perlopiù riunioni. Non dico che siano più stancanti delle lezioni – non lo sono – ma secondo me non funzionano. È come riaccendere un motore dopo due mesi, lasciarlo in folle e cominciare a scaldarlo sgasando abbondantemente. Non è il modo adatto di partire, anzi, possiamo stare sicuri che nei primi giorni di lezione lasceremo un bel po' di pneumatico sull'asfalto.

In un libro che non ho qui con me, devo citare a memoria – un curioso scrittore di fantascienza crepuscolare immagina il mondo invaso da una razza di formiche dotate di una tecnologia avanzata. Come hanno fatto a diventare così intelligenti? Secondo l'autore lo erano già. Il loro unico handicap era il letargo in cui andavano per alcuni mesi all'anno: quando si svegliavano dovevano ripartire da zero. A volte ho la sensazione che il problema di noi insegnanti italiani – e dei nostri studenti – sia proprio il letargo. Siamo come le formiche di Simak: non ci manca l'intelligenza, né l'organizzazione; il problema è che per tre mesi all'anno stacchiamo la spina, e quando torniamo non ci ricordiamo niente. Non si ricordano niente i ragazzi, che già a metà luglio fanno fatica a rammentare quello che hanno portato all'esame. E non ci ricordiamo molto nemmeno noi insegnanti. Facciamo riunioni e ci mettiamo a discutere di sanzioni e regole, di un'idea di scuola astratta, che esiste solo in questi giorni di settembre in cui le aule sono vuote. Ogni tanto pensi che lunedì avrai lezione e ti chiedi come farai, come si fa una lezione? Poi finalmente un mattino la campana suona sul serio, l'aula si riempie, e all'improvviso tutti i nomi degli studenti ti rientrano in testa, fai giusto in tempo ad accogliere tutti e dare due avvisi e la lezione è già finita. Per me almeno funziona sempre così, è davvero come svegliarsi da un letargo. Vorrei svegliami migliore ogni anno, ma non so come si fa. Forse è davvero impossibile, a queste latitudini perlomeno.


25 commenti:

  1. Scusa se rompo, ma io "uno sdraio" non lo posso leggere. È femminile, perché la parola omessa è sedia.

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  2. Su questo argomento mi sembri meno pungente del solito...
    Non si tratta solo di avere 60 giorni di ferie l'anno invece che 30; se non vado errato tra ore di lezione e di colloquio siete intorno alle 20 alla settimana, no?
    Adesso, in tutta onestà, ci mettete ulteriori 20 ore alla settimana, voi insegnanti, a correggere compiti in classe, a preparare le lezioni e aggiornarvi?
    Considerato che lavorate in pratica 10 mesi invece che 11, a rigore dovreste lavorare gli 11/10 delle ore di un vostro pari non-insegnante.
    Ossia 44 ore alla settimana.
    Il tuo dispiacere agostano non fa tornare i conti, a mio modo di vedere. Non hai altri argomenti?

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  3. Oggi mi pare che hai un po' ciurlato nel manico. E' inutile girarci intorno: gli insegnanti, sotto certi aspetti, sono dei privilegiati. Punto.

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  4. Completamente d'accordo con Bluebeardburns: il confronto da fare è con il resto del mondo del lavoro, non solo con le scuole tedesche o francesi.
    Il discorso della climatizzazione poi mi sembra il più campato in aria di tutti. Sai cosa ne facciamo dei figli quando le scuole sono chiuse e noi siamo al lavoro? Li mandiamo ai centri estivi, che molte volte vengono tenuti proprio nelle scuole chiuse. Certo, non in aula, ma a scuola.
    Ecco, questa sarebbe una buona soluzione: a luglio e dal 1 al 10 settembre gli insegnanti, invece di fare scuola, fanno gli animatori dei centri estivi, da tenersi nelle strutture scolastiche. Tipo andare a scuola, ma facendo solo intervallo (organizzato come si deve).
    Vedila dal nostro punto di vista: ci sono migliaia di professionisti dell'educazione (gli insegnanti) a spasso a spese nostre, e noi dobbiamo anche pagare strutture private per intrattenere i bambini d'estate. Non ha senso.

