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sabato 12 maggio 2012

Abbasso Lapo, strofo

Via albertocane.blogspot.com
In margine a un errore (il solito)
Nella prova Invalsi somministrata giovedì nelle classi prime secondarie di primo grado (=medie), tra i quesiti grammaticali ce n'era uno che chiedeva di correggere il famigerato apostrofo di "qual". In effetti è una delle competenze grammaticali solitamente richieste al primo anno, e sono abbastanza contento di come sono andati i miei alunni (anche se forse non dovrei saperlo? Ops). E però mi chiedo: ma ne vale la pena?

Seriamente: vale la pena insegnare che "qual" si scrive senza apostrofo; correggere infinite volte l'uso errato di "qual", mentre nel frattempo magari Roberto Saviano proclama a gran voce che lui l'apostrofo lì ce lo mette e continuerà a mettercelo? Non uno scrittore qualsiasi, l'unico scrittore italiano della mia generazione che i ragazzini probabilmente conoscono - l'unico anche che possa funzionare un po' come un modello, non il solito squatter di torri eburnee sfitte, uno scrittore che si misura con i problemi reali della società e cerca di cambiarla, in più con quel piglio sbruffoncello che funziona, che in generale ai preadolescenti garba. Che faccio, gli dico che Saviano può e loro no? Che se hai fegato per sfidare la mafia puoi sfidare anche la potentissima Crusca? Come se poi Saviano fosse il solo, mentre lui ci tiene a far sapere che ha ripreso l'uso ortodattilografico di Pirandello.

Il quale Pirandello ci pone un serio problema, perché certo, possiamo raccontarcela finché vogliamo che non è un gran prosatore, Pirandello - vuoi mettere, chessò, con Landolfi (ahimè, anche Landolfi apostrofava "qual") - però oltre ad avere un orecchio, un senso incredibili per lo stile colloquiale medio, che gli ha consentito di scrivere commedie applaudite da Torino ad Agrigento; oltre a quel premio Nobel che sì, non è una trecentesca corona d'alloro, ma butta via; oltre a tutto il resto, non era mica un autodidatta Luigi Pirandello: si era laureato a Bonn in Filologia Romanza, ne sapeva di fenomeni linguistici più di me e di molti redattori delle prove Invalsi; e apostrofava "qual". Non solo, ma alla Mondadori non glielo correggevano, il che fa riflettere. Come se l'apostrofo mezzo secolo fa non fosse questo orrore che è diventato al tempo dei blog: probabilmente passava inosservato, abbiamo letto per anni i romanzi di Pirandello editi da Mondadori e mai avevamo fatto caso all'apostrofo. E poi all'improvviso che è successo?

Una rivoluzione copernicana, che diamo ormai per scontata, ma pensiamoci. Dieci anni fa non facevamo così tanto caso agli apostrofi, se correggere le bozze non era il nostro mestiere. Dieci anni fa cos'eravamo?Lettori. E oggi siamo diventati scrittori. Scriviamo continuamente. Mail, sms, post, cinguettii, ognuno di noi scrive in un mese quanto un accademico di Arcadia poteva buttar giù in un anno. Scriviamo così tanto che spesso abbiamo smesso di leggere, il che parzialmente può spiegare perché in generale la qualità della scrittura non è migliorata (e la capacità di comprensione sembra crollata, ma forse è un'impressione mia). È in un momento del genere che certe regolette scolastiche come l'apostrofo su "qual" sono diventate una specie di bandiera, o meglio una livrea da sfoggiare in società: la differenza tra chi ha avuto buone elementari e chi no. Io continuo a chiedermi se ne valga la pena. I racconti di Landolfi sarebbero più o meno belli senza apostrofo? Le requisitorie di Saviano più o meno leggibili?

Io insegno nella scuola dell'obbligo, dove le cose devono essere chiare: i ragazzi hanno bisogno di certezze, se scrivi in un modo è giusto e se scrivi in un altro modo è sbagliato. E tuttavia poi quando cresci e scopri che in un modo scriveva Manzoni e in un modo Pirandello, non ti senti preso in giro? Non rischi di perdere la fiducia un po' nella scolarizzazione tutta? Chiedo. Anch'io avrei bisogno di certezze, se mi dite che con l'apostrofo è meglio per me è ok. Preferirei impiegare il mio tempo in cose altrettanto noiose, non crediate, ma più utili: la benedetta punteggiatura. Le benedette maiuscole (impiccate i grafici). Tutte cose banali che rendono una frase più comprensibile e più leggibile - un apostrofo non rende nulla più leggibile. Preferirei avere più tempo per la noiosissima ma fondamentale analisi logica, che non è "logica" per modo di dire: sui tweet ve ne accorgete, c'è gente che non si riesce semplicemente a spiegare, è un handicap, un grammatical divide - e non è mai un problema di apostrofi. Preferirei valutare la comprensione, visto che per ora la produzione scritta invece che diminuire aumenta; c'è sempre più roba da leggere e c'è sempre più gente che non ne è in grado, prima o poi l'elastico si spezzerà e mi chiedo come.

