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venerdì 7 settembre 2012

Tutti meritocratici col culetto mio

Si parla tanto di meritocrazia, ultimamente. Così tanto da correre il rischio che la parola, "meritocrazia", perda il suo significato. Il termine, che peraltro quando fu coniato aveva un sapore dispregiativo, intendeva sintetizzare il concetto che dovrebbe governare chi se lo merita. Da molto tempo ormai il termine è slittato verso il mondo del lavoro: non si tratta di governare, ma semplicemente di trovare un posto dignitoso. Siccome si dà ormai per tristemente scontato che non ce ne siano per tutti, occorre selezionare quelli che *se lo meritano*. Come si fa? Se chiedete al ministro dell'istruzione e al suo entourage, non c'è il minimo dubbio: concorsi. In teoria non fa una grinza.

In pratica si tratta di dire a migliaia di precari in tutta Italia, che lavorano nella scuola a volte anche da dieci anni, che *non si meritano* di fare quello che stanno facendo. Perché non hanno mai superato un concorso. Un concorso, peraltro, che negli ultimi dieci anni non c'è stato. Magari lo avrebbero superato, non possiamo saperlo. Quel che sappiamo è che tanti di loro hanno continuato a lavorare anno dopo anno, assunti il 15 settembre e licenziati il 30 giugno, senza mollare. Questo potremmo anche considerarlo un titolo di merito (perlomeno sufficiente a farli accedere a un concorso riservato), ma corre voce che no, non lo sia. Peraltro in tutti questi anni hanno avuto la brutta idea di invecchiare un po', di infiacchirsi, di deprimersi, contribuendo a rendere la scuola italiana un luogo grigio e desolante. Invece coi nuovi concorsi meritocratici dovrebbero arrivare un sacco di giovani che sanno le risposte giuste a un sacco di domande, il che è evidentemente più meritocratico.

Rimane il solito problema. Chi fa le domande? E soprattutto: perché non riesce mai a farle bene? (Continua sull'Unita.it, H1t#143)

Ho qui il ritaglio di un’intervista che Gregorio Iannaccone, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, ha concesso a “Repubblica” qualche giorno fa. L’ho trovata strepitosa. A una lettura svogliata sembrerebbe che Iannaccone abbracci del tutto le teorie meritocratiche del ministro Profumo (sin dal titolo: “Dal ministro una scelta vincente / in cattedra serve più meritocrazia”!) A legger meglio, però, ci si accorge che Iannaccone di concorsi non ne vuole. Per un semplice motivo: sembra che al Ministero nessuno sia in grado di scrivere un test senza infilarci errori e strafalcioni, che portano spesso al ricorso.
Il guaio è che ha ragione. Nel test per il concorso presidi una domanda su cinque era sbagliata. Stessa percentuale nei test per gli insegnanti (ne abbiamo parlato qui). A questo punto l’intervistatore gli chiede se non sia il caso di “affidare la gestione dei concorsi alle scuole”. Iannaccone però ha il buonsenso di osservare che se sbaglia il ministero, sbaglieranno anche le scuole. Cioè, non c’è proprio niente da fare: sbagliano tutti, “l’errore è fisiologico”. E allora? E allora ci vuole “una formula più snella, con una valutazione affidata alle scuole e alle università: sono loro a capire di che docenti hanno bisogno e a conoscere il percorso post-laurea dei candidati. Al curriculum dovrà poi affiancarsi un colloquio finale, affidato a una commissione”. Se ho ben capito, per le università si torna al vecchio sistema per cui una manciata di professori si affronta in una stanza per decidere a chi spetti assumere stavolta il pupillo che magari da anni si fa un mazzo gratis. Siccome è un sistema che ha funzionato tanto bene, si propone di estenderlo anche alle scuole: i presidi prenderanno i curriculum, si ritireranno in un’aula con una “commissione”, e poi telefoneranno a chi gli pare. Meritocrazia!
Ma forse ho capito male. Mi resta una semplice obiezione: preside Iannaccone, se al ministero non sanno scrivere i test, non è che forse non *si meritano* di lavorare lì? Non si potrebbero semplicemente licenziare, non si potrebbero sostituire con persone che siano in grado di scrivere i test? Sul serio è impossibile scrivere test senza una domanda sbagliata su cinque? Sul serio un 20% di errori è “fisiologico”? E perché tutti quelli che parlano di meritocrazia danno la sensazione di preoccuparsi soltanto della meritocrazia degli altri? http://leonardo.blogspot.com

3 commenti:

  1. ...ehi zio, che succede? il culetto non è abbastanza fine per l'unità?
    o non è abbastanza meritocratico?
    :)

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  2. Oh ma lo sai che quest'anno sono diventato ruo collega?
    :)
    Andrea "Kimboz"

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