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  5. Ho appena ritirato i libri di testo di mio figlio (che esordisce nella scuola media inferiore quest'anno) con la segreta speranza che apparissero anche vagamente simili a quelli delle "mie" scuole medie...e invece la delusione è sempre la stessa. Fumetti, disegnoni a tutta pagina e quattro righe da leggere, giusto per non disturbare troppo.
    Alterno valutazioni opposte: è la sindrome del "bel tempo che fu" che mi porta a svalutare in ogni caso quello che Davide fa a casa come compito, oppure è oggettivamente dimostrabile che questi programmi scolastici ricalcano un'idea di scuola /parcheggio che sempre più si staglia all'orizzonte?
    Sono io che sono diventato un definitivo quarantenne oppure l'idea in se stessa di firmare un "Piano di offerta formativa" e contestualmente sentire i docenti che sottolineano la completa mancanza di fondi è una presa per i fondelli a prescindere (della serie "pizzeria con 54 pizze sul menù ma possiamo fare solo la margherita".
    Sinceramente non mi interessano un gran chè le ferie estive dei docenti, ci sono dai tempi del libro Cuore e penso che, in questi mesi di caccia sfrenata al privilegio, la moda di guardare con odio qualunque vantaggio (purchè non nostro) porterà a stigmatizzare anche chi ha i capelli in testa nonostante l'età: mi interessa un fatto sempre più evidente ossia la rassegnazione di molti insegnanti, il loro continuo chiedere aiuto, solidarietà, appoggio,comprensione...Ieri alla riunione preliminare con i docenti ho contato 9 volte frasi tipo "..noi non riusciamo".
    Io solidarizzo, aiuto...ma non vedo una scuola che dà a mio figlio le cose che ho avuto io.
    Ed eravamo in tanti in classe pure noi.
    E tu vai a casa e ti chiedi se fidarti di loro oppure fare come il padre di Girardelli (o di Agassi)...cinghiate e la matematica te la spiego io, che a 10 anni e nonostante sei il primo della classe non hai ancora capito che l'emilia romagna è una Regione e NON uno Stato.
    Scusa lo sfogo Leo..e grazie per lo spazio

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  6. Ah queste famigerate vacanze lunghe degli insegnanti... è da quando ho messo i piedi la prima volta in una scuola per le supplenze che me le sento rinfacciare.
    All'inizio tentavo di spiegare che non sono tre mesi, che durante l'anno noi non possiamo chiedere una settimana di ferie quando ci pare come molte altre categorie di lavoratori, che abbiamo 3 giorni l'anno per motivi familiari, che ho più di 80 alunni e due materie scritte per classe con relativi compiti, che mi occupo di orientamento con interi pomeriggi passati a far conoscere il mio liceo agli studenti delle medie di tre province confinanti con la mia, etc. etc.
    Ora mi sono stufata e sono diventata acida (invecchio? Invecchio.) e quindi mi limito a suggerire a chi mi fa queste osservazioni che se pensa che l'insegnante è un privilegiato si doveva laureare (se non lo ha fatto) o doveva comunque fare questo lavoro visto che non credo nessuno glielo abbia impedito con la forza.
    Tra l'altro ho finito gli esami il 14 luglio, l'ultima settimana di agosto ero a scuola per le prove di recupero e sono stata a scuola ogni mattina fino a lunedì scorso che invece sono stata a scuola ma con anche le classi intere dentro, e così sarà fino alle vacanze di Natale.
    Anche io, caro Leo, preferirei le vacanze estive più corte, sto correggendo i compiti dati per l'estate (recensioni di libri e compiti scritti di vario genere, in tutto 5 ad alunno, che sarà mai correggerli, ci vogliono un paio di minuti, vero?) e fanno schifo come tutti gli anni perché d'estate non ha voglia nessuno di lavorare, studenti compresi.
    Un'ultima cosa: nelle mie aule al mattino alle 8,20 in questi giorni ci sono circa 3o° nonostante le finistre e la porta aperta. Parlare di condizionatori non mi sembra poi una cosa così ridicola.

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  7. @Bluebeardburns

    Se lavorasse gli 11/10 delle ore di un suo pari non-insegnante, lavorerebbe più di 365 giorni all'anno. Il che non è possibile finché gli anni sono di 365 giorni...

