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sabato 15 ottobre 2016

Fo era un grande, Fo era un grillino, Fo era brechtiano (e Dylan no)

Contrariamente a quanto molti pensano,
lo strumento che si vede nella foto
non serviva a suonare musica, ma
a scrivere parole su un foglio.
Possiamo voler bene a Fo anche se negli ultimi anni era grillino? Gli possiamo perdonare questa patetica avventura senile, così come possiamo e dobbiamo perdonargli di essersi arruolato a 17 anni nei repubblichini per evitare l'internamento? A me piacerebbe tanto rispondere di sì, che possiamo. Gli anziani spesso perdono i punti di riferimento, ma non per questo smettono di meritare il rispetto che si sono conquistati con una vita di lavoro. Dario Fo ha lavorato tanto per noi: ci ha reso tutti migliori, anche se non ci fermiamo troppo spesso a rifletterci (certe cose che faccio oggi, e mi divertono immensamente, come la rubrica dei santi del Post: non sono affatto sicuro che avrei mai potuto pensarla o farla senza Dario Fo), e quindi se alla fine è stato raggirato da una banda di cialtroni, pazienza. Potremmo chiuderla così. Invece - indovinate - la questione è più complessa.

Mettiamola così: io non ci sto a invocare qualche forma di infermità senile per l'anziano Dario Fo. Quando decise di seguire Grillo e i suoi, per me era ancora perfettamente in grado di capire e comprendere: era ancora lo stesso Dario Fo di Mistero Buffo. Non vedo contraddizioni, anzi vedo una profonda coerenza di fondo. Fo era grillino molto prima che arrivasse Grillo; possiamo dire che lo era dal medioevo. Per dimostrarlo prendo un libro a caso.

A fine anni '90, grazie a una pazza idea dei giurati di Stoccolma che potevano leggere le sue commedie tradotte in svedese (altri scrittori italiani che ritenevamo più importanti non erano stati tradotti) Fo diventa all'improvviso un Venerato Maestro.

APERTA PARENTESI

Con tutto il bene che voglio a Bob Dylan, e a tutti i brutti dischi che mi ha fatto ascoltare (nessuno ha mai fatto tanti dischi brutti come Dylan), con tutto il sollievo che provo perché per una volta hanno premiato uno che un po' conosco, devo dire che per me il Nobel alla letteratura più pazzo di tutti, quello che mi ha dato più soddisfazioni, continua a sembrarmi quello a Fo.

Dylan farà brontolare ancora un po' i benpensanti di ogni età, quelli con l'estetica a compartimenti stagni ("letteratura", "musica") che non si capisce neanche esattamente dove se la siano formata: cioè non puoi neanche dare la colpa al liceo gentiliano, o a un Benedetto Croce; nemmeno loro la mettevano giù tanto scema. Più probabilmente hanno in testa i reparti di una libreria, di un multistore: i testi di Dylan non sarebbero "letteratura" perché non stanno in quello scaffale, più che autonomia/eteronomia dell'arte dev'essere una questione merceologica, di inventario.

Con Fo è diverso. Faceva teatro - che è una branca della letteratura più o meno da Eschilo - e non si può neanche dire che non si affidasse alla parola scritta: cioè è vero che improvvisava, ma i testi teatrali suoi e della Rame sono tutt'altro che canovacci: sono dialoghi assolutamente scritti, di buona qualità - e nessuno aveva protestato per George Bernard Shaw o tanti altri. No, il problema con Fo era un po' più sottile. C'è qualcosa in lui che non riusciamo a ridurre a "letteratura", in un senso della parola "letteratura" che non è chiaro nemmeno a noi: e non sono le boccacce o il grammelot. Credo che sia un po' lo stesso problema di Brecht. Fo è un autore a suo modo brechtiano, e quello che fa Brecht non è più, in senso stretto, "letteratura". Forse ancora negli anni Cinquanta, ma in seguito il reparto si è ristretto. Abbiamo deciso, per esempio, che la politica non c'entra, sta in altri scaffali. Ma Brecht la politica la voleva fare. Galileo e Madre Coraggio sono testi che non si limitano a descrivere il mondo: lo vogliono cambiare. Non stanno al loro posto, non si accontentano di gareggiare in un'ipotetica serie A del consumo letterario che peraltro è stata formalizzata qualche decennio dopo da una branca commerciale di qualche casa editrice.

