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mercoledì 19 settembre 2012

Il pianeta al bubblegum

Oggi sarebbe il compleanno di Carlo Fruttero: per festeggiarlo, Barabba ha messo insieme un'opera megagalattica, l'Ennesimo libro della fantascienza, che si scarica a partire da oggi e si può leggere un racconto alla volta anche qui. La copertina, che a certe persone dà i brividi e io sono tra loro, è di Isola Virtuale. Questo è il mio contributo:


(Pandora 5.0, 16.27 GMT)

La notte era uno sfondo indaco che si screziava, all'orizzonte, nei toni di porpora del crepuscolo. Phil prese conoscenza acquattato sotto un cespuglio di fiorifunghi. Percepì una sensazione tattile estremamente precisa, il fresco solletico di una lucertola di palude che gli camminava sul lungo avambraccio. Non la disturbò, il panico l'avrebbe resa fosforescente. Voleva guardarsi attorno senza fare troppo scompiglio, visualizzare l'ambiente senza esserne il protagonista, ma era possibile? Tra i fiorifunghi qualcosa si mise a vibrare; era un messaggio pubblicitario. Lo escluse con un movimento di palpebra istintivo. Era sovrappensiero. Aveva sognato a lungo di essere lì, e ora che era arrivato si sentiva a disagio. Tutto come previsto, tutto simile ai sogni e alle proiezioni, ma qualcosa non quadrava. Si rese conto che non stava respirando, come le prede quando si nascondono. Ed era sbagliato, profondamente sbagliato, quello era il posto nell'universo più sicuro per lui. Fece un grosso respiro, inalò l'aria tersa di un'alba su Pandora, corretta dall'umidità dei fiorifunghi...
Sapeva di bubblegum alla fragola.

***
(Matrixhan, 18.11 GMT)

“Fragola?”
“No Arthur, non ho detto fragola. Bubblegum alla fragola. È diverso”.
“Diverso quanto?”
Nascosto dietro ampi occhiali neri, Phil si permise di alzare gli occhi al soffitto. La trama dei finti pannelli antirumore mostrava pattern regolari. Era evidentemente un solo pannello copincollato miliardi di volte, un'ingenuità che nessun progettista virtuale si permetteva più da decenni. Ma erano appunto questi piccoli difetti a rendere delizioso quel bar, quel grattacielo, quella città. “Hai mai assaggiato una fragola?”
“Penso di sì. È una specie di grappolo d'uva in miniatura, se non sbaglio...”
“Quello è il lampone”.
“Il lampone, giusto”.
Phil si aggiustò gli occhiali, e per un attimo fece filtrare uno sguardo di disapprovazione, più netto di quanto avrebbe desiderato – del resto portava la fisiognomica di Keanu Reeves che indossava non gli lasciava molto margine per le sfumature. Ursula approfittò di quel secondo di silenzio per mettersi in mezzo.
“Ne abbiamo discusso centinaia di volte. Un conto è l'effettivo sapore originale di un frutto, un conto è l'informazione condivisa, socializzata, sul sapore del frutto stesso, che si basa molto più spesso sugli estratti chimici che venivano utilizzati nel secolo scorso. La fragola è un classico esempio: la maggior parte di noi conosce il gusto del gelato, ma non saprebbe ricollegarlo al sapore del frutto originale”.
“Ok, ok. Continuo a non capire qual è il problema. Se nessuno sa di cosa sanno veramente le fragole, per quale motivo ci intestardiamo a voler riprodurre un sapore che...”
Phil sbuffò. “Non stiamo parlando di questo. Non ha nessuna importanza di che sapore sappiano le fragole vere. Non ci sono fragole su Pandora, e se decidiamo di metterle comunque saranno diverse da quelle sul piano Zero. Le faremo a forma di lampone, o grosse tre quintali, o volanti, o sessuate, decideremo. Non ha la minima importanza. Il problema...”
“Stai sudando, Phil”.
“Non sto sudando”.
Ursula aveva ovviamente ragione, benché il sudore non esistesse, a Matrixhan – come tutti ormai chiamavano la realtà virtuale Matrix 2.0. Il prodotto, ispirato come tutti da una saga cinematografica del secolo precedente, non era mai andata oltre la seconda release, un epico flop commerciale, che aveva conosciuto un bizzarro successo postumo una dozzina d'anni più tardi. Gli utenti non ci andavano per parare le pallottole col kung fu, e si disinteressavano totalmente all'Eletto e a Mr Smith che ogni tanto saltabeccavano tra un grattacielo e l'altro, dandosele di santa ragione – a parte quei due fanatici, Matrixhan era un posto comodo e pulito, facile da raggiungere, fuori dalle mappe dei ragazzini e dei tamarri di ogni età: divenne un ritrovo fuori orario per ingegneri e programmatori. L'atmosfera raggelante era in qualche modo congeniale – di Realtà ce n'erano tante, ma questa era l'unica dove tutti potevano indossare la stessa faccia senza stonare in nessun modo con l'ambiente. Perfetto per quel tipo di professionista che non vuole perder tempo nelle library a cercare l'avatar più originale, meglio intonato con l'umore, con il meme del giorno, con l'oroscopo – fanculo, ti metti il tuo Keanu Reeves di ordinanza e in cinque secondi sei già in un attico affacciato sul vuoto, a bere ipoalcolici insapori. Col tempo la gente cominciò a fissarci colazioni di lavoro. Phil sapeva che qualche start-up stava ragionando sull'idea di piazzare gli uffici direttamente lì – un'idea ridicola, veramente da startupper, però riusciva a capirla. Anche lui raramente si sentiva così a suo agio come in un bar qualunque di quella città di grattacieli, così dichiaratamente finta. Nessuno lo aveva capito ai suoi tempi, ma Matrix 2.0 era un capolavoro. Non per la storia, non per il realismo dei dettagli (già scadente all'epoca, ma 25 anni dopo era semplicemente retrò). Era semplicemente un posto comodo. Ortogonale, liscio, modulare, rassicurante. Il contrario di Pandora.