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  8. @Gionzie

    Anche tu sei per la didattica dei calci in culo? ;)
    Questa bella lettera di Galatea ha provocato reazioni controverse.
    http://www.valigiablu.it/doc/518/i-calci-in-culo-e-le-app-dellipad.htm

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  9. Bluebeardburns, in tutta onestà io non ci metto 20 ore alla settimana per preparare lezioni e correggere compiti, ma parecchie in più (e hai tagliato tutto l'aspetto organizzativo, gli aggiornamenti e le riunioni con colleghi e i dirigenti che portano via altri pomeriggi: insomma, il tuo è il classico calcolo sotto l'ombrellone).

    Luca, con tutto il rispetto per gli animatori, io faccio un altro mestiere e sono formato per un altro mestiere. Posso capire la tua esigenza di risparmiare sui campi estivi, ma è un po' come se mi chiedessi di venire a casa tua a fare le pulizie per un paio di mesi, gratis. Perché è vero che luglio e agosto teoricamente me li pagano, ma inviterei a calcolare quanto prendo all'anno, dividerlo per 10 invece per 12. Ditemi voi se il risultato mi inserirebbe tra i "privilegiati".

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  10. Leonardo,

    io non parlo perché ti invidio oppure "per guardare con odio qualunque vantaggio". Non ti invidio.
    Non ti invidio perché gli insegnanti sono, tra i laureati, i lavoratori con il più alto tasso di suicidio (l'articolo che lessi tempo fa si riferiva all'Italia, ma pare che anche in Germania non siano felicissimi).
    Il motivo sarà la scarsa considerazione sociale, la remunerazione non elevata, i ragazzi impossibili, etc. Mi sta bene se mi dici che le poche ore sono dure; ma tu hai scelto di scrivere un post in cui spieghi che anzi, lavori un sacco.
    Se non vuoi che stiamo a presumere quanto effettivamente la tua categoria lavori, raccontacelo. Spiega in cosa vengono impiegate queste 20 ore settimanali, anzi parecchie di più (per tutto l'anno, Leo: 20 ore alla settimana, ogni settimana dell'anno, più il recupero dei giorni di ferie supplementari. MA DAI). Come le impiegano i tuoi colleghi che non fanno scritti? Chi vi controlla? Anonimo, io non ho mai insegnato, ma tu hai mai fatto altro?
    Se ti vuoi lamentare, cerca di porre un fondamento oggettivo per cui, contro il comune sentire, si scopre che gli insegnanti sono stakanovisti.
    Anche io sono laureato e dottore di ricerca (per rispondere a Deb); che motivo c'è di scannarci tra membri dle comparto educativo? Mica ce la passiamo un gran che.
    Ma perché vuoi negare i privilegi che ci sono nel tuo contratto? Hai un posto fisso, per il quale gli unici titoli richiesti sono la laurea e una certa esperienza, e fai il doppio, se non il triplo, di giorni di vacanza; è lasciato alla tua coscienza aggiornare o no le tue lezioni, puoi fare le stesse ogni hanno; non hai criteri da raggiungere, non devi fare domanda per i fondi, sono vantaggi.
    Lamentati del resto, che i fondi poi non ci sono, che i genitori vi prendono a parolacce, che i ragazzi vi lanciano le palline di carta.

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  11. @al

    Fin per carità....non è che mi piace l'idea di una didattica "pedestre" (nel senso ovviamente del calcio)..ci mancherebbe altro.
    Descrivevo solo l'emozione che a volte ti piglia quando senti certe assurdità e speravi che tuo figlio fosse sideralmente più avanti nel "programma".
    E mi fermo qui...credo fermamente che insegnare sia molto difficile e non sempre le maniere forti aiutano: ho imparato a nuotare alla bellezza di 24 anni dopo che, al corso delle elementari, il "maestro" ebbe l'idea di tenermi continuamente la testa sott'acqua per vincere la paura della zona in cui non si tocca (so che un giorno il destino me lo rimetterà davanti).
    Mi limito quindi alla base statistica del mio orticello: mio figlio, i suoi compiti, i suoi libri, i suoi insegnanti. Ogni elemento preso a sè stante sembra buono...la miscela mi sembra un pò deboluccia, almeno in termini di nozioni apprese.
    Un esempio: capisco la crucialità del periodo, ma stare tutta la terza elementare addosso agli uomini primitivi mi è sembrato un tantinello eccessivo.
    TRE ANNI per sviscerare le emozioni: ora non voglio passare per Dart Fener, ma qualche oretta di analisi logica e grammaticale in più non avrebbe guastato, così, giusto per evitare di vedere ancora tonnellate di errori tipo hanno/anno, giu/giù e compagnia bella.
    E, lo ribadisco, mio figlio è il primo della classe.
    Grazie, in ogni caso, della dritta su Galatea...ha ragione quando parla dell'allergia alla fatica, ma devo riconoscere che pureio, nel mio essere adulto non scherzo in fatto di slalom speciali all'impegno e alla fatica.