Con Fo succede la stessa cosa. Marino libero, Marino è innocente! è un bel monologo? Non lo so. Quel che mi è ben chiaro, dopo averlo visto, non è la qualità letteraria del testo, ma il fatto che Marino sia, perlappunto, innocente. Si può apprezzare un testo del genere se invece sei sicuro che Marino sia colpevole? Un fascista può apprezzare Brecht? Secondo me no. Al limite ci sarà un equivoco, ma Brecht non è un autore che si lasci così liberamente interpretare. Ha lasciato note di scena ben precise, non puoi interpretare il Galileo come una difesa di Galileo o addirittura della Chiesa cattolica: non funziona.

Con altri scrittori non succede questo - non è previsto che succeda. Non devo condividere l'ideologia di Hemingway - ammesso che ne abbia una - per amare Hemingway. Non devo coindividere le idee politiche di Montale, non devo condividere le convinzioni di Rushdie, e nemmeno quelle di Bob Dylan. Ma non potevo uscire da uno spettacolo di Fo dicendo "mi è piaciuto ma non mi ha convinto". Se non ti ha convinto, non ti è piaciuto. Non è letteratura nel senso che gli abbiamo dato negli ultimi anni: forse è propaganda. In ogni caso la faceva benissimo. Ma a questo punto, di nuovo, si pone il problema: gli possiamo perdonare di essere diventato grillino? Perché non è stato un equivoco, lui nel grillismo ha visto qualcosa che aveva inseguito per tutta la vita. Come stavo perlappunto per mostrare prima di aprire questa parentesi che adesso chiudo.

CHIUSA PARENTESI

A fine anni '90, grazie a una pazza idea dei giurati di Stoccolma che potevano leggere le sue commedie tradotte in svedese (altri scrittori italiani che ritenevamo più importanti non erano stati tradotti) Fo diventa all'improvviso un Venerato Maestro. Potrebbe ritirarsi o ripetere i vecchi numeri approfittando del rilassamento della censura, e invece si butta in altri progetti. Lavora molto. Si interessa soprattutto a uno dei periodi meno conosciuti della nostra Storia, la tarda antichità. Il progetto multimediale La vera storia di Ravenna (1999) prelude ad analoghi spettacoli dedicati al duomo di Modena, ad Ambrogio e ad altre cose che sicuramente mi sono sfuggite; però già nel '99 in quel libro Fo non si limita a raccontare la città che lo ospita: sono due secoli di Storia che riscrive, approfittando del fatto che non li conosce nessuno.

Il libro è completamente disponibile on line: è una lettura facile e godibile (era uno spettacolo per le scuole, questo fanno gli scrittori brechtiani: mentre voi vi affannate a leggere Roth o ascoltare Dylan, occupano le scuole e vi rovinano i fanciulli), ed è assolutamente in linea con quello che Fo aveva fatto prima, ma anche con quello che ahinoi appoggerà dopo. C'è l'amore per il popolo, unico vero motore della Storia: c'è tutta la curiosità del lettore operaio di Brecht, che vuole sapere se Giulio Cesare avesse un cuoco. E poi c'è questa cosa folle che vi vado a mostrare: la scoperta di un eroe proletario nell'Italia disastrata del sesto secolo. Nientemeno che Totila, re dei Goti. Approfittando di due o tre accenni a una riforma fondiaria che Totila aveva avvallato per rifondare il suo esercito, Dario Fo descrive una scena che col senno del poi assume una valenza ben più inquietante di quella che aveva a fine anni '90 (ai quei tempi al massimo ci si diceva vabbe', Cristo e morto, Marx è morto, e Fo si mette a cercare un Che Guevara nella Storia dei Goti).


  



La riforma fondiaria di Totila non ebbe un grosso seguito: vuoi per la peste che colpì di lì a poco la penisola, decimandone gli abitanti (e rendendo una riorganizzazione del territorio in qualche modo necessaria); vuoi perché dopo tante brillanti vittorie che Fo racconta con l'entusiasmo del militante, Totila viene sconfitto e i suoi seguaci crocefissi. Però per Fo l'importante è che ci sia stata: che abbia preso l'esempio da una rivolta avvenuta poco prima in Palestina, e che abbia passato il testimone ad altre rivendicazioni, altre lotte avvenute poco dopo nei territori Bizantini. Totila non è morto, Totila lotta insieme a noi - Fo non lo scrive, ma vuole che uscendo di teatro noi un po' lo pensiamo. In seguito vedrà nel Duomo di Modena l'opera di un popolo che non vuole essere eterodiretto da papi o imperatori, e dipingerà Sant'Ambrogio come l'eroe del popolo di Milano, un non battezzato che diventa vescovo per acclamazione. Si tratta di operazioni propagandistiche molto più spinte di quelle che i Wu Ming stanno facendo nello stesso periodo. Fo riscrive la Storia dal basso - gli storici ovviamente storcono il naso ma non è a loro che evidentemente Fo guarda. Fo sta cercando e proponendo dei modelli, un po' perché quelli del Novecento ormai sono inutilizzabili, un po' perché è quel che ha sempre fatto, dai tempi di Lisistrata e Mistero Buffo.

