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lunedì 10 ottobre 2016

Lasciate che i vostri figli facciano quei compiti (da soli)

Sono un insegnante che dà compiti a casa. Non ne do tanti. A volte qualche genitore si lamenta perfino: mio figlio non ha mai compiti da fare. Ci tengo a far presente questa cosa, perché ormai bastano due foto su facebook e un articolo di un genitore ansioso per far nascere una specie di movimento anti-compiti: guardate che la maggioranza dei genitori non si comporta così. Fa più rumore un Mattia Feltri sulla Stampa che una foresta di genitori che i compiti a casa li pretende, ne vorrebbe di più, avrebbe anche una certa idea su come correggerli.

Voi invece credete che invece che tutti i genitori non ne possano più. Ma magari. Nei miei sogni più proibiti ormai non c'è più Scarlett Johansson, ma un commando di genitori incazzati che irrompe nella sala insegnanti e mi sbatte al muro: MAI PIU' COMPITI A CASA AI NOSTRI FIGLI. Ma certo. Mai più pomeriggi e serate a correggerli, evvai, bentornata giovinezza. E neanche compiti delle vacanze, mi voglio rovinare. In quel momento di solito mi sveglio - cioè, credete che sia divertente assegnare compiti e poi correggerli? È faticoso. Non quanto la monodisciplinare (voi non sapete cos'è), ma fidatevi, è uno degli aspetti meno eccitanti del mio mestiere. Al dodicesimo compito identico gli occhi cominciano a rovesciarsi, devo tenermi sveglio scrivendo cose qua sopra, ne ho altri sedici e la gente crede che ho smesso di lavorare otto ore fa, perché sai, "quelli fanno solo 18 ore alla settimana".

Sono un insegnante di scuola media - in realtà si chiama secondaria di primo grado, ma vabbe'. Quando leggo un genitore ansioso lamentarsi dei compiti su un quotidiano nazionale, penso ad alcune cose. La prima: sono i primi di ottobre. Siamo sicuri che quelli che state facendo siano davvero i compiti assegnati dalla prof? Non è una domanda stupida. I miei ragazzi di prima ci mettono un mesetto a capire come funziona. Otto materie nuove, una dozzina di libri che si portano soltanto due o tre volte alla settimana. È tutto molto strano e l'orario definitivo magari non è ancora stato pubblicato. Molti reagiscono tenendosi tutti i libri nello zaino: venti libri. E i genitori si lamentano. Ma c'è un equivoco, io per quel che posso lo faccio presente: in quello zaino più di quattro o cinque libri non ci dovrebbero stare. Il bambino deve capire quali mettere, non è facile ma entro ottobre ci deve arrivare. Si chiama educazione all'autonomia, ed è fondamentale che il genitore cominci a fare qualche passo indietro.


Quanto ai compiti: a volte ci mettono un po' a capire quando vanno fatti e perché. Lunedì arriva un prof di tecnologia, mostra un paio di cose, ci ragionano, poi lui assegna una paginata di attività per il lunedì seguente, ma Pierino non capisce, è convinto che lo stesso prof tornerà anche il giorno dopo, e si dispera; oppure dorme per una settimana e si ricorda della paginata soltanto domenica sera; oppure crede che anche stavolta i genitori lo tireranno fuori dai guai, come hanno sempre fatto, e corre da papà col diario in mano, dai papà, sgravati un po' di ancestrale senso di colpa firmandomi una giustifica. Il mattino dopo arriva questo prof, chiede i compiti, e Pierino sventaglia la giustifica: "ieri sera P. era troppo stanco e non ha fatto i compiti..." Ieri sera? Ma io te li ho dati una settimana fa. Sono situazioni ricorrenti, i ragazzi ci mettono un po' a capire, e non è tempo perso: forse è più importante l'autonomia che l'assonometria cavaliera.