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  12. Lo so benissimo che fare lezione con 35 gradi è un po' una tragedia, ne ho fatte così all'università, per cui il problema temperatura non è così fuori luogo (nel mio liceo la preside era l'unica ad avere il condizionatore in ufficio). Però nel sud della Francia fa caldo come nel Sud Italia (o a Milano, se per quello) ma in qualche modo se la cavano (edifici scolastici più moderni? non saprei).

    Pienamente d'accordo sull'allungare 1 o 2 la fine ed anticipare al 1° settembre l'inizio, mandando semplicemente a casa prima i maturandi, per non finire ad agosto con gli orali di Maturità. Anche perché qualche giorno di vacanza infra-annuale serve tantissimo, a riposare e a recuperare qualche lezione lasciata indietro, mentre quelle giornate nelle vacanze estive non fanno differenza. Lo so che su uno studente che non studia in generale non si metterà a studiare perchè è a casa, ma io durante il liceo studiavo parecchio e stare al passo con tutto era una lotta quotidiana, e un paio di giorni qua e là mi avrebbero aiutata ad essere meno esaurita.

    Marta

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  13. Bluebeardburns, l'invidia è una categoria che terrei proprio fuori da questo discorso, perché è una cosa irrazionale: certi giorni non hai idea di che invidia mi prende per quelli che fanno otto ore di ufficio e poi staccano, ma staccano sul serio (un insegnante non stacca veramente mai: il suo vero "ufficio" è in casa). Però non li considero dei privilegiati. Hanno un lavoro diverso dal mio. Il fatto che tu consideri un privilegio il "posto fisso" la dice tutta su com'è cambiata la nostra concezione di lavoro. A parte che non vale per una buona percentuale dei miei colleghi, che ottengono una cattedra anche dopo 10 o 15 anni di lavoro.

    Io non ho scritto un post per spiegare che "lavoro un sacco". Non credo di lavorare più di tanti. Ho scritto un post per spiegare che il mio anno lavorativo è molto sbilanciato rispetto a quello di altri: il fatto che per due mesi io sospenda tutto è visto in giro come un privilegio, ma è anche un fattore di stress.

    Davvero pensi che l'impegno di un insegnante non prenda più di 20 ore alla settimana? Considera che le prove scritte devi prepararle tu e devi correggerle tu, una per una. Per dire, se fai un tema d'italiano al mese (ed è poco) e hai, come in media succede, due classi, ti ritrovi con 55 temi da correggere al mese. Fanno più o meno due temi al giorno. Una mezz'oretta può andarsene così. Poi considera che lo stesso insegnante ha anche la cattedra di geografia, storia ed educazione civica in una o due classi, e scordati che possa soltanto interrogare i ragazzi nel poco tempo che ha. Mettiamoci quindi un'altra oretta per compiti o prove varie. Poi considera i consigli di classe, le riunioni monodisciplinari, gli incontri con i neuropsichiatri, coi rappresentanti di classe, i collegi docenti, i ricevimenti generali: la somma di tutte queste cose varia da istituto a istituto, però se calcolo un'ora al giorno non dovrei scostarmi molto dalla media. Un'altra mezz'ora concedimela per organizzare quello che faccio il giorno dopo: è chiaro che a volte mi bastano dieci minuti, ma a volte invece la cosa può prendermi un pomeriggio. E siamo a tre ore, che per cinque giorni fa quindici.

    Non ho ancora contato le gite scolastiche (che se uno le fa richiedono un'attenzione costante, intorno alle 20 ore su 24), i corsi di aggiornamento a cui a volte ti precettano; i colloqui individuali che ti capita di avere con ragazzi in difficoltà e a me capita sempre; la programmazione; e, credici o no, tenere un registro in ordine prende tempo. Sono arrivato a 20 ore? Non lo so, ma ti posso dire che io ce ne metto di più. E' un problema mio, sono poco organizzato, però se fossi bravo tre ore in media al giorno le impiegherei.