Un passo oltre: in quel re barbaro che convoca i servi della gleba, gli propone di abolire il feudalesimo della Casta e confessa "abbiamo poca esperienza", non vi sembra di riconoscere qualcuno? Un Fo che era disposto a farsi andar bene personaggi come Totila o lo stesso Ambrogio, perché non avrebbe dovuto salutare con gioia l'avvento di Grillo e dei suoi uomini inespertissimi? Il movimento del Vaffanculo, Fo lo stava aspettando da una vita. Era stata la voce che lo chiamava dal deserto del Novecento. E a questo punto la palla torna a noi. Ci piaceva Fo, ovvero: ci piaceva una persona che il grillismo lo ha immaginato, lo ha cercato qua e là nei secoli più bui della nostra Storia, lo ha finalmente visto in Grillo e nei suoi. Possiamo anche raccontarci che la situazione sia molto più complessa, ma non è così. Possiamo stabilire che che Fo ci piaceva in quanto geniale propagandista di una cosa che in realtà non funziona, ma è un'operazione un po' fredda. Se davvero ci piace Fo, dobbiamo accettare che c'è qualcosa del grillismo che tutto sommato non ci dispiace: e decidere, di conseguenza, se vogliamo rimuoverla o mantenerla dentro di noi. Almeno per me è così

12 commenti:

  1. E infatti all'inizio Grillo ha affascinato in molti, almeno per un po'. Perché ha raccolto qua e là istanze politiche che maturavano da tempo a prescindere da lui, ne ha fatto il macello che è diventato il Movimento 5 stelle, per via della sua inesperienza, spregiudicatezza, totale ignoranza politica. E' anche per questo secondo me che lo odiamo così tanto, il grillismo: ci vediamo una parte di noi, cosa possono diventare le nostre idee nel peggiore dei mondi possibili.

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  2. ...di solito i coccodrilli non sono il tuo cavallo di battaglia, ma questo ti è venuto proprio bene.

    (vorrei dissentire sull'aggeggio di dylan: esso È uno strumento musicale)

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  3. E qui si arriva al punto, attraversare un Rubicone personale, come del resto ho fatto anche io, ex travaglista/dipietrista/giustizialista forcaiolo pentito. Il motivo per cui il grillismo ha ancora presa inconscia anche sui "vaccinati" è proprio la difficoltà nell'ammettere e accettare che quelle idee non erano solo "buone idee mal realizzate o portate alle estreme conseguenze dai grillini": erano idee del cazzo già all'epoca. Eravamo grillini, ci piaceva la retorica grillina, che faceva schifo. E facevamo schifo noi.

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    1. A voi piaceva la retorica grillina e voi facevate schifo. Io plaudivo giustissimamente a mani pulite e sono uno splendido quarantenne. Me l'hai servita facile da schiacciare ma, a parte questo, mi rifiuto di mettere nello stesso cesto Grillo e Dipietro anche se, fuor di citazione morettiana, in realtà non ho mai votato nessuno dei due. Con l'impostazione ideologica dell'IDV si poteva essere d'accordo o meno, ma almeno nel suo impianto originario era un partito di gente che sapeva di cosa parlava e che rispondeva in modo pragmatico e competente ad un problema fin troppo reale di malaffare diffuso. Sostenere che chi delinque deve andare in galera non è forcaiolo, è una tautologia che solo in Italia necessita d'essere argomentata. Magari Dipietro indulgeva per necessità di propaganda ad un eloquio un po' rude ma anche solo per storia personale non lo puoi paragonare a questo guazzabuglio di criptofascisti inconsapevoli capitanati da un capocomico squilibrato. C'è un abisso. E infatti gli abboccamenti fra i due non hanno mai funzionato

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  4. Sono d'accordo sul fatto che ci sia un nesso evidente tra la vita e l'opera di Fo e il “grillismo”, ma non mi sembra per niente necessario ridurre l'ideologia di Fo al grillismo. Il grillismo è chiaramente un tentativo di trasformare in movimento (prima) e in partito politico dell'arco parlamentare (dopo) una parte di ciò che Fo rappresentava, ma contiene anche qualcosa di più e qualcosa di meno.
    La questione dell'esperienza è centrale, in quanto centrale è il problema della rappresentanza.
    Secondo me Fo non era alla ricerca del grillismo (siamo già diventati subalterni a Grillo e Casaleggio?) e tanto meno era alla ricerca di una nuova classe dirigente (eventualmente poco competente). Fo era alla disperata ricerca (insieme a tanti altri intellettuali contemporanei, attivi nei più disparati campi) di un percorso verso la democrazia.
    Ecco cosa ci piace di Fo e del grillismo. Questa è la parte che non siamo disposti a rimuovere.
    p.s. Ciò che invece siamo dispostissimi a rimuovere, perché non fa parte della democrazia, è la figura del capo: il Grillo contenuto nel grillismo.