29 commenti:

  1. quel? mai visto "quel" apostrofato, non è che stai parlando di "qual"??

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  2. Ah ecco. Io ho letto tutto il post senza capire di cosa stavi parlando. Ho pensato per un attimo che la mia stanchezza fossa giunta oltre il limite consentito...

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  3. ecco perché Saviano ha qual piglio... ahah trova e sostituisci

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  4. Guarda Leo, ti leggo da una vita e ormai so che questo argomento torna tutti gli anni, come le stagioni (sarà mica legato ai cicli dell'anno scolastico. Ti ricordi il maestro probo? http://leonardo.blogspot.it/2010/09/contra-probvum-et-probolinos.html).

    Ho solo una risposta. Tu hai perfettamente ragione, ma purtroppo sei, appunto, un insegnante della scuola media e dunque, in quell'incredibile messa in scena che è lo sviluppo naturale di una lingua, ti tocca interpretare l'ingrata parte del difensore dell'ortodossia (o dell'ortografia, fai tu). Non ci credi più? Hai perso la fede? Purtroppo ti tocca continuare a difendere la linea. Anche perché lo sai benissimo, che il giorno in cui proverai a dire ai tuoi ragazzi che qual'è va bene lo stesso, ci sarà il ragazzino saputello che ti dirà, "Ma prof, è sbagliato"

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  5. "...ho il sospetto che molti continuino ad apostrofare anche al ginnasio e al liceo"
    Insegno al liceo e ti assicuro che il tuo sospetto è ben fondato. Sono trentasei anni che correggo compiti e devo confessarti che quest'errore non mi ha mai fatto saltare sulla sedia, sebbene lo abbia sempre segnato e lo segni, come te, in rosso. Sui giornali spesso, ho bisogno di andare a capo e rileggere un'intero periodo in un articolo, se voglio individuarne il senso. Sono d'accordo con te, bisognerebbe avere più tempo per l'analisi logica, ne guadagnerebbe la punteggiatura.

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  6. Naturalmente un intero non va apostrofato ma precedentemente avevo scritto la parola "frase" e quindi mi è sfuggita la correzione!

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  7. ma se io penso "QUALE E'" mentre dico "QUAL E'" sono autorizzato a mettere l'apostrofo senza scomodare la vitale plasticità di ogni lingua? (insomma saranno cacchi miei se è troncamento o elisione? e "UNO ALBERO" non è un argomento!)

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    1. "e "UNO ALBERO" non è un argomento!" perché? perché a te pare di decidere cosa è argomento valido e cosa no? la regola non è tra "elisione o troncamento", ma se una parola tronca ha una sua autonomia nella lingua oppure no.
      A me sta bene che si abbandoni la distinzione fra troncamento ed elisione, ma se lo si fa, va fanno omogeneamente: si tolgano via gli apostrofi piuttosto, che metterli: si possa scrivere "un amica", "buon estate" e "pover uomo". Se si vuole riformare l'ortografia (cosa che in altre lingue hanno fatto) si faccia verso una seria semplificazione seria: via le "i" tra c/g- ed -e (scenza e celo), via gli apostrofi laddove le elisioni potrebbero essere troncamenti.
      Il motivo per cui gli alunni italiani sbagliano ancora "qual è", mentre quelli francesi non fanno tutte queste difficoltà con gli accenti, è perché la scuola italiana non sa insegnare, anzi perde proprio tempo con l'inutile analisi logica dove nella frase "la casa va a fuoco", "a fuoco" diventa "complemento di moto a luogo figurato", come se figurativamente la casa si alzasse sulle proprie gambe e andasse a buttarsi tra le fiamme.

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  8. tutto perfetto: solo una cosa, sembrerà stupido, ma io posso decidere di usare solo le 500 parole che conosco, e se nel mio lessico limitato non figura "QUAL" ma solo "QUALE" sono autorizzato ad usare correttamente l'apostrofo. (lo so che questa è più da "quaderno a quadretti" che da "quaderno a righi"..)

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  9. Renmo: stai dicendo per caso che gli studenti francesi non hanno problemi con l'ortografia? Ma se confondono persino participio passato e infinito!