    Questo non significa che gli insegnanti lavorano tanto: significa che lavorano intorno alle 40 ore alla settimana, e che non ha senso pretendere da loro molto di più. Anche perché svegliarsi al mattino e andare a tenere quattro lezioni di fila a dei preadolescenti non è come svegliarsi al mattino e arrivare in un ufficio: non in termini di stress, ma proprio di kilocalorie che si bruciano.

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  14. Mi sembra che stiamo scadendo nella solita "lotta tra poveri", invece di riflettere sul fatto che c'è una campagna mediatica che tende a svalutare (e riuscendoci benissimo, a quanto leggo) il lavoro degli insegnanti e degli statali in generale, come se fosse una colpa aver ottenuto il fatidico posto fisso (che tra l'altro non esiste più, dovreste esservene accorti) a prezzo di precariato pluriennale e stipendi poco dignitosi.
    Leonardo era partito da un discorso diverso, legato alle ferie e alla loro distribuzione nell'anno solare e non solo scolastico.
    Ma quando si parla di insegnanti ormai si scade nei soliti cliché.
    Che peccato. E che noia.

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  15. Questa storia dei 10 mesi è una cazzata senza precedenti.
    Molto professori universitari hanno l'obbligo di fare 3-4 ore di lezione alla settimana. Chi poi ha voglia e stimoli fa ricerca, gli altri si attaccano a Youtube o se ne vanno a spasso. Senza obblighi di orario.
    I prof fanno (in media, Leonardo) meno delle 38-40 ore settimanali di un office worker, ma hanno di solito una carriera molto più difficile (anni di supplenza, a parte casi rari) e una specializzazione superiore (devono essere laureati, diversamente da molti impiegati).
    Quanto prende un laureato medio e un insegnante?
    Probabilmente il mese di lavoro in meno è ampiamente giustificato dalla differenza in busta paga.
    Andrea

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  16. http://www.valdelsa.net/det-cy48-it-EUR-37268-.htm
    ecco qui

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  17. Non sono un insegnante ma un dipendente che fa 50 ore a settimana (non me ne vanto). Provo a scrivere quello che un un insegnante non scriverà mai perché deve tenere un profilo basso: l'insegnate è il ruolo fondamentale di una delle istituzioni più delicate per una società. Il problema può stare nella selezione del corpo insegnanti che deve essere severissima (e mi dispiace ma non può premiare il tempo di attesa) dopodiché l'insegnante abbia pure tre volte il tempo libero che ho io. Spero che mio figlio (sigh, quando scrivevo le prime mail occupavo il liceo e ora sono quello che 'qualcuno pensi ai bambini') trovi sulla cattedra gente che ha voglia ed energie per continuare a scoprire, che legga, continui ad imparare, coltivi passioni, che abbia insomma quella curiosità che spinge chi ti segue a voler sapere. Quei professori/esse che tutti abbiamo amato e che ricordiamo tutta la vita, ci siamo capiti. Con buona pace dei professionisti stanchi e stressati come me, essere quel professore richiede tempo. Non ti si possono chiudere a forza gli occhi dopo 2 pagine appena messi via i lego (per questo mi vergogno e non me ne vanto), o meglio, possiamo chiederglielo, magari ottenerlo, e ci ritroveremo con il professore/ssa frustrato/a senza voglia di portarti a conoscere nulla che tutti abbiamo detestato.
    Godetevi il vostro tempo, io mi preoccupo solo lo usiate bene per rendere curiosi i pericolosi minorenni che vi affidiamo.