Dopodiché, magari davvero vostro figlio in questi giorni si è ritrovato il diario pieno di compiti. Succede. Appena potete, parlatene con l'insegnante. Un consiglio: siate gentili. Non costa niente e magari funziona. Nessuno reagisce bene davanti a un genitore che brontola, ma se un adulto viene da me con gentilezza e mi fa presente alcuni dubbi sui libri di testo, io lo ringrazio, e probabilmente me ne ricorderò alla prima riunione monodisciplinare (davvero, non avete idea), e quel libro se posso lo farò cambiare. La scuola italiana è un meccanismo imperfetto ma funzionante, che va avanti ad aggiustamenti continui. Chi si lamenta del fatto che i prof non sono valutati, probabilmente non ha mai sperimentato in vita sua la sensazione di essere costantemente giudicato da un centinaio di studenti, le loro centinaia di genitori, una trentina di colleghi, un dirigente. L'insegnante che ha dato troppi compiti a vostro figlio, magari sta soltanto aspettando un riscontro: magari è inesperto, si è calato da poco in un ambiente nuovo, vuole capire quando è troppo e quando è troppo poco e sta andando a tentativi. Voi dite: ma queste cose le dovrebbe sapere già. Avete ragione, ma è un fatto che non le insegni nessuno. Neanche ai corsi di aggiornamento, non fanno che parlare di competenze qua e competenze là, e nessuno che provi a porsi il problema in modo quantitativo: quanti compiti dare? Come calcolare l'unità di tempo? Meglio darne pochi da fare subito o molti da verificare saltuariamente? Ecc. ecc. Tutte queste cose, un insegnante le impara sul campo, lavorando coi vostri figli (queste tenerissime cavie).

Sono un insegnante. Quando vostro figlio si chiude in camera, non sta necessariamente facendo i compiti. Se nella stessa camera c'è un televisore / una playstation / un computer / uno smartphone, sicuramente non sta facendo i compiti. Non venite a dirmi che sta tappato in casa quattro ore al pomeriggio a fare i compiti. È la vostra intelligenza, non me, che state offendendo.

Sono un insegnante. Se vostro figlio arriva coi compiti fatti male, non lo picchio. Non lo tocco nemmeno. Non lo umilio pubblicamente. Al massimo gli darò un brutto voto. È da questo che lo volete proteggere? Non sopportate che si prenda un brutto voto? Guardate che ne ha bisogno. Gli farà bene. (E comunque non se ne esce. Possiamo anche decidere che i "voti" sono brutti, e assegnare "valutazioni", usare le lettere al posto dei numeri o perché no, i colori. Ma se vostro figlio non lavora, in un qualche modo io dovrò farglielo capire. Per il suo bene, e della società tutta, deve riconoscere la differenza tra un lavoro fatto male e uno ben fatto).

Sono un insegnante che a volte dà persino nozioni da imparare a memoria, ma anche qui molto spesso c'è un equivoco. Le nozioni sono utili perché intorno ci puoi fare un ragionamento: 3,14 non è solo un numero da imparare a memoria, è la chiave per capire un sacco di cose sui cerchi, i diametri, persino l'astronomia. È da quando campo che sento discorsi contro l'"arido nozionismo": sono inevitabili come quelli sulle mezze stagioni. Probabilmente ognuno proietta le sue difficoltà giovanili: abbiamo tutti avuto una materia che non ci piaceva, e come facevamo per sopravvivere? Imparavamo a memoria. Il prof. di geografia spiega a lezione che l'asse è inclinato di 66° sul piano dell'eclittica e il modo in cui questa inclinazione crea le stagioni. Qualcuno capisce e si ristudia la cosa. Qualcun altro non segue, non ama la geografia, probabilmente non la studierà in seguito: torna a casa e si lamenta: uffa, devo imparare a memoria che c'è un angolo proprio di 66 gradi.