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  10. Possiamo star qui fino a mattina a distinguere tra elisione e troncamento: il guaio è che anche tanti troncamenti in italiano richiedono l'apostrofo: "po'", ad esempio.

    Quindi, ricapitolando, "po'" si scrive con l'apostrofo perché è un troncamento, ma "qual" non si scrive con l'apostrofo perché è un troncamento.

    Detto questo, io non riesco a capire i francesi come fanno, con l'abisso che hanno tra grafa e pronuncia. Probabilmente ti tartassano così pesantemente alle elementari che ti debellano completamente l'analfabetismo. Forse avere un ortografia più difficile è una strategia per costringerti a impararla sul serio, forse il problema è che l'ortografia italiana è tutto sommato semplice, a parte qualche caso particolare che serve a farti incazzare e basta (l'accento su sé stesso, eccetera).

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    1. Po' (come mo') finisce per vocale, inoltre vi è la caduta di una sillaba e non di una semplice vocale, capisci anche tu che è come confrontare pere con mele: sempre frutta è, ma di due specie diverse. Quando si tratta di ortografia, e quindi di lingua scritta, non si può non tener presente che essa è sempre comunque più consevativa, "tradizionale" se vuoi, di quella orale, quindi è inutile stare anche tanto a contestare le regole solo perché si vuole aver ragione nella propria pigrizia, nella propria sciatteria o nella propria ignoranza.
      L'italiano inoltre, come hai detto anche, ha pure il vantaggio di avere un'ortografia straordinariamente semplice rispetto alle lingue sorelle, quindi perché non ringraziare della fortuna che si ha e fare almeno sforzo minimo di impararsi quelle *poche* regole per scriverla correttamente e così rispettarla?

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  11. L'accento su sé stesso non serve a farti incazzare. E' utilissimo e ha una ragione pratica. Mentre invece il qual senza apostrofo fa incazzare perché è del tutto insensato. ;-)

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  12. Sì, in realtà a me ha sempre fatto incazzare chi lo scrive senza.

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  13. Gli errori dei miei alunni sono così numerosi e gravi che quando arrivo alla fine di un pacco di temi me li hanno trasmessi. Mi ci vuole almeno mezza giornata per disintossicarmi. In questo contesto mi ostino a correggere qual', sempre più disperato...

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  14. Poi potremmo anche passare a parlare del fatto che circa la metà di chi vende roba su ebay conclude il suo annuncio con un beneaugurale "buon'asta".

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    1. Infatti sbaglia quella quasi metà che scrive "buon asta"

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  15. "qual'è" ?

    Allora, anche "qual' buon vento?" ?

    No, vero?

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  16. Questa cosa ha sconvolto il collega che correggeva le prove con me. Ho dovuto consolarlo dicendogli che non è il solo, che è un errore di tanti. Però mi è dispiaciuto, che lo abbia scoperto a cinquantadue anni. E se fosse morto il giorno prima delle prove Invalsi?

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  17. Io scrivo "qual'è" perché ho in testa "quale è" e nessuno me lo può togliere, e sono fatti miei se uso "quale" invece di "qual".

    Poi scrivo "qual buon vento" perché ho nella testa esattamente "qual" e nessuno mi ci può mettere altro.

    C'è chi dice "andiam bene!", e chi dice "andiamo bene!". Io uso la seconda espressione ma so che molti preferiscono la prima.

    Sarò anche l'unico che usa deliberatamente "quale è", ma così stanno le cose. Uso "quale" e metto l'apostrofo. Fatevene una ragione.

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    1. Semmai dovresti essere tu a fartene una ragione di quali sono le regole e rispettarle, perché altrimenti anch'io mi sento il più figo di tutti sul mio SUV e quindi ritengo di avere diritto a passare anche con il semaforo rosso, e gli altri dovrebbe farsene una ragione e darmi la precedenza anche col verde.

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    2. Quindi la regola è che in alcuni casi è vietato usare la parola "quale". Non mi sembra una regola di ortografia, ma piuttosto di bon ton

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    3. Non è vietato usare "quale": si potrebbe anche scrivere "quale è", nel remoto caso in cui uno volesse riportare la particolare pronuncia enfatica /kwale 'e/ (scrittura fonetica IPA); ma se uno lo scrivere normalmente, cioè come comunemente si pronuncia /kwa'le/, va scritto "qual è", essendo "qual" un troncamento, cioè una forma accorciata di "quale" non vincolata solo davanti a vocale ma possibile anche davanti a consonante (la qual cosa), seppur oggi con un repertorio piuttosto limitato.

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  18. Pensa, nessun link potrá mai contenere qual apostrofato.

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