    andrea

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  18. Kimboz,

    interessante il tuo link; comunque non conta solo la specializzazione nel mercato del lavoro, ma anche il rapporto tra domanda e offerta, per cui gli infermieri sono più richiesti degli archeologi, e dunque trovano lavoro prima e meglio. Gli insegnanti sono più facilmente sostituibili - formalmente - di altre categorie professionali, tant'è che esiste il servizio della supplenza.
    Non sarebbe più vantaggioso per tutti se le ore degli insegnanti fossero riconosciute e trasparenti, piuttosto che celate tra le mura domestiche? O se vogliamo il telelavoro, dovremmo avere dei parametri oggettivi per valutare le prestazioni professionali. Oppure soggettivi, con un "soggetto" collegiale, ad esempio i genitori.
    E poi correggere un compito di chimica è più facile e meno dispendioso che correggere una versione di latino o una tema di italiano. E il prof. di educazione fisica? Si prepara le lezioni? Eppure non stanno tutti nello stesso calderone?
    Io mi ritrovo perfettamente con l'ultimo post di Leonardo nella discussione: a ciascuno tocca il suo, non c'è da soccombere all'invidia. Non ho l'impressione che la carriera accademica sia più facile, Kimboz. La mia esperienza consiste nel rimbalzare da una parte all'altra d'Italia/Europa per stralavorare senza garanzia di posti futuri, con "buchi" di disoccupazione e una competizione feroce.
    Tutti a un certo punto pensiamo: "Ma chi me lo fa fare?" - perché ogni mestiere ha le sue fatiche e ingiustizie. Eppure sono poco incline alla retorica dell'eroismo dell'intellettuale sottopagato, perché credo che se uno il suo mestiere lo persegue, allora qualcosa la ricava. Fare l'insegnante è faticoso e certo alle volte ingrato, ma porta altri benefici, di cui forse il ricercatore, il giornalista e l'ingegnere non godono. Non ce l'ho affatto con gli insegnanti, i miei erano ottimi, ma non è forse consolante pensare: "Be' ma il mio lavoro presenta certi vantaggi"? Senza quel po' di tempo libero di Leonardo, forse non ci sarebbe neanche questo blog aggiornato di frequente. E le storie di Verola ad agosto? Mi pare una cosa di cui godere, anche se poi può portare dello stress. Quello c'è dappertutto. Ecco perché poi mi colpisce che non si riconosca il valore di questi benefits.

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  19. Mi associo a Deb: qua si fa una guerra tra poveri. Si direbbe che ci sono riusciti, a dividere la classe lavoratrice giocando sui concetti di privilegio e di diritto. Ecc. ecc.
    Io poi sarei per dare 2 mesi di vacanza a tutti, guarda un po'.

    Però... Uno c'è, che manderei a lavorare VERAMENTE, frustato con una verga salata: il portiere dell'ufficio del *** di *** in via **** 11, quel **** di **** !

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  20. leonardo, senza assolutamente voler giudicare, davvero, io ti porto la mia esperienza. vivo in giappone, paese ben più torrido dell'italia, ma tanto. le vacanze estive vanno circa dal venti luglio al venti agosto, giorno più giorno meno. poi ci sono una decina di giorni a fine anno e una decina di giorni a fine marzo (l'anno scolastico finisce a marzo e ricomincia ad aprile: primavera, estate, autunno e inverno). gli insegnanti comunque sono sempre a scuola, anche ad agosto. ma qui si aprirebbe un altro discorso, molto più ampio: i giapponesi non vanno in ferie... già.

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  21. Quando nel 2006 ho letto per la prima volta l'articolo "Fai l'insegnante? Lavoro comodo.
    Ma adesso non è più vero", ho pensato: finalmente la smetteranno di accusarci di lavorare meno degli altri. Beh, mi sbagliavo. Cosa dice questo articolo di Salvo Intravaia?
    «"Fai l'insegnante? Comodo! Lavori 18 ore a settimana e hai tre mesi di ferie all'anno, oltre alle vacanze di Natale e Pasqua". Da sempre i docenti della scuola italiana si sentono rispondere in questo modo. Ma ai più la cosa non va giù affatto. Adesso arriva uno studio che dimostrerebbe che gli insegnanti lavorano più degli altri impiegati pubblici. [...] Quanto lavorano effettivamente gli insegnanti? Oltre alle ore passate in cattedra, a quanto ammonta tempo dedicato alla scuola (il cosiddetto lavoro sommerso)?, si sono chiesti gli amministratori locali della provincia di Bolzano. "L'esigenza di effettuare uno studio sull'orario e sul carico di lavoro degli insegnanti è emersa nel corso delle recenti negoziazioni sul contratto collettivo provinciale per il personale docente delle scuole elementari, medie e superiori", spiegano. Secondo la Apollis, mediamente un docente lavora 1.643 ore all'anno. Monte ore che suddiviso per le settimane lavorative di un anno scolastico riservano a maestre e prof un lavoro forsennato: con lezioni, riunioni e organizzazione del lavoro che oltre alle mattine occupano sovente buona parte dei pomeriggi. Anche perché la gran parte delle attività lavorative si concentra nelle 33/35 settimane di lezione che formano un intero anno scolastico. Poi, con l'approssimarsi dell'estate l'impegno si dirada fino alle 'meritate' ferie, che prendono una parte del mese di luglio e agosto.
    Il contratto degli insegnanti della provincia autonoma di Bolzano si discosta pochissimo da quello sottoscritto dai sindacati nazionali della scuola per tutti gli altri insegnanti italiani. Per questo, il risultato dell'indagine si può estendere ai docenti di tutte le altre regioni, dalla Sicilia alla Lombardia».
    L'articolo integrale è qui: http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/scuola_e_universita/servizi/profstressati/proflavorano/proflavorano.html?ref=search
    L'indagine di cui si parla nell'articolo si può scaricare e leggere qui (volendo anche in tedesco):
    http://www.apollis.it/24d309.html
    C'è solo una nota da aggiungere: rispetto al 2006, i carichi di lavoro degli insegnanti sono aumentati, mentre la retribuzione è diminuita.