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  5. Due obiezioni:
    1)Siamo d'accordo che il teatro di Fo (come quello di Brecht) è politico, ma sicuramente lo era anche Aristofane, come lo era Molière, come lo era Shakespeare; anche i tragici greci, se è per quello, trattavano temi di assoluta rilevanza per la vita della polis. Certo, la distanza temporale è maggiore, ma quanti oggi (o fra pochi anni) si sentirebbero schierati in una posizione definita su Pinelli, o Marino, per non parlare di Galileo o Colombo? Un ateo può sicuramente apprezzare Dante.
    2)Le note di scena sono un modo con cui i drammaturghi s'illudono di precondizionare l'interpretazione dei loro testi: non funziona, se non altro perché si può scegliere semplicemente d'ignorarle. Ma più in generale, ti assicuro che la messa in scena può far dire a un testo praticamente qualsiasi cosa, aldilà di quali fossero le intenzioni autoriali (sempre ammesso che al regista interessino).
    Shylock

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  6. Ottimo ripescare quei testi per bambini di Fo. A mio modo di vedere, la differenza tra sinistra e grillismo è già tutta nella differenza tra i testi storico-educativi di Rodari e quelli di Fo (nel bene e nel male, per entrambi).

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  7. Obiezione alla sorpresa per il Nobel (tipicamente italiana)
    Cit. Wikipedia inglese:

    - In his time he was "arguably the most widely performed contemporary playwright in world theatre" Mitchell 1999, p. xiii
    - His plays have been translated into 30 languages and performed across the world, including in Argentina, Chile, the Netherlands, Poland, Romania, South Africa, South Korea, Spain, Sri Lanka, Sweden, the UK and Yugoslavia.
    - Fo's solo pièce célèbre, titled Mistero Buffo and performed across Europe, Canada and Latin America over a 30-year period, is recognised as one of the most controversial and popular spectacles in postwar European theatre.
    ____

    Da considerare la frequenza assidua in Fo di temi politici precisi quali comunismo, antifascismo, anticapitalismo, anticlericalismo, anarchismo, del tutto assenti nel grillismo. A mio avviso è soprattutto l'elemento "non moderato" messo in scena da Grillo che piaceva a Fo e che gli ha fatto coccolare con affetto paterno i "ragazzi" portatori di una superstite tensione "giovanile".
    Per il resto sono totalmente daccordo con Hop Frog e Shylock.

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  8. Leonardo, secondo me compi un errore di fondo: considerare il grillismo come un monoblocco uguale a sé stesso dalla sua invenzione ad oggi. Grillo inizialmente berciava di premi nobel nei posti di comando, di governo retto dai saggi e dai competenti, dai migliori fra gli uomini liberi. Onestamente NESSUNO può essere immune ad un messaggio del genere. Togliamo i mediocri che stanno lì a rubare e sostituiamoli con personaggi che hanno a cuore il sapere e il paese e che grazie alla loro competenza faranno cose belle. Elon Musk ministro dello sviluppo economico, Maria Montessori alla pubblica istruzione, Rubbia alla pubblica istruzione, ... Poi però i premi nobel hanno lasciato il posto all'uomo della strada.

    Fo, abbagliato dalla prima versione si è lasciato evidentemente pian piano affascinare dal mito della ragionevolezza dell'uomo comune. In fondo una rivoluzione val sempre bene una messa.

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    1. Ho la sensazione che a Fo interessasse più, da subito, la repubblica degli uomini qualunque che non quella dei premi Nobel. Basta leggere i testi degli ultimi 15 anni.

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  9. Penso di non aver mai letto un articolo peggiore di questo, ho scoperto questo sito perché in concorso ai macchianera award, e ho cliccato per curiosità. Sono allibito, se questa è opinione politica ci credo che Renzi riesce a vendere per buona una riforma con "eh vabè ma è meglio di niente, si cambia almeno".Mi sento in imbarazzo io per te. Male, molto male

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