Sono un insegnante, prima di esserlo ero uno studente. Alle elementari avevo il tempo pieno, quindi quando i coetanei parlano di cartoni animati giapponesi molto spesso io non so cosa dire, cerco di cambiare argomento. In quei cinque anni non feci mai compiti a casa. Ancora oggi, quando mi capita uno di quei pomeriggi osceni in cui riesco a procrastinare qualsiasi incombenza, cerco di perdonarmi così: povero piccolo Leonardo, sai qual è il problema? Che alle elementari non ti davano i compiti a casa per il pomeriggio. Ti è mancato l'imprinting, maledetto tempo pieno. Poi ci sono state le medie, le superiori, l'università - ricordo ancora il panico davanti al programma di Italiano uno, bisognava leggersi la Commedia il Canzoniere il Decamerone l'Orlando Furioso la Gerusalemme Liberata le Tecniche della Critica Letteraria (credo di essere stato l'unica matricola su cinquecento ad essermeli letti tutti davvero - tranne il Canzoniere, non sono sicuro di averlo letto tutto il Canzoniere). Oggi lavoro, scrivo, a volte per tenermi sveglio vado su facebook e trovo gente che si lamenta per la propria tendenza a procrastinare le cose. C'è gente che frequenta dei corsi per imparare a non procrastinare. C'è gente che compra dei libri. E poi c'è gente che si lamenta perché i prof danno i compiti ai loro figli al pomeriggio. Ecco, voglio sperare che i due insiemi non si sovrappongano.

11 commenti:

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  2. E nel caso di "tempo-pieno" ?
    Credi sia il caso di chiedere un impegno agli alunni oltre le 8 ore scolastiche ?
    Roberto

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  3. Gentilissimo Leonardo, ovviamente lei parla dei (molti) casi che conosce direttamente per via della sua professione, quindi vorrei parlare del mio (limitatissimo) campione quale genitore di figli che frequentano una scuola "a tempo pieno" (o come si chiama questa settimana), ovvero 40 ore settimanali distribuite in 5 giorni.
    Purtroppo mia figlia ha avuto molti insegnanti nel corso dei 5 anni della scuola elementare (vabbe', primaria...) per cui ho avuto anche modo di vedere approcci differenti alla questione compiti.
    Nella maggior parte dei casi, comunque, venivano dati dei compiti OGNI GIORNO della settimana e carichi particolarmente pesanti nei weekend, quando magari si vorrebbe avere tempo per fare insieme qualcos'altro. Senza considerare le attività extra scolastiche – di cui tutti si prodigano a spiegare l'importanza salvo poi uscirsene con "...epperò la scuola è più importante".
    Non voglio entrare neanche nel merito della questione "i compiti a casa sono utili o no?", c'è già abbastanza letteratura in merito.
    Ma non si può pretendere che dopo 8 ore a scuola (che non siano 8 ore di lezione non è significativo, come sa chi è costretto a stare 8 ore in ufficio anche quando non c'è nulla da fare) si debba stare altre 2-3 ore sui libri.
    Prevengo le sue obiezioni: i miei figli hanno un ottimo rendimento, fanno i compiti da soli, quando li fanno sono in stanze dove noi passiamo regolarmente – quindi niente TV/iPad/PS4/ecc.
    Ovviamente qualche docente era più "permissiva" (come se fosse una concessione) e durante la settimana si limitava a far terminare a casa eventuali lavori iniziati in classe, più qualche sporadico compito extra (e su questo nessuno ha mai avuto da ridire), ma abbiamo avuto insegnanti che – poiché "la classe era indietro" – generavano il carico di 2-3 ore al giorno precedentemente descritto. Neanche i giorni di festa si salvavano perché ovviamente il carico aumentava visto che "avete un giorno senza niente da fare" (tralascio ulteriori commenti).
    Solo dopo le proteste dei rappresentanti di classe siamo riusciti a fare diminuire obtorto collo il carico a circa mezz'ora al giorno più 2/3 nei weekend.
    Tralascio anche dei simpatici aneddoti sui compiti di religione (di cui ovviamente mi assumo parte della colpa per non aver chiesto l'esenzione, ma come ben sa l'alternativa per i bambini è quella del lebbroso, in mancanza di lezioni alternative).
    In alcuni casi purtroppo la scuola a tempo pieno è un'esigenza dei genitori, perché lavorano entrambi, perché famiglie monoparentali (e spesso problematiche, il che può spiegare anche il rendimento medio-basso di alcuni alunni) o altro ancora.
    Poiché lei – come me – ha frequentato una scuola a tempo pieno senza compiti pomeridiani, mi piacerebbe avere il suo parere sui compiti nella scuola a 40 ore, come già sollecitato dal commento precedente.