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  22. San Girolamo è il 30, oggi è solo il 16 :-)

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  23. Carissimo Bluebeardburns io un giorno dovetti fare una risonanza magnetica al cervello... avevo dei disturbi alla vista e delle vertigini inspiegabili, avevo meno di 40 anni...
    Chiesi al tecnico, per curiosità, la "risoluzione" della macchina, la sua capacità ultima di "ispezione" ecc...
    (Mi trovarono qualcosa, con la quale convivo da allora, niente di grave solo malformazioni "probabilmente" congenite che possono creare disturbi vari... non ci crederai ma da quando "me ne sono fatto una ragione" non ho più disturbi ovvero non mi "diturbano" medicine non più necessarie, vita super normalissima e se mi si appanna la vista me ne frego altamente...) Il tecnico mi disse: "questa macchina per la risonanza è tra le più avanzate ma non può 'vedere' tutto, -meglio così- se verrà creata una macchina di diagnosi perfetta passeremo tutta la nostra vita ad analizzarci!"

    Carissimo Bluebeardburns ti faccio un altro esempio appena vissuto: mia figlia "mediana" ha un problema, non grave, di scoliosi, mia moglie ha preso la cosa di petto ed abbiamo consultato tre fisiatri tutti e tre "famosi", di tre provincie diverse (FC, PU, BO)... abbiamo ricevuto tre "soluzioni" diverse (ginnastica correttiva, bustino, busto 'grande') le due con il 'busto', anche se non sembrano, sono
    le più diverse per metodologia e tipologia... i due medici del 'busto' si sono "infamati" (virgolette) l'un l'altro...

    Io sono sicurissimo di una cosa: tutte e tre le cure proposte hanno valore!

    Perchè il valore lo metteremo noi, lo metterà mia figlia lo aggiungerà la vita, i lunghi mesi di vita che durerà la "cura"...

    Ma ti capisco, carissimo Bluebeardburns, perché ormai viviamo in una società di tipo commerciale di stampo Cartaginese, dove tutto deve essere misurato e confrontato in onore all'economia anzi, all'Economia e tutto deve passare attraverso la "prova" del mercato, anzi del Mercato... Oramai tutto il mondo ha capito che i Romani sconfissero Cartagine solo temporaneamente e le guerre Puniche avrebbero dovuto essere ben più di tre...

    Io ho 50 anni e per me la parola Mercato è riferita ad una piazza con banchi e banchetti moltissimi dei quali degli agricoltori, dove le "transazioni" erano decise con il contatto umano, con la stretta di mano, dove i prodotti erano tutti in bella vista e non avevano "trucchi" nascosti, dove non c'era pubblicità se non gli "strilloni" dove la "parola" valeva più del danaro... Mi hano rbato il Mercato o almeno l'idea che c'è dietro la parola ed oggi stiamo come stiamo...

    Ti invito, carissimo Bluebeardburns, ad essere meno analitico perché la vita è sempre e comunque l'unico vero valore aggiunto.

    Per Leonardo ed i Tedeschi... La latitudine conta, se ha mosso la "culla" della cultura e della umanità è perché alle latitudini mediterranee c'è più energia solare di quelle nord-europee... oggi le varie energie per sostentare le società (e le culture?) sono altre, in passato, per migliaia di anni c'era bisogno del sole, chissà in futuro...

    carissimi baci ed abbracci a tutti

    GMG

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