(Vi ho fregato, per sapere come va a finire dovete scaricarvi il libro)  



11 commenti:

  1. eh si, m`hai fregato. ma non so se lo farò, sono fuori dal tunnel della fantascienza da qualche annetto, ormai...

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  2. Ma Urania non vi farà il mazzo per il plagio della copertina?

    tibi

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  3. Urania!

    Ricordo ancora le bancarelle coi libri usati a 300 - 500 Lire, con piccoli segni a penna nella controcopertina (o direttamente sulla copertina) fatti dagli abituée per ricordarsi di averlo già letto e rivenduto.
    Ci trovavi robetta, ma anche Asimov, Heinlein, Bradbury, Douglas Adams in edizioni economicissime.

    Tra le altre cose, mi sembra un omaggio di valore a partire dalla copertina, bravi

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  4. piccolo refuso: "del resto portava la fisiognomica di Keanu Reeves che indossava non gli lasciava molto margine per le sfumature"

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  5. Dispiace dirlo, ma Fruttero e Lucentini, ben lungi dallo sdoganare la 'fantascienza' (che brutto termine) dal ghetto della letteratura 'popolare' (con l'accezione negativa che ne davano gli accademici italioti), furono altresì bravissimi nel rinchiudercela... come non ricordare gli Urania di quegli anni ? Arbitrariamente condensati come un reader digest e tradotti in modo che mi limiterò a definire discutibile... Ci sono voluti decenni prima che la narrativa fantastico-speculativa arrivasse ad avere anche in Italia una certa qual dignità, per quanto assai minore che nei paesi anglosassoni. Non so, forse è colpa del nostro retroterra crociano, che ha sempre e regolarmente messo al bando la necessità di fantasia, sia speculativa che puramente d'intrattenimento, delegando a questo scopo la sola religione cattolica...
    Poi, e questo è si 'fantastico', scopri che taluni intellettuali non giudicano 'fantascienza' quelli che sono oramai indubbi capolavori della narrativa, cito ad esempio '1984', pur avendone tutte le caratteristiche, per il solo fatto che a loro 'piacciono'...
    Pensandoci, forse il 'pianeta al bubblegum' è adeguato: qui le cose funzionano solo declinate in farsa.
    'A marzià, e spostate...

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  6. Ma non è mica una farsa; perlomeno non voleva esserlo.

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  7. @Leo: che si trattava di un 'omaggio' (come lo chiama G.) s'era capito e io, personalmente, non ho nulla in contrario agli omaggi (e nemmeno alle parodie); però magari alla Mondadori non lo gradiscono, c'è in giro gente strana e permalosa: per dire, guarda che casino ha tirato su la Apple dopo che Samsung l'aveva omaggiata.

    tibi

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