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    1. A parte la differenza che dei miei due figli, solo uno ha un ottimo rendimento, mentre quello dell'altro è solo discreto e che entrambi non fanno i compiti da soli, sono totalmete in sintonia con l'Unknown qui di sopra.
      Detto con molta gentilezza, neh.

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    2. Posso dire che la scuola che frequentavo io non li dava, e in generale non ha sfornato studenti particolarmente brillanti.

      Detto questo, la decisione di impostare la didattica in un certo modo non dipende dalla singola maestra. Dovrebbe esserci scritto sul Pof se è previsto lavoro in casa al pomeriggio o no; dovrebbe esserci un patto di corresponsabilità tra genitori e docenti.

      Io non so se sia il vostro caso, ma riscontro sempre un abisso tra le primarie che vedo io (dove la metà degli alunni non è di origine italiana ed è da alfabetizzare ancora al quarto quinto anno) e quelle tostissime che vengono descritte su facebook. E allora penso: non è che questa gente che si lamenta ha scelto per i figli una di quelle scuole in cui, per un motivo o per un altro, c'è una selezione all'ingresso? Perché se c'è una selezione del genere, può anche esserci una maggiore richiesta di impegno.

      Poi magari la vostra è una scuola di montagna e non c'erano alternative, non lo so, ma anche in questo caso lo spazio per discutere della cosa con insegnanti e dirigenti c'è. Anche perché tutta questa marea di bocciati perché non avevano fatto i compiti non si vede: quindi da qualche parte deve pure esserci il trucco.

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    3. La scuola elementare (ops, primaria) dove vanno i miei figli è quella statale del comprensorio comunale (zona di campagna nel nord-centro). Gli alunni di origine non italiana ci sono, ma sono molto meno della metà, forse meno di un quarto, e non hanno problemi gravi di alfabetizzazione).

      Il Pof non so cosa sia e non so se considerare la cosa preoccupante. Dovrei saperlo come genitore? Dovrei essere stato informato che esiste un Pof (dalla cui prima lettera intuisco che si tratti di un piano quindi un piano scolastico, tipo delle linne guida a cui dovrebbero attenersi gli insegnanti)?

      Poi tu la fai facile: "dovrebbe esserci un patto di corresponsabilità tra genitori e docenti" e "parlatene con l'insegnante. Un consiglio: siate gentili". Ma qui se gli dici una minima cosa commetti un reato di lesa maestà: "dopo vent'anni d'insegnamento osa mettere in dubbio la mia competenza come insegnante?". A me piacerebbe rispondergli a tono, ma poi, non c'è bisogno che te lo dica io, le maestre si rivalgono sui bambini con frecciatine o piccole ripicche (tipo dare un voto più basso rispetto ad un altro alunno che in una verifica ha commesso gli stessi errori). Quindi mi tocca stare schiscio davanti alle maestre e pure a casa perchè, come Feltri, davanti ai miei figli do sempre ragione alle insegnanti affinchè ne mantengano il rispetto. Per questi motivi sii indulgente se mi sfogo sul tuo blog (e da che ci sei, sii indulgente anche con gli accenti che ho scordato di mettere).

      Cioè, voglio dire, i miei figli sono a scuola otto ore al giorno, va bene che ci sono gli intervalli e la mensa, ma possibile che in tutto quel tempo non si riesca a spiegare le cose e poi a fargli fare anche gli esercizi? Lo capirei alle superiori con 5 ore di scuola giornaliere, ma alle elementari con otto ore?

      Tra l'altro poi, qui i compiti vengono normalmente corretti in classe, che è una buona cosa, visto che da alle maestre la possiblilità di spiegare anche il perchè degli errori e non solo il dove, ma ingenera un circolo vizioso che sottrae tempo alle lezioni.

      Detto tutto questo, continuerò a leggerti pensando che sei una spanna sopra agli altri, per quello che scrivi e per come lo scrivi, ma stavolta, su questa tua difesa corporativa, non sono d'accordo. E ti dirò di più, da come ti è uscito questo post, cioè un po' sforzato, penso che nemmeno tu ne sia del tutto d'accordo. ;-p

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    4. Non so perché appaia come 'Unknown' visto che sto usando Google per autenticarmi, boh.
      Come già avevo accennato la scuola in questione è tutt'altro che "posh" e accoglie sorattutto bambini di famiglie straniere e monoparentali proprio per l'essere a tempo pieno, quindi la selezione all'ingresso al limite è di tipo opposto.
      Il POF te lo farei leggere (scusa se sono passato al tu, ma dopo un decennio a leggerti mi sembra di conoscerti, prendilo per un segno di affetto e stima anziché mancanza di rispetto): 84 pagine fitte di dichiarazioni in politichese idealista, più 12 (dodici!) allegati, in cui non sono riuscito a trovare un solo accenno ai compiti a casa (ma magari hanno usato una versione moderna e politically correct per indicarli...).
      Tengo a precisare che nessuno dei genitori ha mai fatto storie per i compiti a casa, nonostante il tempo pieno, ma abbiamo protestato solo quando abbiamo ritenuto il carico eccessivo.
      L'affermazione che gli insegnanti debbano tutti seguire una stessa metodologia è talmente utopistica da sembrare che tu non conosca nessuno dei tuoi colleghi :D
      Con immutata stima.

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  4. bel pezzo. 'sta storia dei compiti ha fracassato i maroni. ovviamente è sempre sbagliato generalizzare, tuttavia io so che i compiti servono. serve esercitarsi, serve ripassare.
    se vuoi fare bene qualcosa devi studiare ed esercitarti, indipendentemente dal talento.
    non capisco perché tanti genitori non capiscano 'sta cosa. perché solo la scuola tra tutte le attività (musica, sport, videogiochi, ecc.) sia l'unica che - secondo certi genitori - non necessita di studiare e di esercitarsi
    poi, è ovvio che ci saranno casi particolari: troppi compiti o troppo pochi, ma di sbagliato c'è il clima rispetto ai compiti, sembra davvero che sia possibile diventare bravi senza sforzo o - peggio - facenfodi fare compiti e giustificazioni dai genitori... mah

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  5. Complimenti per il bellissimo articolo! Ci tenevo comunque a dirle che non so quanti anni lei abbia e dove abbia studiato, ma io ho portato il suo stesso identico programma all'esame di Letteratura uno ☺️..e anche io lessi tutto

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  6. Sono una docente di scuola secondaria e insegno una materia d’indirizzo ( discipline pittoriche, per l’esattezza) sono totalmente d’accordo con te, dare compiti, studiare e prendere appunti ( non fare una foto con lo smartphone alla lavagna) è faticoso, anche per noi ma è necessario e fa parte dell’apprendimento, come valutare è parte dell’insegnamento. Auguri di buon lavoro collega! http://nonsonosola63.blog.kataweb.it/

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  7. Rileggo ora il pezzo (lo ho ricercato apposta) mentre ho appena corretto una dozzina di compiti e me ne mancano altri sedici prima di andare a letto. Ma che bello! Buonanotte a chi li ha già fatti, a chi li ha già corretti.
    Ciao, Giulio B.

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